POLARIS

Racconto in concorso

POLARIS

Di Daniela Giaquinto

Prologo

Anno 2170.

Saturno è stato distrutto da un asteroide e la Terra, a causa della variazione di orbita di Saturno e di altri corpi celesti, è destinata a essere spinta verso il Sole. Le temperature del pianeta sono salite e lo scioglimento dei ghiacciai ha alzato il livello degli oceani facendo scomparire intere nazioni. Città come Roma, Venezia, Amsterdam, Miami e Los Angeles sono ormai solo citate nei libri di storia. La capitale della Federazione Unita Terra è a New York, le cui mura ciclopiche la tengono a riparo dall’acqua.

Il Comandante Darkmoon, dal centro della plancia di comando della nave ammiraglia Stardust, assimilava, attraverso il casco visore 4D, le ultime informazioni riservate ricevute riguardanti il viaggio della sua astronave. Il corpo apparentemente immobile era rivestito dall’uniforme nera aderente dei soldati della Federazione Galattica, un tessuto in materiale bio-simbiotico modellato sul suo corpo e capace di mantenere la temperatura corporea in ogni condizione climatica sia interna che esterna, completato da stivali alti fino alle cosce, da cui partiva l’imbracatura da combattimento tipica del suo corpo militare, e che serviva a tenere sempre a disposizione le armi personali: una spada laser a impulso fotonico per il combattimento ravvicinato e due pistole laser assemblabili per il combattimento a distanza. Il corpo tuttavia non era immobile: a tratti una contrazione muscolare al quadricipite, o una leggera vibrazione alle dita delle mani, distese lungo i fianchi, rivelavano che quello che leggeva non le piaceva affatto. A un tratto tolse il casco visore e liberò una cascata di capelli rosso fuoco, unico vezzo in quella femmina dal carattere glaciale ritenuta da tutti il miglior comandante della flotta galattica a servizio della Federazione.
Il compito assegnato alla Stardust non era affatto facile: si trattava di scortare una serie di navicelle cisterna, contenenti grandi quantità di acqua, verso Polaris, la megalopoli orbitante costruita attorno a uno dei satelliti di Giove. Polaris, di fatto, sarebbe diventata la nuova Terra, una volta completata la sua espansione e la sua adattabilità alla continuazione della vita, e perciò erano inizialmente necessarie grandi quantità di acqua allo stato liquido. Polaris era uno dei pochi corpi celesti che ancora manteneva un’orbita stabile e che, all’occorrenza, poteva essere “spostato” attraverso dei vettori simbiotici, l’evoluzione del controllo telepatico applicato agli oggetti. La parte top secret della missione della Stardust era proprio legata al fatto che la nave era stata incaricata di condurre su Polaris due “homosimbiotici” cioè due umani dotati di queste eccezionali capacità cerebrali. La missione era rischiosa perché ormai da anni la Federazione combatteva contro i gruppi armati della Waterfall, negazionisti del cataclisma convinti di un complotto alieno ai danni della civiltà umana, con il concorso degli umani conniventi. Di fatto i negazionisti della Waterfall, guidati da un homosimbiotico dai grandi poteri, sabotavano le missioni della Federazione, convinti che si potesse invertire la traiettoria del pianeta Terra unendo e amplificando i poteri dei simbiotici di tutto il mondo e ripristinare l’orbita iniziale del pianeta. Tesi ahimè confutata da tutti gli scienziati del globo.
Il rapporto confidenziale appena letto dal Comandante Darkmoon la informava dell’avvistamento di una nave da combattimento della Waterfall diretta verso la Stardust con l’obiettivo di abbattere le navi cisterna scortate dalla nave ammiraglia. Pensierosa, il Comandante affidò il comando al suo secondo, lasciò la plancia e si diresse verso gli alloggi del personale di bordo. Aveva bisogno di confrontarsi con Albion, uno dei due simbiotici che stavano scortando su Polaris. Giunta davanti alla porta dell’alloggio di Albion bussò, si fece scansionare la retina e dopo poco la porta si aprì scorrendo senza far rumore. L’alloggio era semplice: un letto, un tavolo da lettura, un pannello olografico a parete interattivo su cui al momento transitavano immagini idilliache di un pianeta Terra non più esistente. Su una poltrona, in un angolo in penombra, era seduta una figura umana, vestita di una candida e lunga veste, in contrasto con i capelli corvini ribelli, e lunghi fino alle spalle, di chi la indossava, gli occhi chiusi in meditazione. Il Comandante non fece rumore e aspettò. Albion concluse la meditazione, aprì gli occhi e li rivolse verso il Comandante: erano di un azzurro trasparente, occhi di una purezza assoluta e tratto distintivo di un simbiotico dai grandi poteri. “Benvenuta Moony, ti stavo aspettando…” si rivolse a lei con un sorriso. Lei a questo punto si mosse e avanzò verso Albion, la falcata sicura ed elegante degna di un maestoso felino, e arrivata davanti gli sussurrò: “…e io ho bisogno di parlarti”. Lui non si mosse ma la guardò intensamente, e mentre la guardava, la sua forza mentale sbloccò l’apertura dell’uniforme nera, facendola scorrere in giù dal collo fino al punto vita, scoprendole la pelle candida e i seni; poi continuò la simbiosi mentale facendo scendere l’uniforme oltre le spalle, e ancora più giù, liberando anche le braccia e lasciandola nuda fino alla vita. “Sono a tua disposizione, Comandante” mormorò Albion.

