DRAGON ROC

Racconto in concorso

DRAGON ROC

Di Liliana Tuozzo

Il falco che sorvegliava le alture, arrivò nel bosco e andò a poggiarsi sul braccio del comandate Moan. Era il segnale che il re chiamava a raccolta il suo esercito.
«Presto, raccogli tutto, dobbiamo andare» disse rivolto al suo aiutante.
Pazel infilò il coltello nel fodero e lo legò alla cintura, prima però si specchiò nella lama, sorridendo al suo viso da cherubino; gli occhi neri di Moan lampeggiavano intrepidi. Svelti raggiunsero la radura, dove i draghi venivano addestrati ognuno da un guardiano.
Salirono in groppa ai loro draghi e seguiti dal loro esercito si alzarono in volo diretti al castello, dove re Nog li attendeva.
Arrivati a Dragon Roc, Moan e Pazel si recarono alla sala del trono.
Il giovane monarca meditava con una mano al mento. Alla vista dei due guardiani reali diede un sospiro di sollievo.
«Benvenuti miei fidi! Dobbiamo fermare quei maledetti elfi, prima che giungano al castello per rapire le nostre donne, come hanno fatto al villaggio. Quelle che sono scampate le ho nascoste in un’ala del castello. Voi due sarete di guardia davanti al loro dormitorio, a supporto dei miei soldati, e i draghi, con i loro guardiani, alle porte del castello.»
«Sarà fatto! Saremo costantemente in allerta!» disse Moan, orgoglioso per quell’incarico di fiducia così delicato.
Due guardie li scortarono fino alla sala delle armi dove le fanciulle venivano istruite da un Gran Maestro nell’uso delle armi. Nell’avvicinarsi i due guardiani furono invasi da un profumo dolciastro. In ogni angolo c’erano fiori profumati che abbellivano l’ambiente. Le fanciulle erano tutte nella Sala Grande, dove si stavano allenando.
A bocca aperta i due ammirarono le belle che si esercitavamo mostrando un’abilità sorprendente nel maneggiare la spada. Al loro ingresso si voltarono arricciando il naso. Abituate a odori lievi e fragranze delicate, furono subito colpite dall’odore mascolino e selvaggio che emanavano.
«Abbiamo fatto colpo!» disse Pazel all’amico, che invece corrucciato guardava le fanciulle con aria di sfida.
Il Gran Maestro si avvicinò ai due e disse: «Benvenuti!  Venite, vi mostro il dormitorio.»
La più bella osò avvicinarsi.
«Non che avessimo bisogno del vostro aiuto, non siamo sprovvedute.»
«Soan ha un brutto carattere, ma è la più abile» intervenne il Gran Maestro, dopo che la giovane si fu allontanata lasciando una scia di profumo di violetta.

Sul monte Cesio la strega Avidia stava preparando la pozione magica per cambiava le sue orribili sembianze. Raggiunse la stanza dov’erano rinchiuse le fanciulle che, quando lei entrò, impaurite si addossarono al muro.
Sulla spalla della strega il corvo Giason gracchiava.
«Stupide che siete! Vediamo a chi tocca!» esclamò scrutandole.
«Mostratemi le mani! Giason indicherà la prescelta.»
Mani piccole, medie, grassocce, di ogni forma si tesero verso la strega. Giason volò attorno alle fanciulle e si posò sulla spalla della ragazza che aveva scelto.
«Avvicinati!» disse la strega. Quando le fu vicina, la megera osservò le sue mani: lunghe, bianche, armoniose.
 «Seguimi!» le ordinò e si incamminò col corvo su una spalla, seguita dalla fanciulla.
Nel laboratorio c’era una bacinella fumante che emanava uno strano odore di zolfo.
«La pozione è pronta, immergi le mani lì dentro.»
Benché impaurita, la giovane obbedì. Nello stesso istante anche Avidia immerse le mani.
«Credenti e potenti, demoni profani
Fate lo scambio delle nostre mani.»
Un fumo azzurrognolo si sprigionò dall’acqua che sembrava bollire.
«Adesso, togli le mani!» Quando la fanciulla sollevò le mani vide con orrore che erano diventate vizze e adunche: erano le mani della strega che adesso invece aveva le mani più belle del reame.
«Hai visto, che belle, Giason…» e si scostò i lunghi capelli neri che aveva scambiato con un’altra delle fanciulle.
«Voglio essere la più bella e la più potente. Solo con la bellezza di Soan riuscirò a incantare il re e impadronirmi del regno di Dragon, visto che i miei stupidi elfi non ci sono ancora riusciti» disse ridendo sguaiatamente.
«Grunt!» chiamò.
Il suo servo gobbo apparve.
«Riportala dov’era, ormai non serve più» intimò indicando la giovane.
Poi fece chiamare il capo degli elfi per ordinargli di prepararsi per la sortita notturna.
«Stavolta vedete di non sbagliare, altrimenti della vostra pelle ne farò scarpe che riempiranno le mie numerose stanze.»
«Noi facciamo il possibile, ma Soan è difficile da avvicinare» rispose il comandante.
«Non voglio storie. Stanotte voglio che sia qui! Sto già preparando la pozione che mi darà le sue sembianze. Partite adesso… il tragitto è lungo!»
Grandi vasche piene di una pozione magica furono presto piene di elfi. Tutti simultaneamente divennero invisibili e si diressero a Dragon Roc.

