LO STAGNO

Racconto in concorso

LO STAGNO

Di Linda Talato

1.

«Quanto tempo avete ancora?»

Taddeus era in piedi sul palco, le mani gesticolavano come a voler prendere l’attenzione dei presenti.

«La domanda delle domande: quando morirò?»

Di che va farneticando?

Lo sguardo affamato di sapere era quello tipico di quando qualche diavoleria gli frullava in testa. Diavoleria che avrebbe condiviso con la sua azienda.

Mi guardai attorno, tutti lo fissavano attoniti. Facce basite, bocche che avevano smesso di bere dai bicchieri. C’erano troppi bicchieri e troppo alcool. E decorazioni alle pareti. Qualche palloncino. Per non parlare di quegli orribili striscioni: “50^ anniversario”. E, dal lato opposto: “Buon compleanno Taddeus!”

Puah.

Avrei voluto vomitare. Era stata un’idea dell’ufficio commerciale quella di conciare la sala come a una festa d’asilo. Io me ne ero dissociato. Tornai a guardare Taddeus. Il mattatore. Impossibile non starlo a sentire, pure quando diceva cazzate come adesso.

«Signori e signore, io ho la risposta.» Attimo di suspense. Qualcuno avrebbe voluto ridere, ma si tratteneva per il timore di rappresaglie in ufficio. «L’ho portata dal mio ultimo viaggio, è in uno stagno.»

Eh?

Sguardi perplessi. Molti tentarono di incrociare il mio. In fondo, ero pur sempre il direttore, il braccio destro di Taddeus. Avrei dovuto sapere qualcosa.

E invece non so un cazzo. Non potevi banalmente crepare, Taddeus? Hai novant’anni. Non hai rotto le palle abbastanza a tutti?

Quello che sarebbe crepato per primo ero di sicuro io, che di anni ne avevo venti di meno. Due vecchi che si conoscevano da sempre, alla guida di un’azienda di cinquant’anni che fatturava milioni, ma che non sarebbe sopravvissuta a noi due, ecco cos’eravamo.

«Sarò più preciso.»

Ah, per fortuna…

«Ho trovato uno stagno, e un frate del luogo mi ha detto che ha una caratteristica magica: se ti specchi sulle sue acque, quelle ti diranno quando morirai.»

Qualcuno scoppiò a ridere. Era quello dell’amministrazione.

«E lei ci si è specchiato, Taddeus?» Chiese.

«Sì! Lo sapete che non temo la morte. Non sono mica come quella vecchia cariatide ipocondriaca di Ben!» E mi indicò. Ci furono parecchie risatine e sguardi ironici nella mia direzione.

Spero che la data indicata dallo stagno sia il più vicina possibile, Taddeus.

«Voglio fare un regalo a chi condividerà la mia scelta. Grazie a qualche vecchia conoscenza tra le autorità locali, ho fatto prelevare una quantità d’acqua sufficiente a ricreare una versione ridotta dello stagno nel cortile sul retro dell’azienda. Poco più di una pozzanghera, in realtà, ma basta per potersi specchiare e conoscere la vostra data di scadenza. Questo è il mio regalo per voi. Chi avrà il coraggio di sapere quando morirà?»

Isabella si avvicinò e mi parlò a un orecchio. Dopo di me, era la più anziana. Ci odiavamo a vicenda, ma sempre cordialmente. Per fortuna sarebbe andata in pensione il prossimo anno.

«Ma non potevi dirgli che ci desse un premio sui fatturati, piuttosto?»

2.

«Mi licenzio.»

«Cosa?»

«Lo stagno dice che morirò tra cinque anni. Voglio passarli con la mia famiglia.»

«Ma tu non hai una famiglia!»

«Cinque anni sono sufficienti per farsene una.»

Oh mio Dio.

«Che senso ha metter su famiglia, se sai già che devi crepare a breve, scusami?»

«Chi sei tu per giudicare le mie scelte, Ben?»

«Senti Roger, sii serio. Siamo già a corto di personale e i tuoi colleghi non possono sobbarcarsi altro lavoro.»

«Assumete qualcun altro.»

«Ma non c’è il tempo di formarlo!»

«Mi hai detto che sono un fallito. E un deficiente. Quindi, ora che vuoi? Me ne vado.» E uscì sbattendo la porta.

Mi presi la testa tra le mani. Avrei voluto piangere.

Che tu sia dannato Taddeus.

«Toc toc!»

«Chi è, adesso?»

«Posso?» La testa di Susy fece capolino dalla porta.

«No. Cioè, sì. Che c’è Susy? Ti licenzi pure tu?»

«Come fai a saperlo?»

«Oh per l’amor di Dio! Lasciami indovinare: hai guardato in quella maledetta pozzanghera. Ma come fate a credere a queste baggianate?»

«Non ci credo, ma… Che sia vero oppure no, il tempo che mi resta voglio usarlo per viaggiare. È la mia occasione! Ho risparmi a sufficienza…»

Quanto riderò quando verrà fuori che la storia dello stagno è una cazzata, e vi ritroverete senza lavoro e senza un soldo.

Susy non aveva fatto in tempo a consegnare la lettera di dimissioni, che già bussavano di nuovo. Stavolta era Isabella.

«Ti licenzi anche tu?» Finalmente una buona notizia, mi sarei tolto la vecchia dalle palle con un anno di anticipo.

«Perché dovrei licenziarmi?»

«Non hai interrogato la polla?»

«Certo.»

«E…?»

«Vivrò fino a novantatré anni. Sono venuta a dirti che non vado in pensione. Con una vita così lunga, rischierei di annoiarmi.»

