UNA GIORNATA TRA LE CATACOMBE

Racconto in concorso

UNA GIORNATA TRA LE CATACOMBE

Di Jessica Maccario

Valerio aveva paura. Una dannata paura di scendere in quelle maledette catacombe.
Non aveva più 9 anni, non era più un tenero bambino pronto a correre tra le braccia della mamma per essere consolato. Di anni ne aveva 35, era un bell’uomo e amava tantissimo insegnare il latino e la storia, un buon motivo per portare i suoi studenti a visitare i luoghi più importanti di Roma. Eppure, ogni volta che si trovava davanti a quelle scale, si sentiva tremare.
«Prof, ha sentito? La guida ci sta chiamando, è il nostro turno!»
«Di già?» si girò di scatto e per poco non s’infilò un ramo nell’occhio.
«Stiamo aspettando lei!»
«Fra un momento arrivo.»
Le sue alunne sbuffarono spazientite, mentre lui sbatteva il taccuino per farsi aria. Magari sarebbe bastato dire alla guida che non se la sentiva; un malessere, ecco la scusa perfetta. Ma come l’avrebbero guardato poi? Era un modello per loro, il professore severo che sapeva essere magnanimo all’occorrenza, quello duro come il ferro quando qualcuno non studiava e buono come il pane quando sentiva che avevano bisogno di riposo. Peccato che lui quel giorno non riuscisse proprio a rilassarsi.
«Forza, prof!»
«Arrivo, arrivo!»
Arrancò sul sentiero ghiaioso verso il gruppetto di alunne di terza superiore: la maggior parte aveva posato gli zaini a terra e li stava usando come sedie improvvisate. Passò di fianco alla professoressa di matematica, una sessantenne arzilla che con un cenno gli indicò la via.
«Professor Valeri, non voglio toglierle l’onore. Vada pure per primo.»
Non sapeva dire se era più insopportabile la sua vocina stridula o il modo in cui sembrava prendersi gioco di lui.
«Valerio Valeri, vuole scendere con me?» domandò la guida, una suora di una ventina d’anni. A differenza dell’arpia che aveva come collega, la giovane pronunciò nome e cognome con tono neutro, ma per un attimo gli tornarono alla mente le battute derisorie dei compagni di scuola per quella combinazione bizzarra.
“Ok, posso farcela”. Prese un profondo respiro e ripescò quel coraggio che lo aveva spinto ad accettare di accompagnarli; era stata la sua fidanzata, sua prima sostenitrice, a incoraggiarlo ad affrontare quella sfida con se stesso.
«Sta bene? Non è costretto a venire se non vuole.» La voce rassicurante della guida quasi lo fece desistere, ma no, aveva deciso: avrebbe lottato contro i suoi demoni, una volta per tutte.
«Sto bene» confermò e con le gambe quasi di gelatina la seguì verso l’ingresso. Gli stretti scalini che portavano al piano inferiore lo bloccarono sul posto.
“D’accordo. Ci siamo. Tre, due, uno…”
Quando vide alcune sue alunne superarlo lanciandogli occhiate perplesse, si accorse di essere ancora fermo sul pianerottolo, rigido e con le nocche bianche per la presa ferrea sulla ringhiera. Allo zero avrebbe dovuto scattare in avanti, ma l’ansia aveva irrigidito tutti i muscoli.
Qualcuno gli sbatté addosso e involontariamente lo spinse a mettere un piede giù. Primo scalino fatto. Più scendeva e più gli sembrava di sprofondare all’interno della terra, quasi volesse inghiottirlo. E finalmente eccolo, lo stretto corridoio che si dipanava per chilometri. Era fiocamente illuminato, ma comunque più luminoso di quanto ricordasse. Un passo dopo l’altro, si ritrovò a sfiorare con le dita le pareti grezze, ad accarezzare con gli occhi ogni singola pietra. Non c’era nulla di strano e al solo pensiero gli uscì una risata isterica.
«Prof?»
«Shhh, ascoltate la guida.»
Si lasciò trasportare dalle parole della donna, che meglio di qualsiasi manuale sciorinava nomi e nozioni. «Priscilla fu una matrona del II secolo d.C., si pensa la moglie di un discendente del console Manio Acilio Glabrione. Nel Criptoportico ha sede l’ipogeo della famiglia, mentre al fondo delle gallerie cimiteriali vedremo il Cubicolo della Velata…»
Sbam! La botta fu talmente forte che per qualche secondo non capì nulla, poi comprese che avevano appena passato uno stretto passaggio e lui non si era abbassato per tempo.
«Questo è il più antico affresco raffigurante Maria con Gesù in braccio» continuò la guida. «Come potete vedere, dietro ci sono un profeta e un disegno che sembrerebbe la rappresentazione di un albero da frutta; altri pensano che sia una costellazione… Continuando da qui giungeremo alla Cappella greca, un mausoleo dove potrete ammirare scene bibliche ancora ben conservate.»
Giunsero nella stanzetta e si accalcarono dietro alla suora. Valerio rimase indietro ad aspettare che la spiegazione terminasse per ammirare da vicino le pitture, e si passò le dita sulla fronte. Faceva freschetto, la guida aveva detto intorno ai tredici gradi, ma il sudore gli colava e un improvviso bruciore si accese lì dove si era sfiorato. Un giramento lo costrinse ad appoggiarsi alla parete e le sue dita la macchiarono di rosso. Solo a quel punto capì che le gocce non erano di sudore: era sangue. Doveva essersi ferito prima. Tastò nella tasca alla ricerca di un fazzoletto con cui asciugarsi e quasi si strozzò quando riguardando verso la parete macchiata vide una frase apparsa dal nulla: “LA VIA DELLA MORTE CONDUCE AL DI LÀ DELLA VITA”.
In un attimo ripiombò in quell’incubo.

