L’ASCESA DELLE FORZE NASCOSTE

Racconto in concorso

LASCESA DELLE FORZE NASCOSTE

Di Sara Morelli

Le stelle brillavano nel cielo sereno mentre una leggera brezza faceva rabbrividire Edel Abbyn, spingendola ad indossare un mantello pesante di pelliccia. Erano passati molti anni dalla sua fuga, inseguita dai nemici della ribellione guidata da Codren. Aveva deciso di sacrificarsi per dare tempo ai pochi rimasti di nascondersi e tutto era andato come previsto. Si era addossata un enorme fardello, ma tutti si fidavano di lei e confidavano nelle sue capacità, così era iniziato il suo interminabile viaggio alla ricerca di un posto dove potersi ritenere al sicuro. Era scappata per molto tempo, spostandosi spesso in luoghi diversi ma, ogni volta che credeva di aver seminato i suoi inseguitori, questi riuscivano a rintracciarla. Dovette nascondersi sotto terra, nelle miniere che si trovavano alle pendici dei monti Ardhy. Ricevette una calorosa accoglienza dal popolo, che la ospitò per moltissimo tempo trattandola come una di loro. I Terridy erano una razza di semi-umani che viveva sotto terra. Non avevano molti contatti con il mondo esterno e la loro esistenza era messa addirittura in dubbio da gran parte degli abitanti della superficie. Gli occhi neri di quelle creature si erano adattati all’oscurità del sottosuolo e la barriera magica che avevano eretto avrebbe garantito a Edel un rifugio sicuro. Se fosse rimasta con loro per un po’ di tempo, avrebbe potuto riposarsi e recuperare forze e potere magico. Le piccole creature avevano le orecchie a punta e il corpo ricoperto di pelo scuro e ispido, ma le movenze erano del tutto umane. Edel aveva imparato molte cose da loro poiché parlavano molteplici lingue. Si erano rifugiati su quei monti molto tempo fa, quando ancora i regni attuali non si erano ancora formati. La donna, ogni tanto, usciva alla luce del sole ma si limitava a restare nelle vicinanze. Le mancava il dialogare con la sua razza ma doveva resistere, per il bene dei suoi amici. In quel periodo, ebbe modo di esaminare il testo del libro che aveva nascosto all’interno della collana che portava sempre con sé. Era una lettura complicata, piena di incantesimi proibiti e di segreti tramandati durante il tempo. Probabilmente il libro risaliva all’era della comparsa dei primi uomini con dei poteri magici. Un giorno, però, sognò che qualcosa si stava avvicinando e capì che i tempi erano ormai maturi. Le sue predizioni non sbagliavano mai e i suoi sogni si realizzavano sempre. Quello era il suo dono speciale, oltre alla predizione del futuro che, al contrario, poteva sempre variare secondo le scelte che decideva di fare. Radunò le poche cose che si era portata appresso e ringraziò il popolo dei Terridy dell’accoglienza. In fondo alla sacca trovò un piccolo specchietto e la tentazione di osservare il suo volto fu più forte di lei. Quanto tempo era passato dall’ultima volta che si era specchiata in quel minuscolo oggetto? Guardò la sua immagine riflessa e notò che era molto dimagrita. I capelli biondi erano legati in una semplice coda, gli occhi verdi erano circondati da occhiaie violacee e le guance erano leggermente incavate. Il pallore della sua pelle la faceva sembrare malata, mentre le labbra screpolate davano l’ultimo disastroso tocco finale. Richiuse lo specchietto con un rapido scatto, si tirò sulla testa l’ampio cappuccio e si avviò lungo un sentiero che scendeva a valle. L’alba era sorta da poco e il cielo era screziato di colori meravigliosi. Era veramente tanto che non osservava un cielo terso come quello. Mentre camminava, costeggiando il fiume che nasceva dai monti alle sue spalle, non faceva altro che chiedersi chi fosse la donna dai capelli rossi che l’aveva aiutata così tante volte. Da quando si era separata dal suo gruppo ritrovandosi sola, quella persona misteriosa appariva nelle sue predizioni, avvertendola di ciò che sarebbe successo e consigliandole cosa fare. Era un dilemma che ancora non aveva risolto, ma aveva come la sensazione che non sarebbe durato a lungo. Durante il suo tragitto, ebbe la fortuna di unirsi ad un gruppo di carovane di mercanti e sfruttò l’occasione per informarsi sui cambiamenti che c’erano stati durante la sua assenza. Trascorse con loro la giornata, li aiutò ad accamparsi in una radura e il giorno seguente li seguì. Avevano una meta in comune e il suo potere magico sarebbe stato difficile da distinguere in mezzo a tutte quelle persone. Uno di loro acconsentì a barattare con lei anche una coperta e una tenda dove poter dormire e, in cambio, ricevette una pietra scintillante che Edel aveva trovato sotto terra mentre aiutava i Terridy nei loro lavori di scavo. Quella sera le offrirono un magro pasto che mangiò attorno ad un accogliente fuoco. Abituata al silenzio delle montagne, lo schiamazzo delle voci e le grasse risate di quelle persone così spensierate e allegre, la invitarono a coricarsi presto. Osservò le stelle pensando ai tanti amici caduti in battaglia e dedicò loro una preghiera prima di dormire. Il sonno ristoratore non durò molto poiché si svegliò di soprassalto quando ancora era notte fonda. Le visioni che aveva avuto erano anche il motivo per il quale veniva perseguitata da tutto quel tempo dagli scagnozzi del re di Kyden ma, c’era dell’altro. Ella era riuscita ad appropriarsi di un volume della biblioteca reale e nell’impresa aveva perso tanti uomini. Molti di loro vennero catturati e inviati nelle prigioni del triangolo di Zurhak, nella torre centrale di Fowerod. Era impossibile farli fuggire da lì, poiché le catene che li tenevano prigionieri annullavano qualunque potere magico e una potente barriera proteggeva le torri da attacchi esterni. Il prezioso volume conteneva un potere magico e delle informazioni che non potevano assolutamente restare nelle mani del nemico. Se fosse caduto nelle mani sbagliate, sarebbe avvenuta catastrofe per tutte le persone aventi poteri magici. Aveva attirato su di sé gli occhi del nemico e, quindi, aveva deciso di nascondere il libro all’interno della sua collana, lontano da occhi avidi di potere. Questo era stato il consiglio della donna rossa che le aveva suggerito anche di lasciare la collana a sua nipote, poiché ella era una predestinata. Edel non aveva fatto altro che pensare al destino che avrebbe potuto avere la giovane ragazza se mai fosse entrata in possesso di un oggetto tanto pericoloso. Una cosa era certa: avrebbe cercato un modo per non fare accadere quel tragico avvenimento, ma la visione era stata dannatamente chiara. Doveva lasciare la collana alla figlia di sua sorella poiché lei sarebbe stata catturata dal nemico e forse uccisa. Facendo un respiro profondo, si alzò frettolosamente e frugando nella sacca estrasse qualcosa di duro e lucente. Aveva nascosto le protezioni da combattimento nella sacca, nel caso le fossero servite per un’ultima occasione. L’opportunità adesso era giunta e quindi si affrettò ad indossarle. All’alba, si incamminò lungo un sentiero che andava nella direzione del suo villaggio Natale, Nokar, situato nel regno del nemico, Kyden. Lì abitava ancora sua sorella Danae Abbyn. Desiderava rivederla da molto tempo, ma da quando era partita con il gruppo dei ribelli non aveva più avuto il coraggio di incontrarla. Non avrebbe mai potuto metterla in pericolo solo per il semplice fatto che le mancava. Avrebbe stravolto la sua semplice e tranquilla vita e questo non se lo sarebbe mai perdonato. Aveva desiderato tanto anche conoscere Evelyn, la nipote che non aveva mai avuto occasione di vedere. Pensando alla ragazza, la voglia di opporsi alle sue visioni e di lasciarle quel fardello cresceva a dismisura. Avvertiva una strana tensione dentro di sé che non prometteva niente di buono. Doveva sbrigarsi a pianificare qualcosa, ma il problema era che era veramente sola e non aveva idea di cosa fare o dove andare. Attraversò il fiume Ary grazie all’imbarcazione che trovò sulla riva, attraversò una parte di campagna e dall’alto di un colle notò che mancava poco al suo arrivo a casa. All’improvviso, nel cielo una scia luminosa oltrepassò il punto in cui si era soffermata per poi dividersi e proseguire in diverse direzioni, due delle quali vicino al villaggio. In lontananza, udì delle grida seguite da dei latrati e il cuore iniziò a martellarle nel petto. La visione insistente di lei che consegnava la collana alla giovane Evelyn la spronò a correre verso il bosco di Ron-ker, mentre una voce le gridava di correre più veloce.
L’avevano scoperta nonostante avesse cercato di mascherare il suo potere. I nemici avevano avvertito nuovamente la sua energia e i segugi avevano fiutato il suo odore, rintracciandola in poco tempo. Avrebbe dovuto immaginare che il re avesse assunto persone che avevano come unico scopo la sua cattura! Non c’era tempo da perdere. Estrasse la spada e si addentrò nella foresta che la separava dal villaggio. Il crepuscolo era calato ormai da un pezzo e pregò che l’oscurità della foresta potesse darle qualche vantaggio. Non avrebbe potuto fermarsi a salutare la sorella e questo le procurava un enorme dispiacere, ma era meglio così. Saperla al sicuro l’avrebbe resa tranquilla, qualsiasi cosa le fosse successo. Il libro sarebbe passato in mani sconosciute e nessuno avrebbe saputo dove fosse. Prima della sua partenza dai monti aveva preparato una pozione per cancellare i ricordi più recenti, in modo tale da non far trapelare nessun dettaglio.

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