MARINELLA

Racconto in concorso

MARINELLA

Di Ivana Infantino

In un tempo abbastanza lontano ed in un luogo baciato dal sole e ricoperto da una macchia fitta e variegata, viveva una dolce bambina di nome Marina, ma per il suo aspetto minuto e il suo visino allegro e sprezzante di gioia, che coinvolgeva tutti coloro che potevano godere della sua compagnia, veniva chiamata Marinella. I suoi occhi erano grandi e azzurri come il cielo e scintillavano come le gemme d’oro dipinte dal sole sulla superficie increspata del mare al tramonto. Sin da bambina aveva manifestato una particolare dote canora e infatti molto spesso era solita canticchiare dei suoni, che potevano sembrare privi di un vero motivo, ma intonate dalla sua voce pulita, prendevano una forma particolare, un ritmo dolce e cadenzato, melodioso e quasi malinconico, come se quel piccolo corpo contenesse un’anima già grande.
La piccola Marinella era orfana, non aveva mai conosciuto i propri genitori e viveva in una casa situata nelle periferie di un piccolo paesino, circondato da ampi spazi verdi. Le rigide regole che vigevano in quella umile casa sopprimevano lo spirito libero della bambina, la quale veniva spesso richiamata e sgridata per il suo carattere poco disciplinato, che l’austera signora non riusciva bene a domare.
Un giorno, quando già era abbastanza grande da potersi porre delle domande e riflettere sulla sua situazione, si recò dalla donna un po’ attempata, la quale era intenta a coltivare l’orto che dava loro da vivere e le chiese se sarebbe potuta uscire a vedere il mare.
«Marinella perché mai vorresti vedere il mare?» rispose la donna.
La ragazzina cercò una risposta che nell’immediato tardò ad arrivare. Poi qualche momento dopo rispose con tutta sincerità e con occhi trasognanti: «Vorrei sentire il suo profumo».
«Ma che sciocchezza è questa? A cosa ti servirebbe sentire il profumo del mare? Vai in giro per i campi, per il giardino, avvicinati alla moltitudine di fiori e rose che sono piantate nelle aiuole e sentirai profumi più dolci e gradevoli di quello del mare.»
Marinella, delusa dalla risposta ricevuta, sentiva nascere dentro di sé un sentimento di incomprensione. Aveva provato ad annusare quei profumi dolci, aspri, fruttati, ma ciò non placava la voglia di sentire il profumo del mare. Era come se un sentimento innato la sospingesse sempre verso una direzione.
Spesso la notte faceva un sogno ricorrente, sognava un particolare senso di libertà che non era riuscita mai veramente ad assaporare nella vita reale. Non sapeva bene di cosa si trattasse, ma qualunque cosa fosse a lei piaceva immaginarla come la sua casa, come il posto in cui avrebbe voluto vivere, serena e senza catene. Si guardava intorno e non vedeva fredde pareti bianche, calcinacci che si sgretolavano dal soffitto o inferriate che limitavano un confine, vedeva l’infinito, l’azzurro, il blu; sentiva il cinguettio degli uccelli e la schiuma bianca del mare che le accarezzava le membra. Che piacevole sensazione che le regalava la notte! Era forse la cosa che più aspettava, che la sera scendesse lieve sui suoi pensieri e coprisse con il suo manto blu trapunto di stelle brillanti quei confini che il giorno rendeva manifesti. La notte portava una dimensione tutta nuova e anche il suo stato d’animo mutava, lasciando correre la sua immaginazione e i suoi pensieri verso orizzonti sconfinati e senza misura, nei quali Marinella riusciva a sentirsi magicamente se stessa. Ogni mattina le luci dell’aurora le facevano prendere consapevolezza di essere chiusa dentro quella dimora e il solo pensiero la faceva nuovamente sprofondare nella noia.
Un giorno, stanca di quelle costrizioni, si presentò dalla donna che l’aveva allevata per tutti quegli anni, ricordandole ogni giorno che per lei era una perfetta estranea e che la sua presenza, al di là dell’aiuto nei campi, era soltanto un peso, ed espresse le sue perplessità.
«Perché devo rimanere chiusa qui tra queste quattro mura ad aiutarvi nelle mansioni quotidiane contro il mio volere?» chiese con il suo sguardo intenso e deciso.
«Abbassa i toni ed abbi rispetto di chi è più grande di te, piccola impudente! Sei qui sotto la mia tutela e decido io se e quando dovrai uscire. I tuoi genitori non ci hanno pensato su più di tanto ad abbandonarti.»
Quella constatazione aveva fatto riflettere Marinella, la quale rimasta imbambolata di fronte alla mancanza di cortesia della donna e di fronte a quelle parole gettate in faccia senza delicatezza le chiese: «Perché mi chiamo Marina?».
«Sei arrivata qui con questo nome e così ho continuato a chiamarti» rispose con tono freddo.
La conversazione si era conclusa con quelle poche battute.
I mesi trascorrevano lenti e monotoni nell’incessante susseguirsi tra giorno e notte e alla ragazza cominciava a mancare il respiro; più il tempo passava e più si sentiva asfissiare dentro la morsa di una vita che non le apparteneva. Marinella cresceva a vista d’occhio e più il tempo la accarezzava, più la sua bellezza aumentava. I grandi occhi azzurri contrastavano il nero corvino dei suoi capelli lunghi e indomiti, che era obbligata a tenere legati in grandi trecce. Non conosceva nulla del mondo, se non le nozioni che era riuscita a trafugare da qualche libro e una notte, stanca delle sue pene si sciolse i capelli davanti la finestra aperta e cominciò a pettinarli con la sua spazzola di madreperla sotto la luce argentea della luna piena. La magia della notte fece affiorare nella sua mente una lontana melodia che aveva da sempre conosciuto senza sapere come e perché. Quella nenia carica di nostalgia si era profusa in quell’atmosfera notturna e magica, arrivando all’udito di un grande gabbiano, che seguendo quel canto surreale, si era lasciato condurre fino alla finestra aperta, nella quale Marinella stava pettinando i suoi capelli, liberando la sua anima, che intrepida scalpitava. La vista del gabbiano zittì la bella Marinella, che attonita rimase a scrutare.
«Ma sei frutto della mia immaginazione o sono già dentro uno dei miei sogni?» chiese allora la ragazza incantata.
«La dolce melodia che stavi intonando mi ha condotto fino a te, hai catturato la mia attenzione e non riuscivo a trattenermi dal volare da te» rispose ammaliato il gabbiano e poi aggiunse: «non ho mai udito nulla di simile; questa voce non può appartenere ad un essere reale, tu hai qualcosa di magico, di inusuale e la tua diversità si legge nei tuoi occhi. Fuggi da questo posto, non ti appartiene! Il tuo mondo non sono queste pareti, tu possiedi uno spirito libero, non negarti la possibilità di vivere. Vieni con me, ti porterò in un posto incantevole!».
Marinella era decisamente incantata dalle parole pronunciate dal gabbiano; non si rendeva ancora conto se tutto quello che stava vivendo fosse un sogno oppure realtà, ma si lasciò trasportare su quelle grandi ali bianche, respirando l’essenza della libertà. Un profumo familiare raggiunse le sue narici proprio quando il gabbiano aprì il becco per annunciare l’arrivo nel luogo di cui le aveva parlato. Planò atterrando su uno scoglio, mentre la luna al colmo della sua altezza illuminava di argento il mare calmo. Marinella scese dal dorso del gabbiano e toccò con i piedi scalzi le rocce, che sembrava le solleticassero i piedi, una lieve brezza si levò per portarle quell’essenza tanto anelata di mare ancora più vicina e qualche schizzo di acqua salata toccò il suo corpo. Quel profumo invase le sue membra, Marinella aveva sete di quell’acqua che tanto aveva desiderato e come presa da frenesia cominciò a prenderla tra le mani, se la versò sul corpo, il quale prese forma sotto quella veste, che bagnata aderiva alle sue membra. Adesso era il gabbiano a non credere ai suoi occhi: una metamorfosi stava avvenendo proprio davanti a lui: quella che fino a poco tempo prima era una bellissima e malinconica ragazza, si stava tramutando in una splendida e scintillante sirena, una creatura eterea, surreale, fantastica, con l’azzurro di quegli occhi più brillante che mai e la gioia nello sguardo. I capelli si sparpagliarono ondeggiando lungo il suo corpo semivestito e la sua vita si cinse di un candido involucro bianco perlaceo, che serpeggiando avvolse le sue gambe. Marinella si guardava con stupore, riempiendo i suoi polmoni di ossigeno, cominciando a respirare fino in fondo e ad assaporare la vita. Gli arti inferiori erano magicamente diventati una grande e affascinante coda, che guizzava nell’acqua del mare. Marinella guardò con aria complice il gabbiano e le dimostrò tutta la sua gratitudine.
«Lo sapevo che eri una creatura magica Marina! Da questo momento queste coste prenderanno il tuo nome e nelle notti di luna piena i tuoi canti incanteranno i naviganti, i pesci, gli uccelli e persino gli oggetti inanimati.»
Il gabbiano volò in cielo, vegliando dall’alto quella splendida creatura e Marinella, adagiando il suo corpo rilucente di acqua marina e di polvere di stelle sulle rocce umide, cominciò ad intonare dei canti carichi di profonda emozione al cielo.

54 risposte

  1. Ivana Infantino ha detto:

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  2. Roberta ha detto:

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  3. Beatrice ha detto:

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  4. Anna ha detto:

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  5. Rosa Maria ha detto:

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  6. Stefy ha detto:

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  7. Antonio ha detto:

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  8. Alessia ha detto:

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  9. Mohamed ha detto:

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  10. Daniela ha detto:

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  11. Arianna ha detto:

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  12. Arianna Giancola ha detto:

    ATTENZIONE: vi ricordo che i commenti sono monitorati dallo staff. Eventuali comportamenti scorretti determinano l’esclusione del racconto dal concorso. Questo non solo farebbe perdere la possibilità di vincere il premio “Scelto dal pubblico”, ma impedirebbe anche ai giudici di votarlo per uno dei premi principali. Si ricorda che è possibile votare più racconti ma UNA SOLA VOLTA per ognuno di essi. Fate inoltre attenzione quando inserite la vostra email per il voto: i commenti inseriti con indirizzi falsi non entreranno nei conteggi.
    Siate sportivi.

  13. Chiara ha detto:

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  14. CHIARA ha detto:

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  15. Silvia ha detto:

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  16. Beatrice ha detto:

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  17. Lina Tomaselli ha detto:

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  18. Alessia ha detto:

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  19. Andrea ha detto:

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  20. Valeria ha detto:

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  21. Benedetta Fraccalvieri ha detto:

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  22. Luisa Ferraro ha detto:

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  23. Valeria ha detto:

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  24. Marianna ha detto:

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  25. Dimitri ha detto:

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  26. Graziella ha detto:

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  27. salvatore ha detto:

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  28. Arianna Giancola ha detto:

    ATTENZIONE: nonostante il precedente avviso, sono state nuovamente rilevate delle irregolarità nei voti per questo racconto. Vi ricordo che ogni utente può votare più racconti, ma UNA SOLA VOLTA per ognuno di essi. I voti sono monitorati dallo staff: cambiare mail o nome non serve. Ancora una volta abbiamo scartato i voti irregolari, ma alla prossima infrazione il racconto sarà, nostro malgrado, ESCLUSO DAL CONCORSO. Questo significa che non solo non potrà vincere il premio “Scelto dal pubblico”, ma non potrà essere neppure giudicato per vincere uno dei premi principali. Vi invitiamo nuovamente alla sportività per non danneggiare l’autrice,

  29. Chiara ha detto:

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  30. Marco Antonio Burrone ha detto:

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  31. Annalisa ha detto:

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  32. Adele ha detto:

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  33. Elena ha detto:

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  34. Aurora ha detto:

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  35. Giuseppe ha detto:

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  36. Giosué Vasta ha detto:

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  37. Luigi ha detto:

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  38. Maria Teresa ha detto:

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  39. Giuseppe ha detto:

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  40. Deborah ha detto:

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  41. Silvia ha detto:

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  42. Lina ha detto:

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  43. Gino ha detto:

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  44. Mario ha detto:

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  45. Giovanni ha detto:

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  46. Federica ha detto:

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