AI PIEDI DEL MONGIBELLO

Racconto in concorso

AI PIEDI DEL MONGIBELLO

Di Lucia La Macchia

Esistono luoghi non visibili al normale sguardo dell’uomo, che fra tutte le creature è quella più portata alla crudeltà.
Sono luoghi nascosti tra le acque trasparenti di fonti e sorgenti
oppure tra il vento, quando fruga tra le foglie degli alberi.
Spesso si confondono nella linea dell’orizzonte
E non si contano le volte che li abbiamo
calpestati sotto i nostri piedi.
Esistono Spazi dove le cose invisibili si svelano all’improvviso.
Dove il tempo è infinitamente possibile.
Dove non esistono limiti alla meraviglia e allo stupore.
Sono Universi che esistono al di là dei nostri normali sensi. Oltre il Tutto.
Sono Luoghi dell’incanto e dell’ispirazione.
Sono i mondi fantastici dove vivono Elfi Gnomi e Fate.
Uno di questi fantastici Regni si trova in Sicilia.
È qui che vive Singollo. È un elfo. Con lui vive Meleth, sua madre, un’Elfa di straordinaria bellezza, che è anche la regina degli Elfi del Regno del Mongibello.
Tutti i boschi dei vari versanti del vulcano sono abitati da questi esseri bellissimi, armoniosi, dalla grande intelligenza, dalla voce melodiosa e dallo sguardo profondo.
Gli Elfi sono difficili da trovare, e anche nel caso che si riuscisse a vederli, non è facile seguirli. Riescono a camminare senza lasciare tracce.
Sono esseri straordinari. Invecchiano senza che la loro bellezza venga intaccata dal tempo.
Meleth ha lunghi capelli color del rame e occhi verdi che riescono a penetrare i pensieri di colui che sta osservando.
Si riconosce facilmente, è sempre adornata da un ampio mantello di biancospino.
Singollo, come la madre, è dotato di telepatia, ed è svelto e agile come solo gli elfi possono esserlo.
Il suo volto è pulito, sereno, incorniciato da lunghi capelli neri. Le orecchie sono leggermente a punta, e il suo udito è davvero straordinario.
I suoi occhi sono estremamente brillanti e dotati di una vista molto potente.
La sua voce è splendida e chiara e canta spesso, perché è molto felice della sua vita.
Quello del canto è un modo per ringraziare la Natura, che per tutti gli elfi è parte essenziale della vita. La Natura viene da loro concepita come una Entità, un grande Spirito Eterico, la Madre di tutti gli Esseri.
Singollo non si fida molto degli esseri umani, una forma di vita che ha ancora molto da imparare dalle altre specie. Non sono molto intelligenti, e sono così vulnerabili.
Singollo conosce l’arte magica, e ama forgiare piccoli gioielli con il rame o il ferro.
Il suo amico più caro è uno gnomo, e il nome con cui è conosciuto è Gerbo. Ma di nomi ne ha altri cinque o sei.
Quando uno gnomo cresce, la madre gli dà un nome, il padre un altro, il capo clan un altro ancora, zie e zii ancora un altro e poi gli vengono dati soprannomi praticamente da chiunque.
Quando uno gnomo deve presentarsi a qualcuno, di solito sceglie il nome più buffo da pronunciare.
Il suo soprannome preferito è Stumbleduck che vuol dire Piedi a papera.
Vive in una abitazione situata sotto la radice di un grande albero nel bosco del Mongibello.
La sua casa è molto confortevole, gli gnomi sono molto laboriosi e attivi, e capaci di costruire oggetti molto belli.
Le dimore degli gnomi non si riescono a vedere, sono ben nascoste, sia strutturalmente sia da mirabili illusioni che loro sono maestri nel creare.
Gerbo Stumbleduck è alto solo novanta centimetri, la pelle del suo viso è color del legno e i capelli sono biondi. Gli occhi blu.
Ha una barba appena accennata e veste sempre abiti in pelle che decora con gioielli che lui stesso crea.
Di solito è un po’ sospettoso verso le razze più alte di lui, come gli umani e gli elfi. Ma per Singollo ha una vera passione.
L’ elfo e lo gnomo sono due ragazzi molto uniti, anche se appartengono a mondi diversi.
Nel territorio del Mongibello, terra di fuoco di acqua e di venti, vive anche Amaranta.
Il suo nome vuol dire, nel linguaggio delle fate, Fiore che non appassisce.
Non sto a descrivere la sua bellezza.
Non esistono parole che vi possano riuscire nella lingua umana.
È una fata, Amaranta, e di umano ha solo l’aspetto.
Non è alta quanto Singollo, ma nemmeno bassa come Gerbo.
Ha un aspetto gracile e la pelle chiarissima e indossa sempre abiti lunghi, questo per coprire i piccoli difetti propri delle fate, tipo piccole code o zoccoli al posto di piedi.
La sua nascita è avvolta nel mistero. Si pensa che le fate siano prodotti spontanei della Natura. Anche ad Amaranta è successo così, un giorno si è come svegliata ed era nel bosco ed era fata.
Lei non è mai stata bambina come mai sarà vecchia. Ha poteri magici, e può trasformarsi in tutto ciò che vuole.
Le fate sono Spiriti della Natura, creature eteree e magiche.
Spesso mettono alla prova gli umani che incontrano.
Per esempio si trasformano in mendicanti e studiano il comportamento di coloro che incontrano.
Solo chi supera le prove che le fate impongono usufruirà della loro invisibile protezione.
La sua casa è un palazzo costruito al riparo in una grotta lavica, la grotta dei Lamponi. Ed è una casa da favola, che ovviamente gli umani non riescono a scorgere. Ha molto buon gusto Amaranta e ha arredato l’ambiente con i caldi colori della terra. E la Sicilia è terra di colori.
La perfezione però non esiste neanche nelle fate: Amaranta fiore che non appassisce è vanitosa ed egocentrica. Permalosa e irascibile. Ma irresistibile.
Il giorno dell’incontro con Singollo stava giocando con delle farfalle. Singollo la vede, e nulla è più come prima.
Da lei sprigiona intenso un profumo di zagare, che a decine sono intrecciate fra i suoi capelli.
Amaranta incontra i suoi occhi, e capisce che quello è un essere magico come lei.
Singollo incontra i suoi occhi, e stranamente non riesce a leggere nei suoi pensieri.
La bella Amaranta era a conoscenza della presenza degli elfi, ma mai ne aveva visto uno.
I due si guardano, e non c’è bisogno di altro.
Amaranta fiore che non appassisce si emoziona talmente da rendersi invisibile.
Vede Singollo correre via e poi inoltrarsi nel bosco. Fra le fronde di un grande albero lo vede abbracciare un’elfa bellissima, è una regina, perché indossa un mantello di biancospino.
Amaranta
avverte una fitta di gelosia, si trasforma in
farfalla e vola via.
Che stupida che sono, pensa, mentre vola verso la grotta del Lampone.
Tutta la notte gli occhi dell’elfo tornano nei suoi occhi. È triste, delusa.
Ma il giorno dopo torna nel luogo dell’incontro. Lui non c’è.
Però nel punto esatto dove lei stava il giorno prima, trova una stupenda collana, deliziosamente forgiata nel rame.
Amaranta raccoglie la collana e la indossa. Singollo, nascosto fra le fronde di un albero, sente il suo cuore battere forte. Lei ha indossato la sua collana.
Quella collana ha un potere.
È una collana fatale.
Stabilisce un legame di amore, di appartenenza, di erotismo, fra chi la indossa e chi la dona.
Amaranta, che già dal primo incontro dei loro occhi sentiva di appartenere a Singollo, ora soffriva. Quando una donna è innamorata, fata o no, non c’è differenza.
Da quel giorno Amaranta fiore che non appassisce, non vorrebbe ma capita sempre là, nel luogo del primo incontro, dove ogni giorno trova un delizioso oggetto di rame. Lei sa che sono doni del giovane elfo.
Singollo confida a Gerbo la sua passione per Amaranta.
E lo porta con sé a guardare di nascosto la bella fata.
Inutile dire che Gerbo non appena la vede è preso da una attrazione fatale.
È quello di essere irresistibile per ogni tipo di creatura, il dono fatato di Amaranta.
Da quel giorno, Gerbo piedi a papera va con Singollo a vedere Amaranta. Anche lui sente di amarla. E vuole il suo Amore.
Allora crea un inganno. Forgia un anello di rame con uno splendido smeraldo. Lo porta a Singollo: “È tuo, per la bella Amaranta”.
E così Singollo una mattina si mostra finalmente ad Amaranta.
Dio come gli batte il cuore.
Dio come le batte il cuore.
I loro occhi non hanno bisogno di cercarsi, sono già gli uni negli altri, avvinti.
Lei si avvicina. Quel giorno il suo abito è giallo come i limoni intorno, e i suoi occhi sono più arancio del solito.
Lui non dice niente, solo le porge qualcosa.
È un anello di rame, forgiato a mano e con grande arte.
Sono due serpenti, avvinghiati e le due teste trattengono uno smeraldo.
Amaranta lo prende e porge le labbra, che Singollo bacia.
È un bacio fra un elfo e una fata. Un bacio che la Natura stessa riceve.
Amaranta si infila l’anello.
È un anello fatale.
Stabilisce un legame d’amore, di appartenenza, di erotismo, fra chi lo indossa e chi lo dona.
È l’incanto di Gerbo, per legare a lui la bella fata.
Quella sera Amaranta con al collo la collana e al dito l’anello prova delle sensazioni strane.
Da un lato sente di appartenere al bell’Elfo, dall’altro avverte uno strano languore e una curiosa mancanza. E a questo non sa dare spiegazione.
L’ho già detto, se una fata è innamorata, perde parte della sua magia. Del suo autocontrollo.
Per due giorni Amaranta non esce dalla grotta del lampone. Guarda la sua collana, il magnifico anello ed è in preda di sentimenti contrastanti.
Vuole Singollo ma non solo. Non gli basta.
C’è qualcun altro nel suo cuore solo che non ha un volto né un nome.
Improvvisamente un meraviglioso canto si propaga nelle gallerie della grotta.
Si infila l’abito color delle foglie in autunno. Fuori c’è l’elfo, e canta
E c’è uno gnomo, sarà alto appena novanta centimetri, e accenna passi di danza.
Divino il primo, ridicolo il secondo.
Ma per lei non esiste differenza.
Sente lo stesso trasporto sia per l’uno che per l’altro.
Ora capisce cosa le mancava.
Tutti i rappresentanti del mondo magico sono lì. E sono innamorati l’uno dell’altro.
Singollo si accorge dello sguardo d’amore fra Amaranta e Gerbo
Ma vede anche lo sguardo d’amore che la bella Amaranta fiore che non appassisce ha per lui.
E questo gli basta.
Nel mondo magico non c’è spazio per i preconcetti che popolano la mente degli uomini.
Nessuno può pretendere che un’espressione della Natura come è Amaranta abbia amore solo verso una creatura.
È come pretendere che la Natura faccia fiorire gli alberi, sorgere il sole o ammantare i prati di neve, e tutto
questo, solo per una persona? Impossibile.

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