DATA ASTRALE 9102

Racconto in concorso

DATA ASTRALE 9102

Di Simonetta Belloni

Con l’ultima implosione del pianeta Terra, la popolazione si era ridotta a pochissimi esseri viventi, nel fuggi fuggi generale le famiglie venivano smembrate ed i superstiti, obbligati a trasferirsi su pianeti sconosciuti e lontani migliaia di anni luce, vegetavano nella solitudine più tetra, venivano quindi caricati a bordo delle navi interspaziali che, con una curvatura pari a zero partivano verso lo spazio sfuggendo a fatica la gravità terrestre ormai divenuta insostenibile ed allontanandosi inesorabilmente dalla Via Lattea.
I terrestri venivano rinchiusi in comodi baccelli e poi alloggiati in singoli loculi che, dopo alcune ore dalla partenza, venivano saturati da alcuni gas atti all’ibernazione, solo così i corpi sarebbero riusciti a sopravvivere al lungo viaggio.
Ad ogni stazione spaziale raggiunta, venivano sbarcati in maniera casuale e senza nessun criterio, decine di baccelli racchiudenti esseri umani in via di risveglio, le loro menti venivano subito trattate col siero della dimenticanza e ovviamente non era contemplata la riunione famigliare.
Anche Alteha si trovava a vivere quella condizione e dovette subire tutto il lungo procedimento di reinserimento, così si ritrovò unica terrestre a vivere su Orion ma il trattamento di pulizia neuro cerebrale a lei riservato non funzionò appieno, il referto dell’addetto alla manipolazione dei cervelli, rivelava che risultava affetta da sintomi di trasbordante vitalità selvaggia difficili da debellare.
Forse un giorno sarebbe guarita e si sarebbe potuta equiparare agli abitanti di quel nuovo mondo ma in realtà era tutta colpa dell’amore che ancora provava per il suo compagno, sentimento che prevaleva su ogni forma di terapia extraterrestre.
Dunque Alteha non riusciva a darsi pace non sapendo dove fosse finito il suo amore ed essa soffriva enormemente il distacco, nonostante le menti eccelse che governavano il pianeta avessero impostato la sua vita in maniera esemplare: aveva la possibilità di usufruire dell’ologramma di una casa in stile terrestre, l’accesso a buon cibo realizzato in laboratori chimici all’avanguardia e persino trastullarsi con servizi completi profusi da un bellissimo sexy robot, infine aveva accesso illimitato ad un imponente sarcofago che permetteva di viaggiare: una volta rinchiusa lì dentro avrebbe potuto affrontare ogni volo pindarico partorito dalla propria mente.
Gli standard di compiacenza risultavano tutti a suo favore, mentre purtroppo per gli esseri umani più anziani era riservato un trattamento particolare, non rispondendo ad un qualsivoglia trattamento di rinnovamento cellulare, venivano posteggiati su Soap, il pianeta più pulito dell’universo, dove vivevano come selvaggi fino al momento in cui avrebbero potuto esprimere tutta la loro creatività entrando in una gigantesca pentola a pressione: in poco tempo si sarebbero trasformati; sicuramente sarebbero risultati più utili sotto forma di sapone.
Intanto su Orion, le giornate che duravano 87 ore vedevano Alteha che, per non pensare troppo al suo dolore, cercava di dare il suo contributo alla società lavorando nell’agenzia turistica governativa e fu proprio mentre cercava di mettere a punto un nuovo impianto di ricerca cellulare, che serviva per ritrovare i turisti che si perdevano nel visitare il grande pianeta, che scoprì che su Orion esistevano cellule terrestri identiche a quelle del suo compagno. Era chiaro, anche lui era stato casualmente scaricato su quel pianeta.
Alteha non perse tempo ed in breve la ricerca andò a buon fine, si adoperò per avere notizie dettagliate, voleva incontrarlo ma quando riuscì a raggiungerlo si accorse che su di lui il siero della dimenticanza aveva fatto il giusto effetto.
Il compagno di Alteha era stato assunto come pilota di navette suburbane e lei, che in un primo momento nemmeno era riuscita a riconoscerlo, per via del rinnovamento cellulare imposto dalle menti eccelse che aveva riportato i due all’età di 13 anni terrestri, ragionava sulla situazione e su come risolverla.
Nel frattempo faceva in modo di potersi avvalere dei tragitti su quella stessa navetta ma il tempo passava mentre lei era sempre più convinta che riuscire a parlare con lui sarebbe stato di grande aiuto. Il problema derivava dal fatto che il conducente portava a compimento il proprio lavoro relegato in zona protetta, oltre al fatto che su ogni navetta stava scritto in caratteri cubitali e in lingua orionese “°°°°°/ °°°°°/ °°°°°” che tradotto vuole dire “Non parlare al conducente”.
Ma Alteha, che credeva ciecamente nel loro amore, sapeva che non tutto era perduto ed era più sicura di se stessa dal momento in cui era venuta a conoscenza dell’esistenza del cosiddetto colpo di fulgon esistente su Orion, fatto che capitava soltanto quando due individui riuscivano ad instaurare una certa similarità cellulare, basata sulla trasformazione chimica dei genomi primitivi.
Infatti un bel giorno, senza che nulla fosse stato programmato, ma da lei tanto sperato, il fulgon li colpì senza pietà. Non furono necessarie parole, bastò uno sguardo ad accendere la scintilla assopita da sempre nei loro cuori, perché il vero amore non si scorda mai nemmeno tra le stelle.
Ebbero così la fortuna di vivere uniti in una eterna infanzia per millenni, accorgendosi che su Orion tutto poteva essere molto ma molto più bello che nelle favole.

Una risposta.

  1. Dorina ha detto:

    Voto questo racconto perché mi è piaciuto

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