LA LIBRERIA DEL PORTO

Racconto in concorso

LA LIBRERIA DEL PORTO

Di Maddalena Tiblissi

Una passeggiata in riva al mare può nascondere in sé un certo fascino, soprattutto in autunno quando l’imbrunire presenta i toni del blu e del rosso che, fondendosi, danno un’indimenticabile sfumatura viola.
Ero in una piazza di un piccolo villaggio al mare e vedevo in lontananza il porto. Il desiderio di andarci e ammirare, in piena libertà, il tramonto sul mare mi fece compiere un rapido calcolo: ci sarebbero voluti circa dieci minuti di camminata. Avrei dovuto raggiungere un portico ad archi e percorrerlo fino in fondo, dove una rampa di scale collegava la parte terrazzata superiore alla banchina. Il portico in pietra era stato di sicuro costruito per difendere quel tratto di strada dalle onde del mare, che altrimenti avrebbero invaso la piazza dove mi trovavo.
Deciso a godermi il tramonto, m’incamminai. Quando arrivai vidi un pannello che indicava una libreria e una serie di negozi che ancora vendevano accessori, vestiti e scarpe della stagione estiva.
Ecco, pensai, ho proprio voglia di comprarmi un libro sul mare, capace di farmi sognare. Magari potrei leggerlo seduto in un bar, davanti a una tazza di cioccolata calda.
Dopo qualche attimo mi fermai di fronte all’unico negozio che non esponeva le solite cose come gli altri, bensì fiori di carta.
Sono davvero splendidi, mi dissi, così sistemati secondo l’antica arte giapponese dell’Ikebana.
«Molto interessante».
Mi voltai e non scorsi nessuno. Non avevo parlato ma pensato. Era quindi impossibile aver sentito una risposta alla mia riflessione. Per giunta ero il solo visitatore, sotto quel portico. Scossi la testa e tirai diritto verso la libreria.
«Psst psst».
Mi voltai di scatto e vidi un ragazzo con una penna di piuma in una mano e un quaderno nell’altra. Era vestito in modo bohémien, come alla fine dell’Ottocento.
Lo guardai sorpreso, mi misi a ridere ed esclamai: «Bella trovata! C’è per caso una festa in maschera qui intorno?».
Profondendosi in un inchino, mi rispose: «No, signore… sono uscito da un libro di poesie».
«Sì… come no? Magari è un espediente pubblicitario della libreria per attirare le persone in questa stagione, non è così?».
Con aria compunta, mormorò: «Non capisco cosa stiate dicendo. Voi potete vedermi solo per un puro caso, per una combinazione astrale molto particolare. Chiamiamolo tempo sospeso. Io vivo in un libro e voi dovete aiutarmi a farmi diventare reale, perché la ragazza che legge le poesie ogni giorno nella libreria del porto si è innamorata di me. Voglio stare al suo fianco non come personaggio ma come un vero uomo».
Lo guardai sbalordito, chiedendomi se non stessi sognando. «Aspetta… vuoi dirmi che in quella libreria potrei trovare il libro dove vivi?».
«Esatto».
Ripensai un attimo a quello che mi aveva detto e sospirai: «Ah… il tempo sospeso… sarebbe il sogno di ogni lettore… poter incontrare i personaggi del romanzo che sta leggendo».
«Eh, sì… avete proprio ragione. Adesso lasciate che il vostro sguardo accarezzi questi fiori meravigliosi per il tempo necessario. Poi, vi prego, abbiate la compiacenza di venire con me».
«Scusa… prima di fare quello che mi chiedi avrei una curiosità. Chi sei veramente?».
Mi guardò con aria di sufficienza. «Un trafficante d’amore».
«Sarebbe a dire?».
«Ho la folgorazione poetica in me e rendo le persone ubriache di poesia».
«Capisco… mi spiace, ma non so come farti diventare reale. Impossibile. Poi… chi s’inebrierebbe di poesia al giorno d’oggi?».
«Signore… ho scelto voi proprio perché nessuno viene qui nel mese di ottobre per fare una passeggiata in riva al mare. Ho immaginato che siate un romantico e quindi l’unico che potrebbe aiutarmi».
«Aspetta un momento» dissi, mettendo le mani avanti. «Prima di tutto non sono un romantico come credi, poi non vedo come potrei realizzare il tuo sogno».
«È più semplice di quello che pensiate. Se ora avete finito di ammirare i fiori di carta, vi prego di seguirmi. Ve lo mostrerò».
«Dove mi porti?».
«Nella libreria del porto».
Mentre camminavo, davo uno sguardo furtivo al trafficante d’amore di cui ancora non conoscevo il nome, nella segreta speranza di non vederlo più e capire che avevo sognato tutto. Invece lui era sempre lì, accanto a me. Mi fermai e dissi: «Aspetta un momento».
«Avete cambiato idea?» si sorprese.
«No… è che non ci siamo ancora presentati. Io mi chiamo Floriano, e tu?».
Di nuovo si profuse in un inchino. «Sono René. Enchanté».
«Bene, eccoci arrivati alla libreria. Cosa devo fare?».
«Entriamo. Vi dirò come aiutarmi».
Sospirai e spinsi la porta. Sorpreso, mi trovai su un ponticello che portava a una barca a vela: la libreria si trovava là dentro. Sul cabinato un biglietto attaccato al vetro diceva: «Chiuso per tramonto incombente. Torniamo subito».
«Eccoci qua… è meglio se anche noi ci sediamo a guardarlo… anche perché io ero venuto proprio per questo, invece ho incontrato te che mi hai sviato» dissi, con una punta di risentimento.
