ANNA LO SA

Racconto in concorso

ANNA LO SA

Di Licia Tumminello

Il mare è una distesa placida, azzurra e argento. S’increspa appena nei pressi della riva, per poi arrendersi dinanzi alla dorata distesa di sabbia. Non è ancora spuntato il sole e il cielo, pennellato di rosa e azzurro, si è dato una spolverata di cipria qui e là.
Seduta su una vecchia sdraio, nella terrazza al nono piano di un bilocale – da quarant’anni disabitato – in quello che era stato il Paseo di Almeria, Anna respira a pieni polmoni l’aria frizzante del primo mattino. Aspetta il sorgere della sua piccola, grande amica stella. Appena questa come d’abitudine avrà compiuto la sua quotidiana passeggiata, e si sarà tuffata tra le onde del mediterraneo, lei sarà morta. Stavolta definitivamente.
Quarant’anni d’ibernazione, in attesa che la Compagnia sorteggiasse il suo numero – insieme con altri nove – regalando così ai fortunati una settimana di RIV (ritorno in vita). Sarebbe seguita una votazione popolare. In palio il premio finale, consistente nel ri-vivere lo stesso numero di anni della vita vissuta.
La domanda d’iscrizione alla lista è volontaria, ma i richiedenti non sono molti: ri-vivere è un auspicio che ultimamente non viene preso in seria considerazione. Stufi della vita, scontata e programmata, annoiati dal tempo dilatato, incapaci di ulteriori desideri, i più accettano l’idea e l’arrivo della fine, si lasciano morire e stop.
L’iscrizione tuttavia non è automatica. Considerata un premio per la fedeltà e il contributo dato all’umanità, è sottoposta all’insindacabile accettazione da parte di un Comitato Ristretto. 
Anna è inserita nella lista “scienziati”. C’è la lista degli “istruttori”, quella dei “sostenitori”, degli “psicanalisti” (questi invero sono pochi e in esaurimento), quella dei “politologi” e così via: una per ogni categoria, mestiere o attività. Ogni elenco è rigorosamente vagliato e i più meritevoli – selezionati dai rispettivi Comitati – sono ammessi al sorteggio. L’organizzazione è seria, competente. Integerrima.
I sorteggiati, dieci l’anno, possono fruire di sette giorni di nuova vita, dall’alba del primo giorno al tramonto del settimo, ma in cambio devono lasciare qualcosa alla Compagnia. Un progetto da realizzare, un’idea da sviluppare. Una qualsiasi cosa che la potente Compagnia potrà utilizzare a proprio piacimento e a costo zero, secondo Anna. Ma questo è un suo convincimento e si guarda bene dal dichiararlo.
I progetti sono votati da una giuria popolare. Al vincitore il premio finale, consistente nel ri-vivere lo stesso numero di anni della vita vissuta. Per gli altri… l’oblio, stavolta per sempre.
Anna inspira l’aria che sa di sole e di sale; nella mente si rincorrono pensieri lontani, risvegliati anche loro. Indugia su alcuni, sorvola su altri. Chiude gli occhi.
Un tremore al polso: l’orologio le segnala le ore e il tempo mancante all’appuntamento dinanzi alla giuria. Scende in strada, ci pensa un attimo. Se la prende comoda. S’incammina lungo la battigia, a piedi nudi, sino a quando la sua amica stella, alta nel cielo, non riscalda la sabbia e, baciandola, le dora la pelle. Perle di sudore salato scendono giù dalla fronte. Piega il collo, le dirige verso la bocca e le raccoglie con la lingua. Che piacere!
Farebbe adesso volentieri un bagno ma non c’è tempo. Prende al volo un elitram e in trenta nanosecondi giunge alla sede della Compagnia degli Scienziati.
È in ritardo. La giuria ha già esaminato i progetti e selezionato i tre finalisti: una ricerca sulla possibilità di debellare le formiche bruciando il loro sistema riproduttivo; un progetto di colorazione delle scarpe, tramite trasmutazione, avvicinandole a qualsiasi tessuto e infine uno studio di fattibilità per la costruzione di un orecchio bionico atto a convogliare nel sistema uditivo solo le parole che si ha voglia di ascoltare. L’inventrice del secondo progetto, una giovane signora tutta in tinta, vestito e scarpe viola, piccoletta e dagli occhi mobilissimi, si agita urlando il suo slogan. Donne felici, sempre! Calzature perfettamente uguali al vestito! Poca spesa e sempre alla moda! Più composto il terzo partecipante: passeggia disinvolto, col suo prototipo al posto dell’orecchio sinistro, e si ferma sorridendo solo quando incrocia persone che lo adulano. Il primo concorrente invece si è isolato: sprofondato in una lounge chair color amaranto, guarda per terra, estraneo alla folla attorno.
Anna si aggira un po’ smarrita tra la folla che, eccitata, si prepara ad acclamare il vincitore.
Ogni anno alla manifestazione accorrono tantissime persone. Curiose di rivedere vecchie conoscenze o ansiose di osservare le reazioni dei nove che sarebbero tornati alla morte definitiva? Anna si pone questa domanda, alla quale non potrà dare risposta: lei è tra quei nove. Il suo progetto non è stato scelto. Peccato. Forse è stato ritenuto banale, pur tuttavia poteva essere di una qualche utilità: pulire il mare dalle plastiche. Lo sospettava che non sarebbe stato preso in considerazione. Ormai il mare è utilizzato come fonte residua di approvvigionamento idrico ed è purificato solo all’occorrenza; più nessuno va al mare per prendere la tintarella, fare i tuffi dal pattino, nuotare liberamente – ché uno stile vale l’altro – o per lasciarsi cullare dalle onde facendo il morto. Cose d’altri tempi. Niente di appetibile, ormai.
