IL PASSATO È LA CHIAVE CHE APRE IL FUTURO

Racconto in concorso

IL PASSATO È LA CHIAVE CHE APRE IL FUTURO

Di Mariele Gianfranca Rosina

Al risveglio dal sonno indotto artificialmente, si trovò nella stanza che aveva contribuito a progettare. Era l’anticamera della morte, solo il condannato poteva entrarvi.
L’arredo era ridotto all’essenziale: il letto, una sedia e, poco discosto, un WC chimico. La porta era bloccata, nessuna finestra. L’aria entrava da bocchette fissate al soffitto dal quale pendevano vasi con piante ornamentali.
Sapeva che quelle bocchette avrebbero erogato il gas che lo avrebbe ucciso dopo una estenuante agonia, ma sapeva anche dov’era il pulsante che ne avrebbe anticipato la fuoriuscita.
Con esitazione allungò la mano.
«Fermati!»
Perentoria, una voce femminile gli impedì di pigiare. Si voltò di scatto, con le dita ancora sul tasto, e vide una pianta che scendeva da uno dei vasi, aggrappandosi alle pareti con appendici prensili. Raggiunto il pavimento, si raddrizzò, sostenendosi sul piedistallo delle sue stesse foglie carnose che, allargandosi a ombrello, coprivano le radici sottostanti.
Ora si ergeva davanti a lui con il tronco sottile da cui spuntavano foglie robuste retrattili che terminavano con prolungamenti digitiformi. Alla sommità, un grosso fiore azzurro, simile all’orchidea, articolava le parole muovendo i petali come fossero le labbra e la lingua:
«Non tutto è perduto. Sono qui per aiutarti».
Convinto che fosse un’allucinazione, ritornò con la mano al pulsante.
Come se gli avesse letto il pensiero, la strana creatura continuò:
«Toccami, sono reale».
Allungò la mano verso di lei, constatandone la concretezza e, incredulo, scosse il capo:
«Un vegetale che parla?»
«Ti stupisce, vero?»
«So della vostra capacità di spostarvi e usare le appendici per compiere lavori, ma parlare…»
«Ci sono molte cose che non conosci, un intero mondo! Ma non è il momento per le spiegazioni, dobbiamo fare in fretta».
E lui, in piedi, scuotendo una foglia:
«E invece sì. Voglio sapere perché vuoi aiutarmi».
«Lasciami, mi fai male!» Poi «Abbiamo bisogno di te, non devi morire».
«Ma così hanno sentenziato gli esecutori. Ho trasgredito la legge di cui sono stato promotore nel 2527. La si è fatta per il progresso, affinché nessuno si voltasse al passato, ma tutti guardassero solo avanti».
«E tu… ti sei voltato?»
Prima di rispondere, l’uomo ispezionò di nuovo il locale alla ricerca di cimici o telecamere.
«Tranquillo, le cimici le ho tolte di mezzo e la telecamera trasmette il filmato del tuo sonno profondo. Ma tu non hai ancora risposto alla mia domanda».
«Sì, mi sono voltato, e non me ne pento».
Si mise a sedere sul letto con il capo tra le mani, socchiuse gli occhi e sorrise:
«Mia figlia era la vita per me e il ricordarla è ancora la mia unica consolazione. Non so che cosa sia successo quel giorno, so solo che non è più tornata a casa. L’ho cercata ovunque, mobilitando i vertici di questa maledetta piramide sociale, ma senza risultati. Per un anno ho sperato di ritrovarla, poi mi sono arreso e ho consegnato tutto quello che le apparteneva, o che poteva evocarne la memoria. Poi solo dolore».
Si alzò e cominciò a camminare stropicciandosi le mani.
«Sarei impazzito se non avessi trovato il video che feci a lei e sua madre, prima che questa morisse. Si vedono entrambe sorridenti e festose. Quel filmato è stata la mia salvezza, il rimedio contro l’angoscia che mi opprimeva. Ogni sera, nel silenzio della mia solitudine, attingevo da quelle immagini la forza di vivere il presente.
Andai avanti così per mesi, finché il mio vicino, che credevo un amico, mi denunciò».
Si raggomitolò sul letto, abbracciandosi le gambe.
«Ho ceduto alle sirene dei ricordi. Capisci? Ho rievocato il passato!»
«Non c’è confine tra passato, presente e futuro nell’eterno fluire del tempo. Ogni attimo ha un passato e un futuro».
Lui spalancò gli occhi:
«Non immaginavo che la tua specie potesse avere pensieri così elevati. Chi sei?»
«Sono Cassiopea».
«Nome insolito per un vegetale».
«Sì, ma io appartengo a un gruppo di venti esemplari dove ciascuno ha il nome di una costellazione. Siamo i figli di quello che tu definisci progresso, il frutto di un’abile manipolazione genetica».
«Ma com’è possibile? Secoli fa eravate solo piante, immobili ornamenti delle nostre case, poi qualcuno di noi vi ha donato la capacità di deambulare, modulando la pressione osmotica delle vostre cellule. Ha fatto sì che i vostri movimenti fossero finalizzati allo svolgimento di servizi. Ce n’è voluto prima di raggiungere i risultati attuali, ma ora potete sostituire efficacemente i robot nei lavori manuali. Siete classificati come prestatori d’opera, schiavi silenziosi e obbedienti, niente di più».
«La fai facile tu. Ignori come sono andate veramente le cose. Non t’importa delle sofferenze patite per raggiungere questo traguardo e neanche ti chiedi perché si è arrivati al punto di rinnegare il passato».
«No, per me è sempre stato così e basta. Se lo sai, dimmelo tu».
«Era l’anno 2020 quando il SARS-Cov-2 fece stragi più di una guerra. Il virus era del tutto sconosciuto e, in mancanza di cure e di vaccino, le uniche misure adottabili furono il distanziamento sociale, le mascherine e la chiusura delle attività e degli spazi pubblici. Tutti a casa a eccezione del personale sanitario e degli addetti ai servizi essenziali. Tempi duri!
La conseguenza più straziante fu che un’intera generazione se ne andò in silenzio: nemmeno la possibilità di un saluto, né il rito pietoso di un funerale. Portò con sé la memoria di un secolo di storia: due guerre mondiali, le rivoluzioni industriali e sindacali, i primi voli spaziali, l’affermazione e l’emancipazione femminile. Cose che oggi sembrano scontate, ma che costarono sacrifici indicibili.
Solo dopo la vaccinazione di massa ripresero le attività. Ma nulla è più tornato come prima. Niente più abbracci, strette di mano, gesti affettuosi…»
«Davvero prima c’era questa promiscuità?»
«Non chiamarla promiscuità, perché era la manifestazione di un’empatia che oggi si è persa. Il dolore fu così devastante che i sopravvissuti si imposero di dimenticare e, col tempo, quella tragedia cadde nell’oblio».
Cassiopea reclinò il capo e, dopo una lunga pausa, riprese:
«Quella fu l’ultima epidemia, perché poi si sono prodotti vaccini polivalenti che si auto-attivano alla comparsa di ogni nuova infezione, ma il rivolgersi al futuro è diventato l’imperativo categorico.
Così, con l’ascesa al potere del Sistema, il passato è come se non fosse mai esistito. È proibito persino parlarne».
«Non pensi che la corsa al futuro abbia portato importanti progressi?», la interruppe lui.
«Sì, la scienza ha fatto i suoi passi e, abbandonando la sperimentazione animale, si è rivolta al mondo vegetale. Tu hai appena accennato a qualcuno che, nel secolo scorso, ci ha permesso di deambulare e successivamente di rimpiazzare i robot, ma ignori che alcuni di noi non solo parlano, pensano, agiscono razionalmente, ma amano, soffrono e odiano perché dotati di sentimenti umani».
«Non ci avrei creduto, ma ormai non mi stupisce più nulla. Continua».
«Hai mai sentito parlare della dark experimentation?»
«È un rito magico vietato e chi lo pratica, o solo lo nomina, viene arrestato».
«No, non ha niente a che fare con la magia. È una sperimentazione scientifica, ritenuta illegale perché, se i risultati ottenuti fossero divulgati, destabilizzerebbero l’attuale sistema sociopolitico.
Ma ci fu uno scienziato dark che, prima di essere ucciso, fece in tempo a iniettare il suo DNA in venti semi vegetali destinati alla produzione di prestatori d’opera. Oggi noi consideriamo quell’uomo un padre, perché da quei semi è germogliata la nostra specie con caratteristiche psico-comportamentali umane».
«Ma siete indistinguibili dai comuni prestatori d’opera!»
«Sì, siamo morfologicamente identici e ci mimetizziamo con loro per portare a termine la nostra missione».
«Quale missione?»
«Quella di eliminare ogni forma di schiavitù. Infatti, noi siamo schiavi al servizio degli uomini, i quali sono schiavi delle leggi che loro stessi hanno emanato. Vogliamo la libertà per tutti. Ci colleghiamo al passato perché è la chiave che apre il futuro».
«Che cosa vuoi dire?»
«Non si può cambiare il passato, ma lo dobbiamo conoscere per capire il presente, perché è dal presente che si modifica il futuro».
«È un programma ambizioso, ma siete in pochi e non avete mezzi…»
«In quanto al numero, la nostra specie è ermafrodita e produce centinaia di semi da cui germogliano individui uguali a noi che, a loro volta, si riproducono in un ciclo senza fine.
Per quanto riguarda i mezzi, riceviamo aiuti consistenti da parte di quegli umani che, come nel tuo caso, sottraiamo alla morte. Collaborano con noi per la messa a punto del progetto finale. Vuoi unirti al gruppo?»
Lui rispose senza indugio:
«L’idea di rivivere il passato e di aprirmi a un nuovo futuro fa già di me un uomo libero».
«Libertà non è solo una parola, è una scelta che tua figlia ha fatto prima di te. Fingeva di assecondarti perché ti amava, ma, in cuor suo, non accettava le regole che il Sistema imponeva.
Studiava segretamente sui libri di storia presi a prestito da biblioteche clandestine. Non te ne sei mai accorto? No, eri troppo impegnato ad applicare le vostre leggi assurde.
Da queste fonti apprese della nostra esistenza e cercò di mettersi in contatto con noi.
La salvammo appena in tempo, sottraendola agli esecutori che erano già sulle sue tracce».
Gli occhi dell’uomo si accesero. Spalancò le braccia e si avvicinò a Cassiopea, ma si trattenne dall’abbracciarla.
«È viva dunque?» La sua voce tremava.
«Sì, fra poco la potrai vedere».
Scosse il capo deluso: «Come, se sono rinchiuso qui?».
«Col teletrasporto. Sfrutteremo l’energia proveniente dalla dissociazione molecolare del gas che avrebbe dovuto ucciderti. Tu lo attiverai e poi provvederò io a scomporlo».
Cassiopea si chinò e, sollevando alcune foglie che componevano il piedistallo, afferrò, con le appendici digitali, uno strumento a forma di pistola. Lo accese e lo puntò su una delle bocchette. «Adesso è il momento di premere il pulsante e tocca a te farlo. Coraggio, sei pronto per una nuova vita?»

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