INCANTESIMO D’AMORE

Racconto in concorso

INCANTESIMO D’AMORE

Di Francesco Lodato

«Io la amo, tu DEVI lasciarmi andare da lei!» urla il ragazzo bruno e riccioluto, con indosso l’armatura color grigio pietra e gli occhi spiritati. Perso nella sua follia amorosa, Giorgio cerca con tutte le sue forze di spezzare lo spesso blocco di ghiaccio dentro cui l’ho richiuso dalle spalle in giù.  «Calmati! Fa un bel respiro e rifletti: non conosci nulla di lei, sai a stento il suo nome! Ti sembra normale provare qualcosa del genere per una che non hai mai visto? Quella ti ha stregato». «Menzogne! Stai mentendo!» È inutile, il suo cervello è completamente fuori fase a causa dell’incantesimo d’amore. «Liberami! O ti farò pentire di esserti frapposta tra noi!» Niente da fare, è del tutto andato, divorato più dal desiderio che dal vero amore di cui vaneggia. Giorgio è già testardo di suo, figurarsi una volta sotto gli effetti della magia di Afrodite. Provare a farlo ragionare in questo stato è impossibile, sarebbe più facile opporsi a un tifone.
Siamo venuti qui, in riva al mare di Porticello, per poter parlare da soli. Gli ho chiesto di vederci per fare due chiacchiere lontani dal caos che sono diventate le nostre vite. Speravo di passare un po’ di tempo da soli, come ai vecchi tempi, prima delle armature e delle divinità risvegliate. Invece ci siamo ritrovati nel territorio di caccia di un’Aliade dai lunghi capelli corvini e il fisico da modella. Maledetta lei! Sono morta d’invidia guardandola emergere dall’acqua mezza nuda, con indosso solo una tunica bianca corta, fradicia e semi trasparente. Dopo due secondi di stallo alla messicana, miss ninfa bagnata ha iniziato a intessere il suo incantesimo mentre noi ci “cambiavamo d’abito”. Purtroppo lei è stata più veloce, colpendo Giorgio con la sua magia dell’amore. Una volta stregato, i suoi occhi nocciola si sono velati di bianco e quando la stronza venuta dal mare è tornata verso l’acqua, lui l’ha seguita. Bloccarlo al volo con un incantesimo glaciale mi è sembrata una buona idea, ma imprigionandolo temo di aver peggiorato le cose. È vero ciò che si dice: non c’è nulla più forte dell’amore, perfino di quello indotto con la magia. Lo vedo da come il mio migliore amico cerca di infrangere la propria prigione di ghiaccio. Sinceramente, affrontare Ares o Ade è stato più semplice rispetto a trattenere la libido scatenata da una singola Ninfa delle coste. Ammetto che la morte e la guerra mi appaiono più gestibili dell’amore. Mosso dalla forza di un’ossessione indotta magicamente, Giorgio riesce infine a liberarsi e fermandosi per riprendere fiato, mi fissa in maniera tutt’altro che amichevole. Ho provato con le buone a impedirgli di suicidarsi, ma quando lui estrae l’ascia da battaglia, portata nel fodero agganciato allo schienale della sua armatura, è chiaro che il tempo della diplomazia sia finito. «Tu non mi impedirai di seguirla, io starò con lei, a ogni costo!» afferma confermandomi di essere completamente impazzito. «Idiota! Finirai per affogare! Sono io quella capace di respirare sott’acqua!»; Lo dico senza riflettere, finendo per peggiorare ulteriormente la situazione. «Maliarda! Vuoi per te il suo amore!» Giorgio si è fatto il film sbagliato e il suo ringhio rabbioso mi conferma di essere nei guai. «Lei sarà mia! Non tua!» Lo dice come se io volessi realmente avere un rapporto saffico con la sua preziosa ninfa. È completamente rimbambito dalla libido, ma per quanto io non voglia combattere, dopo avere schivato i primi due colpi della sua arma, mi trovo costretta a sfoderare la spada che porto agganciata al cosciale della corazza. Mentre i colpi dell’ascia fendono l’aria carichi di elettricità, sento la lama di metallo azzurro vibrare quando devio i suoi attacchi prima di balzare indietro mettendo un paio di metri tra noi. Furioso, Giorgio mulina la propria arma contro di me, obbligandomi ad accompagnare i suoi colpi invece di bloccarli. Facendo opposizione rischierei di mandare in frantumi la spada, quindi continuo a difendermi, accompagnando ogni parata con movimenti fluidi di gambe e bacino. Frustrato dal mio stile di combattimento, lui prova a colpirmi con un pugno in piena faccia, obbligandomi a scartare lateralmente. In questo modo guadagna spazio, ruotando rapido su se stesso per sferrare un fendete devastante. Per non essere tagliata in due, balzo all’indietro in stile videogioco, capendo troppo tardi di essermi fatta fregare. L’ascia colpisce il terreno e la magia della terra si propaga dalla lama, creando un geyser di roccia e fango che mi investe dal basso spingendomi verso lui. Rialzandosi rapido, Giorgio estrae l’arma dal terreno menando un brutale colpo a mezz’aria. L’unica possibilità che ho per non essere tagliata in due, è assecondare il movimento cambiando però la traiettoria della caduta. Con un doloroso colpo di reni ruoto a mezz’aria portandomi in verticale e, poggiando una mano sul piatto dell’ascia, volteggio a mezz’aria atterrando alle sue spalle. Mi acquatto sia per ammortizzare la caduta che per evitare di un