LA DIETA DEFINITIVA

Racconto in concorso

LA DIETA DEFINITIVA

Di Debora Donadel

Selene era grassa. Lo era sempre stata. Ma se da piccola, diciamo fino ai quattro anni, la cosa suscitava simpatia, dall’asilo in poi, la sua condizione era sempre stata oggetto di scherno.
Sicché da quando ne aveva memoria.
Selene da piccola, però, aveva un buon carattere, difficilmente serbava rancore e i “ciccia-bomba” e “cicciona” le scivolavano addosso e li dimenticava definitivamente alla vista di qualche prelibatezza. Fu verso la fine delle elementari che iniziò la vera tortura: i suoi compagni più scaltri e cattivi avevano iniziato ad elaborare le offese, a contaminarle con banali e superficiali riferimenti sessuali. “Faccia da maiale” (quando andava bene, altrimenti era rivolto al femminile), “tette grosse”, “cicciona di merda” erano solo tre delle più frequenti ingiurie che era costretta a subire quotidianamente.
Selene aveva un nome “quasi” da pornostar. Ma mica lo sapeva fino a quando non arrivò alle medie! E lì maledisse i suoi genitori. E con essi, praticamente tutto il resto del mondo.
Selene era un piccolo genio. La matematica era il suo pane. I numeri la sua grande passione insieme a libri, fumetti e videogiochi.
Alle superiori fu etichettata come una grassa nerd; le furono attribuiti orientamenti sessuali di ogni tipo e perversioni fuori del comune.
Ma lei era una spanna sopra gli altri: nonostante i suoi chili in più e grazie alla sua determinazione trovò il modo per laurearsi e trovare un lavoro che limitava al massimo i contatti con la gente: sviluppava programmi informatici.
Svolgendo il suo lavoro quasi interamente da casa, aveva pochissimi “amici” con cui usciva di rado, evitando così sguardi, giudizi e disapprovazione.
Selene era sola. Le sue uniche relazioni le aveva nei social; dove rigorosamente non metteva mai la propria immagine, ma usava, a rotazione, quella dei personaggi dei fumetti che amava.
I suoi contatti erano quasi tutti come lei. Pochissimi con vere foto profilo e che non avessero le sue stesse passioni. Evitava come la peste i contatti o le richieste d’amicizia dei suoi vecchi compagni per paura di cadere in un tunnel di bullismo mediatico che non avrebbe potuto sopportare. Partecipava attivamente alle discussioni sui vari gruppi in cui era iscritta, perlopiù pagine che seguivano i fumetti, i libri, le serie televisive, i videogiochi che lei stessa amava.  E fu proprio in uno di questi gruppi che conobbe Ricky.
Ricky era un ingegnere elettronico.
La sua foto profilo Linkedln coincideva con quella di Facebook: era vera ed era un gran bell’uomo!
Ricky le chiese l’amicizia dopo un vivace scambio di commenti su un post in una pagina di supporto a un fumetto indipendente.
Iniziò lui a scriverle anche su Messenger. Con gentilezza, senza mai essere invadente, senza mai oltrepassare il limite del personale.
Col tempo la loro chat divenne quotidiana. Si ritrovavano a commentare, non solo le loro passioni, ma anche l’attualità o qualche post stupido, o le reazioni dei loro contatti comuni.
E infine le loro vite.
Ricky era sposato con una donna bellissima: Samanta. Bionda, alta, fisico da modella, occhioni azzurri incorniciati in un viso perfetto. Ma vuota e superficiale.
Lui la detestava, ma la ostentava come fosse un successo professionale, successi che, tra l’altro, non mancavano nel suo brillante curriculum.
Ma Ricky non era sempre stato così; nascondeva un passato da gracile e brufoloso nerd. Deriso ed escluso fin dalle medie. Da sempre l’unico maschio della sua classe a odiare il calcio e verosimilmente qualsiasi altro sport.
L’unico maschio che non si univa mai alle “campagne” di volgarità rivolte alle ragazze. Chiamato spesso “femminuccia” per il suo tono dimesso e la sua voce acuta.
Deriso per il suo aspetto, pesantemente bullizzato per i suoi “strani interessi” (numeri, libri e… fumetti!).
Intorno alla terza superiore, dimenticati i brufoli e la voce fina, fu costretto a frequentare dei corsi di nuoto per un serio problema alla schiena.
Il suo fisico iniziò lentamente a giovarne. Finì per diventare un bell’uomo, si laureò in ingegneria. All’apparenza un giovane amabile e gentile.
In realtà Ricky covava dentro di sé una tale rabbia, un tale rancore…
La sua parte oscura comandava ogni sua scelta, soprattutto in merito alle sue amicizie.
Ricky confidò a Selene che tutto quello che aveva costruito, carriera, matrimonio, casa, posizione, lo aveva costruito con un unico obiettivo: vendicarsi di chi lo aveva escluso, umiliato, deriso.
Anche Samanta era stata scelta con quell’obiettivo. Ma si era presto reso conto che, proprio sua moglie, se lo avesse conosciuto prima del suo cambiamento, sarebbe stata una delle sue peggiori aguzzine.
Dopo che Ricky si espose in quel modo a Selene, lei non se la sentì più di nascondersi dietro un fumetto.
Non solo gli raccontò della sua vita ma gli spedì addirittura una foto. Vera.
Lui la riempì di affetto, di complimenti; raccolse tutte le sue insicurezze in tanti e calorosi abbracci virtuali.
Ricky le voleva bene. Nonostante il suo aspetto.
Le voleva talmente bene che iniziò pian piano a confidarle il suo piano.
“Selene, non è servito a niente tutto quello che ho fatto se questi continuano a vivere, nonostante tutto, senza mai pagare per il dolore che hanno inferto.”
“Questi” erano i suoi aguzzini che lui, a differenza di Selene, aveva cercato e contattato per poter ostentare il suo successo, la sua rivalsa. Ma non gli bastava. A ogni loro post positivo, Ricky fremeva di rabbia. Ai suoi occhi, non meritavano nessuna gioia, anzi: nessuna vita.
Voleva eliminarli. Per sempre.
Selene all’inizio non capiva, non riusciva a capacitarsi che un uomo capace di tanto amore potesse concepire di uccidere qualcuno. Ma Ricky la corteggiò con fervore, la riempì di lusinghe convincendola a dargli l’aiuto di cui aveva bisogno.
Selene non aveva mai avuto una persona così speciale nella sua vita, lo sentiva così vicino e affine che un poco alla volta le sue remore morali caddero all’idea di vendicarsi di tutti coloro che, invece, l’avevano derisa, umiliata, emarginata. Così iniziò a cercare su Facebook i suoi vecchi compagni, i suoi aguzzini, convinta non solo a dare il suo supporto a Ricky ma anche a usare lei stessa “l’arma digitale” che avrebbero costruito insieme.
“Sarà una dieta speciale, che ti farà perdere per prima la zavorra che hai nel cuore”, le aveva scritto lui la sera che avevano finalmente messo a punto il piano.
Erano entrambi dei geni, sapevano giocare con i numeri; Selene possedeva le conoscenze per hackerare sistemi operativi, provider, siti di messaggistica; Ricky aveva la malignità necessaria per nutrire i loro codici di veleni mortali.
La sera in cui il file della “Dieta definitiva” fu pronto, si sentirono per telefono. Lui aveva deciso di iniziare con la moglie: non solo dava un senso alla sua vendetta, ma gli avrebbe permesso di controllare da vicino l’efficacia del loro piano per proseguire, con “tranquillità”, a inviare il file velenoso alla lunga lista di contatti che aveva accuratamente selezionato.
Il giorno dopo Selene vide comparire i primi accorati messaggi di cordoglio sulla bacheca di Ricky. Si unì al coro, fingendosi affranta.
In realtà, seppur spaventata, si sentiva euforica: la moglie del suo amore era morta e lo aveva reso libero, lei aveva la conferma della sua genialità e presto avrebbe avuto in mano la stessa arma per vendicarsi a sua volta di tutti i suoi aguzzini.
La lettera di Ricky arrivò quindici giorni dopo. Conteneva un breve scritto e una scheda di memoria.

