LA MESSAGGERA DI NUĒGHER

Racconto in concorso

LA MESSAGGERA DI NUĒGHER

Di Loriana Lucciarini

La pianura sottostante si illuminò sotto le prime luci dell’alba e un silenzio irreale congelò l’attimo. 
Baal attendeva l’imminente invasione del nemico con crescente angoscia.
Mya gettò uno sguardo preoccupato a suo padre.
Re Oörk aveva predisposto da tempo la difesa delle terre ma, conoscendo bene il potere delle truppe di Aesh, l’esito appariva già deciso: Zyr, il sanguinario dittatore dell’Ovest, non li avrebbe risparmiati.
«Attaccheranno oggi, ne sono certo, Sire.»
La voce di Erik giunse alle sue spalle. Lui le sorrise e i loro sguardi si incrociarono per un breve istante. Mya gli sfiorò la mano e lui le accarezzò con dolcezza i lunghi capelli corvini.
«Rimani con tuo padre e occupati della sua difesa» le ordinò, prima di precipitarsi a guardia delle mura. Lei annuì e impugnò l’elsa, pronta alla battaglia.
I sentieri erano coperti dalla coltre bianca dell’inverno che stringeva nel suo gelo l’intera vallata. Tutto appariva fermo, sospeso, cheto ma fu solo un attimo perché, poi, tutto cambiò.
L’attacco ebbe inizio e le bombarde frantumarono le mura della roccaforte. Quando le mura di cinta crollarono, l’esercito di Zyr si riversò all’interno, seminando morte e distruzione. L’assalto fu feroce e violento. Le truppe del Re, disposte a contenimento dell’avanzata del nemico, vennero sopraffatte.
Erik e uno sparuto drappello di uomini ripiegarono a difesa dell’accesso alla torre.
Mya, accanto a lui indossò tutto il suo coraggio di guerriera; strinse in un abbraccio l’amato padre e baciò per l’ultima volta l’uomo che amava e, quando i gangheri della porta ferrata cedettero, comprese che era giunto il momento di combattere o morire.
I nemici irruppero e, nonostante la strenua resistenza delle guardie reali, Mya venne fatta prigioniera, Erik ucciso e Re Oörk si ritrovò alle corde, fatto inginocchiare con la forza davanti all’usurpatore.
Zyr, beffardo, puntò la spada alla gola di Oörk.
«Re di Baal accetta la tua sconfitta e consegnami i sigilli della città» gli intimò, affondando la lama contro la giugulare. Vedendo che il sovrano manteneva il suo silenzio, Zyr afferrò Mya per un braccio e brandì minaccioso la spada. «Firma la cessione dei tuoi territori al mio principato e avrò clemenza per il tuo popolo.»
«Prometti che fermerai l’assedio.»
«Prometto. Firma!» lo sollecitò impaziente Zyr, allungandogli la pergamena.
Oörk, sconfitto, firmò e appose il suo sigillo sulla ceralacca.
«Ora le tue terre sono mie» Zyr era trionfante.
«Adesso ferma i tuoi uomini affinché non venga versato altro sangue» ribatté Oörk, ancora costretto in ginocchio.
«Quanto ami appellarti agli accordi!» rise divertito l’altro, «Sei un Sovrano puerile!» e, sollevando in alto la spada, gli tagliò di netto la testa. Mya non ebbe il tempo di reagire, perché la spada di Zyr colpì anche lei, squarciandole il petto.
«Fate sparire i loro corpi, il popolo di Baal non deve sapere della loro morte» ordinò Zyr ai suoi uomini. «Raccontate che sono fuggiti: un popolo senza una guida è più docile da dominare. E tu» si rivolse al messo viaggiatore consegnando la pergamena nelle sue mani, «Corri a informare il Consiglio che questa città ha un nuovo Re!»

