L’UNICA SCELTA

Racconto in concorso

L’UNICA SCELTA

Di Ida Daneri

Il fuoco arde vivace nel sontuoso camino di marmo bianco, istoriato col blasone dei Duchi di Chesterfield. L’unica fonte di luce e di calore per l’ultimo erede del nobile casato.
Il signorile mantello di velluto blu è abbandonato con negligenza sullo schienale del divano, il bordo a toccare appena il pavimento ricoperto dal tappeto di pregiata fattura.
È tornato da poco dalla sua lunga notte di tenebra, in cui, furtivo, ogni volta si allontana da me.
Ashton è seduto sulla sua ampia poltrona di pelle, col solito altero portamento, la mano che sfiora appena i fogli del libro aperto posato sull’angolo del tavolino. Il suo affettuoso inganno: la pagina è sempre la stessa. Non legge nulla durante la notte, lo sappiamo entrambi.
Le tende sono accuratamente tirate per escludere il giorno che non gli appartiene più. Le fiamme guizzano sul candelabro d’argento, ondeggiando riverberano i lunghi capelli biondi dell’uomo che amo.
Nonostante tutto.
Ha abbassato le palpebre: è pallido e stanco, il bel volto provato dalla lunga assenza che ha travolto la sua vita.
E la mia.
Sospira, le labbra sottili strettamente serrate a celare l’inoccultabile, e la mano si chiude a pugno, di scatto.
Riapre gli occhi all’improvviso, cielo grigio e freddo, diamanti che hanno perso la loro luce, annegati in violacee occhiaie. Non sa che lo osservo dalla porta accostata della biblioteca.
Fissa il nulla, ora, il respiro contratto, paralizzato dal gelo delle tenebre che albergano in lui. Sussulta e stringe i pugni di nuovo, un’ondata di sofferenza nelle iridi ora cupe e plumbee.
È sommerso dall’agghiacciante oscurità della notte maledetta della sua trasformazione: gli strazianti lamenti per il fuoco che lo divorava dentro, gli orridi risucchi di felicità, la vista che mutava e si faceva acuta incendiandogli le pupille, il suono di un fruscio che gli esplodeva fragoroso nelle orecchie.
Un brivido mi percorre la schiena: quante volte ho ascoltato il delirio della notte della sua dannazione quando, infine, Ashton si abbandonava al sonno diurno!
Non so come sia riuscito a sopravvivere, da solo; come abbia scoperto, poco a poco, tutti i raccapriccianti mutamenti della sua natura; come si sia rassegnato alla perdita dell’umanità. Come abbia vinto la macabra sete e controllato il nuovo, disgustoso istinto.
Le sue iridi hanno un guizzo: un lampo di luce le rischiara riportandole per un istante al loro antico splendore.
So che sta pensando a me. Afferma che sono stata io a salvarlo, a riportarlo a casa. È stata la preoccupazione per ciò che poteva accadermi, il sapermi sola, giovane, ingenua e inerme in mezzo a persone senza scrupoli. Il suo amore lo ha protetto, infelicità e sofferenza si sono schierate a difesa della sua umanità. L’amore che i vampiri non conoscono ma che lui non ha mai dimenticato.
È solo un istante, poi le labbra che amo si arcuano in una piega amara, di sconfitta e delusione, lasciando scoperti i canini appuntiti che scintillano all’ondeggiare delle fiamme.
Ombre cupe passano di nuovo negli occhi di mio marito, laghi ghiacciati senza speranza di disgelo: è la preoccupazione per il futuro che li anima, adesso.
Teme di farmi del male.
Per questo non si avvicina più a me.
Ma, soprattutto, è terrorizzato all’idea di ciò che potrà accadere.
L’ho sentito parlare, l’altra notte, nel giardino illuminato da una luna tetra e volubile.
Sa che dovrà piegarsi ai voleri del suo oscuro Creatore. Non è riuscito a sfuggirgli, anche se aveva voluto illudersi. Sarà costretto a ospitarlo, insieme alla sua disgustosa schiera di vampiri, proprio qui, nel suo regale maniero, nel regno finora inviolato riservato alla sua famiglia, a un passato di gloria che non esiste più, ormai insanguinato dal presente.
Picchia il pugno sul libro, adirato, mentre stringe le labbra in un orgoglioso rifiuto che non può esprimere, pena la morte di chi ama.
Il libro oscilla sul bordo intarsiato del tavolino, s’inclina e cade: le pagine girano nell’aria e un foglio vola fuori. Le dita di Ashton lo afferrano fulminee, mentre il libro resta abbandonato sul tappeto, le pagine piegate.
È la nostra foto, l’immagine del nostro amore.
Non potranno essercene altre.
La porta sempre con sé da quando è tornato dalle tenebre di sangue.
Per non perdersi.
La contempla, gli occhi dilatati e cerchiati nel pallore del volto. La osserva e lo sguardo si illanguidisce: la carezza, piano, con dolcezza, e le lacrime tremano sulle ciglia chiare.
Non voglio che pianga ancora da solo. Ha bisogno di me, di stringermi finalmente tra le sue braccia dopo tanto tempo.
Apro piano la porta, ma subito sente il lieve fruscio, si volta e mi vede.
S’irrigidisce, nell’alba che trascolora nel giorno che lui non può più vedere.
Cercherà ancora di sottrarsi al mio abbraccio, ma questa volta non glielo permetterò.
Quando il castello dei Chesterfield diventerà terra di sanguinaria conquista per i vampiri, Ashton non potrà più fingere che nulla sia cambiato.
E non avrà altra scelta.
Volo tra le sue braccia che mi respingono.
– Ti prego, Ashton, ti prego! – lo imploro, come faccio da settimane.
Ancora si nega, ancora resiste, le lacrime a illanguidirgli lo sguardo mentre stringe la nostra foto tra le dita sottili.
Sta per cedere. Questa volta cederà.
Non ha altra scelta.
Lo abbraccio, lo avvinco a me, a forza m’insinuo tra le sue braccia.
E finalmente mi stringe a sé.
Lo sento tremare.
Piange.
Si dice che i vampiri non piangano, ma Ashton piange.
Si dice che i vampiri non amino, ma Ashton mi ama.
– Devi farlo, amore mio, devi farlo. – sussurro piano tra le lacrime posando la guancia sulla sua.
È fredda. Come il gelo della morte.
Scuote piano il capo, l’angoscia negli occhi di ghiaccio e le labbra serrate a nascondere i canini.
– Non posso… non posso farti questo… non posso… – mormora tra i singhiozzi.
Lo fisso, nelle iridi che mi hanno stregato. Quanto mi manca il sorriso delle sue belle labbra sottili. Quanto mi mancano i suoi baci.
Gli sfioro la bocca con la punta delle dita, piano. Si ritrae appena. Mi avvicino:
– Devi farlo, se mi ami.
La disperazione trabocca dal suo sguardo, mentre ancora scuote il capo: sa che ho ragione.
– Mi starai vicino, non sarò sola…
Le lacrime rompono l’argine e la sua umanità si scioglie in loro.
– È terribile amore mio, terribile…
– Tu sarai con me, mi aiuterai.
Vorrei che la mia voce suonasse sicura, invece vibra di terrore.
Ma non c’è altra scelta.
Mi stringe forte a sé e percepisco il suo amore invadermi. Poi mi lascia all’improvviso, si alza dalla poltrona sollevandomi tra le braccia come fossi una piuma.
Si avvicina alla grande finestra della biblioteca.
Che cosa vuole fare?
Mi depone a terra davanti alle tende serrate, quindi si ritrae di lato.
Non capisco.
– Apri le tende. – sussurra con voce roca, come se mille lame di ghiaccio gli graffiassero la gola. – Guarda il sole…
Lo fisso attonita.
– Ami il sole. Guardalo! – ordina tetro. – Per l’ultima volta.
Un brivido percorre veloce il mio corpo mentre con due dita allargo appena le falde del tendone.
Il sole nascente mi sorride, sfolgorante.
Resto immobile, abbagliata.
Sospiro.
L’unica scelta.
Lascio il bordo di velluto e mi volto verso mio marito avvicinandomi:
– Amo te. Sarai tu il mio sole.
Ashton sorride triste e mi tende le mani, i canini che scintillano:
– Il sole della tua notte eterna…
Mi stringe al suo corpo forte, con amore.
Mi sfiora le labbra, con passione.
Poi sento la sua bocca scendere lenta verso il collo.
Rabbrividisco al respiro gelido che mi lambisce.
Una puntura, come un ago sottile.
Brucia.
Orribilmente.
Non c’era altra scelta.

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