IL SUONO

Racconto in concorso

IL SUONO

Di Vincenzo Romano

Dirk precipitava. Il vento gli fischiava nelle orecchie e le rocce scure sul fondo erano sempre più vicine.
Urlò.
Si svegliò di soprassalto, spalancò gli occhi sul buio con il cuore che martellava nel petto.
Dove sono?
Odore di umido e muffa, polsi e caviglie legati.
Oh no! Ancora…
Un gemito soffocato alla sua sinistra lo fece trasalire. «Nodi belli stretti.»
«Onix?»
«Sembro un troll con la tosse, ma sono io.»
– Tic tititic
Quel suono! È tornato.
Un ticchettio breve, ovattato; poi di nuovo silenzio.
Sto ancora sognando?
Onix sospirò. «Non basta una corda per fare un nodo. Eccovi qui, manine mie d’oro.»
Come fa a scioglierli sempre?
«Liberi anche me?»
«Eccomi Dirk. Aspetta, faccio luce.»
La voce si abbassò di tono. «Drahum ther.» Una flebile luce verde irradiò dal ciondolo che portava al collo. Onix tirò fuori dallo stivale la lama nascosta, tagliò le corde di Dirk e si allontanò.
Paul si lamentò dalle tenebre. «Mi fai male!»
L’avrà preso a calci.
«Ti lascerei qui se non mi avessi salvato la pelle!»
«Cos’è questo posto?»
Dirk massaggiò le ginocchia doloranti. «Non so, ma non intendo restarci. Chiunque ci ha portati quaggiù, tornerà.» Si alzò di scatto e picchiò la testa contro il soffitto.
Onix sibilò. «Sarai anche un mago, ma quando ti muovi fai troppo rumore!» Fece un respiro profondo e appoggiò l’orecchio alla parete.
– Tic tititic
Dirk trasalì, Paul restò immobile a scrutare l’angusto spazio in cui erano chiusi.
Non lo ha sentito?
Onix fece segno di aspettare ed esplorò con le dita la parete di fronte a sé.
«Paul, non trovo il punto esatto, ma la porta è qui davanti.»
«Farà rumore.»
Lei fece spallucce; Paul si lanciò; un cardine saltò al primo colpo, la seconda spallata aprì la via di fuga.
Dirk sorrise.
Ho fatto bene a portare Paul: non è svelto, né furbo, ma ha la forza di un toro. Chiunque sia stato, deve pagarla cara.
Portò la mano destra al petto, si sentiva nudo senza il medaglione.
– Tic tititic
Chiuse gli occhi e si concentrò. Fu Onix a distrarlo. «Da questa parte.»
Si mosse senza il minimo rumore, con incedere elegante come quello di una fiera; lui e Paul la seguirono con un debole fruscio di passi.
Dovevo darle ascolto, l’aveva detto di puntare a qualche carovana.
Dirk era a disagio, in quei sotterranei aleggiava una strana atmosfera.
Onix appoggiò l’orecchio sulla porta alla loro sinistra, trasse due ferretti dal polsino di cuoio e fece scattare la serratura in pochi istanti; con un sorriso sornione fece cenno a Paul di entrare.
«Perché sempre io?»
Dirk batté le mani e la punta delle dita brillò di luce bianca, seguì Paul oltre la soglia. Come al solito Onix era scomparsa.
La stanza era più alta di quella in cui erano stati rinchiusi. Un uomo era incatenato a una coppia di anelli infissi nel muro.
Dirk si avvicinò. «Kos’teh, cosa ti hanno fatto?»
L’altro chiuse gli occhi per difendersi dalla luce e tossì. «Domande… a cui non ho saputo rispondere.»
Onix emerse dal buio. «Svelti, arriveranno da un momento all’altro.»
Il mago si fece da parte e lei si dedicò a una delle manette, Paul afferrò la catena dell’altra e tirò.
– Tic tititic
Dirk cercò febbrilmente l’origine del suono.
La serratura scattò nel momento in cui l’anello veniva divelto.
Kos’teh afferrò il tratto di catena cui era ancora legato. «Via!»
La voce di Paul risuonò con una nota isterica. «Ma dove? Non sappiamo dove siamo, né come ci siamo arrivati.»
Onix gli riservò un’alzata di spalle e si incamminò.
La strada era in salita e questo bastò a evitare discussioni.
Venti passi più avanti li fermò con un cenno e proseguì da sola in perfetto silenzio, fino a scomparire nel buio; tornò dopo cinquanta battiti di cuore e li invitò a seguirla.
Sbucarono in una piccola radura, l’aria era innaturalmente immobile e fredda.
Un lampo squarciò il manto scuro della notte; il profilo di un’alta torre si stagliò contro lo sfondo.
Dirk sentiva i muscoli contratti dalla paura, una insolita determinazione lo spingeva a seguire i tre compagni.
Perché affrontiamo sempre pericoli mortali?
– Tic tititic
Rabbrividì, quel suono remoto stava diventando un’ossessione.
Un massiccio portone di legno sbarrava l’ingresso della torre.
Dirk scrollò appena la testa in segno di resa. «Se avessi il grimorio.»
Onix gli rivolse un’occhiata maliziosa. «Magari è aperta.»
Paul ruppe gli indugi e spinse la metà destra della porta, che ruotò sui cardini spalancando un pozzo di oscurità.
«Kamnon sarrush,» bisbigliò Dirk, «sorgi, stella del mattino.» Una luce bianchissima si sprigionò dal dito che teneva puntato verso l’ingresso, illuminando l’interno. «Non durerà molto, venite!»
Li accolse una sala spoglia, con una fila di colonne disposte in circolo. Niente scale né porte, oltre a quella da cui erano entrati.
Dirk si sforzò di restare calmo.
– Tic tititic
Ancora.
«Qui!» Onix indicò un bassorilievo circolare sul muro, le linee del decoro non corrispondevano, una sezione era ruotata rispetto alle altre.
«Paul, riesci a girarla?»
Il ragazzo si avvicinò guardingo, tastò la superficie e provò a spingere. Il disco di pietra largo due piedi ruotò con facilità, Paul fece combaciare i segni.
Un tremito scosse l’edificio e la lastra scorse di lato, rivelando un passaggio.
Dirk scese i primi gradini della scala, le pareti scure del cunicolo erano costellate di minuscole gemme luminose. Un’orrenda sensazione invase i suoi pensieri.
Si guardò intorno, lo stava aspettando.
– Tic tititic
Era più vicino o era uno scherzo della sua mente?
Onix lo riportò alla realtà. «Va tutto bene, Dirk?»
Devo concentrarmi sulla missione.
Come un respiro maligno, un flusso d’aria calda risalì dal fondo del cunicolo e lo investì in pieno.
Il panico si condensò in gocce di sudore sul collo. Dirk si voltò, la stessa paura era negli occhi dei suoi compagni. Si voltarono e corsero fino alla sommità della scalinata.
Paul gridò: «dove è finita la porta?»
«Calma,» disse piano Dirk, «cerchiamo di capire. Qualcuno ricorda come siamo finiti in questo posto?»
Gli altri scossero la testa.
Già, abbiamo accumulato ricchezze principesche, ma ci troviamo sempre in situazioni assurde. Perché?
Negli anni aveva perso molti compagni, ma sopravvivere lo aveva reso più forte.
Scosse la testa per scacciare i brutti pensieri, gli occhi incerti di Paul e Onix erano puntati su di lui, Kos’teh lo fissava a braccia conserte.
Dirk sospirò e chiuse gli occhi. «Arush roakt teh,» portò le mani alle tempie, «che i miei occhi vedano.»
Un anello bluastro si formò attorno alla sua testa. La porta era mascherata da un’illusione; Dirk sorrise e avanzò verso l’uscita.
Respirare l’aria fresca della notte lo rasserenò, anche Paul e Onix avevano una espressione più distesa.
Kos’teh era invece accigliato; parlò con voce calma, senza traccia di emozioni. «Dobbiamo prepararci se vogliamo scendere di nuovo.»
«Io non ci vado.» Replicò Onix all’istante.
Paul si voltò verso la foresta. «Cosa è stato?»
Dall’intrico di rami emerse una figura ammantata di verde.
«Tarel!» Esclamarono in coro. «Dov’eri finito?»
«Ehm… in giro, suppongo.» Guardò la torre. «Dove siamo diretti?»
«Ci siamo risvegliati, siamo evasi e siamo scesi nel sotterraneo mentre tu girovagavi chissà dove.» Indicò i compagni. «Ora dobbiamo tornare dentro e scoprire chi ci ha catturati.»
Tarel lo guardò stranito. «Non possiamo scappare e basta?»
«Noi non diamo scampo a chi osa sfidarci, ricordi?»
Kos’teh gli diede man forte. «Resisteremo.» Radunò tutti attorno a sé e li asperse con olio profumato borbottando mistiche parole di benedizione.
La costruzione li accolse risuonando di una vibrazione bassa e profonda.
– Tic tititic
Ancora quel suono breve, ritmato. Dirk guardò i suoi compagni, sembrava che nessuno di loro potesse udirlo.
Che stia impazzendo? Molti maghi hanno perso il senno cercando di comprendere i segreti del potere arcano… io però non ho mai…
Il passaggio era ancora aperto, un rombo cupo risalì dal ventre della terra.
Kos’teh pronunciò un’ultima invocazione.
Nel silenzio che seguì, una presenza invase l’ambiente. Un fiotto di acqua scura sgorgò dalla botola. In pochi secondi furono immersi fino alle caviglie. Una forza invisibile li attirava verso il cunicolo.
Kos’teh agì risoluto, sollevò il simbolo sacro e gridò l’invocazione: «Strelh’vas Adhunte!»
Un fascio di luce emanò dai suoi occhi. La forza che li imprigionava vacillò, poi si infranse. Erano liberi, ma nessuno di loro riuscì a muovere un passo.
Un vortice di fumo nero si levò dal pelo dell’acqua, aggregandosi in una figura umanoide fatta di tenebre. Quattro occhi rossi come il fuoco li scrutavano da quel viso di buio.
Paul attaccò senza esitare, il pugno attraversò l’ombra da parte a parte.
Il mostro allungò un braccio e lo toccò, lui cadde a terra privo di sensi.
Dirk sfoderò la sua arma migliore. «Ren Yorin Kahdor – luce di stelle, colpisci!» Un globo di energia partì dalla sua mano e in volo si divise in decine di frammenti luminosi. Tutti i dardi colpirono il bersaglio. L’ombra barcollò.
Kos’teh invocò nuovamente il potere divino, questa volta per attaccare. «Alvortath!»
Un istante, poi l’ombra collassò su se stessa, ridotta a una pozzanghera scura.
Dirk stava aspettando.
– Tic tititic
Il suono era di nuovo sopra di loro, intorno a loro. Si chiese se i rumori dello scontro non lo avessero coperto fino a poco prima. Stava diventando pazzo.
La mia vita ha davvero uno scopo? Che senso ha rischiarla di continuo?
Mille domande occupavano la testa del mago. Sentì una voce invadergli i pensieri.
«È vicino alla verità, dobbiamo eliminarlo.»
Rabbrividì. Non era la lingua del regno, ma lui l’aveva compresa ugualmente.
– Tic tititic
Udì ancora una volta il suono che aveva imparato a maledire. Un tentacolo di luce nera uscì dalla pozzanghera in cui l’ombra si era sciolta e gli afferrò una caviglia, nessuno fece in tempo a reagire.
Dirk fu risucchiato nell’abisso e scomparve.

*

Nico sospirò. «Dovevi proprio?»
Il Narratore annuì. «Nessun personaggio deve sapere di esserlo, creane un altro e la storia andrà avanti.»
Nico guardò la scheda del suo mago. Lo aveva impersonato a lungo, ma il Narratore aveva ragione.
Prese un foglio lanciò i dadi.
– Tic tititic

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