CODADORO

Racconto in concorso

CODADORO

Di Diana Ciriello

C’era una volta, non molto tempo fa, una piccola volpe dalla coda dorata.
Era bellissima, elegante e sinuosa si spostava nel bosco con rapidità e grazia.
Cacciava le piccole prede con determinazione e tutti, nella famiglia Codadoro, erano orgogliosi e le volevano bene.
Vi piacerebbe conoscere il suo nome?
Ve lo svelo subito, datemi un minutino!
Ecco, ci siamo ora ve lo dico. La piccola volpe si chiamava… Crocchetta.
Sapevo che avreste riso, ma ora vi spiego anche il motivo di questa scelta tutta particolare.
Dovete sapere che ai margini del bosco in cui Crocchetta viveva con la sua famiglia c’era un piccolo paesino.
Quando Crocchetta era poco più di una cucciolina, sgattaiolava spesso tra le viuzze colorate abitate dagli umani e senza farsi scorgere da nessuno andava in cerca di qualche cosina buona da sgraffignare.
In una delle sue perlustrazioni trovò la ciotola incustodita di un cane ricolma di gustosissime crocchette al prosciutto e più veloce della luce si riempì la bocca quasi fino a farla scoppiare e corse come un lampo a casa per condividere il prezioso bottino con la sua famiglia affamata.
Le volpi, famose per la loro furbizia, si sa, non si accontentano facilmente e così, ogni giorno, Crocchetta faceva razzia di… crocchette lasciando il povero cagnolone, proprietario del delizioso pasto, affamato.
Fu proprio questa serie di episodi che spinse i genitori di Crocchetta a darle quel soprannome che, in seguito, divenne il suo vero e proprio nome.
Crocchetta crebbe in beltà e furbizia. Tutti nella sua famiglia avevano la coda dorata ma la sua quasi scintillava sotto i caldi raggi del sole.
Le giornate trascorrevano serene, la famiglia Codadoro era sempre più allegra e numerosa, erano i padroni del bosco e condividevano con gli altri piccoli animali l’aria pura e i doni che quella terra offriva loro.
Ma un giorno, durante la sua solita razzia, accadde qualcosa di inspiegabile.
Mentre Crocchetta, come di consueto, derubava il cagnolone, un uomo brutto e puzzolente la catturò rinchiudendola in una gabbia.
– Ah aaaah – disse soddisfatto – finalmente ti ho beccato volpaccia! Mi hai fatto spendere il doppio dei miei denari per sfamare il mio stupido cane tontolone ed ora mi ripagherai.
L’uomo osservò più attentamente Crocchetta e notò la sua coda.
Era una volpe speciale. Ne aveva vista una simile diversi anni fa ma non era mai riuscito a catturarne una, così ne approfittò per scrutarla attentamente.
– Bene, bene- sogghignò – con la tua pelliccia recupererò tutti i soldi che mi hai fatto spendere in crocchette!
Poi la chiuse da sola in una cantina fredda e buia e la lasciò lì per tutta la notte.
Crocchetta era terrorizzata, pianse talmente tanto da non avere più lacrime. Non aveva scampo e restava in un angolino della gabbietta arrugginita tremando e pensando alla sua dolce mamma, al suo forte papà, ai fratelli e le sorelle, ai cuginetti ed ai nonni.
Quella mattina, però, l’uomo brutto e puzzolente fece una cosa molto strana.
Non la portò in conceria per ricavarne una pelliccia, ma la mise in bella vista in modo che tutti potessero ammirarla.
Molti uomini e donne del paesino la scrutavano a bocca aperta e chiedevano all’uomo brutto e cattivo a quanto l’avrebbe venduta, altri iniziarono a pensare di dare la caccia ai suoi simili, altri ancora si dispiacevano per la sorte ingrata toccata a quella povera volpe.
Fatto sta che quel pomeriggio Crocchetta sentì parlare quell’uomo brutto e puzzolente con un suo vicino di casa.
– Guarda un po’, ne ho appena catturata una anche io! – e prendendo per la coda la giovane volpe mostrò il suo nuovo tesoro.
Era Gerla, la sorella minore di Crocchetta.