“Ma vaaaa”
“Scusa, perché ma vaaaa? A me piace”
“Fa schifo, non è credibile”
“Sì che è credibile, hanno già fatto sesso, anche se è stata più una cosa simbiotico-mentale che fisica ma ci sta tutto”
“No che non è credibile. Lei è andata per parlargli di tutt’altro, non è coerente con il personaggio dai…”
“Non mi interessa se è coerente o no, dobbiamo mettere una scena di sesso in questa puntata e questo è il momento giusto”
Niente da fare, Sarah e Den erano gli sceneggiatori peggio assortiti della Netflip, fantasiosi come vulcani ma altrettanto esplosivi. Le loro sceneggiature ai limiti dell’assurdo mandavano in visibilio registi e produttori della serie “Polaris”, di cui stavano scrivendo la seconda stagione dopo il record di ascolti della prima, ma erano spesso frutto di grandi litigate e completate solo grazie al cedimento per sfinimento di uno dei due, con ritorsione sulle puntate successive. Sarah, grandissima visionaria per i quadri d’insieme e la costruzione generale della storia; Den più vocato ai dettagli e alla caratterizzazione dei personaggi. Ogni giorno uno scontro, ma i risultati erano pazzeschi e gli ascolti lo dimostravano. Ora però stavano di nuovo per litigare.
“Non li faccio scopare” insisteva Sarah.
“Ma sarebbe una scena top” ribatteva Den. “E poi sei in debito: ti ho concesso di far scoprire il simbiotico talpa due puntate fa”
“Non mi interessa, la Darkmoon è ancora in lutto dopo che gli hai fatto ammazzare l’ammiraglio Fabius alla fine della prima stagione, perciò questa cosa non sta in piedi”
E, detto questo, allungò le mani per portare via il tablet dove stava scrivendo Den, che però lo strinse a sé schivando in tempo l’assalto di Sarah. Ma lei non si arrese e cominciò a inseguire Den per tutta la stanza, costellata di poster con immagini spaziali di Polaris, modellini di astronavi, plastici della città galattica, armi spaziali giocattolo. Den a un tratto inciampò e Sarah ne approfittò per sfilargli il tablet dalle mani, ma lui non si dette per vinto e si lanciò in un ultimo assalto. Sarah indietreggiò fino alla parete e Den con una spinta si buttò su di lei con la mano allungata verso il tablet, ma scivolò di nuovo su un modellino e, nel cadere, si aggrappò alla T-shirt di Sarah, che si strappò completamente, lasciandola mezza nuda. Sarah ansimò, al colmo della rabbia, e si avventò su Den facendolo cadere di schiena, per poi cadergli sopra a sua volta. Il profumo dei capelli di Sarah, misto all’odore del suo corpo, scatenarono una reazione immediata e inaspettata in Den, che con un colpo di reni ribaltò la sua posizione, trascinando Sarah sotto il suo corpo e bloccandole le mani sopra la testa. Sarah, esterrefatta, cerava di divincolarsi, ma lui la teneva ferma e, eccitato dalla sua reazione, la inchiodò con un bacio fino a toglierle il respiro. Sarah inizialmente sgranò gli occhi, si sentí invasa, esplorata, assalita, poi qualcosa cambiò, sentí il corpo scaldarsi, rilassarsi, e quasi senza volerlo cominciò a rispondere al bacio, offrendo la lingua a quella di Den, che già si stava facendo spazio tra le sue labbra. Le bocche lasciavano sfuggire mugolii e grugniti di piacere, mentre i loro corpi sempre più eccitati strusciavano reclamando il contatto. Den si decise allora a lasciare la presa dalle mani di Sarah e la liberò dalla maglietta ormai a brandelli, poi tolse anche la sua e attirò Sarah a sé per sganciarle il reggiseno. Da lì fu una corsa frenetica a togliersi gli ultimi vestiti, come fosse una questione di vita o di morte, e quando finalmente si ritrovano nudi si scatenò un incontenibile incendio di passione in un groviglio di corpi umidi e ansimanti, quasi animalesco, rotolando sul pavimento, rovesciando i plastici, strappando i poster nella smania dell’amplesso, gridando come in battaglia nell’accompagnare le spinte congiunte dei loro bacini, con le bocche affamate dei loro corpi, mondi sconosciuti e inesplorati. E dopo che Den accompagnò Sarah nell’ultimo potente orgasmo e finalmente si accasciò ansimante su di lei, alzarono gli occhi verso la stanza e la devastazione che avevano disseminato: la flotta stellare distrutta, pianeti sparpagliati ovunque, città rase al suolo, come in una scena post apocalittica.
Sarah sgranò gli occhi di fronte alla scena ma le brillavano di eccitazione: la sua mente era in fermento. Den con una mano le fece girare il viso, puntò i suoi occhi su di lei, e sorridendo le disse: “Lo so a cosa stai pensando, ma te lo scordi un finale di stagione così!”
“Ah sì?” rispose lei provocante. “E tu come lo vedresti invece, il finale di stagione?” “Ora te lo spiego” mormorò Den, prima di riprendere a baciarla.

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