«Non ho nessuna contrarietà ad ammirare il cielo che si tinge di rosso» replicò lui, un po’ offeso.
Ci sedemmo sulla banchina e ci godemmo il calar del sole. Dopo qualche minuto mi voltai per dire qualcosa a René ma era scomparso. Lo trovai strano e mi domandai se avessi sognato tutto. Proprio allora vidi arrivare due uomini, uno alto e allampanato, l’altro di media statura. Dietro di loro c’era una ragazza dai lunghi capelli biondi. I due aprirono il cabinato ed entrarono insieme a lei. Io li seguii e dissi: «Buonasera, non mi aspettavo di trovare una libreria galleggiante».
«Già… ed è senza ormeggi come l’anima dei nostri scrittori e dei loro romanzi» mi rispose tra i due il biondino di media altezza.
«Possiamo aiutarla?» mi domandò invece l’altro, alto e moro.
«No, grazie. Sono venuto a guardare i libri di poesie. Se ho necessità vi chiamo».
«Vada nella cabina a destra. Sono tutti là».
Mi guardai intorno per vedere se René fosse tornato ma non lo vidi. Mi parve strano cercare un libro con questo personaggio perché era un qualcosa di folle; lo era però altrettanto pensare che quello vissuto fino a quel momento fosse solo frutto della mia fantasia. Immerso in questi pensieri, entrai. Vidi la ragazza bionda intenta a leggere. «Buonasera», la salutai.
La ragazza sollevò la testa e mi fece un cenno. Aveva gli occhi rossi di pianto. Mormorai: «Mi scusi… c’è qualche problema?».
Si asciugò le lacrime con un fazzoletto ricamato. «È che mi commuovo sempre quando leggo queste poesie».
Meravigliato, pensai che per fortuna ci fosse ancora qualcuno che si emozionava di fronte alle folgorazioni poetiche, come le aveva definite Renè.
«Be’… è bello quello che le succede».
«Mica tanto… mi sono innamorata del poeta, ma è dell’Ottocento. So tutto di lui. Magari si trovasse un uomo così ai giorni nostri» sospirò la ragazza.
Sorpreso, mi domandai se fosse proprio René di cui parlava e mi guardai intorno per capire cosa fare. Presi un libro di poesie di Rimbaud.
«Psst psst».
Mi voltai e lo vidi. René era di nuovo vicino a me ed era evidente che lo vedessi solo io. La ragazza infatti aveva continuato a leggere senza sollevare la testa.
«Dovete cercare un antico libro di magia bianco che ha un titolo rosso e recitare la formula che troverete a pagina sette» mi disse.
«Ma io non so fare le magie» sussurrai.
«Non c’è bisogno. Dovete solo recitare la formula».
«Sei sicuro di volerlo fare?».
«Sì, perché?».
«È molto meglio vivere dentro un romanzo, credimi».
«Non lo vedete? La ragazza è innamorata di me. Ci vogliamo provare?».
Allargai le braccia. «E va bene! Anche se è da pazzi».
Mi guardò di sottecchi. «Non ditemi che da bambino non avete mai letto un libro di incantesimi di fate e streghe!».
«Certo» ammisi.
«Signore, posso aiutarla?».
Era il biondino della libreria che mi guardava stupito. «Ha chiesto delle informazioni?».
Sospirai e capii che si era espresso così perché mi aveva sentito parlare da solo e non aveva voluto essere scortese nel chiedermelo.
Il biondino sorrise comprensivo. «Cosa le interessa, oltre alla poesia? Vorrebbe dare un’occhiata a qualche altro reparto… magari romanzi sul mare?».
Era proprio ciò che avrei desiderato ma la necessità di aiutare la ragazza e René era più importante. «M’interessano i testi sulla magia».
«Venga, sono tutti in quest’altra cabina» esclamò, accompagnandomi. Quando entrai, disse: «Bene, la lascio guardare. Se ha bisogno, sono di là».
«Grazie, molto gentile».
Mentre esaminavo i volumi esposti negli scaffali, vidi l’antico libro bianco dal titolo rosso che René mi aveva suggerito! Lo presi e lessi: «Il Picatrix». Era scritto in latino e conteneva molte immagini. Cercai la pagina sette e lessi la formula magica. Aspettai per qualche minuto, poi diedi uno sguardo intorno a me ma di René non c’era ombra. Non era successo proprio niente! Ero perplesso e confuso.
«Cerca qualcuno?».
Ancora il biondino che mi guardava. In modo sospetto, questa volta.
«Nessuno. Ho perso solo i miei occhiali».
«Mi dispiace… mi lasci il suo numero di telefono, se li trovo la chiamerò».
Presi il libro e mi recai alla cassa per acquistarlo, dicendomi che l’avrei regalato alla mia fidanzata, appassionata di incantesimi e formule magiche. Con il volume sottobraccio mi diressi verso la macchina. Verrò al porto un’altra volta, magari con lei, pensai, deluso perché alla fine non avevo comprato il romanzo sul mare.
Vidi una coppia davanti a me: i due camminavano mano nella mano e si guardavano come se al mondo esistessero soltanto loro. Nell’oltrepassarli sentii una voce, che conoscevo bene, sussurrare: «Grazie Floriano».
Mi voltai e lo vidi: sorrideva beato. Era proprio lui, il trafficante d’amore!
A passo spedito raggiunsi la macchina, felice che non fosse stato solo un sogno. Riposi il libro sul sedile posteriore ed esclamai: «La mia fidanzata sarà felice di questo regalo e di quello che mi è accaduto. Ma… mi crederà?».

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