SUGGESTIONI DELLA FANTASIA

Racconto in concorso

SUGGESTIONI DELLA FANTASIA

Di Gianluca Villano

Palombara Sabina è una cittadina arroccata su un colle ed è costruita intorno a un castello di epoca medioevale. Il mastio svetta imponente, come se volesse sfidare le vicine montagne, ma è un luogo dimenticato.
La vita degli abitanti è legata alla generazione contadina, con cantine stipate di botti colme di vino e cisterne per l’olio; vi puoi scovare angoli suggestivi, dove le vecchiette vendono i prodotti della campagna e c’è perfino chi lavora i vimini per confezionare ceste o chi ha riscoperto l’arte della pittura su ceramica.
Ma non distrarti, seguimi!
Piove a dirotto, l’acciottolato è scivoloso, ombre sinistre si stagliano ai margini delle svolte improvvise, i colori sono ingrigiti dalle nubi malevole, mentre si odono tuoni lontani, nel mesto silenzio di un mondo apparentemente inanimato.
L’odore che permea l’aria è viziato dalle angosce di aspre vicende del passato, ma non farti coinvolgere, continua a seguirmi.
Ci inoltriamo in spazi ristretti, fra case dai tetti di tegole poggiate su travi di legno, percorriamo viuzze austere e ci avviciniamo al maniero, al colossale terrapieno di rocce dal quale sorge.
Vieni, la meta è vicina e, se tendi l’orecchio, puoi quasi percepire le storie portate dal vento.
Ascolta, placa più che puoi il respiro, fa’ che diventi parte del timore circostante e non voltarti, c’è un predatore che ci pedina.
La viuzza scende per incrociare un bivio e proprio là in fondo un lampione dalla luce tremula paventa le ombre e scaccia ogni timore.
Riesci a scorgere il Guardiano?
Lì, a sinistra, nella penombra di quella piccola rientranza, prima della finestra con le sbarre arrugginite.
Vieni più vicino, dai!
C’è un vecchio con lunghi capelli d’argento, la fronte è un po’ stempiata, la pelle straordinariamente liscia, baffi e barba sono soffici. Gli occhi sono scuri, ma non ti sembra che l’iride emani riflessi dorati? Indossa una veste blu, con fregi misteriosi che richiamano ad antiche rune. Ha un mantello con cappuccio, si sostiene a un bastone di legno con l’estremità a forma di rosa.
Adesso tocca a te.
«Dimmi il tuo nome».
Rispondi, avanti!
Non so per quanto tempo posso tenere lontano il predatore.
No, non voltarti, non sfidarlo, lui è troppo forte: una sola esitazione e precipiteresti in un sonno senza sogni.
Non temere di credere… pronuncia il tuo nome.
«Bene, vieni avanti».
Nell’oscurità non l’avevi scorta prima ma ora, avvolta da un’aura fiammeggiante, alle spalle del Guardiano, una porta di legno si spalanca davanti ai tuoi occhi.
La Cripta…
La pioggia cade ancora, adesso percepisci un odore inspiegabile di verdi conifere e dal portale infuocato spira un filo d’aria gelida, invernale.
Non esitare, lasciati avvolgere… ecco, lo avverti anche tu il freddo?
Brividi.
Sei dentro!
«Un tempo, in questo antico forno, alcuni ragazzi si riunivano per immaginare avventure incredibili, trascorrendo ore e ore fra duelli, misteri da risolvere, mostri da sconfiggere. Erano ragazzi come tanti altri, ma la gente insinuava cattiverie terribili su quello che facevano».
“Si riuniscono di notte, con la luce delle candele, chissà che strani riti fanno, sarà una setta”. “Sono dei perditempo, invece di studiare, grandi e grossi come sono, ancora pensano a giocare”.
«Cosa direbbero dei ragazzi di oggi? Che sono liberamente strumentalizzati, plagiati e illusi! In loro la creatività muore, li vedo addormentati davanti allo schermo, li vedo crescere e annullarsi davanti alle mode, a ciò che il predatore suggerisce in modo astuto e subdolo. Una volta, quando il castello non era custodito, c’erano bambini che lo esploravano, che facevano da guida ai turisti della domenica e sfuggivano alle angherie della strega… eh, sì, perché una donna un po’ pazzerella abitava un’ala del maniero e spaventava tutti i visitatori. Ricordo che a carnevale i bambini si davano la caccia tra i vicoli, con palloncini colmi d’acqua, uova e… quante risate, quanta felicità. Ora vedo bambini molto piccoli che inseguono il successo, la ricchezza, e prevale la rivalità, l’orgoglio, la superbia, la superficialità… il sonno senza sogni. Cosa ne sarà di loro? Cosa ne sarà della loro vita quando le vere responsabilità li soffocheranno?».
Non farci caso, non angosciarti, è nella natura del Guardiano di essere così pessimista, c’è anche del buono nel mondo. E ora, fai un bel respiro, liberati di ogni fardello, perché stai per assistere a qualcosa di prodigioso.
«Chiudi gli occhi e varca la soglia della tua immaginazione…».
Sei in un bosco di conifere, con cortecce ricoperte dal muschio. Dapprima ovattato e sommesso, ogni suono esplode all’improvviso in un frastuono assordante. Alle tue spalle odi un grido feroce. No! Non voltarti! Abbassati! Un artiglio violaceo, attaccato a un braccio nodoso e possente, ti sorvola la testa.
Corri!
Sei nel bel mezzo di un’orda furiosa ma non sei ancora perfettamente corporeo, non ti noteranno.
Figure umanoidi gigantesche spuntano ovunque, di carne e ossa, con tratti mostruosi.
Sono Velkron!
Chi sono i Velkron?
Cerca prima una quercia con grosse radici sporgenti, dove poterti nascondere. Coraggio, devi sbrigarti, basterebbe un loro artiglio per spegnere la tua vita.
Ecco, abbassati e ora assisti alla loro avanzata.
Nere bestie dalle ali membranose, gambe artigliate come quelle dei rapaci, corpo asciutto con braccia lunghe e nodose; la testa calva è un’aberrazione di quella umana: questi sono i Velkron!
Non fissare troppo il nero lucente dei loro occhi, imbriglierebbe il tuo cuore in una morsa di catene uncinate e roventi. Si librano nell’aria, scattano fulminei, strappano, lacerano, devastano ogni cosa che incappa sul loro cammino. L’aura che li circonda è pura violenza, terrore, morte, dolore, spietatezza.
Cosa fanno?
Stanno cercando l’Angelo di Ghiaccio, nel Santuario dei Draghi!
Ma non temere, qualcuno verrà ad affrontarli, qualcuno che non potrà sopportare di assistere all’ingiustizia, forse gli stessi potenti del tuo mondo.
È il momento di muoverti, devi raggiungere tu per primo il Santuario. Cerca tra gli alberi, lo vedi? Sì, quelle rovine, proprio quelle, che si confondono con la vegetazione.
Ora! Corri più velocemente che puoi, non esitare. La grande cupola avvolta dall’edera è l’ultimo rifugio della purezza del nostro e del tuo mondo.
Un’ombra, un velo grigio attenua improvvisamente tutti i colori vividi del creato.
Lividi cumulonembi s’apprestano in prossimità del Santuario. Il cielo diventa sempre più cupo e un vento stranamente visibile scuote le cime dei sempreverdi.
Perché non viene nessuno?
Una vibrazione sconquassa la terra, il Vento raggiunge i Velkron e questi crescono in ferocia, sembrano un’onda d’acqua fuori dagli argini.
Corri! Corri! Si avvicinano e il Santuario è ancora distante! Attento alle radici, scavalca quell’ammasso di rocce, cerca di evitare il declivio, c’è un fosso, finiresti per cadere tra gli arbusti. Individua in fretta l’entrata del Santuario e dirigiti verso di essa.
Una colonna di fiamme luttuose s’innalza davanti al Santuario, è veramente la fine! Il Male brama di possedere l’Angelo di Ghiaccio ed è sceso dalle Vette Nebulose sotto le sembianze di Fuoco Nero per non lasciare scampo ai difensori del Bene.
Allontanati dal Santuario il più in fretta possibile!
Tutto è perduto!
Avevo creduto negli uomini e nel loro cuore. Pensavo che volessero preservare il mondo in cui vivono, mi ero illuso che il loro animo gioisse nel contemplare le meraviglie del creato, la perfezione della natura, ma come hai visto, nessun vivente è accorso a difendere l’Angelo di Ghiaccio e il mondo cadrà, l’amore sarà tramutato in fastidio, la vita acquisterà la parvenza di una depressione infinita, un buio eterno d’infelicità.
È vero, tu sei qui, ma la maggior parte dell’umanità non crede più nei prodigi della vita, inveisce contro le ingiustizie, ma non fa niente per cambiare le cose. Tu stesso lo sai molto bene, dopo tante battaglie per la civiltà, l’uomo fa ancora guerre, uccide, fa soffrire, distrugge, divora, consuma…
Sì, la tua intuizione è giusta… i Velkron, il Fuoco Nero… qui, come nel tuo mondo.
Mi dispiace… ma cosa? Aspetta, lo vedi anche tu?
È l’Angelo di Ghiaccio!
Un unicorno dalla criniera e la coda di cristallo incede solennemente verso i suoi carnefici.
Ma cosa ha intenzione di fare? Verrà ucciso!
No, non posso crederci, si è voltato verso di te! Ti chiede di aiutarlo, ma come è possibile?
Cosa puoi…
«Sei disposto a credere nei sogni?».
Quella che odi è la voce dell’unicorno e sta parlando al tuo cuore.
L’aria risplende di particelle iridescenti.
«Ricorda quello che vedrai e vivi, vivi più che puoi, amando!».
Un oceano di luce dilaga ovunque, improvvisamente. Vortici di bagliori cangianti travolgono i Velkron, che si tramutano in blocchi di pietra inanimati.
Ma il Fuoco Nero resiste superbamente, l’unicorno batte un colpo di zoccolo sulla terra e dal suo corno si spande un riverbero d’aria vibrante che lo costringe a dissolversi, tra urla spettrali di rabbiosa rassegnazione degli ultimi Velkron.
Il silenzio che pervade adesso è in onore dell’Angelo di Ghiaccio e del suo gesto miracoloso. L’aria ha la consistenza di una preghiera. Ma… dov’è l’unicorno? Al suo posto c’è una piccola pianta, un viticcio spinoso che cresce a vista d’occhio. Si forma il bocciolo di una rosa, i petali s’infiammano! Che prodigio straordinario. I petali acquistano i colori dell’arcobaleno e le fiamme si spengono. È lui, l’Angelo di Ghiaccio, che vive in una Rosa di Cristallo!
E dovrai essere tu a custodirla, adesso!
Torniamo nel tuo mondo e non dimenticare mai ciò che hai vissuto, perché se la paura e l’indolenza dovessero minacciare di nuovo la vita, dovrai porti a baluardo contro di essi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PromoSanValentino
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: