TROGLODITI

Racconto in concorso

TROGLODITI

Di Carlo Baratta

Ugo, esce dalla cella, ostenta con un sorriso beffardo il papillon che ha appena annodato. Sale sul drone pulmino, legge sul monitor 21 giugno 2120 10:15. Saluta Ada, detenuta in un’altra cella, seduta accanto a lui “A Luigi XVI è capitato di peggio, tra pochi anni torneremo liberi e useremo questi agglomerati di silice come soprammobili”. Ada ha indossato un completo con gonna e blusa azzurre, così da valorizzare il suo viso ovale e i capelli bruni, un paio di scarpe con tacco e un foulard giallo. Cloe, Dino, Elio e Ilde sono già sul banco degli imputati, Ugo e Ada si uniscono a loro, Ugo osserva il clone difensore “Potevano costruirne uno più recente, di Perry Mason ne parlava mio nonno”, Dino sorride e aggiunge “Anche il clone giudice è ridicolo, una giovane donna con toga che ricorda la dea della giustizia romana”. Cloe è agitata ma a stento trattiene una risata. La giudice inizia la lettura dei capi d’accusa: “Violazione della legge sulla sterilizzazione, reiterato rifiuto al cambio periodico di sesso, opposizione ai rapporti sessuali programmati”, prosegue con la formula. “Avete qualcosa da aggiungere?”. Ugo fa presente che prima di amare gli altri si deve amare se stessi, ma se non si sa chi si è non si può fare. La giudice sottolinea “Stupidaggini”. Ilde, la più bella del gruppo, bionda, capelli lisci, con occhi verdi guarda i visori oculari della giudice, con tono dimesso, aggiunge “Mi scusi, ma che pannolini mi suggerisce per la detenzione?” La giudice, notando il rispetto che Ilde ha mostrato nel formulare la domanda, ricerca la parola “pannolino” nel suo data base, poi urla “La sua domanda è un’offesa. Si vergogni, mi state facendo perdere tempo, avvocato cosa ha da dire?”. Il clone di Perry Mason si alza ruota la testa guarda la giudice, alza il braccio verso gli imputati e sentenzia “Mi appello alla clemenza della corte”, poi si siede. Ugo non si trattiene: “Anni di innovazione tecnologica, programmi di intelligenza artificiale e questo il risultato. Questa è la vergogna, non il nostro comportamento”. La giudice, per dimostrare la sua superiorità tecnologica parla senza muovere le labbra. “Le vostre reazioni contrastano col bon ton degli asessuati, vi condanno, per i gravi reati commessi, all’ergastolo che sconterete in un’area extraurbana dove dovrete provvedere al vostro sostentamento, la società della scienza non può occuparsi di devianti ostinati”.
Il clone del tenente Colombo li accompagna a prendere alcuni effetti personali nelle loro abitazioni che saranno sequestrate. Un elicottero li conduce su una collima dell’alto Monferrato disabitata. Dopo l’atterraggio il tenente Colombo scende con i detenuti, mette ai loro polsi dei braccialetti segnalatori, comunica che quel territorio è recintato con robot guardiani, precisa che i detenuti hanno uno spazio di azione di un kilometro di raggio. Fa alcuni passi verso l’elicottero poi si volta e aggiunge: “Voi trogloditi forse non vi siete accorti che qui si arriva solo dall’alto”. Ugo quando sente la parola “trogloditi” vede un lampo.
Elio prende i suoi bagagli, guarda il resto del gruppo e sorride, “C’è poco da essere felici, non ti capisco Elio” dice Cloe. Elio alza la mano destra, la muove facendo un mezzo arco “Guardate che meraviglia, non sono preoccupato perché’ conosco Ugo, lui prima del grande reset era un imprenditore agricolo, il suo peperone arlecchino era esportato in tutto il mondo”, Ugo accarezza le guance di Cloe “Ricorda, nel 2110 hanno resettato tutti i file anagrafici, ridato nome a tutto e io sono diventato yyhu8x, dovevo cambiare sesso ogni otto mesi, i ribelli come noi sono stati esiliati. Qui c’è molto da lavorare ma sopravvivremo alla grande”. Entrano in quell’unico edificio a due piani con parecchie stanze. Nella cucina molto ampia trovano su un tavolo cinque braccialetti aperti e un tegame con funghi fritti, questa stanza è in ordine. Al piano superiore dieci camere con letto armadio e finestra, solo un letto non è rifatto. Dino da una finestra vede quattro corvi che volano in cerchio, si insospettisce, va dove li vede planare e urla: “NOOOOO”. Tutto il gruppo corre verso Dino, lì trovano cinque fosse e un impiccato mangiato dai corvi, il suo braccialetto aperto in terra. Ada legge, sulle lapidi di legno, la data incisa, della morte, osserva che è avvenuta due giorni prima del loro arrivo, ipotizza che l’impiccato sia il cuoco. Tornati nella casa Ugo guarda il resto dei funghi. “Amanita muscaria, molto velenosi ma belli da vedere”. Ilde chiudendo la porta nota un foglio, lo legge: “La corrente sarà erogata dalle diciannove alle venti per cucinare un pasto caldo, i robot guardiani forniranno settimanalmente le confezioni di acqua gel per ognuno”. Quella notte decidono di dormire tutti nella sala a piano terra. Quella notte un intenso e prolungato temporale con lampi e tuoni non li fa dormire. La mattina alle sette i robot guardiani li svegliano con un lungo suono di sirena. Ugo apre la porta, guarda fuori, sente i robot che ordinano a tutti di uscire nudi per la sanificazione, in cortile un robot irrora i corpi con un antibatterico, l’altro consegna le capsule di acqua gel. “Ritorniamo tra una settimana, trogloditi, se sarete ancora vivi”. Ugo vede un altro lampo. Mangiano dei fichi estivi e iniziano l’esplorazione dell’ambiente circostante. Ugo, terminato il temporale, ha sentito il suono di una campana, si ricorda che dietro la casa, dove sono inumati i cadaveri, ci sono solo prati, a est colline, a ovest un bosco di lecci, olmi e sambuco, a nord le garitte dei robot. Sale sul tetto, osserva, scende nel cortile, chiama gli altri. “Sopra di noi, dietro al bosco, ho visto una torre e due tetti. Direi 50 metri da fare in salita”. Ugo e Dino decidono di salire. Dino entra in cucina, prende un cucchiaio e una pentola e inizia a percuoterla. “Se ci sono animali dovrebbero scappare”. Ilde si mette due dita in bocca e lancia fortissimi fischi. Elio raccoglie delle pietre e le tira dentro il bosco. Terminati questi riti i due salgono. Il paese che vedono è ancora integro. Ugo sfonda la porta del municipio, trova la planimetria della zona, scopre che anticamente erano presenti pozzi attivi, in un cassetto recupera un binocolo, ci sono mobili utilizzabili, bandiere stinte e antiche apparecchiature informatiche. Dino entra nell’edificio vicino, la caserma dei pompieri, lì trova il camioncino con le scale di alluminio e le asce. Con Ugo decide di usare le asce per segnare il passaggio e permettere agli altri di salire. Scendono. Ada vede il sorriso di Ugo, è felice. Cloe si avvicina a Dino, guarda l’ascia “È abitato il paese”, Dino ruota la testa prima a destra poi a sinistra, ripete il gesto. Salgono tutti, Ugo per primo, Dino per ultimo. Elio sale sulla torre del municipio, col binocolo cerca altri villaggi e vede le garitte dei robot con una centrale a pannelli solari, si volta, alla sua destra l’impianto eolico del paese, è stato distrutto. Ada entra nella chiesa, declassata a magazzino con oggetti buttati a caso, si blocca davanti ad un apparecchio con uno schermo piccolo. “Venite a vedere”, Dino lo riconosce. ”Un radiotrasmettitore. Grande ritrovamento, ora dobbiamo inventare un modo per alimentarlo e poi potremo inviare messaggi a tutto il mondo”. Cloe entra nell’abitazione del sacerdote, che ha muri comuni con la chiesa, sposta il comodino e trova delle prese usb e a jack, sull’altro vede un’abat jour a led, prova ad accenderla e si illumina. “Venite, qua si accende un led”. Ugo osserva che i conduttori escono dalla vecchia canna fumaria, torna nella chiesa, sale sul campanile e lì trova una pala eolica e un foro nella canna fumaria dove passano i conduttori. “Bene, con piccole modifiche possiamo alimentare il ricetrasmettitore”. Elio ha trovato, in un’altra abitazione, due fucili subacquei a elastico. “Ho visto molti conigli selvatici. Abbiamo due possibilità per colpirli, meglio di nulla”. Tornano sulla via, Cloe urla: “Aiuto, aiuto!”, corrono, lei sta per essere attaccata da un gallo grande come un’oca. Elio guarda il gallo, fa vedere i fucili con la fiocina, il gallo si ferma, lancia un grido, arrivano quattro pennuti che sembrano oche, ma sono grandi come struzzi. Ugo sente una vampata di calore, osserva le mani che stringono l’ascia, trema, guarda i compagni: “Andiamo via, questo posto non mi piace”. Ilde lo ascolta, prosegue per la via, è attratta da un arco di pietre, lo attraversa. “Venite, sembra abitato, vedo delle persone”. La raggiungono. Sentono una sirena e a loro appaiono due ologrammi che li accusano di evasione, cercano di fuggire ma i loro piedi sono incollati al selciato, rivedono il tenente Colombo accompagnato da un clone incappucciato- “Molto bene, trogloditi evasi e armati di asce e fiocine. Soggetti pericolosi, la conseguenza è l’impiccagione. Procediamo”. Ugo vede un lampo, sale sul patibolo per primo, sente il cappio sul collo, l’incappucciato muove la leva che apre la botola. Ugo sente il suo corpo freddo, sta tremando, apre gli occhi, vede. “Strano per un morto”. Si volta, sulla destra scorge Ada. “Anche da morti insieme, che bello”.
Ada sorride. “Ugo stai delirando. È la terza volta che vengo a coprirti, per tutta la notte ti sei agitato, ti sei tolto la coperta e ogni tanto urlavi TROGLODITIII, mi sono spaventata, ti avevo avvisato che troppi peperoni, asparagi e aglio ti avrebbero fatto male”. “Per fortuna è solo una banale indigestione, vieni qua Ada, che ti bacio”. “Non ci penso proprio. Puzzi di aglio e sei pallido come un cadavere, ora che ti sei svegliato vado a farti una tazza di vin brulé, nel frattempo metti il cuscino sotto i piedi, così da fare circolare meglio il sangue e stai tranquillo”.

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