POSSO CONSIGLIARLE IL MENU?

Racconto in concorso

POSSO CONSIGLIARLE IL MENU?

Di Annarita Pietrino

Dalla terrazza della sua casa, Lara assaporava con gli occhi tutta la bellezza del panorama marino. Il monumento al gabbiano Jonathan Livingston, che svettava nell’azzurro del cielo e del mare lungo la Jonathan’s way, le dava come sempre il buongiorno. Il suo cerchio azzurro, che ribrillava sotto i raggi del sole, racchiudeva non solo la fantastica vita dei gabbiani, ma anche tanti sogni, tutti ancora da realizzare. E Jonathan, che stava più in altro degli altri, sembrava sul punto di spiccare il volo verso mete sconosciute. Era il 18 febbraio 2120 ed era il giorno del suo novantesimo compleanno. L’esoscheletro leggero le consentiva di alzarsi dalla sedia senza particolari difficoltà. Raggiunse, quindi, la cucina posta al piano di sotto dove Colin cercava di mostrarsi al suo meglio. Non sfavillava più come quando era arrivato per la prima volta in casa sua. Alcune delle cellule di proiezione erano saltate, ma lei si rifiutava di mandarlo in assistenza, perché ciò avrebbe comportato la sostituzione del suo modello ormai datato e la scomparsa di Colin. Una cosa che lei non era disposta ad accettare.
«La colazione è pronta, signora.» gracchiò il sistema di cucina integrata
«Grazie, Colin.»
Lara si accomodò al tavolino posto vicino alla finestra e si lasciò inebriare dal profumo della salsedine e dal rumore delle ondine, che stuzzicando il suo olfatto, stuzzicò anche la sua memoria. E tornò a quei giorni di circa settant’anni prima quando tutto era cambiato nella sua vita.
Lara afferrò il telecomando, un minuscolo oggetto di forma triangolare, con grande emozione e sentendosi anche un po’ stupida, mentre lì in piedi nel bel mezzo della cucina contemplava il nuovo sistema di cucina integrata della Livingstone. Il modello comprendeva un forno multifunzione, un frigorifero, un piano cottura e un robot da cucina collegati via bluetooth a un’unità centrale di forma cubica. Quando premette il pulsante rosso, uno sfavillio di colori riempì la porzione di spazio davanti al cubo e dopo alcuni secondi apparve un giovane dai capelli arancioni e gli occhi verdi, che indossava un completo bianco candido.
«Buongiorno signora, il mio nome è Colin, modello Lv10.» annunciò il giovanotto scintillante, per poi proseguire nella presentazione di tutte le sue funzionalità, mentre Lara non poteva fare altro che ascoltarlo incantata «Ha delle domande da farmi, signora?»
«Stasera ho una cena…»
«Un incontro galante?»
«Direi di sì.»
«Bene, posso consigliarle il menù?»
Lara accettò con entusiasmo e passò l’intero pomeriggio in cucina con Jonathan, seguendo le sue istruzioni per la preparazione della cena. Quando il campanello dell’ingresso suonò, Lara si rese conto che erano arrivate le 19.30 senza che lei se ne accorgesse. Andò ad aprire la porta, mentre l’ologramma scompariva discretamente e tornò in compagnia di un uomo che reggeva una bottiglia in mano.
«Non dovevi disturbarti, Andrea.»
«Nessun disturbo, ho pensato che una bottiglia di vino ci stesse bene.» rispose l’uomo, baciandola delicatamente sulla guancia.
Lei si ritrasse e arrossì: «Mettila pure in fresco, mentre io vado a cambiarmi.»
L’uomo raggiunse la cucina, dove lo sguardo gli cadde su una vaschetta per il ghiaccio vuota poggiata sul tavolo. Sorrise.
Quando Lara apparve in cima alle scale, lui la fissò intensamente. La trovava bellissima. Si era sciolta i vaporosi capelli biondi, perché sapeva che a lui piaceva quando li portava così e aveva messo quell’ombretto che faceva risaltare i suoi splendidi occhi verdi.
«Sei bellissima…» le disse
«Grazie… Dai sediamoci che la cena altrimenti si fredda.»
Colin osservò con soddisfazione il successo sia dei suoi antipasti che del suo primo speciale. Da dove si trovava non poteva non sentire la conversazione che, nel corso della serata, si fece via via più agitata. Quando sentì sbattere la porta d’ingresso, capì che nessuno avrebbe assaggiato il suo meraviglioso dessert. Lara entrò in cucina con gli occhi umidi, posò i piatti e sparì. Si dimenticò di disattivarlo, così l’ologramma passò la notte in cucina a osservare dalla finestra il luccichio della luna sulle onde del mare e il suo riflesso su quel grande monumento del porto.
