L’ESERCITO DI GHIACCIO

Racconto in concorso

L’ESERCITO DI GHIACCIO

Di Andrea Morelli

L’alba

«Sono Norwulf, figlio di Nor, Akra mia figlia, Mayra la mia donna…» bisbiglio i nostri nomi per rimanere sveglio. Inchiodato a terra da una lama gelida, guardo la neve che si tinge di giallo oro non appena i raggi del sole scavalcano le vette delle montagne.
Sono ancora vivo! Sollevo la testa e sento in bocca il sapore del sangue. Un colpo di tosse mi scuote e il dolore mi fa quasi perdere i sensi. Il freddo, penso, il freddo deve aver rallentato la perdita di sangue. L’arco e la freccia, nascosti dal mio braccio, premono contro il mio fianco. Per rimanere attaccato alla vita, ricordo.

Il cavaliere da Amaranth

La mia casa è situata su un pianoro erboso a mezza giornata di cavallo da Amaranth, la più grande delle sette città. Sono nel recinto e tengo per la briglia il pony che mia figlia Akra sta imparando a cavalcare. Akra ha quattro anni e gli occhi azzurri come i miei, ma i capelli biondi e il viso sono di Mayra, la mia compagna. Il pony tira su la testa e si ferma: deve aver avvertito qualcosa. Guardo la strada e scorgo un cavaliere al galoppo.
«È meglio che tu scenda Akra», dico «vai da tua madre».
Sollevo Akra dal dorso del pony e la poso a terra. Lei mi dà un bacio e corre via sotto il mio sguardo. Il cavaliere tira la briglia verso di sé e smonta di sella. Mi guarda.
«Mastro Arciere Norwulf…»
Lo interrompo: «Mastro allevatore vorrai dire…». Sono il Mastro Arciere della città di Amaranth perché ho vinto una gara di tiro con l’arco, non per meriti in battaglia. Nessuna minaccia è mai giunta dalle montagne o dalle steppe oltre le quali si stende il deserto di terra rossa. Siamo in pace da sempre. Il cavaliere si toglie l’elmo e scuote la lunga capigliatura bruna. È poco più di un adolescente.
«Ti devo scortare ad Amaranth, al cospetto del Signore della città e dal Capo dei maghi del Fulmine. Dobbiamo partire subito.»
«Che cosa è successo?»
Il ragazzo scuote la testa. Le sette città sono governate da un Signore eletto dai cittadini ma sono i maghi del Fulmine a esercitare il potere. Grazie al loro sapere utilizzano l’energia dei fulmini per creare armi e macchinari ma si dice che possano spostarsi nello spazio e viaggiare nel tempo, rivedere il passato e guardare nel futuro. Lascio il cavaliere davanti al recinto e vado a cercare la mia famiglia. Mezz’ora dopo sono in sella al mio cavallo. Mi volto indietro e vedo Mayra e Akra che mi salutano con un cenno della mano. Ho il cuore pesante. La strada curva a destra e la vista della mia casa svanisce dietro le rocce. Spingiamo i cavalli al galoppo lungo la strada per Amaranth.

Amaranth

Man mano che ci avviciniamo alla città una pietraia ricoperta di neve prende il posto dei pascoli, mentre il vento che soffia dalle cime delle montagne ci intorpidisce la faccia. Il sentiero confluisce in un’ampia strada che porta alla città, la cui muraglia grigia si staglia contro i monti. Amaranth è il crocevia per le vette delle montagne. Il mio compagno dirige il cavallo su una strada laterale che costeggia le mura e io lo seguo sorpreso.
«Entreremo dalla porta della guarnigione?» urlo nel vento. Il ragazzo non risponde. Non mi resta che seguirlo oltre la porta, sotto lo sguardo dei due soldati di guardia. Gli zoccoli dei nostri cavalli risuonano sulla pietra del grande cortile nel quale siamo appena entrati. Vedo uomini correre portando in braccio provviste, spade, scudi, archi. Dalle stalle provengono nitriti inquieti e le luci dei dormitori sono accese. Il cavaliere si ferma all’ingresso del palazzo del capo della guarnigione.
«Sei atteso nella sala delle armi», mi dice. Varco la soglia del palazzo e mi incammino per il corridoio con il basso soffitto a volta. Piego a sinistra, supero la scala che porta ai piani superiori ed entro nella sala delle armi. Il signore di Amaranth, Bregulf, mi rivolge un saluto. Accanto a lui c’è Elflight, il capo dei maghi. Indossa una veste azzurra con il cappuccio tirato giù. Osservo i suoi capelli, la barba bianca, il volto solcato da una moltitudine di rughe e gli occhi azzurri e luminescenti. Vedo un altro mago appoggiato alla colonna. La sua veste purpurea mi dice che è un apprendista. Il cappuccio, calato sugli occhi, mi permette di vedere solo una rada barba nera.
Bregulf guarda Elflight.
«Siedi Norwulf». La voce di Elflight sembra stanca. Mi siedo e lo guardo negli occhi senza dire niente.
«Condurrai un drappello di cinquanta uomini lungo il sentiero dei Corvi e lo percorrerai fino alla Caverna Bianca. Frimm, il mio apprendista, ti spiegherà tutto quando sarete partiti.»
Inarco un sopracciglio e controbatto: «Nella stagione fredda? È un bel rischio…»
«Viaggerete a cavallo fino alla stazione di Skyspring», interviene Bregulf «lì lascerete i cavalli e proseguirete a piedi verso la Caverna Bianca. Norwulf, ti stiamo affidando il comando di una missione delicata. Frimm ti dirà tutto lontano da qui. Non vogliamo che trapeli una sola parola. Adesso vai a riposare, partirai domani all’alba.»
Mi alzo e chino la testa in segno di obbedienza. Prima di uscire dalla sala noto che Frimm non si è mosso.

Verso le montagne

È l’alba. Il cortile risuona di nitriti, urla, scalpiccii di zoccoli e passi. La porta della guarnigione è aperta. Mi hanno affidato un drappello di ragazzini spaventati. Perché? Frimm è in sella al suo cavallo e porta a tracolla un cilindro metallico chiuso. Frecce-fulmine? A che scopo? Glielo chiederò durante il viaggio. Comando alla pattuglia di uscire dalla porta in fila per due e di attendermi fuori. Alzo lo sguardo sulle finestre del palazzo del capo della guarnigione e vedo gli occhi luminescenti di Elflight brillare da dietro il vetro.
«Andiamo», mi dice Frimm. Lo guardo in volto e realizzo che anche lui è poco più di un ragazzo. Usciamo dalla città diretti verso un nulla gelido.

La cruda realtà

Due giorni di marcia nella neve alta, uno dei quali a piedi, hanno fiaccato i nostri corpi e il nostro spirito. La Caverna Bianca ci accoglie con pareti incrostate di ghiaccio. Accendiamo le torce e man mano che ci addentriamo nelle viscere della montagna la temperatura sale e il ghiaccio si scioglie. Lo stretto budello che percorriamo si apre in un antro che ci accoglie con il rombo di una cascata dalla quale emana una nebbia tiepida. Ci accampiamo e ceniamo con carne secca e birra. Mi sono appena sdraiato quando mi sento scuotere la spalla. È Frimm e mi sta facendo cenno di seguirlo. Fuori dalla caverna il gelo ci aggredisce. Ci fermiamo dietro una roccia, ai margini di una conca.
Frimm indica il banco di nebbia che riempie la conca: «È per quello che siamo qui».
«Nebbia?»
«Guarda meglio…»
Dentro la nebbia vedo vorticare fiocchi di neve e corpuscoli rossi.
«L’esercito di ghiaccio», dice ancora Frimm.
«Ma è solo una leggenda…»
Frimm scuote la testa: «Dobbiamo scoprire chi lo manovra e informare Amaranth».
«E come?»
«La freccia-fulmine. Staneremo il loro comandante e tu lancerai la freccia verso Amaranth. I maghi vedranno… e sapranno.»
«Ma come facciamo a…»
Frimm sospira. «Li attaccheremo.»
«Moriremo tutti…» replico, mentre un nodo mi attanaglia la gola.
«La nostra missione è senza ritorno.» Frimm rivolge il suo sguardo verso il corno appeso alla mia cintura.
Lo prendo e soffio, producendo un suono basso che arriva lontano. La nebbia prende a vorticare addensandosi attorno ai corpuscoli rossi e un tintinnio metallico si fa via via più nitido, insieme a urla di ragazzi.

La battaglia

Tutto succede così rapidamente che non riesco a impartire alcun ordine. I soldati arrivano di corsa con le spade sguainate, mentre la nebbia ghiacciata si condensa in corpi umanoidi con un unico occhio rosso al centro della testa. Le loro braccia sono affilate lame di ghiaccio. Vedo le spade sbriciolare quei corpi sgraziati in nuvole di nevischio le quali, però, si addensano prontamente a produrre nuovi soldati di ghiaccio. I miei soldati, paralizzati dalla sorpresa, iniziano a cadere sotto i colpi delle lame di ghiaccio. Le urla di dolore si moltiplicano nel buio che sta cedendo il passo all’aurora. Un soldato di ghiaccio mi viene contro ma faccio a tempo a sfoderare il pugnale e a trafiggere l’occhio rosso: il soldato crolla giù in un mucchio di neve.
«Colpite l’occhio!» urlo ma è troppo tardi. Frimm mi raggiunge e mi porge la freccia-fulmine.
«Quando è il momento lancia la freccia», urla «fai in modo che il nostro sacrificio non sia stato vano…»
Vedo la sua testa separarsi dal corpo e un colpo al torace mi fa finire a terra.

La fine

Nella luce dell’alba due figure incappucciate stanno camminando verso di me. Sono due donne. Lunghi capelli neri fuoriescono dai cappucci e arrivano fino alla loro vita. I volti sono due macchie bianche. Dietro di loro ne scorgo altre cinque.
Una di loro getta indietro il cappuccio e mi guarda. Gli occhi scuri e le labbra rosse risaltano nel volto pallido.
«È l’unico sopravvissuto?» domanda la donna all’altra.
«Sì Eptra.»
Eptra mi guarda e capisco che non ho molto tempo. Apre la mano e la allunga verso di me. Le sue dita si stanno tramutando in serpenti. Con le forze che mi rimangono sferro un calcio alla gamba del soldato di ghiaccio, che cade al suolo. Brandisco l’arco, incocco la freccia-fulmine e la scaglio verso Amaranth. La vedo esplodere nell’aria in una miriade di fulmini.
«La magia del fulmine non vi proteggerà!» urla Eptra. «Cadrete sotto il dominio delle Sette Streghe!»
Non sento dolore quando i denti del serpente si piantano nel mio collo. Alzo gli occhi al cielo e vedo i fulmini che viaggiano verso Amaranth. Allungo la mano come se potessi afferrarli e… il cielo… azzurro… mi viene… incontro.

7 risposte

  1. Alessandro Ricci ha detto:

    Voto per questo racconto

  2. Giovanna Sallemi ha detto:

    Bellissimo!!

  3. emily ha detto:

    Voto questo racconto

  4. emily ha detto:

    Molto bello!!

  5. Arianna Giancola ha detto:

    ATTENZIONE: vi ricordo che i commenti sono monitorati dallo staff e approvati singolarmente. Se non visualizzate immediatamente un commento appena inserito aspettate un po’ e, in caso, contattateci. Fate inoltre attenzione quando inserite la vostra email per il voto: i commenti inseriti con indirizzi falsi o errati non entreranno nei conteggi e potrebbero essere visti come “non sportivi”. Eventuali comportamenti scorretti determinano l’esclusione del racconto dal concorso. Questo non solo farebbe perdere la possibilità di vincere il premio “Scelto dal pubblico”, ma impedirebbe anche ai giudici di votarlo per uno dei premi principali. Si ricorda che è possibile votare più racconti ma UNA SOLA VOLTA per ognuno di essi. Cambiare nome o email per votare più di una volta viene visto come comportamento scorretto.
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