ARDELIA

Racconto in concorso

ARDELIA

Di Pierluigi Cuccitto

“Gli adulti sono proprio dei bugiardi”, pensò Ardelia.
“Sono tutti pronti a sostenere che la magia è libertà, possibilità infinite, desideri a portata di mano… eppure, se non realizzi gli incantesimi seguendo rigidamente il Manuale Sublime delle Streghe, ti guardano come se fossi un’appestata! Non ne posso proprio più”, concluse, amareggiata.
Si allontanò dalla finestra, e si decise a scendere di sotto. La vecchia Yagira sarebbe arrivata di lì a momenti, ed era meglio non far innervosire la vecchia arpia.
Ardelia non aveva proprio voglia di essere trasformata in un rospo, o in chissà cos’altro…
Appena scese l’ultima rampa di scale della casa a due piani nella quale abitava con i suoi genitori, si trovò davanti la vecchia.
Yagira, la Strega Prima di Mandalay, il regno delle streghe e dei maghi di Nandèra. Lì vivevano tutti i grandi talenti della magia, almeno per metà dell’anno, durante la stagione invernale, e passavano il tempo a discutere, preparare incantesimi, sortilegi e profezie, almeno così sì diceva; Ardelia non ci era mai stata, comunque, e non sapeva se crederci o meno… ma presto si sarebbe fatta un’opinione in proposito, perché Yagira era venuta a prenderla proprio per portarla a Mandalay.
I suoi genitori l’avevano iscritta al Corso Magico di Base, com’era abitudine per tutte le ragazze di buona famiglia di Bojomar. Lei odiava la moda, e i trucchi di magia li detestava… Lei amava leggere, ascoltare gli altri, camminare libera tra i boschi… e ogni tanto, quando non ci pensava, si accorgeva di intuire i sentimenti e le emozioni degli altri. Imparare gli incantesimi non era così divertente e appagante.
A quel corso si sarebbe annoiata, ne era certa… ma non poteva deludere i suoi genitori, di certo non dopo tutti i sacrifici che avevano fatto per pagarle la retta d’iscrizione. Sbuffò, sconfortata.
Sarebbe andata con la vecchia Yagira, ma giurò a sé stessa che se si fosse annoiata troppo avrebbe smosso mari e monti per tornarsene a casa!
Yagira la scrutò da cima a fondo, con il solito disarmante cipiglio, e scosse la testa. “Sei tutta sogni e sbuffi di fumo, ragazza – borbottò – sogni e sbuffi di fumo!”
La vecchia brontolò rassegnata, e uscì di casa senza dire una parola, precedendo Ardèlia. La vecchia strega entrava nelle case altrui come se fossero sua proprietà, perché la sua autorità era considerata indiscutibile; gli abitanti delle varie dimore di Bojomar si facevano piccini di fronte a lei, riducendosi a suppellettili di casa… con la facoltà di parlare.
Ardèlia sospirò, e richiuse la porta di casa alle sue spalle. I suoi genitori non l’avevano nemmeno salutata, quella mattina, tanto erano spaventati dall’ingombrante presenza della vecchia maga.
La ragazza preferì non pensarci e, raggiunte assieme a Yagira le stalle poste dietro la casa, inforcò il suo bianco puledro personale, Bardo, e si avviò, facendo trotterellare il puledro a fianco del povero roano della vecchia maga. Quella povera bestia, a giudicare dalla sua espressione, avrebbe voluto trovarsi da tutt’altra parte.
Sorrise tra sé. Amava molto cercare di percepire i pensieri degli altri, e aveva notato più volte che con gli animali i tentativi le riuscivano parecchio bene. Se al Corso le avessero insegnato come poter gestire e controllare meglio questa sua qualità, allora sì che si sarebbe divertita!
Pia illusione, si disse. Già si immaginava china sui banchi della scuola mentre cercava di districarsi nell’ardua comprensione delle vitali differenze tra il veleno delle Lucertole Mascherate e quello dei pugnali dei Ladri del Silenzio…
Deprimente. “Mi aspetta la catastrofe totale”, pensò Ardelia.
Col passare delle ore, l’umore di Ardelia migliorò. Le due donne, infatti, stavano percorrendo le ondulate pianure di Zelonia, passaggio necessario per arrivare a Mandalay e alle Foreste dell’Ovest, e quelle pianure erano così belle che Ardelia dimenticò per un po’ le sue frustrazioni e si immerse nella contemplazione di quel verde sconfinato, nel quale animali selvaggi e campi coltivati dimoravano assieme senza farsi la guerra. Merito della nuova dinastia regnante di Zelonia, che aveva abbandonato lo spirito guerriero e si era messa a pacificare la propria piccola nazione. Ardelia era fiera di far parte del Regno, e si sentiva molto fortunata a vivere in un’epoca di pace. Assaporò il dolce vento che accarezzava l’aria, e sorrise.
La sua allegria durò molto poco. La vecchia arpia, infatti, non contenta di averla trascinata via di casa con quei modi tremendi, aveva deciso che era arrivata l’ora di una lezione preliminare, sul campo. “Vista la tua precoce fama di vagabonda e perditempo, meglio arrivare a Mandalay preparata in modo perlomeno decente. Non credi?”, concluse, squadrandola severamente.
“Sì, signora”, rispose Ardelia, sforzandosi di sorridere, ma maledicendola dentro di sé.
La ragazza si sedette, e cominciò ad ascoltare la vecchia, cercando di celare la sua noia, che cresceva di minuto in minuto: Yagira aveva tirato fuori dalla sua borsa in pelle di Lince delle Nevi – e Ardelia rabbrividì, perché le Linci erano Animali Parlanti, e a Bojomar erano Sacre – vari tipi di erbe, terapeutiche, velenose, incantanti, restringenti e ammalianti, e le mostrava alla ragazza, illustrando in modo dotto i loro usi, le dosi necessarie, le regole che servivano per usarle correttamente.
Ardelia era piena di buona volontà, ma si perse presto dietro alla differenza tra l’Erba Rimpicciolente, che andava usata solo nelle notti di luna crescente, e l’Erba Catatonica, che serviva per rendere inoffensivi i tuoi nemici, che bisognava maneggiare esclusivamente tra gennaio e febbraio; la sua testa cominciò a girare, e all’improvviso si ritrovò a sbadigliare.
Yagira la vide compiere quel gesto sacrilego, e si mise le mani sui fianchi. “Non farai molta strada, se apri la bocca in quel modo – sbottò – comunque, riconosco che tre ore di lezione improvvisata per oggi sono sufficienti, e il tramonto è passato da un pezzo. Forse domani, con una buona dormita, sarai molto più efficiente”.
Detto ciò, mosse le mani per aria – a Nandèra le bacchette non si usano MAI, per nessuna ragione, è roba da mondi selvaggi – e all’improvviso una tenda ampia, di colore giallo crema, protesse le due donne, che si ritrovarono all’interno di una vera e propria dimora, con due letti, un bagno e persino un divano per rilassarsi, con una lince impagliata ai bordi del divano. Ardelia ebbe di nuovo un tremito, alla vista di quella lince; lei proprio non riusciva a capire perché a Mandalay le linci non fossero tenute in nessuna considerazione. Erano animali bellissimi, saggi, e generosi; e i signori di Bojomar chiedevano loro sempre consiglio, per non parlare del Re di Zelonia, che come primo ministro aveva addirittura una Lince delle Nevi!
Quella vecchia era pazza, a sfidare la sacralità degli Animali Parlanti in quel modo… ma cercò di trattenersi, e di non mostrare le sue perplessità, perché aveva la sensazione che a quell’arpia non sfuggisse proprio niente.
“Se voglio arrivare viva alla scuola, meglio che sto zitta”, pensò; e dopo aver salutato la vecchia Yagira, si stese su uno dei due letti, e si addormentò subito. Quella lezione improvvisata l’aveva proprio sfinita.
Era ancora notte fonda, quando si destò improvvisamente. Qualcosa l’aveva scossa, nel sonno, era come una voce lontana e fioca che però la chiamava, in maniera inesorabile, e lei sapeva che doveva svegliarsi e andare verso la voce. Non indagò le ragioni, lo sapeva e basta. A quel punto si svegliò.
“Solo un sogno”, si disse subito; ma non ne era convinta. A Nandèra nessuno crede che un sogno sia solo un sogno. Tante imprese, innumerevoli eventi, numerose svolte della storia hanno avuto origine dai sogni. Ardelia non pensava di essere stata chiamata a grandi imprese; ma comunque quel sogno l’aveva profondamente scossa, e rinunciò a tornare a dormire: non voleva più chiudere gli occhi, era troppo agitata. Uscì dalla tenda, voleva vedere le Pianure alla luce della luna.
Si mise a sedere sull’erba, poi alzò lo sguardo… e la vide. Una Lince delle Nevi. Era comparsa improvvisamente di fronte a lei, e la fissava con due incredibili occhi azzurri, antichi come il mondo, dolci come una carezza di una madre ma allo stesso tempo emananti un potere latente che lei però sentiva. Aveva sempre avuto la capacità di percepire i pensieri degli Animali, e quella non era una bestia come le altre. Una Lince delle Nevi è l’animale parlante più antico del mondo, custode delle Profezie che decidono i destini di molte vite di Nandèra.
La Lince non parlava, la guardava soltanto. Era comparsa in mezzo alle colline, dal nulla, ma sembrava essere lì proprio per lei. Ardelia chiuse gli occhi, come faceva sempre quando cercava di mettere in azione le sue capacità empatiche. Quella voce che aveva udito in sogno era della Lince, ne era certa.
Pensieri vennero. Domande e risposte. Sei qui per me? Questo è da vedersi, dipende da te. Sempre enigmatiche le Linci, dicono. Questo è l’unico modo per non impazzire di fronte alle svolte del mondo. Ho sentito una voce, credo che tu mi abbia chiamata. Forse. Se vuoi andare dietro a quella vecchia così efficiente… No! Io voglio conoscere la vera magia, quella del cuore, che spinge a grandi imprese, non quella che imprigiona la mente e il cuore e ti incatena ad una vita in cerca del potere!
Allora vieni con me. Lei al risveglio non si ricorderà di te.
E i miei genitori?
La Lince si stirò in avanti, poi la guardò intensamente con quegli occhi meravigliosi e terribili.
Se vieni con me un giorno forse li rivedrai. Tante cose stanno cambiando in Nandèra, e quella vecchia non sa che Mandalay potrebbe essere, con le sue arroganti azioni, la causa della fine del mondo come l’avete conosciuto. Se mi seguirai, forse troverai un modo per scampare alla rovina e salvare i tuoi genitori.
Ad Ardelia batteva forte il cuore. Aveva paura, ma l’Avventura, lo Spirito Supremo di Nandèra, era entrato in lei, e l’aveva colpita di un amore folgorante.
Non pronunciò parole, ma annuì con la testa, e avanzò verso la Lince. Accarezzò la nobile bestia, che le si strusciò addosso, poi si girò e cominciò a camminare nella notte.
Ardelia la seguì, e non si volse più indietro.

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