IL DRAGO CHE GIUNSE SULLA LUNA

Racconto in concorso

IL DRAGO CHE GIUNSE SULLA LUNA

Di Simone Calonaci

“La Grande Muraglia Cinese è l’unica opera costruita dall’uomo visibile ad occhio nudo dalla Luna”. La falsità di questa affermazione, pronunciata dagli astronauti che crediamo scesi sul suolo Lunare nel 1969, nasconde un segreto che forse l’umanità non è pronta a conoscere. La messa in scena dello sbarco serviva a nascondere un mistero che tutt’oggi il governo americano copre, gettando davanti ai nostri occhi informazioni e immagini prive di ogni fondamento. Guardatevi indietro e concatenate gli eventi che sono succeduti dal secondo dopo guerra in poi, avrete la prova che il confine tra illusione e realtà è assai labile. Quando nel 1947 ci fu il famoso incidente di Roswell che sembrava preannunciare l’arrivo di creature extraterrestri, L’America sorrideva, consapevole del fatto che all’interno del pallone-sonda schiantatosi sulla Terra, non c’era nessun alieno. L’importante era far credere a tutti che in realtà, quello, fosse il primo UFO caduto sul nostro pianeta. Le notizie circolarono e le voci non tardarono ad arrivare alle orecchie di tutto il popolo mondiale. Quello che ci è stato riferito, ovvero di alcuni resti alieni trasportati nella famosa Area 51, luogo che col tempo è diventato oggetto di mitismo, è ciò che più si allontana dalla verità. Nella sonda c’era davvero qualcuno, ma non si trattava affatto di un alieno, bensì… di un essere umano. Se pensate che l’unico modo per arrivare sulla Luna sia attraverso gli shuttle della Nasa vi sbagliate di grosso. Dopo i due grandi conflitti mondiali, infatti, la Cina, indebolita dalle pressioni del colonialismo occidentale, scoprì di avere per le mani un tesoro unico: la Grande Muraglia, quella che oggi è considerata patrimonio dell’umanità e opera unica al mondo, è la sola via che permette a qualsiasi uomo di poter raggiungere la superficie lunare. Fu un militare cinese, durante la seconda guerra, a percorrere tutti i 6350 km dell’imponente costruzione. Kay-Long, questo era il suo nome, per non essere catturato dagli invasori, partì dalla lapide all’estremo ovest del muro il 20 luglio 1939 e giunse alla lapide all’estremo est, rifugiandosi in vari villaggi e nascondendosi dove poteva, il 6 maggio 1941. Una delle molte leggende sulla muraglia dice che dallo spazio appare come un dragone che difende la sua nazione. Kay-Long non montò su nessun drago per arrivare sulla Luna, resta il fatto che dopo aver percorso l’estensione della muraglia si ritrovò su di essa, a dimostrazione che a volte le leggende hanno ben più di un fondo di verità. Continuando la sua fuga, infatti, senza rendersene conto superò la muraglia e il paesaggio circostante iniziò a cambiare. Kay-Long spaventato e incapace di respirare, capì di essere scappato troppo lontano e prima che fosse troppo tardi tornò indietro. La muraglia rappresenta non solo un’opera di immani proporzioni che ha resistito con forza all’usura del tempo, ma anche l’unico portale terrestre per raggiungere il nostro satellite. Kay-Long rientrato in Cina, vendette il segreto in cambio di favori e denaro; ma il governo cinese per salvarsi dalla rovina decise di donare il mistero del Drago al governo americano. Kay-Long fu consegnato alle autorità statunitensi e nel ‘47 rinchiuso nella sonda che sarebbe andata a schiantarsi su Roswell. Nell’Area 51 non vi è nessun alieno, ma solo ciò che rimane del primo vero uomo giunto sulla Luna. Oggi l’America è ricca, anche grazie a questa menzogna iniziata mezzo secolo fa. L’ombra invisibile della bandiera americana, le molte coincidenze strane sull’abbordaggio lunare… sono tracce, per giungere alla verità. La Cina ora è un paese in via di sviluppo e deve la sua fortuna soprattutto al Drago che la protegge. Armstrong nel ‘69 disse: “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità”. Cambierei questa affermazione dicendo:_“Questo è in gran parte l’uomo… tanta disonestà”. Non credete a nulla di ciò che ho scritto? Percorrete il muro e fate volare il Drago, ma mi raccomando… da una lapide all’altra.

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