RENZO E IL VINO DELLA BENFINITA

Racconto in concorso

RENZO E IL VINO DELLA BENFINITA

Di Marco Fusi

A Rigomagno, borgo dolcemente adagiato su un colle circondato da migliaia di
ulivi, ogni anno si svolge una atipica festa di paese che attira gente da ogni dove.
Grande propulsore di tutto l’ambaradan è Renzo, presidente tuttofare della locale Pro loco, e quello che io mi presto a raccontare, riguarda quella che viene chiamata “la benfinita”, cioè quando dopo 10 estenuanti giorni la festa del colle degli ulivi finisce.
Prima che si inizi a smontare tutti gli stand la sera di lunedì si organizza in piazza una megacena in cui gli invitati sono i camerieri, i cuochi e i baristi, insomma tutti quelli che hanno retto (a volte con dosi enormi di caffè dopanti), sulle loro spalle l’organizzazione della festa, facendosi un mazzo, ma un mazzo tale che la Del Negro se lo sogna.
È però un giorno triste perché Renzo lascia la presidenza dopo tanti anni, nessuno è riuscito a fargli cambiare idea, c’è chi pensa che qualche pro loco dei paesi vicini lo abbia ingaggiato di nascosto, a nulla serve allettarlo con la proposta di una nomina a principe di Rigomagno, o anche di mettere una targa commemorativa vicino al portone della casa su cui si schiantò bambino perdendo il suo primo dentino.
Metabolizzato il tragico evento e accettata la sua decisione come ultimo ricatto affettivo viene portato in piazza un gradito dono: “tante bottiglie di vino quanto è il suo peso corporeo”.
Siccome viene preso di sorpresa e casa sua non è vicinissima, decide di alleggerire il peso di tutte quelle bottiglie con l’unica arma che gli sovviene in mente, cioè il gargarozzo.
Il suo stomaco più di tanto non regge e barcollando per la strada in leggera discesa con le rimanenti bottiglie caricate su un carrello della spesa gentilmente trafugato da una pensionata del paese, cerca di raggiungere casa per la via più diretta, che a lui pare giusta essere quella a zig zag.
Attirato dal casino provocato dalla festa, da dietro il muro del piccolo cimitero fa capolino un’ombra non ben definita.
La cosa non sfugge all’occhio liquido ma sempre brillante del buon Renzo: “Oh bella, questo vino fa davvero risorgere i morti”, gli sfugge dalla bocca.
L’ombra allora esce allo scoperto, e Renzo subito lo apostrofa: “Oh… grullo, e te chi sei? Non ti ho mai visto, da dove vieni?”
Con accento improbabile ma in buon italiano l’ombra soddisfa la sua curiosità: “Da lontano, da troppo lontano.”
“Sì, in effetti non hai una faccia di queste parti, con quelle orecchie a punta, e poi che naso hai? Sembra una trombetta.”
“Trombetta? Non capisco.”
“Ma che mi prendi in giro? Attento che se fai come Pinocchio… quella trombetta ti si allunga e allora…”
“E allora cosa?” risponde preoccupato il forestiero.
“Ti diventa un bel…. trombone, ah ah, poi sai che musica!!!”
“Ah ah, certo, sei bravo, allegro e ingenuo come pensavamo”, poi lancia una specie di fischio, ed ecco uscire fuori un’altra figura, che parrebbe di sesso femminile.
“E questa chi è, la tua tipa? Bravo, dopo la trombetta e il trombone sta arrivando… la trombata, eh? Te possino.”
“Sì, ti piace? È bella come la tua?”
“Boh, con quelle quattro tette lì è anche meglio, ma sto vedendo doppio… e in realtà sono solo due, esattamente come quelle della mia fidanzata Tania.”
“Ma che stai dicendo?”, risponde la tipa.
“Ma sì, queste cose qui”, dice Renzo toccandole il seno, anzi i senì, lei essendo straniera lo guarda stranita.
“Accidenti, ma sono davvero quattro… Cazz…pita, che figata…”
“Perché, qui da voi non ne hanno quattro?”, fa lo straniero molto sorpreso.
“Eh no, proprio no, siamo gente di campagna qui, le mode della città tardano ad arrivare, ancora portiamo i pantaloni a zampa d’elefante, non so se funzionerebbe qui avere due tette naturali e due col silicone… Oh… questa è bella, vedi te che si sono inventati.” 
“Va bene, ma dimmi una cosa, siete molto ospitali con i forestieri?”
“Ma che scherzi? Oh grullo… qui si ospita i maschi alla grande e con le femmine si fa come per il tuo naso… le si tromba per regalare un paio di corna come souvenir, uguali a quelle due protuberanze lì che hai sulla testa, a che ti servono? A prendere sky? Di’ la verità te non sei italiano, vero?”
“Sei perspicace, a te non si può nascondere nulla, a dir la verità veniamo dalla Via Lattea.”
“Latte”, grida stupito e inorridito il Renzo “Ma voi dovete subito provare il nostro chianti, così vi convertite” e via con cin-cin a gogò fino all’alba.

“Svegliati pigrone d’un Renzo che è quasi mezzogiorno, mi riconosci? Sono Tania, la tua dolce fidanzata” e dicendo così lo scuote come si fa con la macchinetta delle cicche quando si mette in testa di non voler sputare fuori la cicca, poi gli mostra due dita.
“Sei presente? Sei connesso? Quante sono queste?”
“Due, ma in verità forse sono quattro, come le tette”, risponde l’assonnato fidanzato.
“Ma che dici, ti ha dato di volta il cervello? Quanto vino ti sei bevuto ieri sera?”
“Niente, è che credo di essermi preso una ciucca con due tipi strani usciti da dietro il Cimitero” e si avvia verso la finestra da dove si vede il camposanto, giusto in tempo a vedere un disco volante che sale verso il cielo zigzagando paurosamente.
“Accidenti, ma allora erano due extraterrestri, non me li sono sognati.”
“Qui di extra c’è solo la tua sbronza, se dai fiato alla bocca fai cadere gli aghi dei cactus.”
“Eh, però che figa extragalattica che era quella.”
“Ah, bravo”, lo investe Tania irritatissima “mai che sogni me mentre mi stai portando all’altare, mai una soddisfazione mi dai.”
“Sogno? Ma quello è un incubo” e si alza di scatto per mettersi al riparo o almeno fuori tiro.

A qualche migliaio di chilometri di distanza gli agenti PI-CI 06 E 07 si presentano davanti al comandante dell’astronave madre.
“Allora? Oltre ad aver rischiato di speronare la mia astronave che rapporto mi fate?”
“Scusate, eravamo sotto effetto di una terribile arma terrestre, un liquido rosso all’apparenza squisito, anzi meraviglioso, però ottunde il cervello e rallenta i riflessi, e poi…”
“Poi? Su non siate reticenti, vuotate il sacco.”
“Poi abbiamo vomitato, non ha idea di cosa c’è uscito dalla bocca, e infine si è rivelato un potente sonnifero, ancora adesso abbiamo i neuroni che girano all’impazzata.”
“Mmmmmm… chissà quali altre armi micidiali ci nascondono i terrestri, forse è meglio che lasciamo perdere questo strano pianeta ed andiamo ad invaderne un altro, voi intanto andate a riposare, che poi faremo i conti.”

Fu così che del buon vino rosso salvò la terra da ospiti indesiderati, e visto che il nostro pianeta è per due terzi fatto di acqua sembra quasi la legge del contrappasso, non vi pare?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PromoSanValentino
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: