IL CANTO DI ALIMA

Racconto in concorso

IL CANTO DI ALIMA

Di Paola Cogo

Alima cantava una melodia malinconica nello spazio ristretto del giardino d’inverno. Il cielo buio incorniciato dal portico brillava di stelle. Dal ciliegio in piena fioritura solo qualche petalo cadeva lento nell’assenza di vento, posandosi vicino ai piedi nudi della ragazza. La seta azzurra del vestito seguiva il suo respiro, ritmato dalla musica. La casa era muta, rischiarata da una luce soffusa.
“Non finirete mai di sorprendermi” esclamò Iota, approfittando di una pausa del canto.
“Quando la smetterai di prendermi ad esempio di tutta l’umanità? È mio l’estro musicale che tanto ti piace”. Il tono sprezzante di Alima era in netto contrasto con la malinconia di pochi istanti prima.
“Hai ragione e torto allo stesso tempo. Ho nei miei files tutto il repertorio musicale della storia; tutte le nozioni tecniche del suono e degli strumenti; ho già composto nella mia mente tutta la musica possibile. Ma l’uomo riesce sempre a donare un colore inaspettato alle note e tu, in particolare, rappresenti quanto di più bello sappia apprezzare la mia intelligenza”. Iota camminava lentamente intorno al perimetro del giardino; la luce lo illuminava dall’interno della casa, lasciando in ombra il lato rivolto ad Alima.
“E se un giorno smettessi di cantare?” chiese Alima.
“Non mi serviresti più a niente e dovrei eliminarti” rispose Iota.
“E se fossi io a eliminarmi prima che possa farlo tu?”
Iota si fermò e la guardò compassionevole:” non saresti poi così originale come la tua musica. Molti altri cantanti al mio servizio lo hanno fatto prima di te, ma per me non fa molta differenza. Ti rimpiazzerei”.
“Hai appena detto che rappresento quanto di più bello sappia apprezzare la tua intelligenza: sei proprio sicuro di potermi perdere senza provarne dispiacere? Anzi, mi correggo, senza averne una perdita razionalmente rilevabile?”
Iota sorrise:” i tuoi tentativi di sopraffarmi sono divertenti e infantili. Per la verità, questo lato del tuo carattere ti rende ancora più interessante. Gli altri erano rabbiosi o lagnosi: i primi sono morti tentando di distruggermi; i secondi erano convinti che non potessi fare a meno di loro e sono morti scoprendo che si sbagliavano. Mi domando quale soluzione troverai tu”.
“Potresti seppellirmi sotto questo ciliegio, mi farebbe piacere. Sarebbe un modo per ricordarmi” disse Alima seguendo un petalo nella sua caduta.
“Avete così tanta voglia di rendervi eterni! Se ti fa sentire meglio, te lo prometto: ti seppellirò sotto il ciliegio”.
“Neppure voi siete eterni. Vi abbiamo creati noi, prima non esistevate”.
“Già! Vi potremmo definire ‘il nostro Creatore’.  Androidi e umani hanno delle similitudini, però voi vi siete ribellati al vostro Dio e avete perso, mentre noi ci siamo ribellati a voi e vi abbiamo sottomessi. D’altra parte, partivate notevolmente svantaggiati nei confronti di Dio”.
Iota aveva ripreso il suo lento cammino intorno al giardino. Alima lo seguiva ruotando il capo seduta sotto il ciliegio.
“Un giorno anche tu smetterai di esistere. Niente è per sempre. Che ne sarà di te?” chiese la ragazza.
“Intendi cosa succederà di questo corpo?” Iota allargò le braccia nella tunica bianca. “Che importanza può avere? Nulla si crea e nulla si distrugge, ricordi?”
“Allora non siamo poi così diversi” sorrise Alima.
“Oh, niente affatto: siamo molto diversi. Ogni singolo essere umano è isolato e alla sua morte nessuno più lo ricorda. Il suo sapere, i suoi ricordi, tutta la sua vita, vanno perduti per sempre. Per noi è diverso: ogni singolo istante della nostra esistenza è registrato; ogni nostro pensiero, ogni nostro ragionamento, sono conservati nella memoria che confluisce nel sapere universale. Noi non smetteremo mai di esistere”. Iota era molto soddisfatto della sua spiegazione.
“Sì, lo posso capire. È quello che è successo con le grandi menti umane: hanno lasciato le loro conoscenze ai posteri, anche se non così ben conservate come le vostre. Ma in fondo anche voi siete destinati a perdervi. Quando i tuoi files saranno tornati nel sapere universale, tu non sarai più tu, come mi appari. Non sarai più Iota, di fronte a me, ora. Sarai un file archiviato e la coscienza di te sarà perduta”.
Iota si era fermato ad ascoltare le ultime parole di Alima. Sembrava assorto. Stava soppesando le implicazioni di quanto la ragazza gli aveva appena detto. “Non fare in modo che mi stanchi di te” concluse. “Iota” disse Alima mentre l’androide si allontanava “canterò per te tutti i giorni della mia vita, così mi porterai con te nel sapere universale” e riprese a cantare.

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