TRINANDUM – LA GUERRA RAZZIALE

Racconto in concorso

TRINANDUM – LA GUERRA RAZZIALE

Di Salvatore Giglio

La guerra razziale

Su Trinandum la guerra aveva inizio, ovunque le truppe si scontravano per l’affermazione della propria razza; il primo sangue appestava già l’aria, colorando il terreno di oro, rosso e nero. Nel frattempo, un piccolo Omm, un Unskurz e una Rukkaru operavano lesti per fermarla.

La storia del pianeta ha radici così antiche da non avere testimonianze per miliardi di anni, fino all’inizio della civiltà della luce: gli Unskurz, la razza genitrice.
I dotti ipotizzano che la morfologia del pianeta e il suo moto abbiano avuto un ruolo dominante nell’evoluzione biologica delle forme di vita. Trinandum si costituisce in due prime metà: un estremo rappresentato dalla terra ferma, un unico continente; l’altro ospita invece i misteriosi oceani. Il moto planetario differenzia tre vaste zone: il regno degli Unskurz, le terre lucenti, è costantemente illuminato dal sole; i suoi abitanti sono coperti di squame di un nero assoluto, la testa triangolare per solcare il sottosuolo, sopperiscono la mancanza di arti con la telecinesi.
Il regno degli Omm, l’anello di mezzo, alterna luce e tenebre. Si dice che questa razza sia aliena, arrivata sul dorso delle comete, piccoli ominidi pelosi e indifesi all’apparenza ma dotati di grande ingegno.
Il regno dei Rukkaru, le lande tenebrose, avvolto dall’oscurità; la razza piumata e invisibile domina, sorvolando, queste terre; distinti per la propria saggezza, la telepatia è la loro arma più infima.
Fu nel momento più florido delle suddette civiltà che la guerra ebbe inizio, per volere del re Tulfar dei Rukkaru, intransigente con le altre razze e le comunità interraziali, diede luogo al massacro di una di queste, sterminando migliaia di vite innocenti.  

Ibridi

I raggi del sole accecavano come lance gli occhi di Ziegg che, per l’ennesima volta, era rimasto l’ultimo del gruppo. Alla radura, antistante il deserto, la cavalcatura ansante inciampò e cadde; Ziegg atterrò di faccia, poi le tenebre.
Si ritrovò fra macerie di legno e pietra, migliaia di corpi morenti si dimenavano; era assieme al fratello Fliegg, piangevano i genitori defunti quando una maestosa Rukkaru li prese sulle sue ali.
Ora si allenava, studiava al campo orfani, vedeva il fratello distante e si dannava l’anima, incapace di muoversi e urlare; nella penombra del fuoco, Fliegg mostrò il volto caparbio ad Ulfa la Rukkaru, esigendo vendetta. Dalla terra sbucò Boror l’Unskurz che, con Ulfa e Fliegg ai fianchi, digrignava i denti in attesa della guerra. Ziegg si sentiva invisibile, impotente. Una lancia sibilò nelle orecchie della sua famiglia ibrida ma prima di conficcarsi nel suo teschio. Si svegliò, latrando nel buio della notte.
«La principessa si è svegliata!» disse Fliegg che rimestava la pentola sul falò. Di malumore si alzò, il buio assoluto delle lande tenebrose gli gelò il petto.
Inaspettatamente i pensieri di Ulfa entrarono a forza nella psiche di Ziegg, un misto di compassione, colpevolezza e prostrazione la inondò, svuotandola. In silenzio si riunirono tutti e quattro attorno al fuoco, consci che parole gravose sarebbero state pronunciate. Così Ulfa parlò: «Amici, ineluttabile è la fine del nostro mondo, vane le pretese di inibirla! Eoni appaiono decorsi dal principio della nostra unione ma solamente la miseria fu nostra consorte. Portatori e caricatori di miserie siamo e con questo nome saremo conosciuti!».
La rabbia montava in Ziegg, si alzò, rovesciando il ceppo su cui sedeva.
«Suggerite quindi di starcene qui, a mangiare zuppe, in attesa che le razze si massacrino a vicenda? È davvero questo quello che volete?»
Gli occhi arancio lucidi, Ulfa rispose con voce ferma: «Una convinzione conosco, giovane Omm, ed è che mai più sopporterei che la mia inezia porti altra sofferenza, i cuccioli che cercavamo di salvare sono defunti, io stessa portai la poltiglia rimanente ai loro genitori! Mai più sopporterei simili sensazioni!».

Verità

Boror e Fliegg non parlarono, erano d’accordo con Ulfa, ognuno per le sue ragioni. La prospettiva della fine era rovinosa, ma Ziegg sentiva che non era finita. Fliegg propose un congedo solenne, a suon di canti e birra: insieme passarono il resto della notte nell’ultima comune interrazziale, per svegliarsi al mattino confusi dai fumi dell’alcol.
Ziegg si irrigidì, il brio festoso li aveva portati dove il suolo era ricoperto di ossa di tutti i tipi e il sangue era rappreso da anni sugli enormi specchi: le rovine originarie. Boror e Ulfa erano avviluppati fra le sue ali; Fliegg svuotava la vescica, guardò il fratello col suo sguardo atarassico e la bocca ridente «Chissà se sto pisciando sul teschio di mamma.» Ziegg brandì la mazza correndogli contro. Lottarono fra le spoglie finché non caddero dietro un cespuglio e giù per una grotta nascosta. Boror strisciò dentro da paciere e uscì consapevole. La guerra era basata su una menzogna, nulla c’entrava l’affermazione razziale: trovarono i resti dell’armata reale, ossa maciullate, tutto indicava la colpevolezza di re Dorkurt degli Unskurz.
«V’è una sostanza di potenza e longevità per la mia razza, gelosamente nascosta ai più e ormai introvabile: il Rev. Dorkurt sperava di trovarla qui, fra le tenebre, per questo iniziò la guerra, incolpando Tulfar.»
Il bagliore della speranza rinacque.
La famiglia si spartì, Ulfa e Ziegg volarono alla volta della fortezza di ghiaccio di re Nulfar, mentre Boror e Fliegg partirono verso la rupe di re Llorkurt, decisi a fermare la guerra. Il viaggio fu scandito da immagini di deportazioni e cruenti massacri: miseria figlia dell’avidità.
Nessun monarca volle sentir ragioni, l’odio era ormai radicato, il risentimento ancora vivo. La sentenza per gli ambasciatori fu la morte per stenti. Ulfa e Ziegg vennero imprigionati nella fredda fortezza Rukkaru; Boror riuscì a scappare ma Fliegg rimase, senza apparente ragione.

