DI FIANCO DI LÀ

Racconto in concorso

DI FIANCO DI LÀ

Di Riccardo Porporato

Sono solo. Be’, questa non è una assoluta novità, ma piuttosto la regola. La differenza invece, è che sono solo decisamente da molto tempo. Non posso ovviamente sapere da quanto, perché non mi è concesso, ma percepisco che deve trattarsi almeno di sei volte tanto il normale intervallo che solitamente intercorre tra una visita e l’altra di Mirele. Lui è la mia guida, forse il mio mentore, non ho ancora capito, magari più un referente.
Comunque, non vedo altri. Se non viene Mirele non c’è nessuno che stia con me, mi diverte pensare che rappresenti una specie di esclusiva, ovviamente occorre considerare che l’esclusiva non determina alcun vantaggio.
Io invece sono relegato in questo posto bianco e vuoto, letteralmente da una eternità, senza alcuna attività da compiere se non aspettare. Nell’attesa mi sono già spostato di fianco di là, come mai mi ero mosso prima. Quando voglio essere sicuro di percorrere una lunga distanza mi muovo sempre in una direzione precisa, senza deviare in alcun modo. Anche se di fianco di là, come di fianco di qua o di fronte e di dietro è più complicato che muoversi in su o in giù, perlomeno per me e le mie capacità di orientamento.
Potrei scegliere come direzione in su oppure in giù, visto che sono in assoluto le più semplici da mantenere, ma perché dovrei? Non sono mai arrivato in un posto diverso da questa bianca uniformità.
Posso innervosirmi per la sua assenza o solamente continuare ad aspettare? Rifletto su queste cose da così tanto tempo che ho tralasciato perfino i pensieri del passato al riguardo del giudizio futuro che mi attende, che sono poi gli unici pensieri che abbiano senso di esistere. Sto ancora pensando, quando arriva Mirele.
Come al solito il suo non è esattamente un arrivare, quanto piuttosto un improvvisamente esserci. Cominciavo a sentire qualcosa come di molto simile ad una blanda preoccupazione, una specie di agitazione interiore che evidentemente è il massimo che mi venga concesso. Mi si avvicina e si sposta con me, nella stessa direzione, di fianco di là. Proseguo, perché non vedo il motivo di fermarmi solo per la sua presenza. Dal suo silenzio, dalla sua espressione e da una specie di imbarazzo sul viso (appena un’ombra di malinconia) si intuisce una pena nella sua anima, il palesarsi di un sentimento che mai avevo colto dal suo comportamento, una assoluta prima volta. E anche una delicata assenza, come se solo parte di lui fosse lì con me, mentre i suoi pensieri fossero rimasti altrove, una riservatezza che non mi sento di disturbare.
Non parla, non parla, non parla e io non so cosa fare. Capisco il suo turbamento ed evito ogni inutile disturbo, limitandomi a osservare con pazienza. Così continuiamo a spostarci, in silenzio, poi sono ancora solo.
Solo quando è andato rifletto sul fatto che ora indossa una veste azzurra, diversa dalla solita bianca di tutte le altre volte. Ho la quasi certezza allora che qualcosa sia cambiato, talmente grande è questa novità rispetto alla rassicurante monotonia del suo comportamento.
Non ho idea di quanto tempo sia nuovamente passato prima del ritorno di Mirele, capisco che questo concetto sul tempo che scorre sia da considerarsi superato, ma accettarlo non è semplice. Adesso ha una spada al suo fianco. Una spada! Alla mia domanda se sapesse come usarla mi ha risposto con uno sguardo che nascondeva una specie di sorriso. Non ho insistito, non avrebbe avuto senso e ho guardato i suoi capelli corti tirati all’indietro. “Che hai fatto dei tuoi lunghi capelli biondi?” Ne è seguito un nuovo lungo silenzio ancora più difficile da interpretare del precedente. Capisco che il suo pensiero non sia con me in questo momento e attendo: cosa sta succedendo, perché questi cambiamenti, che significato futuro comporteranno, come mai è cambiato il suo atteggiamento, in ultimo ci saranno conseguenze per me e il mio stato sospeso?