Fuori la porta del dormitorio Moan e Pazel vigilavano che tutto fosse tranquillo.
D’un tratto si sentì uno stridio.
«Maledetti, sono qui!» esclamò Moan.
«Strano, non si sente odore di zolfo. Quella strega oltre che invisibili li ha resi anche inodore.» disse Pazel.
Diedero l’allarme. Accorsero tutte le guardie dell’esercito reale, ogni soldato agitava le spada in tutte le direzioni nel tentativo di colpire gli elfi invisibili, ma si sentiva solo il fendere delle armi nell’aria. I due guardiani non si spostavano dalla porta che era stata loro affidata e cercavano di colpire con maggior energia e attenzione tutta l’area che li circondava e finalmente due elfi vennero colpiti; a quel punto divennero visibili e furono catturati. All’improvviso si aprì la porta del dormitorio e apparve Soan.
«Voglio combattere anch’io!»
«Stupida testarda, torna dentro!» le ordinò Moan.
«No! Ho anche la spada al mio fianco.»
Non fece in tempo a sguainare l’arma che scomparve.
«Soan, dove sei?» gridò Moan.
Ma Soan non poteva rispondere: gli elfi le avevano tappato la bocca e l’avevano infilata in un sacco invisibile e la stavano portando via. Tutto il palazzo era in fermento.
«Dobbiamo dirigerci verso sud, certamente andranno al regno di Avidia. Andiamo!» disse Moan e salì in groppa al suo drago con al fianco Pazel seguiti dal loro esercito si misero all’inseguimento degli elfi.
«Forza, dite ai draghi di sputare fiamme!» ordinò Moan.
I guardiani sapevano che lo zolfo che ricopre gli elfi è infiammabile e avrebbero potuto individuare i loro nemici. I draghi lanciavano fiamme dappertutto, aumentando ogni volta la gittata. Finalmente nel cielo si formò una scia di fuoco. Avevano individuato gli elfi in fuga.
«Seguiamoli!»
Pochi minuti dopo Moan e Pazel, giunti al castello della strega, si divisero in due gruppi seguiti dai loro uomini: Pazel nascose i guardiani e i draghi tra la vegetazione del giardino e Moan si inoltrò per le stanze del castello.
Addentratosi negli intricati corridoi udì una voce che dava ordini e si mise in ascolto.
«Preparate la vasca con la pozione magica!»
Era Grunt, il servo gobbo, che si rivolgeva a un gruppo di elfi.
Gli elfi riempirono la vasca con l’acqua contenuta in enormi giare e poi uno alla volta versavano i flaconi contenenti la pozione che erano in fila su uno scaffale alle loro spalle.
“Devo fare qualcosa” pensò Moan e mentre gli elfi attratti da un rumore metallico nel corridoio si allontanarono, riuscì a svuotare il contenuto di alcuni flaconi scambiandoli con l’acqua delle giare.
Gli elfi tornati nel laboratorio completarono la pozione. Avidia arrivò nella stanza seguita da Soan scortata da due guardie.
«Uscite tutti!»
«Spogliati!» disse a Soan, quando furono sole. Le due donne una davanti all’altra si scrutavano. Moan era nascosto dietro gli scaffali con alcuni guardiani, pronti a intervenire.
«Neanche per sogno» disse la giovane.
Al suo rifiuto la strega le puntò contro il suo scettro che aveva poteri magici e i vestiti di Soan caddero a terra. Anche Avidia si denudò. La ragazza guardava con raccapriccio il corpo orribile e squamoso della donna pieno di chiazze rosse e ricoperto da una fitta peluria.
«Entra nella vasca!»
«No!» ripeté la ragazza, lanciando alla strega uno sguardo pieno di disprezzo.
«Tanto lo farai lo stesso» biascicò la megera e puntò di nuovo la sua arma contro Soan che si ritrovò nella vasca, dove la raggiunse Avidia un attimo dopo.
«Fa il tuo dovere
Acqua cangiante
Ogni bellezza
Cambia all’istante
Comparvero in superficie bollicine che aumentarono, il volume del liquido fino a coprire completamente le due figure immerse. Soan chiusi gli occhi temendo di morire, un fumo azzurrino coprì tutta la vasca per qualche istante poi il livello dell’acqua calò.  Soan riemerse con i capelli neri e mani bellissime, ma il resto del corpo era rimasto uguale. La strega invece aveva i capelli biondi e li occhi azzurri e le mani callose di Soan, ma il resto era orribile come prima.
«Cosa è successo?» disse, guardandosi allo specchio.
Mentre le due donne erano nella vasca, Moan con la punta della spada aveva attirato a sé il mantello dell’invisibilità e lo aveva trascinato dietro gli scaffali. Avvicinatosi a Soan la coprì col mantello e uscì allo scoperto.
«A noi due Avidia» disse.
«I miei guardiani cattureranno i tuoi elfi» disse Moan puntandole contro lo scettro. Si formò davanti alla strega un muro invisibile che le impedì ogni movimento
La strega gridò: «Allarme, allarme!» ma nessuno accorse.
«Presto, dragoni, coprite quell’orrore con questo drappo, non ha più alcun potere, adesso!»
La testa bruna di Soan emerse dal mantello sotto il quale era nascosta.
Nei giardini di Avidia i guardiani e i loro draghi combattevano tenacemente contro gli elfi. I draghi conferivano velocità e potenza ai soldati; gli elfi, minuscole creature, avevano poteri magici e in un primo momento riuscirono a resistere, ma dal momento in cui la strega aveva perso il suo potere, gli elfi avevano cominciato a mostrare i loro punti deboli e i guardiani ebbero la meglio. Quando Moan e Soan raggiunsero il luogo della battaglia, il nemico erano stato sconfitto. La giovane salì dietro Moan a cavallo del suo drago. Una nuvola scura formata dai draghi volanti si alzò nel cielo e in breve raggiunse il regno di Nog. La pace era approdata a Dragon Roc.

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