Crocchetta cercò di liberarsi per salvare la sorellina; ci provò con le unghie e con i denti ma nulla. Le sbarre della sua gabbia erano troppo resistenti.
Crocchetta si demoralizzò, la sua coda smise di brillare al sole così come i suoi occhi, sempre più tristi.
I giorni passavano e pian piano quasi ogni abitante del villaggio aveva una volpe della famiglia Codadoro.
Venivano esposte per vanto e, presto, molte di loro sarebbero diventate pellicce per ricche signore perdigiorno.
No! Direte voi dispiaciuti, non è per niente giusto tutto ciò, non trovate, miei giovani ascoltatori?
Vi narrerò cosa accadde in seguito.
Se avete prestato attenzione al racconto vi sarete accorti che non tutti gli esseri umani erano favorevoli alla caccia alla volpe con la coda d’oro.
Ebbene, tra questi c’era una ragazza molto coraggiosa che si chiamava Marie.
La giovane trovava ingiusto ciò che i suoi compaesani stavano facendo a quei poveri animali. Perché fargli del male? Quale era la loro colpa se non quella di cercare del cibo?
Così, durante una notte senza luna, Marie radunò tutti coloro che chiedevano libertà per quelle povere volpi ed in men che non si dica, armati di tenaglie e torce, liberarono tutte le volpi. Tutte, meno che Crocchetta. Eh sì perché l’uomo brutto e cattivo la teneva rinchiusa al sicuro in una cantina chiusa con 47 lucchetti in acciaio inox.
Marie non sapeva cosa fare, il sole stava per fare capolino, doveva pensare, doveva fare qualcosa alla svelta.
Voltandosi si accorse che tutte le volpi che aveva salvato erano dietro di lei, le stavano facendo capire solo con uno sguardo che avrebbero fatto di tutto per salvare la loro amata Crocchetta.
Così Marie si fece coraggio e bussò alla porta dell’uomo brutto e puzzolente.
L’uomo le aprì e con lo sguardo ancora assonnato ed i piedoni scalzi che emanavano un lezzo di formaggio scaduto le chiese cosa diamine volesse a quell’ora del mattino.
La giovane si fece ancor più coraggio e gli urlò che voleva le chiavi per liberare la giovane volpe.
L’uomo rise talmente tanto da svegliare tutti gli abitanti del paesino, poi si ricompose e disse:
–  Cosa ti fa credere che lo farò?
Marie si scostò di lato, dietro di lei centinaia di volpi dalla coda dorata erano pronte ad attaccarlo ma lui continuò a ridere a crepapelle e cominciò a scalciare le povere bestioline che impaurite scapparono via.
Marie aveva perso. Nessuno poteva salvare Crocchetta. Sarebbe rimasta prigioniera per sempre.
Fu proprio quando l’uomo brutto e puzzolente stava per chiudere la porta di casa che… Orbrino, il cane che sembrava un tontolone e che per bontà lasciava che Crocchetta gli rubasse il pranzo, morse il sederone del suo padrone che balzò su in aria emettendo un urlo di dolore. Subito dopo Orbino gli strappò le chiavi che aveva appese alla cintura e le consegnò a Marie che in fretta e furia riuscì a liberare anche Crocchetta.
Finalmente la famiglia Codadoro era di nuovo riunita. Finalmente potevano riprendere la loro vita spensierata nel bosco ma… la storia non finisce qui!
Marie assieme a tutti i compaesani contrari a ciò che alcuni abitanti avevano fatto, chiamò la guardia forestale che arrestò tutti coloro che avevano imprigionato le povere volpi con la coda dorata appartenenti ad una specie rara e in via di estinzione.
La famiglia Codadoro era finalmente libera.
Nessuno avrebbe fatto loro mai più del male. Da quel momento, una volta all’anno, la famiglia delle volpi Codadoro si incontrava con Marie e tutti quelli che con lei le avevano salvate da quell’ingiusta fine annunciata per scambiarsi una promessa solenne: mai più catene, mai più barriere.

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