NATO CON LA CAMICIA

Racconto in concorso

NATO CON LA CAMICIA

Di Petya Shtereva Stefanova

Era una notte buia del giugno 1960. Le strade del piccolo paesino nel centro d’Italia erano vuote. La pioggia batteva sulle finestre delle case, facendo rumore. Le strade allagate si riempivano sempre più d’acqua e fango. Spaventosi tuoni colmavano il vuoto. Lampi numerosi e bianchi illuminavano il celo. La gente, dopo una lunga giornata di lavoro, dormiva nelle proprie abitazioni.
Una nave rotonda e di grandi dimensioni, proveniente da un pianeta sconosciuto, stava ferma in un’area sopra il paesino. Dentro la nave c’erano quattro extra-terrestri di colore verde chiaro. Davanti a ognuno di loro c’era uno schermo che permetteva loro di vedere ogni singola persona in paese. Cercavano qualcosa… o qualcuno. Loro non avevano paura dei tuoni e la pioggia. Avevano una missione speciale.
“Che razza di viventi?” diceva uno di loro in una lingua sconosciuta.
“Così elementari e brutti”, arrivò la risposta di un verde seduto accanto al suo compagno.
Tutti i verdi continuavano a guardare il proprio schermo. Guardavano solo le donne del paese. Con il pensiero riuscivano a proiettare sullo schermo ciascuna donna e ragazza da vicino. Per scherzo, a volte, avvicinavano il loro obiettivo talmente tanto che riuscivano a vedere ogni brufolo, ogni sporcizia, persino il dente giallo, che provocava qualche loro risata.
“Che schifo” diceva uno di loro con l’espressione di qualcuno che sta per vomitare.
“L’ho trovata!” gridò all’improvviso uno di loro. “È perfetta: giovane, sposata, con tre figli”. Tutti i verdi erano concentrati sullo schermo di suo amico. Giravano la testa, osservavano con attenzione il loro obiettivo.
“Sarà lei, è perfetta veramente” confermò un altro.
Una luce forte, un’energia soprannaturale uscì da sotto la nave e puntò verso la casa della donna prescelta. Lei stava dormendo, stanca, vicino al marito ubriaco. Il suo corpo addormentato volava leggero verso la nave, sotto la pioggia. L’energia che la circondava la proteggeva dall’acqua.
La mattina presto del giorno dopo il paese si svegliò come se niente fosse successo. La gente già in piedi si preparava per il lavoro quotidiano. Il sole sorrideva appena sveglio. Fu un giorno come tutte gli altri, ma per una famiglia era un nuovo inizio.

