IL CUSTODE DELLA FIAMMA

Racconto in concorso

IL CUSTODE DELLA FIAMMA

Di Vincenzo Grassini

Questa che state per leggere non è la solita favola che inizia con “c’era una volta”. Vi anticipo anche che non finirà nemmeno con un “vissero felici e contenti”. Questa che andrò a raccontarvi è una normale storia ambientata non tanto tempo fa in un luogo non molto lontano. Ed è proprio così che comincia: con un normale ragazzo, in una normale stanza, in una normale casa, in una normale città.
Giacomo era esattamente ciò che si suol definire “un ragazzo come tanti altri”. Giacomo non aveva nulla di speciale: portava il solito taglio di capelli, i soliti vestiti ed aveva i soliti hobbies. Era esattamente un ragazzo standard. Uno di quei ragazzi che trovi quando tra le immagini cerchi “ragazzo”. Non che lo si potesse definire un tipo alla moda, ma non era possibile neanche dire il contrario. Giacomo era nell’esatto mezzo. Né troppo appariscente, né troppo poco. Né troppo conforme, né troppo ribelle. Era un ragazzo mite, lontano dal totale caos, ma anche dalla più totale tranquillità. Se aveste chiesto a qualcuno di parlarvi di Giacomo, probabilmente vi avrebbe risposto “è un ragazzo”. Nient’altro. Perché Giacomo era questo: un ragazzo. La sua capacità era tutta nell’essere un ragazzo. Giacomo adorava le cose semplici. Non ambiva alla perfezione, ma gli piaceva che tutto fosse in ordine. Certo, non si faceva problemi nel lasciare una o due matite colorate fuori dal portacolori, ma tentava sempre di mettere a posto ogni cosa. Giacomo, come molti dei suoi coetanei, amava i videogiochi. In particolare quelli di ruolo. Tuttavia, non rinnegava alcun tipo di gioco. Giocava addirittura partite competitive, nonostante gli importasse poco delle classifiche e delle vittorie. A Giacomo piaceva divertirsi e riusciva a farlo piuttosto bene, senza mai esagerare. Questa sua singolare ignavia gli fece guadagnare il sarcastico nomignolo di Normalboy -il ragazzo normale. Ad affibbiargli questo soprannome supereroistico era stato il suo migliore amico, Leonardo. Leonardo era l’esatto opposto di Giacomo (per quanto si potesse essere l’opposto di qualcosa che si trova esattamente in mezzo). Leonardo era un completo casinista, adorava gli sparatutto ed amava vincere quasi quanto odiasse perdere. Ecco, si potrebbe dire che Leonardo fosse il diavoletto tentatore che si trovava sulla spalla di Giacomo a suggerirgli azioni sconsiderate e, spesso, pericolose. Ma nossignore! Giacomo restava sempre nella sua normale e monotona mediocrità. E gli andava benissimo in questo modo. L’unica cosa che veramente importava a Giacomo era stare bene e lui stava più che bene con quel poco che aveva. Ciò che nessuno dei due avrebbe mai potuto immaginare era che la vita di Giacomo sarebbe stata stravolta di lì a poco.
Capitò in un giorno come un altro, scelto completamente a caso dal fato pescando tra mille altri giorni completamente uguali. Accadde proprio nel giorno del diciottesimo compleanno di Giacomo. Non che quel giorno avesse chissà che significato particolare. Non si potrebbe nemmeno dire che fosse un giorno importante per un qualche assurdo rituale. Assolutamente no. Era semplicemente un giorno come un altro. Sarebbe potuto succedere il giorno prima come il giorno dopo, ma successe esattamente quel giorno. Avvenne che le normalissime fiamme delle normalissime candeline poste sulla sua normalissima torta al cioccolato con le fragole divennero delle fiamme non poi tanto normali. L’acceso colore aranciastro del fuoco si trasformò in un meno acceso bluastro. Un colore, difatti, naturale per quelle fiamme in presenza di grandi quantità di ossigeno, ma non tanto naturale per delle normalissime candeline. E sarebbe bastato questo a far sussultare Giacomo e tutti, se non fosse che le candeline avevano deciso di esagerare col loro spettacolo dando vita a fiamme di ogni colore. Dal blu si passò al verde, dal verde al rosso e così via, sino a completare l’intero spettro dei colori. Fu ancora più bizzarro e sorprendente quando tutte le fiammelle – ritornate al loro colore naturale – si unirono a formare un’unica grande fiamma che prese vita. Lo stupore fu tale da pietrificare tutti gli invitati.
«Giacomo», disse la fiamma. Giacomo non aveva idea di come facesse quella fiamma a sapere il suo nome. Così glielo chiese.
«Come fai a sapere il mio nome?»
«La profezia ha parlato. Sarai tu il nuovo custode della fiamma», rispose. La risposta fu parecchio criptica. A Giacomo non piacevano le risposte criptiche, ma se la fece andare bene.
«Va bene,» disse Giacomo. Spiazzando ancora una volta gli invitati e per la prima volta anche il fuoco animato che si trovava avanti.
«Il mio nome è Phyro», disse la fiamma, «e sono il protettore dei custodi del fuoco. Tanti altri, come te, hanno ricevuto il dono. Ed in pochi, come te, l’hanno accettato senza pormi alcun quesito».
«A caval donato non si guarda in bocca», intervenne cordialmente Giacomo.
«Le tue parole delineano la saggezza della tua stirpe. Dalle origini del mondo un gruppo di potenti stregoni custodisce le arti degli elementi: fuoco, acqua, aria, terra e quintessenza. Dovrai lottare contro malvage entità per impedire che la fiamma venga spenta o rubata. L’intero universo conta sulle tue capacità. Dovrai adempire al tuo ruolo con rigore e fatica. Dovrai proteggere la fiamma di cui sei il custode con la tua stessa vita, allo scopo di difendere ogni forma di vita presente su questo pianeta. Ti assumerai questa responsabilità?»
«Certo», disse Giacomo con tranquillità, spiazzando una seconda volta Phyro. Da quel giorno, la vita di Giacomo si rovesciò completamente. Nulla per lui fu più normale. Divenne uno stregone in grado di controllare ogni forma di calore. E la cosa fu parecchio ironica se si pensa che, prima di quel fatidico giorno, Giacomo faticava anche solo ad accendere il fornello. Di certo quei poteri gli semplificarono la vita, trovando anche un utilizzo concreto per il nomignolo assegnatogli da Leonardo. Anche se quel nome ormai non aveva più alcun senso, nessuno sembrò prestare attenzione al fatto che Normalboy non fosse affatto normale. I più esperti, tuttavia, si domandavano perché uno stregone andasse in giro come un supereroe. Oltretutto, l’identità di Giacomo era evidente, dato che dimenticava spesso la sua maschera. Ma la cosa parve funzionale contro gli emissari dell’oscurità che nella maggior parte dei casi lo chiamavano con dei nomignoli –probabilmente insulti – nella loro lingua madre. Ma mai nessuno di essi lo chiamò per nome. Giacomo si limitava a dare del “lei” ad ogni nemico che affrontava. Era un ragazzo educato e ci teneva alle buone maniere e al rispetto delle regole. Per questo motivo interrompeva ogni scontro che si protraesse oltre il coprifuoco dettatogli da sua madre. Ben presto, quella bizzarra vita fatta di magie, goblin, emissari oscuri e minacce continue divenne la sua nuova normalità. Fu così che, non tanto tempo fa, in una terra non molto lontana, Giacomo divenne un ragazzo normale nella sua anormalità.

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