Carissima Selene,
ti volevo ringraziare per il tuo supporto in questi giorni difficili e lo volevo fare con la cara vecchia e desueta penna. Ci sono voluti giorni per riprendermi un poco da questa tragedia. Samanta mi è spirata tra le braccia dopo un inspiegabile arresto cardiaco sopravvenuto mentre apriva un file che le era arrivato su Messenger. L’ho vista sbiancare tutto d’un tratto, si è portata le mani al collo, non riusciva a respirare. È stato terribile, veloce, “troppo” veloce. Non ho potuto fare niente.
Ironia della sorte, quando, dopo qualche giorno sono andato a controllare cosa avesse letto nei suoi ultimi istanti, non ho trovato nulla: la sua pagina Messenger era vuota, di contatti e di messaggi.
Una stranezza davvero inspiegabile.
Ne approfitto Selene, per mandarti il file di quella dieta di cui ti ho parlato.
Non solo ti prego di usarla ma anche di diffonderla tra i tuoi contatti perché, ora ne sono sicuro, è veramente efficace.
Ci sentiamo a breve su Messenger così mi racconterai i tuoi progressi. Spero davvero che ti sia utile come si sta rivelando per gli amici ai quali l’ho spedita. Grazie ancora, con affetto.
Ricky

Selene fremeva.
Quello stesso giorno mandò il file a quello che più di tutti l’aveva fatta soffrire, quello per il quale aveva avuto pure una cotta, alle medie.
Nei giorni seguenti selezionò accuratamente i “candidati” e spedì il messaggio ad altri due contatti che vivevano lontanissimi tra loro, in modo da non destare sospetti.
Ricky riprese a scriverle su Messenger dopo una settimana. Avevano stabilito di mantenere una certa distanza per non incorrere in inutili rischi.
“Allora carissima Selene, iniziata la dieta?”
“Ricky, sono davvero felice, non solo l’ho iniziata: in una settimana sono già a -3! Davvero con poca fatica!”
“Grande! L’importante è continuare! Anche se ti sentirai un po’ debole all’inizio, poi andrà sempre meglio: non demordere dai tuoi propositi.”
“Certo! Spero veramente di ringraziarti di persona!”
“Ma certo carissima. Non appena avrò finito la lista di questi improrogabili impegni, ci vedremo sicuramente!”

36 risposte

  1. Fernanda ha detto:

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  18. Romina SALLAZZARO ha detto:

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  25. Adriano ha detto:

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  26. Capatti Massimiliano ha detto:

    Voto questo racconto: la dieta definitiva

  27. Cinzia Bortolini ha detto:

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  28. Annalisa ha detto:

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