Il dodici febbraio del 1961 la donna scelta del paesino italiano partorì un maschietto.
“Si chiamerà Mario” decise lei dopo il parto a casa.
Mario cresceva come un bambino qualsiasi, ma non sapeva perché fosse il figlio preferito della madre. Odiava il padre sempre ubriaco e inutile, ma andava d’accordo con gli altri fratelli. Aveva paura di tutto e di tutti. La sua famiglia era povera, eppure il cibo non mancava mai grazie alla madre, che lavorava dalla mattina alla sera. Imparò in fretta ad apprezzare il denaro e la famiglia. La sua, senza suo padre era unita.
Sin da quando era piccolo notò che ogni ostacolo e ogni pericolo svaniva miracolosamente. Era fortunato. “Nato con la camicia” dicevano tutti quelli che lo conoscevano.
La sua gioventù passò in fretta. Povero ma felice, sempre protetto da una mano invisibile. Crescendo iniziò con dei lavori leggeri ma, nonostante ciò, era pagato meglio di tutti, senza sforzo. Non si faceva mai male. Non era bello, ma simpatico a tutti.
Povero com’era, riuscì a sposare la ragazza più bella e più ricca del paese. Alcuni mesi dopo il suo matrimonio nacque il suo primo e unico figlio Andrea. Il figlio cresceva bello e intelligente. Mario iniziò a pensare che intorno a lui ci fosse sempre un pizzico di magia. Abitava nella casa più grande al centro del paese, ma quest’evoluzione non causò alcun cambiamento del suo atteggiamento nei confronti della gente: era sempre gentile e di buona fede, non aveva brutti pensieri sugli altri.
In una notte di pioggia e temporali, verso mezzanotte, la nave dei verdi era di nuovo ferma sopra il paesino. I tempi erano diversi questa volta. La povertà nel paese era diminuita. Esisteva una zona industriale dove lavorava anche Mario. I guadagni erano alti, perciò anche la vita era migliorata.
“Mio figlio ha vissuto bene. Guadagna bene, ha un figlio bello, vive nella casa più ricca. Dio però mi ha lasciato delle istruzioni, cioè cambiare le cose leggermente”.
“Cosa intendi con leggermente?” domandava il verde vicino.
“Deve continuare ad essere fortunato, ma in modo diverso: per conto suo”.
“Intendi divorziato?” domandò il vicino.
“Sì, divorziato, ma senza che senta la mancanza di nulla. Dio manderà da lui un’anima pura che avrà bisogno di sostegno. La sua missione sarà sostenere quest’anima al meglio”.
“Sennò?”
“Sennò sarà punito con la sfortuna. Lui capirà da solo cosa deve fare”.
Una luce di energia illuminava nel buio la casa di Mario e lui continuava a sognare qualcosa di bello, sorridendo.
Piu i giorni passavano, più scontento era Mario del suo matrimonio. La sua bella moglie stava diventando sempre meno responsabile nei confronto della sua nuova famiglia. Non faceva i lavori domestici, non voleva far niente. Iniziò andare in giro con gli amici, a chiedere consigli solo a suo fratello. Ignorava sempre il marito.
Un giorno Mario, stufo dalla situazione, prese la decisione di tornare dalla madre e mettere fine a quel matrimonio inutile. Anche questa volta però la fortuna non lo abbandonò. Poco dopo trovò un appartamento vicino alla madre a prezzo bassissimo e si trasferì insieme al figlio, che aveva preferito vivere con lui. Mario era un buon padre. Ogni momento libero lo dedicava al suo piccolo Andrea.
Un bel giorno lo portò in un supermercato grande per fare la spesa. Prima di entrare nel negozio lasciava sempre il figlio a giocare ai videogiochi davanti ad un bar mentre lui prendeva il caffe chiacchierando con la barista. Quel giorno la barista era diversa, era una straniera qualche anno più piccola di lui. Era simpatica e gentile. Lui iniziò a fare le domande sulla sua provenienza. Era interessato, visto che non conosceva bene nessuno straniero. Viveva la sua vita e non aveva tempo né voglia di andare in giro per divertimento. Qualcosa lo spingeva a fare le domande e, all’improvviso, si rese il conto che la stava invitando a prendere un caffè. Non era da lui, come se una voce diversa dalla sua stesse parlando con quella ragazza.
Il giorno dopo Mario la aspettava davanti casa sua nel paesino vicino, dove lei viveva da anni con la figlia. Era una donna troppo magra per i suoi gusti. Era sempre nervosa e parlava troppo. Era indipendente e orgogliosa. Non era una persona tranquilla come lui, ma aveva un forte bisogno di sostegno e di una buona amicizia in un posto lontano da casa e senza parenti, in un mondo crudele per una donna sola con una bimba piccola.
Da quel giorno diventò la sua mano destra. Litigavano spesso per diversi motivi, ma una voce dentro di lui lo costringeva a tornare ad essere disponibile nei suoi confronti. Spesso facendo delle passeggiate sul lungo mare e lui, innervosito dalla sua intelligenza, le rispondeva male, o meglio, proprio quando voleva pronunciare la parola, una mano invisibile lo spingeva forte e lui rischiava di cadere in mezzo alla strada. Che gli stava succedendo? Lui, nato con la camicia, avendo un buon lavoro e una bella casa, una famiglia numerosa e unita, doveva sopportare la straniera ed essere sempre disponibile, perché lei era senza macchina e senza un lavoro fisso.
osì passavano gli anni. Ogni giorno, ogni festa, ogni ostacolo, Mario lo passò con lei e la sua amata figlia, che diventò come sua. Giocavano insieme al superenalotto, alle scommesse, e vincevano a volte modeste somme di denaro. Lui sentiva una voce interna che diceva che ogni bene che faceva sarebbe stato ricompensato.
Ed ecco un bel giorno che avevano giocato al superenalotto. La sera, dopo cena, lei lo chiamò con voce emozionata. Aveva vinto un’enorme somma di denaro, un numero con troppi zeri e voleva condividere con lui la sua emozione e percentuale del denaro vinto. La missione di Mario era stata raggiunta con successo.
Lei partì pochi mesi dopo con la sua figlia verso il nord Europa, alla ricerca di una vita migliore. Lui era andato in pensione con qualche anno in anticipo e si godeva la dolce vita insieme alla sua famiglia, nel suo amato paesino. Il paesino che non voleva lascare nemmeno per un giorno. Tutto ciò che voleva lo aveva già intorno a sé: era nato con la camicia. Ogni tanto pensava con nostalgia alla sua amica persa. Lei gli scriveva sempre e gli raccontava della sua nuova vita di successo. Era meglio così: ognuno aveva quello che voleva. “Fare del bene porta solo soddisfazioni”, pensò lui.

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