“Tesoro, tu aspetta fuori con i nonni. Io e papà andiamo a vedere le catacombe e torniamo.”
“Voglio venire anche io!”
“Non è un posto per bambini.”
“Perché no? C’è scritto che possono entrare anche i bambini oltre i 7 anni.”
“Potrebbe farti impressione…”
“Dai, va bene, vieni con noi”, concluse il battibecco mio padre.
E così entrai, tenendomi vicino alla mamma. Camminavo pieno di curiosità, alzando il collo per guardare nei loculi vuoti, immaginandomi le persone chiuse lì dentro. Poi, d’un tratto, un tremolio fece oscillare una lampada e per un secondo la luce si spense e si riaccese.
“Che succede?”, gridò qualcuno. Un’altra vibrazione si fece sentire più forte e mi sembrò che le gambe cedessero.
“È il terremoto? Usciamo!” Sentii la mano della mamma acchiapparmi la manica e camminare rapida verso l’uscita, ma io mi divincolai.
“Dov’è papà?”
Era con un gruppetto poco distante, dove la guida stava cercando di rassicurare le persone e invitarle a seguirla in modo ordinato all’esterno.
“Andiamo con loro!”, la incitai prendendo a correre.
In quel momento, il buio ci avvolse.
“Mamma! Papà!”
“State calmi, per favore!”
“Di qua, di qua.”
Venni spinto con forza contro una parete e per un istante mi mancò il fiato. Sfregai il braccio sulla pietra e tastando per capire dove mi trovassi, m’infilai in una delle stanzette che avevamo appena visitato. Mi accucciai a terra, tremante, cercando di abituare gli occhi a quel buio fitto. La paura mi aveva bloccato gli arti, non riuscivo a emettere un suono. Delle lucine rosse lampeggiarono attorno a me a ritmo sempre più frenetico e mi presi la testa tra le mani, serrai gli occhi perché non potevo sopportare quel movimento.
Poi il generatore si avviò e una luce soffusa schiarò la galleria. Ero solo. Vicino a me, sulla parete, una parola rossa mi colpì come un pugno allo stomaco: MORTE.
Barcollai all’indietro e finii contro un muretto. Sopra, si era aggiunta una frase: TROVA LA VIA.
Quando mi voltai, un uomo con un mantello scuro mi stava scrutando attento; in mano aveva una pergamena e come una cantilena, cominciò a leggere delle oscure parole in latino…