Ma non le importa: è tornata in vita e ha avuto modo, per sei giorni, di ritrovare la stella amica sempre presente, compagna dei suoi giorni anche le volte in cui non era visibile nel cielo; ritrovare la spiaggia della sua infanzia, respirare felice l’aria del mare e godere della sua distesa nel luogo più amato tra quelli delle sue memorie, ormai dimenticato dalla gente e abitato solo da strani gabbiani dalla pancia grossa.
Se lo ricorda ancora il Paseo, pieno di vita sin dal mattino quando, bambina, voleva arrivare presto per lasciare l’impronta del suo piedino sulla sabbia fresca. Le piaceva fare i castelli di sabbia con la nonna, stare a mollo sino a quando sui polpastrelli non si formavano “le righe” e restare sotto l’ombrellone a leggere La Pimpa. Si ricorda l’allegria delle sere, quando il lungomare brulicava di giovani, cellulari e cono gelato in mano; molti seduti sul muretto a ridere e scherzare, altri a guardare i giocatori notturni di beach volley, altri a passeggiare tra le stuoie dei venditori ambulanti di asciugamani e cover di smartphone. Le apecar che vendevano pop-corn e zucchero filato. Le coppie a baciarsi, sdraiate sulla spiaggia.
Anche se le donne in giuria erano in maggioranza, aveva vinto l’uomo con l’orecchio selezionatore. In fondo, pensa Anna, a chi non fa piacere ascoltare solo ciò che vuole sentire?
La giovane signora tutta in tinta non si rassegna. Eh, pensa Anna, un po’ se l’è cercata. Non lo sa che – da che mondo è mondo – il viola porta sfiga? O forse si dispera perché, in effetti, è troppo giovane per dire addio alla vita, per sempre.
Anna non è poi tanto dispiaciuta. Da fisica teorica qual è – anzi qual era – sa che tutto è in continuo divenire e quindi tutto scorre, come aveva detto Eraclito, ma sa anche che spazio e tempo sono solo processi di quanti, secondo la teoria del loop.
A lei basta esistere, sotto quale forma e in quale spazio, è relativo.
Anna lascia il convegno prima della premiazione. Tre dei nove scartati l’hanno già preceduta, con l’intenzione di vivere appieno gli ultimi istanti di vita; l’uomo delle formiche si è avviato piano, guardando dove mette i piedi; la donna in viola è ancora inebetita e gli altri tre fanno cerchio attorno a lei, cercando di consolarla.
Anna torna alla spiaggia per seguire la stella amica nel suo inevitabile declino. Si siede a gambe incrociate sulla sabbia quasi fredda e, incantata, ammira il crearsi di spruzzi e pennellate di colore, che rende ogni tramonto unico.
Si è alzato il vento. Il sole è un’arancia matura. A perdita d’occhio, nel cielo, striature di arancio e rosso; uno stuolo di cirrocumuli color ghiaccio e dal bordo rosa, disposti a raggiera, sembrano accorsi per conferire maestosità al paesaggio. Sembra una trina, un velo da sposa, pensa Anna. Già solo tutto questo la fa ringraziare di essere viva.
Avesse avuto le capacità, avrebbe fatto la pittrice, per esaltare la bellezza della natura e dell’uomo, che ne è parte. Invece si era dedicata alla fisica e la sua mente, anche ibernata, non aveva smesso di studiare teorie.
Anche quella che avrebbe potuto salvarla.
Sintonizzarsi alla frequenza della realtà che si desidera – suggeriva il suo idolo, Einstein – è l’unica via per ottenerla. E Anna lo sa.
La spiaggia è deserta. Si spoglia. Un’occhiata all’orologio: mancano undici minuti. Anna toglie anche questo. Non ne ha più di bisogno.
Nuda, si avvicina all’acqua. È tiepida: ha assorbito il calore del sole durante il giorno. Fisica, semplicemente fisica, non opera dell’uomo e neanche miracolo. Sospira.
Anna lo sa che tra neanche undici minuti sarà la fine.
Osserva il mare: gonfio di vento s’innalza, si arrotola, si solleva di nuovo, si arriccia e s’imbianca di schiuma. Come una bocca piena di parole non dette.
Un richiamo, invece, per chi sa ascoltare. Anna questo lo sa.
Un ultimo sguardo al disco arancione poggiato sulla linea dell’orizzonte; miriadi di pagliuzze dorate le riempiono l’iride.
Il vero progetto lo tiene segreto e pronto, nella sua mente.
Anna si tuffa e, prima che il sole sia inghiottito, si trasforma in spuma di mare.
Adesso è libera di andare, di vivere il vento e la pioggia, il tepore e la frescura, le albe e i tramonti. Sino all’eternità.

9 risposte

  1. Federica ha detto:

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  2. Valeria Magro ha detto:

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  3. Cristina ha detto:

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  4. Salvatore Catalisano ha detto:

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  5. Antonio ha detto:

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  6. rosario lentini ha detto:

    Voto questo raccoto

  7. Carmela Dabbene ha detto:

    Un racconto molto bello e delicato. La protagonista riesce con la sua narrazione a far vivere al lettore i sentimenti e le sensazioni che la pervadono.

  8. Vincenzo magro ha detto:

    Voto Anna lo sa di Tumminello Licia

  9. Carolina ha detto:

    Voto questo racconto

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