«Mi sa dire chi ha realizzato quel monumento, signora?» chiese Jonathan, non appena Lara mise piede in cucina la mattina dopo.
Lei sobbalzò per lo spavento, aveva passato la notte in bianco, a piangere e a rigirarsi nel letto. Non si ricordava affatto del suo nuovo acquisto.
«Quale monumento?» chiese distrattamente. Aveva bisogno di un caffè.
«Quello che si vede dalla finestra, lo trovo molto bello. Il caffè è pronto, signora.»
«Oh… quello. È il monumento al Gabbiano Jonathan Livingston del maestro Mario Lupo. Qui a San Benedetto del Tronto è molto famoso. Grazie per il caffè.»
«Io non sono di qua, come può immaginare, ma posso accedere alla banca dati dell’azienda produttrice.» Colin si accorse che la signora aveva la mente altrove e cambiò argomento: «Desidera fare colazione?» lei scosse la testa. «Ha preferenze per il pranzo?»
Lei neanche lo guardò e lasciò la cucina, prima che lui avesse il tempo di dirle che, all’occorrenza, avrebbe anche potuto spegnerlo. Così la sentì parlare al telefono.
«Ho rovinato tutto! Era l’occasione per ricominciare e invece io ho tirato di nuovo fuori quella vecchia storia e gli ho rinfacciato i suoi errori. Se ne è andato… e questa volta per sempre! Sono stata una stupida! Ho rovinato tutto… di nuovo!»
Nei mesi che seguirono Colin assistette impotente al cambiamento di Lara. Il suo viso era ogni giorno più teso e i suoi occhi sempre più spenti. Una mattina la donna si presentò in cucina con un flacone di pillole bianche.
«Non sta bene, signora?»
La donna non rispose, ma rovesciò il contenuto del flacone in una mano.
«Signora? Non credo che dovrebbe farlo.»
La donna lo guardò con uno sguardo vacuo: «Per quale ragione? Non mi è rimasto più nulla.»
«Si sbaglia, qualcosa c’è, qualcosa che il signor Andrea ha lasciato qui quella sera. Perché non prova a guardare nel freezer?»
Lara esitò, poi lasciò andare le pillole. Nel freezer c’era solo una vaschetta per il ghiaccio e quando vi guardò dentro, vide qualcosa. La mise sotto l’acqua. Quando l’anello fu nelle sue mani cominciò a piangere.
«É la mia fede nuziale…» disse con voce rotta. «Gliel’avevo restituita quando ci siamo separati. Voleva ridarmela… e io ho rovinato tutto…»
«Perché non lo chiama e gli dice che l’ha trovata?»
Lara fissò prima lui e poi l’anello. Non sapeva dire cosa fosse più reale, se quella diavoleria meccanica che l’aveva salvata da un gesto disperato, oppure quell’oggetto simbolo di qualcosa che si era sgretolato con il passare degli anni. Allo stesso tempo, però, non poté fare a meno di ricordare il giorno del loro matrimonio e le promesse che si erano scambiati insieme agli anelli. Avevano permesso che le difficoltà prendessero il sopravvento, a un certo punto avevano perso la fiducia in Dio e non avevano più dato importanza al sacramento che avevano celebrato insieme. Quell’anello, che continuava a rigirare tra le mani, le riportò tutto alla mente. Lei si era presa un impegno e anche Andrea…
Lasciò la cucina per tornare poco dopo.
«Verrà a cena!» annunciò trionfante.
«Molto bene,» disse Colin, sorridendo «Posso consigliarle il menù?»
Lara annuì, mentre guardando fuori dalla finestra coglieva il riverbero del gabbiano di bronzo.
Lo stesso che stava osservando in quel momento. Quella sera lei ed Andrea avevano di nuovo spiccato il volo insieme e non si erano più separati.

«Buongiorno Andrea. La colazione è pronta.» gracchiò nuovamente la voce di Colin, quando suo marito entrò in cucina.
«Buongiorno amore e buon compleanno.» la salutò, baciandola delicatamente sulle labbra.
Colin sfavillò. Era con loro da così tanto tempo, che ormai Lara aveva imparato a leggere il suo linguaggio. L’ologramma era contento. Neanche lei avrebbe saputo spiegarlo, ma in qualche modo quel giorno Colin le aveva salvato la vita e se poteva festeggiare il suo compleanno lo doveva a lui.

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