soffio l’ennesimo arco letale tracciato nell’aria dalla sua arma, portandomi a cinque o sei metri da lui. In quel momento Giorgio si guarda intorno e puntando gli occhi verso il mare, si dimentica dello scontro lanciandosi in corsa verso l’acqua, declamando a gran voce il suo amore. Se non lo stessi vivendo, tutto questo mi sembrerebbe davvero ridicolo. Sembrerebbe una storia priva di logica, costruita senza dare spiegazioni al lettore. Il pazzo malato d’amore, la bellissima creatura che lo ha stregato e la povera amica che cerca di farlo tornare in sé: un pessimo triangolo amoroso degno di un teen-drama anni Duemila. Resta il fatto che io debba fermare Giorgio senza farmi uccidere e per farlo metto alla prova una teoria: più gli sono vicina, più lui si concentra su di me evitando di correre verso la riva. Da inesperta degli incantesimi d’amore, mi limito a sfruttare la cosa tenendo la sua attenzione concentrata su di me, avvicinandomi alle sue spalle, rotolando per terra quando lui spazza all’indietro con il braccio destro cercando di colpirmi con la sua ascia. Per mia fortuna, essere ottenebrato dal desiderio lo rende più lento e goffo del normale, altrimenti sarei già una macchia sul terreno. Osservando il pianoro in riva al mare dove l’Aliade ci ha colti alla sprovvista, mi chiedo se la creatura ci abbia incrociati per caso o se sapesse del nostro arrivo. Molti esseri acquatici posseggono la capacità di prevedere il futuro. Lo so perché la mia armatura trae potere dalla stessa fonte che alimenta la magia di dei, semidei e spiriti legati all’acqua. È grazie a questa mia limitata preveggenza se sono riuscita a restare intera, ma questo trucco non mi terrà al sicuro per sempre. Mi abbasso, balzo, rotolo e salto sporcandomi di polvere e terriccio per evitare spazzate, fendenti e montanti con cui Giorgio cerca di colpirmi. Sto perdendo il ritmo e i suoi attacchi si fanno sempre più vicini. Se non mi invento qualcosa finirà per spaccarmi la faccia o saltare in acqua. Con questa frase che mi ronza in testa mentre faccio il possibile per restare viva, balzo all’indietro ruotando su me stessa, appoggiando una mano per terra accompagnare il movimento di caduta, rotolando rialzandomi fluidamente. Sono abbastanza lontana affinché l’incantesimo spinga Giorgio a concentrarsi sulla ninfa, ma non tanto da farlo entrare in acqua. Lo vedo barcollare confuso, come se la sua mente cercasse di liberarsi dal sortilegio d’amore.
Devo agire, ora o mai più: «Giorgio ascoltami…», come inizio è terribile, ma da qualche parte devo pur partire. Lui biascica confuso il mio nome facendo un passo indietro e due avanti, ma alla fine entra in acqua fino alle caviglie. Non ho più tempo: sfilo l’elmo, prendo un respiro profondo e mi preparo a fare la cosa più stupida e sincera della mia vita. Lui è l’unica persona che c’è sempre stata. Lui mi ha scelta per portare la corazza che indosso. Lui ha sempre creduto in me, più di quanto io abbia mai fatto. Per anni ho rifiutato ciò che provo, ma ammetterlo adesso potrebbe essere l’unico modo per salvargli la vita. «Io ti amo», tre parole pronunciate guardandolo fisso negli occhi. Mi ero ripromessa di non dirle mai per non turbare il nostro equilibrio, ma se qui si parla di amore, voglio credere che un sentimento vero possa sconfiggerne uno artificiale. È un’idea stupida, eppure mi è sembrata la cosa giusta da fare. Notando gli occhi di Giorgio tornare normali, sospiro sollevata. Poi la ninfa emerge alle sue spalle e il mio cuore si ferma. Prima che io possa urlare per avvertirlo, lei lo afferra trascinandolo sott’acqua. Presa dal panico, mi precipito verso la riva tuffandomi all’inseguimento. Immergendomi nell’elemento naturale della corazza, sento il mare accogliermi amplificando i miei sensi. Mi basta un pensiero per individuare la posizione di Giorgio, che la ninfa sta spingendo rapidamente verso il fondale. Scatto verso di loro sfrecciando attraverso l’acqua a velocità folle e raggiungendoli, scaccio la creatura marina con un fendente della spada, potrei affrontarla, invece le permetto di scappare concentrandomi sul corpo esanime di Giorgio. Ha bisogno di ossigeno e questo mi porta ad agire d’istinto. So che non dovrei, ma la prima cosa che mi viene in mente è afferrarlo, chiudendo gli occhi per baciandolo delicatamente, passandogli nel frattempo l’aria necessaria per sopravvivere. Forse sto approfittando un po’ del momento, ma continuo a baciarlo per molto più tempo di quanto servirebbe, sfogando gran parte della frustrazione amorosa che mi porto dietro da anni. Non avevo immaginato che accadesse così, ma quando raggiungiamo il fondale, lui si è svegliato. Reagendo al mio stato emotivo, la corazza brilla permettendoci di guardarci negli occhi, ci ritroviamo a ridere in silenzio e rilassandomi nel suo abbraccio, lo bacio ancora prima che finisca l’aria, passandogliene abbastanza per tornare in superficie. Ma lui non si muove, preferendo stringermi in un silenzioso e tenero abbraccio sul fondo del mare.

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