Echi

 Mentre solcava il sottosuolo sabbioso Boror percepì un grido di aiuto e, sorpreso che si trattasse di Ulfa, affrettò il suo strisciare. Senza riposo arrivò alla fortezza di ghiaccio, dilaniò i corpi di parecchi nemici con tale noncuranza da mettere in discussione il suo essere: stremato da quella vita di sangue e morte, pensò quanto dolce sarebbe stato abbandonarsi a sé stesso, porre fine alla vita. Una sensazione fresca, di speranza, lo destò da quel torpore ineluttabile, rinvigorendo le membra: era Ulfa che comunicava amore e speme.
Dopo giorni che vagavano senza meta, zuppi di pioggia acida, accompagnati dal cordoglio per la morte di Fliegg, si ripararono sotto uno degli enormi specchi. Ulfa non proferiva parola dopo il racconto di Boror, e anch’egli appariva combattuto, travagliati fra provare pena o sollievo dalla scomparsa di quel figlio acquisito che sovente aveva stupito per iniquità. Ziegg sosteneva che fosse ancora vivo, disse che una carogna simile non è facile da uccidere, ma pianse una notte intera. Il giorno dopo destò i due di buon mattino, preparando uova e carne. «Mangiate, mangiate! Dovete essere arzilli per la riuscita del mio piano!» e rispose agli sguardi confusi con un fiume di parole. Era sicuro di sé, impartiva ordini precisi e persino i suoi occhi smeraldo erano tenaci, non più scattanti.
Si misero all’opera, più perché adesso avevano qualcosa da fare che perché credessero nella riuscita del piano, impiegando tre giorni per il progetto. Nel frattempo, nell’anello di mezzo gli eserciti serravano i ranghi per la guerra, il fatidico momento arrivava. Due truppe disordinate arrancavano fra i boschi, speculari, verso la radura dove Ziegg spiegava il piano per la terza volta. Una era costituita dalla comune interrazziale, l’altra era una truppa Unskurz capitanata da Fliegg atta a uccidere Boror.
Gli specchi veduti durante il cammino erano serviti agli Unskurz lontani dal sole: riflettendo trasportavano luce, anche se ormai da anni in disuso. Il piano di Ziegg consisteva nell’usarli per trasmettere la verità su larga scala, con la mente di Ulfa e la forza di Boror. I due si misero in posizione. Ziegg osservava rapito dal silenzio di quel processo latore di verità quando un frastuono di voci e ferraglia spezzò l’incanto.
«Oh, poveri! Dovrò ammazzare pure voi, l’impura con la pretesa di essermi madre e il fratello che poi è fratellastro. Vedete che succede a frequentare certe squamose compagnie?»
Fliegg adesso rideva di gusto, sul dorso di un enorme Unskurz mentre la sua vecchia famiglia lo fissava allibita. Ridendo come un ossesso ordinò l’assalto alla truppa ma l’armata interrazziale attaccò ai fianchi, sbucando dagli alberi. La battaglia impazzava e Fliegg si faceva strada lacerando corpi, verso il fratello. Ziegg non aspettò, gli si lanciò contro in un tintinnare di daghe e rancori. Ulfa lo confuse e Boror lo spedì lontano, ma Ziegg gli ordinò di finire il lavoro. «Trasmettete! Comunicate la verità!».
I due si avvolsero allora in una compagine piumata e squamosa e trasmisero la verità: la scoperta alle rovine originarie, le reazioni dei monarchi, la lotta non per odio ma per avidità e il razzismo ormai consuetudine. Questo comunicarono echeggiando sentimenti di unione e uguaglianza, amore ed erotismo, comprensività e condivisione.   
Su Trinandum le armi caddero e con loro ogni forma bellicosa, ciascun individuo affrontava a suo modo la verità e sui campi di battaglia c’era chi si inginocchiava, implodendo in silenzio; altri piangevano strappandosi piume, squame e capelli; chi non la sopportava si uccideva squarciandosi il petto e chi l’accoglieva rideva e piangeva in estasi.
La famiglia ibrida accolse un ingrato destino, i fratelli si uccisero a vicenda con un ultimo sguardo di odio e amore; Boror e Ulfa perirono invece di prostrazione, sacrificandosi un’ultima volta.
La guerra era finita.
Una nuova era iniziava.

28 risposte

  1. Corinne ha detto:

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  2. Flavio ha detto:

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  3. Giuliana ha detto:

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  4. Riccardo Rizzo ha detto:

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  5. Josè ha detto:

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  6. Mattia ha detto:

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  7. Giada ha detto:

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  8. Arianna Giancola ha detto:

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    Siate sportivi.

  9. LUDOVICA ha detto:

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  10. SANSONE FRANCESCO ha detto:

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  11. Ornella ha detto:

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  12. Fiorenza ha detto:

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  13. Giuseppe ha detto:

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  14. Lorenzo Muni ha detto:

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  15. Valentina ha detto:

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  16. Serena ha detto:

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  17. Arianna Giancola ha detto:

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  18. Federica Muni ha detto:

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  19. Orazio ha detto:

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  20. Carmela ha detto:

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  21. Luigi ha detto:

    Voto questo racconto per la sua trama avvincente.

  22. Daniela ha detto:

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  23. Antonio ha detto:

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  24. Adriana ha detto:

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  25. Carmelo ha detto:

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  26. Luca ha detto:

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