«Prof, è un po’ pallido. Si è fatto male?»
La voce apprensiva di un’alunna sfiorò le sue orecchie come una carezza.
Valerio sbatté gli occhi per tornare alla realtà e vide il fazzoletto insanguinato.
«Ha un taglietto sulla fronte. Aspetti, nello zaino ho un cerotto.» Giada glielo porse con premura e lui la ringraziò con un sospiro.
«Niente di che, tranquilla. Vai pure, vi raggiungo subito.»
Sbirciò verso la parete, ora intatta: la frase era scomparsa. Era tutto frutto delle sue allucinazioni. Ricordava bene il viso preoccupato dei genitori quando erano rientrati per cercarlo e la paura gli era rimasta addosso per anni. Ora non c’era nessun terremoto in corso, le luci erano ben accese. Più volte aveva cercato di darsi spiegazioni e alla fine si era convinto che era stata proprio la paura ad agire sulla sua immaginazione.
Si avvicinò ai dipinti osservando con attenzione il banchetto su fondo rosso nell’arco di centro. Un leggero movimento attirò la sua attenzione e quasi gridò per lo sconcerto: nel disegno si era aggiunto un personaggio; era sicuro che non ci fosse prima, si era disegnato sotto ai suoi occhi confusi. Lo guardò da più vicino e il suo cuore sobbalzò: era un mago, con un cappello in testa e… un mantello nero.
“Non è possibile. Non può essere reale. E se anche lo fosse, cosa vuole questo mago da me? Cosa significa la frase?”
Di nuovo quelle lettere si materializzarono davanti a lui: TROVA LA VIA.
A 9 anni si era lasciato sopraffare dal terrore e aveva pianto tra le braccia della mamma, ora non poteva fare altro che seguire le tracce. La mano del mago indicava una direzione ben precisa e sulla sua pergamena c2era scritto un nome: VERGINE.
La suora aveva mostrato poco prima la nicchia della Vergine Maria.
“Vuoi vedere che…”
Tornò in fretta in quel luogo e, proprio come aveva pensato, al disegno si era aggiunto un particolare. Il profeta aveva ora l’aspetto del mago.
“Chi sei? Cosa vuoi da me?”
“La vera domanda è: sei pronto a scoprire chi sei tu?”
La voce tuonò nelle sue orecchie. Valerio si guardò attorno frenetico, finché non riuscì a individuare qualcosa di strano: sopra un loculo era apparso il suo nome e cognome in latino, VALERIUS VALERIUS.
“Che significa?”
“Tu, Valerio, sei sempre stato appassionato di latino perché è la tua lingua. Quella è la tua tomba. Io ti ho concesso un’altra vita, ma è giunta l’ora di tornare nel tuo tempo.”
Un’immagine apparve dentro il loculo, trasportandolo di colpo nell’antica Roma, tra gente vestita con toghe e lunghe tuniche. Al centro della scena c’era un ragazzo.
“Siamo al cospetto del console Massimo Valerio. Tuo padre. Colui che ti abbandonò, rinnegando la tua esistenza. Tua madre ha pagato un prezzo molto alto per darti questa opportunità: non sprecarla.”
Il mago svanì, insieme a tutte le sue certezze.

12 risposte

  1. Obelix ha detto:

    E’ un racconto con una giusta dose di mistero. Mi piace, lo voto

  2. Giovanna ha detto:

    Voto questo racconto perché l’ho trovato molto coinvolgente…

  3. Mala Spina ha detto:

    voto questo racconto

  4. Rosy ha detto:

    Voto questo racconto perché lo trovo ben scritto e scorrevole; mi è piaciuto molto.

  5. Roberto ha detto:

    Voto questo racconto perché è una bella storia e non è lunga e noiosa 👍

  6. Irene ha detto:

    Decisamente avvincente…ottimo direi…mi piace molto…

  7. Nadia ha detto:

    👍🏻

  8. Sabina ha detto:

    Voto questo racconto mi é piaciuto molto bello e coinvolgente

  9. Cristina ha detto:

    Una piacevole lettera scorrevole adatta per staccare un attimo dal solito tran-tran quotidiano.

  10. Arianna Giancola ha detto:

    ATTENZIONE: vi ricordo che i commenti sono monitorati dallo staff e approvati singolarmente. Se non visualizzate immediatamente un commento appena inserito aspettate un po’ e, in caso, contattateci. Fate inoltre attenzione quando inserite la vostra email per il voto: i commenti inseriti con indirizzi falsi o errati non entreranno nei conteggi e potrebbero essere visti come “non sportivi”. Eventuali comportamenti scorretti determinano l’esclusione del racconto dal concorso. Questo non solo farebbe perdere la possibilità di vincere il premio “Scelto dal pubblico”, ma impedirebbe anche ai giudici di votarlo per uno dei premi principali. Si ricorda che è possibile votare più racconti ma UNA SOLA VOLTA per ognuno di essi. Cambiare nome per votare più di una volta viene visto come comportamento scorretto.
    Vi invitiamo a essere sportivi per non danneggiare gli autori che volete sostenere.

  11. Alessia ha detto:

    Voto questo racconto!

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: