LA SPIAGGIA SEGRETA

Racconto in concorso

LA SPIAGGIA SEGRETA

Di Giordano Vezzani

Sul molo si vedeva un via vai di bambini con retini e secchi. Maschi e femmine gridavano tutti assieme. I più intraprendenti saltavano sugli scogli e da lì armeggiavano con i loro arnesi. “Più in là, attento scappa, prendilo, prendilo!” gridavano in coro. Poi qualcuno tirava su qualcosa e la buttava in un secchio. Allora tutti si chinavano in cerchio a guardare e ridere o frugare con un bastone sul fondo.
Mimmo stava in disparte. Non lo invitavano a unirsi a loro, perché era ancora un bambino sì, ma aveva da tempo superato la maggiore età. Lui era per tutti “quello strano”.
I granchi, i gamberetti, i ricci di mare venivano rigettati in mare insieme all’acqua calda quando i genitori protestavano per il puzzo.
Alla sera il sole era basso sull’orizzonte e il mare era calmo come un lenzuolo ben stirato. Il mare si era ripulito di quegli animali morti rigettandoli sul bagnasciuga. I granchi stavano già perdendo le zampe. A Mimmo invece piacevano vivi. Lui portava loro il pane impastato col formaggio. I gamberetti rubavano il cibo ai granchi. Tra gli scogli nuotavano pesciolini con occhi fosforescenti. Saltavano sopra il pelo dell’acqua e con la coda gli lanciavano una goccia. I gamberetti saltavano tra gli anemoni biondi per non farsi acchiappare da piccoli esseri con le antenne che si divertivano a cavalcarli come cavalli in un rodeo.
La gente diceva “Cosa guarda tutto il tempo quel ragazzo?”, ma lui non capiva cosa volessero da lui. Lui parlava alle creature del mare.
Un mattino Mimmo si alzò con il sole ancora dietro l’orizzonte e corse al molo. Arrivarono pesciolini e granchi e alla fine anche il suo amico peloso, che salutava agitando le chele. Mimmo continuò a pescare e gettare nel secchio granchi e gamberetti scartando i pesci. Smise solo quando l’esca venne dispersa dal mare e si inabissò circondata da una massa di pesci in movimento. Adesso bisognava salvarli.
Mimmo aveva ripetuto tante volte la parola spiaggia e il nonno aveva capito a quale spiaggia si riferisse, quella a non più di un miglio dal paese, quasi invisibile perché nascosta da una serie di scogli e raggiungibile da terra attraverso un lungo cammino. Mimmo, la prima volta che il nonno lo aveva portato lì, era letteralmente impazzito di gioia. Era corso su e giù per la spiaggia del colore del rame, si era rotolato nella sabbia e si era tuffato in mare senza sosta.
Si gettò giù dalla barca con il secchio e tutto il resto. Sapeva che bisognava far presto. I suoi amici potevano ancora respirare il poco ossigeno rimasto, ma di certo non sopportavano l’acqua calda. Una volta liberati e dopo aver controllato che si trovassero bene nel nuovo ambiente, lui e il nonno sarebbero ripartiti.
Il nonno fu disponibile a portarlo alla spiaggia ogni volta che voleva, tutto pur di vederlo contento. La sua attività di recupero animali continuò tutta l’estate. Più granchi salvava e più ne uscivano di nuovi. Ma da dove arrivavano tutti quei granchi? Non aveva importanza. Bisognava salvarli tutti.
Per fortuna l’estate era breve. Durante i mesi freddi i suoi amici resistevano più a lungo nei contenitori per il trasporto. Lui si metteva di impegno a raccoglierne il più possibile e il nonno verso sera lo accompagnava con la barca alla spiaggia. Sempre che il tempo e il mare lo permettessero.
Poi capitò un periodo di bel tempo, freddo e soleggiato, con rare nuvole grasse qua e là. Solo il vento agitava il mare così tanto che i pescatori non lasciavano il porto e il moletto di Mimmo era frustato senza sosta dalle onde. Mimmo aveva fatto un carico di creature marine prima che il vento si alzasse e ora non sapeva cosa fare. Il nonno gli diceva di ributtare tutto in mare, ma lui non rispondeva, guardava fisso le bacinelle di plastica e non si decideva. Questa volta c’era anche un cavalluccio marino insieme ai molti ricci neri e murici. I ricci venivano mangiati crudi dagli abitanti del paese e i murici piacevano per il sugo. Il nonno lo guardava e scuoteva la testa e la nonna gli diceva “Perché non li regali a me che so che farne?”. La nonna vendeva il pesce ed era una donna pratica. Se fosse stata la nonna di Cappuccetto Rosso si sarebbe mangiata anche il lupo. Lei gli diceva queste cose perché pensava che lui non capisse o non gliene importasse niente. Invece a lui importava.
Mimmo frugò tanto nel magazzino del nonno finché non trovò un vecchio zaino militare. Vi spinse a forza una tanica di plastica alla quale aveva allargato la bocca. Riempì di acqua di mare la metà del contenitore e vi travasò i suoi amici. Quindi si mise in cammino verso la spiaggia segreta.
Sul limitare del bosco si sistemò bene lo zaino. Ogni brusco movimento faceva schizzare l’acqua di fuori. Rischiava di creare un mare in tempesta lì dentro, perciò i movimenti dovevano essere morbidi e guai a cadere.
Il sentiero all’inizio passava vicino a zone coltivate, poi raggiungeva una pianura sassosa sulla quale i gabbiani facevano delle rapide incursioni. Forse l’avevano riconosciuto perché a volte andava a distribuire gli scarti tra i gatti e i gabbiani. Ma no, non ce l’avevano con lui. Tra l’erba alta del pianoro qualcuno saltellava. Anzi, erano in molti a saltellare qua e là. Mimmo distingueva solo bagliori d’argento che salivano e si rintanavano tra l’erba. Intanto i gabbiani facevano delle discese in picchiata per catturare quelle creature.
Il sentiero scendeva a zig-zag e in breve riconobbe la spiaggetta sommersa dalle onde. Il mare era mosso anche lì.
Ormai era fatta. Doveva liberare i suoi amici. Slanciò dall’alto ricci e lumache e poi cercò un punto dove la risacca fosse più gentile. Lì liberò i granchi e il piccolo ippocampo, augurando loro buona fortuna. La risacca li trascinò con sé al largo e Mimmo stette per un po’ a controllare che la forza del mare non li respingesse di nuovo a riva.
Sulla via del ritorno tre biacchi lo aspettavano sul sentiero, diritti e impettiti come fusi. Lo guardavano con occhi furbi agitando la lingua come se stessero parlando un idioma sconosciuto. Poi si attorcigliarono in una treccia e presero la forma di un bastone con un pomo a tre teste. Per un attimo Mimmo pensò di prendere quel bastone per aiutarsi nella salita, ma ci ripensò all’istante. Non sarebbe stata una buona idea. Una risatina acuta lo accompagnò fino alla sommità del pianoro e da lì di nuovo i gabbiani sino al paese, con l’erba che scoppiettava di bagliori d’argento.
Mimmo non vedeva l’ora di tornare a casa, perché lì c’era chi aveva bisogno di lui. Nella rimessa del nonno curava gli animali feriti. Le automobili che arrivavano sino in paese erano poche, ma sufficienti a fare danni. C’era un rospo che aveva perso una zampa, uccellini caduti dal nido, un riccio, lucertole senza coda, un orbettino. Mimmo poi liberava i suoi ospiti, dopo aver studiato bene il posto migliore per ognuno di loro.
Quando il nonno si ammalò, Mimmo dovette arrangiarsi da solo. Per non fare soffrire nessuno, a causa del sovraffollamento nella tanica, correva il più veloce possibile per raggiungere la spiaggia segreta così, dopo aver svuotato il contenuto, si riposava.
Una volta si addormentò profondamente. Sognò di essere sulla barca con il papà e la mamma. Cantava a squarciagola con loro anche se un po’ si inventava le parole. Intorno alla barca i pesci saltavano e lanciavano fischi. Non sapeva che i pesci potessero fischiare. Saltavano nella barca; lo guardavano per un istante stando dritti sulla coda; fischiavano e ripartivano per un nuovo carosello intorno alla barca. Aveva sognato il cielo che si scuriva, mentre i pesci emanavano una luce fosforescente che illuminava il mare sotto la chiglia.
Quando Mimmo riaprì gli occhi ebbe paura. La spiaggia era buia e non c’erano né luna, né stelle. Era sveglio ora, ma quanto aveva dormito? Come sarebbe tornato a casa? Riusciva appena a distinguere il bianco delle pietre. Il resto era solo buio.
Non appena ebbe trovato il coraggio di salire su per il sentiero, confidando nella memoria, venne spaventato da una luce intermittente argentea. Ѐ una creatura come quelle sulla collina?, si domandò. Altre luci stavano sbucando dal buio e si disponevano lungo il sentiero e si muovevano come a precederlo. Le luci erano come quelle delle lucciole, ma con un bagliore tanto forte da nascondere qualcosa al suo interno di cui si intravvedeva a momenti solo il contorno. C’erano teste e braccia lì dentro, ne era certo.
Nel folto del bosco, dall’alto delle chiome degli alberi, si abbassarono di colpo migliaia di puntini luminosi, forse milioni. Questi erano davvero molto piccoli e si spostavano a scatti senza mai scontrarsi tra loro. Nell’insieme le luci tra i rami creavano una volta luminosa che rischiarava a giorno il percorso.
Quando ormai si trovava vicino al paese, Mimmo sentì una voce che lo chiamava e poi un’altra e un’altra ancora. Le luci scomparvero di colpo risucchiate dalla profondità del bosco e lui si trovò inquadrato dal raggio di una torcia. Si mise le mani sugli occhi, mentre le persone gli si avvicinavano. Mimmo non capiva perché tutte quelle domande alle quali non avrebbe risposto. Non capiva che cosa volessero da lui o perché provassero ad abbracciarlo. La nonna piangeva. Era accaduto qualcosa al nonno? No, il nonno gli sorrideva e con la mano ruvida gli scompigliava i capelli. Lui voleva essere solo lasciato in pace. Doveva andare a controllare i suoi piccoli amici della rimessa.
I nonni furono informati dagli educatori dell’ossessione che aveva sviluppato per le lucciole, che disegnava per ore. Anche in paese tutti si accorsero del ragazzo fissato con le lucciole. Ma quello che più contava era che Mimmo era sereno.
Quando scappava nel bosco, tornava raggiante di gioia. Chi l’avesse visto correre, avrebbe detto che qualcuno lo stesse inseguendo. Infatti una miriade di creature luminose giocava con lui a raggiungerlo e avvolgerlo nella luce, trasmettendogli sensazioni di benessere e di pace. I nonni giurano che da allora, ogni notte, accanto al suo letto c’è una luce che veglia su di lui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: