NELLA VAL DI NON

Racconto in concorso

NELLA VAL DI NON

Di Giuseppe Guglielmo Pappalardo

Questa qui è una storia.
No!
Non una storia come quella e neanche come quell’altra.
È una storia che comincia lassù, nel Trentino e non più su,
nella Vigilia di San Nicola, in una notte buia e tempestosa,
con le piccole Sorelle New York che si aggirano incaute
nel Grande Bosco del Monte di Ozol,
là,
nell’antica Val di Non.
Chi erano quelle bambine? Cosa facevano nel bosco di notte? Perché?
Volete scoprirlo? Siete pronti per questa storia?
E allora in alto i cuori e…

*          *          *          SIPARIO       *          *          *

Iniziamo con le piccole New York. Chi erano? Due gemelle del Bronx, quartiere scatenato di New York, e si chiamavano Candy e Brandy ma… non fatevi incantare dai loro bei nomi: erano due terremoti, le pesti del Bronx, e la loro odissea iniziò così. Da qualche giorno, Candy e Brandy erano in gita coi compagni di scuola in Italia, in Trentino, nella vecchia, ricca e bella Val di Non. I newyorchesi avevano preso alloggio nel borgo di Novella, alla Locanda di Cloz, alle falde del Monte Ozol. La Sig.ra Cadence, la maestrina, era entusiasta di quella gita fra chiese, castelli e frutteti, e anche tutti i bambini lo erano… tutti tranne naturalmente Candy e Brandy. Loro no! Erano ragazze di New York (e più del Bronx) non solo per il cognome ma anche “per la pelle”. Per loro, le Alpi erano una lagna, un postaccio freddo e palloso. Salvo… già, salvo per una cosa. I castelli? No. La cucina? No. E allora? I boschi! I boschi trentini non erano affatto come i parchi civili e damerini di New York ma folti, selvaggi e con bestiole strepitose viste solo in TV.
Quanto volevano visitarli Candy e Brandy!
«Ma non possiamo» aveva però detto la Cadence. «I Carabinieri Forestali dicono che ci sarà brutto tempo
«Ma se non nevica da quando siamo qui!» avevano protestato le due ma la maestrina non volle saperne.
E fu così che la sera del 5 dicembre, le due pesti escogitarono di… Be’, in soldoni: Candy e Brandy fuggirono nel Bosco di Ozol! Si! Proprio così, e purtroppo la Cadence e gli altri bimbi (che decoravano la locanda per il cenone di San Nicola) non se ne accorsero.
Era una brutta sera da Medioevo, con vento, buio e neve ma Candy e Brandy… Pifferi! Si facevano festose i selfie come nel Bronx, incuranti di attirare le fiere di Ozol.
Anzi ci speravano!
«Magari in un orso» vagheggiavano le pesti, quand’ecco – all’improvviso! – una capriola scalpitare vicino a loro. Era una fiera superba, bella e – bizzarria! – con un rosso scialle al collo. Candy e Brandy le starnazzarono di farsi un selfie, ma quella – com’era ovvio – via galoppò. Le incoscienti inseguirono allora la capriola con lo scialle rosso nel folto del Bosco di Ozol, finché non giunsero sulla tetra soglia d’una caverna…
«Mi sa che è laggiù» disse Candy pensando d’entrarci.
«Mi sa che non è laggiù» disse invece Brandy pensando di “non” entrarci.
«Mi sa che hai ancora i pannolini» insinuò malignamente Candy.
E così… be’, che dirvi?
Passo dopo passo, con la opaca luce dei Galaxy come fiaccola, le sorelle New York scesero nell’antro, in un luogo buio e misterioso, dove stava… una statua.
Era una ciclopica statua di zolfo, dal sembiante tremebondo, il volto mascherato, e una corona di bronzo sul capo ramoso. E sul petto villoso, in luogo del cuore, c’era – meraviglia! – una sublime campanella d’oro.
«Ci faremo dei verdoni al banco dei pegni» esclamò con avidità Candy ma Brandy tentennò.
«Non credo che…» ma Candy impugnò fulminea la campanella.
E la campanella tintinnò.
D’un tratto la povera candy trasmutò – orrore! – in zolfo, mentre – terrore! – la ciclopica figura nera si scosse, schiuse gli occhi di fuoco e scrosciò in risa d’inferno.
Brandy cercò di fuggire ma la bestia la ghermì.
«Mocciosa! Perché scappi?» le domandò il demonio con voce profonda e solfurea. «Non tieni alla grazia del Re? Dalla prigionia m’avete finalmente liberato, me, il Signore di tutt’i Krampus! Peccato per tua sorella, ma chi tintinna la campanella avrà il mio zolfo per la sua vita. Tu però non temere, eccoti la tua ricompensa!».
E così lo scellerato Re Krampus scambiò magicamente – e orrendamente – il piccolo cuore di Brandy con la propria campanella d’oro!
«Ah!» tripudiò il diavolo sentendosi finalmente palpitare il petto. Brandy invece si sentiva fiacca, piangeva. Il demonio prese crudele a schernirla: «Be’, mocciosa? Non gradisci la grazia del Re? Rimpiangi il tuo cuore? Non sai che fartene, prenditi la campanella e goditi con tua sorella la mia casa. A voi la lascio. Addio!».
Re Krampus non diede più conto alla bambina e uscì così festoso dalla grotta. Non appena fu fuori, squassò con vigoria satanica la soglia bloccandola così per sempre.
Brandy (che per lo sgomento di quanto successo non aveva neanche tentato di scappare) restò così reclusa, afflitta, in lacrime accanto alla statua di Candy.
Tutto era perduto?
No!
Ecco, dall’ombra, una figura avvicinarsi.
Chi era?! La capriola del bosco con lo scialle rosso
«Cosa avete fatto?» chiese irata la fiera «Sciocca!».
In un magico baleno la capriola trasmutò in una leggiadra donna vestita di lino, sterpi di melo e lo scialle sulla fulva chioma
«Giusta pena la vostra, ma non abbastanza!» continuò con voce arcigna. «Quanti bimbi patiranno infatti nei Giorni di Natale! Nel presepe o nell’albero, non gioia ma Re Krampus troveranno.»
Brandy supplicò di aiutarla ma la donna tenne il volto duro.
«Ogni notte del 5 dicembre» spiegò «San Nicola, Sire del Natale, gira nel mondo a confortar i bimbi bisognosi. Con lui sono i suoi Compagni, uomini buoni ma anche demoni, costretti a servirlo nell’opera. E il peggiore è il Re Krampus, il cui cuore in campanella ha fatto, che fin quando non suona lo lascia in zolfo. Io sono una Vivana, donna delle magie, la sua custode; ma ora egli è libero, e quando San Nicola lo saprà… non meriteresti il mio aiuto ma… ho purtroppo bisogno del tuo. No! Non ringraziarmi! Non adesso»
La Vivana si tagliò una ciocca dei fulvi capelli, e ordinò a Brandy d’annodarseli al collo. D’incanto, la bambina trasmutò in una graziosa cerbiatta ma sempre con la campanella d’oro sul petto. La Vivana riprese l’aspetto di capriola, e guidò Brandy nel ventre della grotta, oltre arcane sale, fin all’aperto, nel bosco.
«Ora andremo da chi ci può aiutare. Non è lontano. Via! Al galoppo!» ordinò la Vivana.
Brandy seguì al galoppò la Vivana per la Val di Non, fin a un borgo desolato, in una pieve diroccata, cesellata di gigli, crochi e altri alpini boccioli, e dove dimorava… un uomo. Anzi no, un omone! Alto e villoso, con l’abito in scorza di maggiociondolo, gli stivali di salici montani, sciarpa di barba di bosco e cappellaccio di botton d’oro, pigne e sterpi di larice.
«Babbo!» gridò la Vivana ma l’Uomo Selvaggio sapeva già tutto.
«Re Krampus è libero. Lo so. È stata questa bimba, figlia? Ne ha la colpa nel cuore. Giusta disgrazia la sua!»
«Pietà signore!» pregò Brandy in lacrime. «Aiutate me e mia sorella!».
«Aiuto?!» tuonò iroso l’omone. «Avete liberato Re Krampus, maledette per sempre dovreste ma… sono costretto ad aiutarti. No! Non ringraziarmi. Te lo proibisco! Da te sol una cosa voglio: lacrime, lacrime d’una bimba sciocca ma afflitta».
Brandy si fece prendere le lacrime dall’Uomo Selvaggio, che le miscelò nel paiolo con olio, ferro, roccia, fiore, pane, legno e siero. E Ne cavò una mistura sfavillante che scolò in una borraccia fatta della sua irta barba. «Ecco» disse mettendola a tracolla a Brandy. «Re Krampus sta cercando i suoi simili a Castel Pagan. Prima di mezzanotte, prima che giunga San Nicola, va fermato. Qui c’è una pozione, un veleno contro cui nulla può. Come lo userete su lui non so. Altro non posso. Ora correte! VIA!».
La Vivana portò al galoppo Brandy oltre Ozol, oltre i boschi e i borghi della Val di Non, là sulle candide e sassose falde del monte di Castel Pagan, ai margini della Catena delle Maddalene.
Le due erano stremate, sudate, arrancavano per la cima intabarrata in una nebbia densa come carne.
D’un tratto un urlo ruppe il silenzio, e la povera Vivana stramazzò – oh no! – col fianco squarciato. Con terrore Brandy vide emergere dalla nebbia… una donna. No! Una donnaccia! Ossuta, irsuta, ghignante e con mani di rapace.
Cos’era mai?
Una Bregostana, streghe assassine del Vecchio Mondo.
«Pelle di capriolo ma animaccia d’uomo!» gracidò la strega. «Una mocciosa e una sporca Vivana. Che fate quassù? Per il Re Krampus? Per crepare per mano del padrone? Non c’è bisogno di tanta grazia, basto io per voi!»
La Bregostana alzò la manaccia per lacerare Brandy ma la Vivana (con uno sforzo terribile e generoso) le saltò addosso, e rovinò con lei giù per la nebbia.
«Ricordati! Mezzanotte!» urlò.
Poi silenzio.
Con l’anima accorata, Brandy proseguì per la cima.
Giunse infine nell’ultimo gelido pianoro di Castel Pagan, ove il Signore dei Krampus stava ultimando la magia per liberare dal monte i suoi fratelli imprigionati. Subito il demone s’accorse di Brandy.
La riconobbe. «Ancora tu mocciosa?!» e s’infuriò. «Cos’è il fetore di Silvano e Vivana che porti? Perché questo aspetto? Cosa significa questo? No! Non ho tempo per baloccare. La storia finisce qui»
E ciò detto, il grande diavolo ghermì ratto la spaurita Brandy, e in un colpo solo – mostro! – la inghiottì. Era finita? Era finita così? NO! Il veleno della borraccia folgorò da dentro Re Krampus, che trasmutò ululante in carbone. E il ventre gli si sbriciolò, e Brandy fuori ne rotolò, svenuta.
E venne la mezzanotte…
Brandy si destò alla Locanda di Cloz, nella sua camera, con Candy accanto che felice dormiva. Era tornata bambina, con di nuovo il suo cuore!
Era stato tutto un sogno?
No!
Ecco, infatti, qualcuno chiamarla alla finestra.
Chi era? La Vivana!
«Ora puoi ringraziarmi e anche io a te» disse la donna prendendo calorosamente le mani di Brandy. «Re Krampus non è più. San Nicola è giunto, sa tutto ma vi ha dato il suo perdono… e anche un dono! Nessuno si accorgerà che siete fuggite. Fra un po’, infatti, la maestra vi chiamerà per il cenone. Cercate di essere bimbe migliori. Addio!»
Allora la Vivana prese il sembiante di un’aquila, e sparì per sempre in volo nel ciel rassereno della Val di Non.

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