“Grandi cambiamenti sono accaduti recentemente. Cambiamenti che molti di noi non hanno cercato e che non pensavano possibili, dato lo stato e l’immutabilità delle cose. Cambiamenti ai quali nessuno ha diritto di opporsi perché venuti dalla luce, il tempo e il sapere, sopra lo sguardo del mondo. Chi ha osato avanzare il sospetto di una variazione inopportuna, è stato privato di ogni considerazione. Chi ha dubitato è stato nuovamente punito.
Chi ha voluto ricordare l’armonia di quello che è dall’inizio, è stato placato, affinché la superbia non torni a dominare. Non è concessa l’espressione del dubbio, non è permesso null’altro al di fuori del compito. Questo lo sappiamo da sempre e così lo abbiamo da sempre accettato. La concezione che il piano originale si sia rivelato errato, o inadatto e che abbia richiesto una variante non è concepibile e nessuno ha il diritto di formularla. È blasfemo il pensiero che qualcosa debba essere modificato rispetto a quanto scritto dall’inizio, perché la sola idea di un errore, contrasta con la perfezione assoluta che domina le nostre coscienze. Eppure, qualcosa è cambiato, molto per la verità, anche se niente può succedere che non rispetti la volontà e l’armonia del nostro operato”.
Pure nella sua rassegnata malinconia riesco a vedere una soffocata incredulità, una stanca delusione. La sua cupa disperazione non è solamente rivolta a se stesso, ma – è così chiaro – ad un coinvolgimento più ampio che riguarda sì moltitudini di persone, come anche un nuovo disegno universale, una visione diversa dell’intero creato e il sentimento di una intera specie. Come posso preoccuparmi di me e della mia sconsiderata pochezza, in momenti così gravi? “Ma di me che ne sarà? Questo cambiamento di cui parli non mi toccherà, non è vero? Non ci saranno mutamenti rispetto a quanto mi avevi detto”.
Mi guarda con il volto stanco, eppure vedo nei suoi occhi una immutata considerazione nei miei confronti, perlomeno nell’attimo in cui è durato quello sguardo. “No, nessun cambiamento, le regole pregresse rimarranno invariate… credo. Non penso che si arriverà a tanto, per quanto… in me non vi è potere alcuno di decisione, sono solamente un esecutore con grandi capacità di consolazione e spirito di giustizia, ma mi lega il giuramento che mi ha dato la vita e non posso agire in difformità da quanto deciso nel piano originale dei tempi. Né posso vedere nelle cose che verranno ed è sempre più difficile trovare conforto o speranza nei modi che ci accompagnano. Considera pazienza e coraggio, perché questo è quanto di meglio possiamo dare durante le avverse stagioni.” È stata l’ultima volta in cui ci siamo visti. Ho continuato per curiosità a muovermi di fianco di là (è lo stesso che stare fermi) e non sono giunto in alcun luogo diverso dal niente originale. Non ho più rivisto Mirele che non si è più presentato, come nessuno è venuto al suo posto. Continuo a pensare alle cose che mi ha detto, continuo ad aspettare in mancanza di meglio. Mi rode il dubbio che le sue parole mi hanno instillato, vivo quel cambiamento di cui ha parlato come una ingiustizia, mi fa male il sospetto di un eterno abbandono, mi strugge il pensiero del consumarsi di questa lunga desolazione, piango la mia sospesa situazione, mi chiedo se lui abbia accettato la nuova armonia di cui mi ha accennato e infine, non mi consola neppure più il ricordo della sua tranquilla dolcezza, unica cosa di cui ho memoria, da che sono arrivato in questo bianco assoluto.

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