Sbarrò gli occhi e la luce la colpì quasi fosse un pugnale.
Dopo attimi di apnea, riemerse dallo stordimento e si ritrovò a respirare a fatica l’aria umida della mattina. Dove si trovava? Dall’intricata foresta di mangrovie dovevano essere le paludi del Liir.
Non riusciva a muoversi, i rovi appuntiti le laceravano la pelle. Cadde in uno stato di delirio e rinvenne solo quando il buio aveva avvolto ogni cosa.
La ferita al petto pulsava, impedendole il respiro, ma era ancora viva. Gli uomini di Zyr l’avevano abbandonata lì pensandola morta, trasformandola in cibo per gli animali selvatici. I grufolii che provenivano da poco lontano le confermarono la sua ipotesi. Si tastò dentro il gambale e, con sollievo, vi trovò il pugnale: non era disarmata.
Doveva recuperare le forze, ma come? Ricordò che la saurella, la pianta miracolosa, cresceva in quella zona. Mya ne aveva già fatto uso in passato, conosceva i suoi effetti sorprendenti.
La luce della luna penetrava a fatica tra i grovigli di arbusti e lei si affidò all’istinto per trovare la direzione giusta. Il lago doveva essere a poca distanza, sentiva lo sciabordio dell’acqua e ne seguì il rumore, trascinandosi a fatica fino alla sponda fangosa. Trovò la pianta e ne prese diverse foglie. Le forze la stavano abbandonando e si affrettò. Schiacciò la pianta con una pietra e impastò la mistura con la sua saliva. Pose l’impacco a contatto con la ferita e la bendò, poi mise quel che restava sotto la lingua. Il potere curativo della pianta iniziò ad agire e Mya, sfinita, piombò in un sonno agitato.
Quando si risvegliò, il sole era alto in un cielo coperto da nuvole biancastre. Pose un nuovo impacco sulla pelle e per alcuni giorni si cibò di bacche e radici. La ferita guarì in fretta, le rimase solo una vistosa cicatrice. Riacquistate le forze, provò a pescare e venne premiata con un pasto di serpente d’acqua, che arrostì al fuoco.
Ancora un’altra notte e poi mi muoverò, pensò, scrutando la luna piena in cerca di risposte. Voleva riprendersi Baal, sconfiggere Zyr ma era sola, come avrebbe fatto?
Alle sue spalle, un tonfo ovattato la fece sobbalzare. Mya si mise in piedi e impugnò l’arma. Aveva esperienza di caccia, tuttavia, quando la creatura si palesò davanti a lei, trasalì. L’essere aveva sei zampe e lunghe zanne su un muso da cane. La lunga coda uncinata ondeggiava, spezzando gli steli dell’erba. Si trovava di fronte a Xydur, il demone del lago!
Xydur attaccò ma lei lo colse di sorpresa, con le mani afferrò le zanne, bloccandone i movimenti. Fece leva sulle gambe e l’atterrò di schiena. Puntò il pugnale sul muso della creatura e gli trafisse un occhio. Questi lanciò un terrificante mugolio e, scalciando, si rimise in piedi.
Il demone, furioso, agitò la coda. Mya scartò di lato e l’artiglio la mancò, ma poi cadde a terra e questi la colpì. La coda uncinata le lacerò il braccio e Mya venne scossa da singulti.
Veleno! pensò, ma vinse la paura e attese che il demone le fosse sopra per colpirlo al cuore. Conficcò il pugnale al centro del petto, la lama entrò in tutta la sua lunghezza. Xydur si dibatté ma poi le si accasciò addosso, senza vita. Aveva sconfitto il demone, ma bisognava bloccare l’avanzata del veleno. Dalla bisaccia allacciata alla cintura Mya estrasse la saurella e ne inghiottì alcune foglie, augurandosi che riuscisse a contrastare gli effetti maligni della tossina. Riuscì a spostare la carcassa purulenta che le gravava addosso e a liberare il respiro, ma poi la sua mente si annebbiò e fu scossa da spasmi. Lingue di fuoco la lacerarono da dentro e, all’apice del dolore, Mya pregò che Nuēgher, la dea della morte, arrivasse in fretta a raccoglierla con sé.

Una lacrima d’acqua bagnò le sue labbra arse, e fu sollievo in quel mare di fuoco.
Lentamente riemerse dal torpore e si scoprì distesa in un letto. Provò a muoversi ma la debolezza le tagliò il fiato.
«Non agitarti. Sei al sicuro, ora.»
La voce che le parlò apparteneva all’anziana seduta al suo fianco. La donna teneva in grembo un cesto colmo di erbe e aveva le mani macchiate dal succo di bacche.
«Ti sei svegliata, finalmente.»
«Chi sei, vecchia?» le domandò brusca.
«Sono la guaritrice di Aesh, mi chiamo Rae.»
«Tu, dunque, mi hai salvata?»
«Sì, ma tu hai davvero combattuto contro quella creatura?»
Mya annuì.
«Non immaginavo potessi sopravvivere, eppure l’hai fatto» la vecchia le rivolse uno sguardo cupo, «Adesso devi imparare a controllare i tuoi nuovi poteri.»
«Che vuoi dire?»
«Vincendo il demone ne hai acquisito la potenza. Il veleno ha sì consumato il tuo corpo, ma ti ha anche trasformata in un essere straordinario.»
Mya venne pervasa da una strana inquietudine.
«Voglio alzarmi, puoi aiutarmi?»
Rae posò il cesto sul tavolo, si pulì le mani e la sostenne nei suoi passi.
La magia ha consumato il tuo corpo, forse, aveva ragione, si sentiva come se una forza oscura le avesse risucchiato la vita, camminava a fatica.
Quando arrivò di fronte allo specchio, e il cuore mancò un colpo. Mya trattenne il fiato e scrutò le due donne riflesse all’interno. Una, con il grembiule macchiato di erba e l’altra, vestita con una candida camicia da notte. Entrambe, ingobbite dall’età, avevano la pelle bianca solcata da rughe profonde, ragnatele del tempo fatte di tracce di ricordi.
La verità le arrivò quasi come uno schiaffo. L’anziana che la osservava attraverso lo specchio, era lei. Due lacrime le punsero gli occhi. Chi era diventata? Non si riconosceva più.
«Che senso ha la mia vita, ora?»
Al di là della palude aveva lasciato una vita felice e amore, affetto, giovinezza. Aveva perso tutto.
«Le mie visioni mi hanno dato la risposta» le spiegò Rae carezzandole la testa con la sua mano nodosa, «Tu sei l’eletta, colei che riporterà la libertà in queste terre. La vita ha piani che si muovono in modo misterioso, Mya: la magia che ti ha trasformata, al contempo ti ha offerto una nuova vita, una nuova possibilità. In questo modo realizzerai il tuo destino.»
Nell’attimo in cui l’irriconoscibile presente e l’indistinto futuro si svelarono, le parole di Rae divennero certezza. Era vero: quando si era trovata al cospetto di Nuēgher aveva stretto un patto. La Dea l’aveva risparmiata, in cambio lei le aveva promesso tutte le anime dell’esercito nemico. Avrebbe tenuto fede alla sua promessa. Avrebbe distrutto Zyr perché lo odiava e gli avrebbe fatto scontare tutto il dolore che a lei era stato inflitto.
Mya puntò lo sguardo di nuovo allo specchio, fissando la sua nuova sé e non ebbe più paura.
Fu in quell’attimo che accettò il suo destino e divenne la messaggera di Nuēgher, la guerriera della vendetta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PromoSanValentino
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: