SILENTIUM

Racconto in concorso

SILENTIUM

Di Andrea Vannicola

Testab camminava lungo il cornicione di una grande villa nei pressi della Flowers Residence dove a fine mese, in concomitanza con il Capodanno repubblicano, sarebbero stati eletti l’Astrea invernale e il suo Asling, le due più alte cariche della Repubblica dell’Ingron.
Il gatto nero dagli occhi dorati si fermò un attimo, il tempo di farsi distrarre da una falena che gli passò davanti al naso e andò a volare poco lontano, dove una delle lampade alimentate dalle enerton illuminavano il giardino della villa, creando un gioco di luci e ombre lungo tutta la grande siepe che creava un intricato labirinto, quasi volesse ricordare il rigoglioso giardino della Silence Residence da poco tagliato.
Un’ombra oscura scivolò tra le alte siepi, oltrepassando i vialetti di ghiaia e le decorazioni floreali, avvicinandosi al punto in cui il gatto nero si era fermato poco sotto un balcone, dove la finestra vetrata era socchiusa. All’interno una voce baritonale congedò qualcuno che uscì dalla stanza e altre due figure si avvicinarono al camino acceso.
«Cosa ne pensa, sir, di quello che si vocifera ovunque?»
«Lord Spinflare è molto agitato in questo periodo. Dopo la grande luce della Fiery Dawn e il ritorno dei cieli azzurri, il culto zyrkeniano sembra essere più florido e i suoi appoggi politici in molte fazioni parlamentari stanno crescendo.»
«Non ha risposto alla mia domanda, sir Trevelies.»
«Credo che il tempo delle antiche razze stia per terminare e i dylon torneranno a far valere il loro vero peso politico e militare.»
«Noto con disappunto che continua a chiamarli con il termine dispregiativo.»
«Mi scusi, Vostra Eccellenza, le abitudini sono dure a morire. Preferirebbe che li chiamassi umani?»
«Dynol va più che bene.»
«Come desidera. I preparativi per la rivolta sono in via di conclusione. Abbiamo contattato la Quindicesima Piuma della Fenice e il suo comandante, un certo Red Linx Gioski, sta organizzando tutto ciò che è necessario per permettere ai ribelli di entrare indisturbati al ricevimento e consegnare l’intera Repubblica Ingroniana ai suoi piedi.»
L’elwan si inginocchiò davanti all’alto prelato del clero zyrkeniano, il sommo sacerdote del dio Ocpor, colui che stava tramando da oltre mezzo secolo per riportare l’Ordine dello Zyrken alla guida del più vasto e potente stato del continente Deiclomiano.
«Alzati sir Trevelies, tu e tua figlia Druynne avete fatto molto per il nostro unico dio in questi anni e ve ne saremo eternamente grati.»
Dei rumori nel corridoio e il rintocco di una delicata mano sulla porta dell’anticamera fecero tornare il silenzio.
«Chi è?»
«Diletto Padre ci siete? Sono Druynne, posso entrare?»
L’elwan guardò verso l’alto prelato zyrkeniano e lui acconsentì. Dalla porta apparve la figura di una bellissima donna nel pieno della sua maturità. I tratti dolci e regali della razza elwan risaltavano nella bellezza della nobile lady proprietaria della villa, in cui il padre e la Voce del dio Ocpor stavano discutendo. I capelli castani e i verdi occhi le donavano una profondità nello sguardo che avrebbe incantato molti dignitari repubblicani.
«Vostra Eccellenza, diletto Padre.»
L’inchino verso il prelato venne terminato con il bacio della mano dell’anziano dynol. Pur avendo superato i sessanta anni di età, la fede e la dedizione nel raggiungere lo scopo di una vita lo avevano sostenuto e tenuto in forze fino a quel momento. Il coronamento del sogno del fondatore dell’Ordine dello Zyrken lo avrebbe condotto finalmente dove meritava: gli avrebbe fatto concludere la sua personale road to Glory, portandolo in poco tempo al dominio sull’intero continente.
«Cosa desideri, figlia mia prediletta?»
«Mi scuso per l’ora tarda. Questa mattina ho ricevuto l’invito per i festeggiamenti del Capodanno repubblicano e volevo chiederle se Vostra Eccellenza era disposto a rendermi l’onore di essere accompagnata all’elezione dell’Astrea.»
«Con sommo piacere acconsento, lady Druynne. Quando la luna nuova permetterà a tutti noi di poter osservare il limpido cielo che il nostro unico dio ha liberato dalla cremisi coltre che lo occludeva, sfileremo per le affollate vie di Plantia insieme.»
Druynne cadde ai piedi dell’alto prelato e pianse lacrime di gioia infinita prima che lo zyrkeniano spostasse una delle gemme incastonate nell’anello che portava all’anulare destro e facesse scivolare sulle labbra della dignitaria una polvere candida.
Prima lei e poi il padre assaporarono l’anfritix, la droga sintetica che li rendeva dipendenti dalle sostanze psicotrope che la Voce del dio Ocpor sintetizzava per rendere schiavo del suo volere chiunque ne facesse uso. Infine la lady salutò con educazione e si congedò, tornando nelle sue stanze e lasciando i due nuovamente soli.
«Mia figlia le è così devota, Vostra Eccellenza.»
«Il nostro amato e adorato unico dio ha bisogno di veri credenti e fedeli servitori come voi, sir Trevelies.»
«E devoti alla causa del nostro dio ne compaiono ogni giorno sempre più, nonostante il terribile incidente accorso pochi giorni fa nella Casa di Taurus.»
«Vorresti dirmi che la morte fortuita di Mr Severi e l’inspiegabile omicidio di Mr Antenori non sono stati risolti?»
«Sir Flaber Chambais ha detto che può essere stata la mano di Vashdows o quella di Nerdek Woosnik.»
«Possono essere stati solo loro due. Del resto sono gli unici assassini a non essere al nostro servizio.»
«Credo che Vostra Eccellenza come sempre abbia ragione. Dobbiamo fare qualcosa in merito?»
«Non dite sciocchezze: in un momento come questo non possiamo permetterci il lusso di avere contro i due più pericolosi assassini di Dieclom. Bisogna essere molto cauti con loro. Non meno di qualche decennio fa ho avuto a che fare con entrambi e la distruzione delle piantagioni delle Tearld è stata la conseguenza di quel giorno.»
«Quindi eravate riuscito a sintetizzarle?»
«Ero riuscito a farle crescere in modo spontaneo, ma è stato lo stesso A.V.MethalS. a convincermi che non era opportuno farlo.»
«Il capo dei ribelli mondiali? Allora non è un mito?»
«Lo è quanto lo sono le storie su di lui dalla notte dei tempi, ma stiamo divagando sir Trevelies. Che fine hanno fatto i documenti che avrebbero dovuto far firmare quei due inetti che si sono fatti uccidere?»
«Sono andati persi, ma quest’oggi ho provveduto a farne stampare di nuovi e domani io stesso mi adopererò per farli firmare a tre membri della fazione di Aries.»
«Sono lieto che il tuo lavoro stia procedendo per il meglio. Affido tutto alle tue sapienti mani: so che non mi deluderai.»
«Piuttosto la morte.»
Così dicendo l’alto prelato zyrkeniano si congedò e uscendo dallo studio privato dell’elwan si ricongiunse con la milizia templare, venendo scortato fuori dalla grande villa e portato al sicuro tra le mura del Tempio del dio Ocpor, ancora in ristrutturazione dopo la caduta dell’ordine zyrkeniano verificatasi mezzo secolo prima.
Il padrone di casa tornò al suo lavoro da burocrate e tra carte e scartoffie che avrebbe dovuto utilizzare nei giorni a seguire, si immerse così a fondo da non accorgersi del tempo che passava. Gli elwan non dormono un sonno profondo, ma hanno bisogno di alcune ore di dormiveglia per rigenerare mente e corpo. Nonostante lo stato in cui cadono possa sembrare simile a quello del sonno, in realtà i loro sensi sono vigili.
Forse per l’uso delle sostanze psicotropiche zyrkeniane, forse perché Testab non era un gatto comune, sir Trevelies riaprì gli occhi e vide accovacciato sulla grande scrivania una morbida e nera palla di pelo e due grandi occhi dorati che lo guardavano.
«E tu cosa fai qui, piccolo figlia di H.E.R.?»
Sebbene fosse un devoto zyrkeniano, la razza elwan era consapevole che Mytheaveal era stato creato da Her Eternal Royalty, la divinità primordiale chiamata in molti modi, uno su tutti Dea Madre. Testab continuò a fissarlo senza muoversi.
«Siamo nel triotun, inizia a far freddo anche a te con l’inverno alle porte, vero bel micio?»
«Il freddo che pervaderà il tuo corpo sarà di gran lunga più intenso di quello che sentirà Testab tra qualche mese.»
L’elwan si guardò intorno, ma non vide nessun altro se non il gatto che si stiracchiava e si spostava verso la finestra adesso spalancata, per poi andare in direzione della spada appesa vicino al grande camino acceso.
«Chi sei?»
«La voce della coscienza che ti chiede perché stai servendo un dio fasullo.»
«Non osare dire ciò della mia fede, chiunque tu sia! Guardie!»
«Inutile urlare. Silentium, il twivine che possiedi, impedisce ai rumori di uscire da questa stanza.»
L’elwan si alzò e avvicinandosi al camino si guardò cauto, ma non vedeva nessuno se non il gatto che, dando le spalle al fuoco, lo guardava con noncuranza e si scaldava. Allungò la mano verso l’arma, ma non riuscì a muoverla più in alto della spalla.
«Cosa vuoi fare con quella spada, se hai già un pugnale nel cuore?»
Il nero mantello e la grande cappa apparsagli all’improvviso davanti agli occhi svelarono una maschera bianca, con due lunghe linee verticali dorate che tagliavano gli occhi della masqeth indossata dall’assassino. Il braccio sinistro sollevato, il polso stretto dal guanto di nera pelle, l’altro che stringeva una lama già conficcata nel petto.
«Chi… tu?»
«Non hai bisogno di conoscere il mio nome, se già la tetra mietitrice sta venendo a prenderti e portarti altrove.»
«Nerdek, perché?»
«Perché la memoria di Mr Severi deve essere onorata e la sua morte vendicata. I’m Vengeance.»
«Ven… ge… ance…»
L’elwan si accasciò in ginocchio davanti al camino. Sentiva il veleno paralizzarlo e la linfa vitale scorrergli via. Poco prima di esalare l’ultimo respiro Nerdek Woosnik sfilò l’anello appena apparso sull’anulare della mano destra del dignitario repubblicano e togliendosi il guanto lo infilò al suo, accanto a un altro paio di anelli che già possedeva e che ora gli appartenevano.
«Questo non ti servirà più. Chissà dove si trova l’oggetto che completa il set.»
Lanciò i documenti nel camino accesso.
«Miawn!»
«Si Testab, lo so che comunque resti più silenzioso di me.»
Testab annuì.
«Adesso andiamo, Vengeance call again!»

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