Mi misi a urlare.

3.

«Hai interrogato lo stagno?»

«No.»

«Lo farai?»

Sorrisi. Non la guardavo, ma sentivo il suo sguardo addosso. Il mare era agitato, come il mio cuore ogni volta che Claudia mi sedeva accanto.

«Sai che non lo farò. Ho troppa paura della morte.»

Sorrise anche lei. Mi conosceva bene, dopo trent’anni di lavoro insieme. L’amavo. E sapevo che lei mi ricambiava, ma amava anche suo marito.

E io amo mia moglie.

Si possono amare due persone contemporaneamente? Questa sì che era una domanda su cui valeva la pena di interrogarsi, altro che stagno.

Io e Claudia ci amavano e lo sapevamo. Ma, come un tacito accordo tra noi, non sarebbe successo nulla. Nessuno dei due ne avrebbe mai parlato con l’altro. Perché certe cose vanno così, a volte si amano due persone. E una delle due è troppo fragile, oppure ha troppa vita con te. Non vale la pena star male in quattro. Meglio continuare ad amarsi senza dirselo, andava bene così. Da trent’anni.

«Neanche io mi specchierò», disse lei. «Non voglio che lo stagno condizioni la mia vita.»

4.

Rigirai tra le mani la foto che avevo rubato dal suo cassetto. Era sorridente durante una vacanza in barca, gliel’aveva scattata il marito. A quell’ora la fabbrica era chiusa, restavo solo io. E la polla. L’acquitrino che mi stava rendendo la vita impossibile. A Taddeus non importava, che ne sapeva lui di come si mandava avanti un’azienda? Tanto c’ero sempre stato io lì, pronto a fare il lavoro sporco mentre lui girava il mondo. Non volevo sapere nulla della mia morte, ma dovevo sapere di lei. Però era impossibile: se Claudia non si fosse specchiata, la data non sarebbe apparsa.

Non basterà una foto.

E poi, chi ci credeva a quella cazzata dello stagno che ti dice quando muori?

Lanciai la foto, quella svolazzò un po’ alla brezza del tramonto, poi si posò sull’acqua. A rovescio.

Ma che cazzo!

Non volevo sporgermi sullo stagno, non mi sarei specchiato su quelle acque maledette! Mi voltai, dietro c’era la siepe che dava sulla strada, l’avevano potata di recente. E sul prato, un ramo abbandonato. Lo presi, era lungo abbastanza da muovere la foto senza sporgermi troppo. Dopo un po’ di tentativi, riuscii a girarla per il verso giusto.

Non servirà. Una foto non è il riflesso di una persona.

Attesi, non succedeva niente.

Poi apparve. Sull’acqua c’era qualcosa, come dei caratteri che tremolavano. Il tremolio si arrestò e potei scorgere meglio.

C’era una data.

5.

«Parlavo con le risorse umane stamattina, hai un sacco di ferie arretrate, Claudia.»

Mi fissò sorpresa. «Posso usarle? Ma siamo pieni di lavoro!»

«Devi», mi affrettai a rispondere distogliendo lo sguardo prima che lei potesse leggerci la verità. «Sono diventate troppe. Hai un mese.»

La sorpresa svanì dal suo volto e lasciò spazio alla felicità. Non sospettava nulla.

«Potrei fare un viaggio!»

«Dove andresti?»

Il suo sguardo vagò per un attimo. «Una volta io e Nic siamo stati dove c’è quel ponte, sai, sul fiume…»

No, non lo sapevo. Non erano ricordi che condivideva con me. Mi si strinse lo stomaco.

«C’era un tizio che suonava un pianoforte a coda… E poi c’era un negozio di dischi, te lo immagini? Era da una vita che non ne vedevo più uno! La musica usciva anche da lì e riempiva la strada. Siamo entrati nel locale con la terrazza sul fiume e ho bevuto una cioccolata calda col rum!»

Sorrisi. «Potresti tornarci.»

6.

Nello spazio terso del cielo si scorgevano i profili delle montagne all’orizzonte. Faceva un freddo terribile e su quel ponte l’aria soffiava forte.

Come fa a piacerle qui?

Era pittoresco, ma troppo freddo per me.

In azienda erano rimasti senza parole quando avevo annunciato che mi sarei preso un giorno di ferie. Non succedeva dal ’93.

“Stai per morire?” mi aveva chiesto Isabella. “Dopo di te, mia cara” le ho risposto.

Stava per morire Claudia, invece, quello era il suo ultimo giorno, ma lei non lo avrebbe saputo. Ci eravamo dati appuntamento proprio lì, non c’era il tizio che suonava il pianoforte a coda, ma l’ultimo negozio di dischi riempiva ancora di musica la strada e c’era anche il locale che serviva cioccolata al rum.

Mi venne incontro, era felice ma un’ombra oscurava il bel volto. «È successo qualcosa?» Neppure lei credeva possibile che mi fossi preso un giorno di ferie.

«Dovrebbe?»

Mi fissò seria. «Hai interrogato lo stagno, vero?»

«Sì ma… chi ci crede a quella stupida polla?»

Una lacrima scese e si cristallizzò sulla sua guancia, come se il freddo avesse reso Claudia una statua di ghiaccio. Poi l’istante finì, e lei se l’asciugò in fretta.

«Già, chi ci crede.»

Mi prese per mano ed entrammo nel locale con la terrazza che dava sul fiume.

7.

Il mare era agitato come quando Claudia mi aveva chiesto se avrei interrogato la polla, ma il mio cuore era calmo, la parte più viva di me era morta con lei.

«Chi lo avrebbe mai detto? Scoppiava di salute, ma d’altronde…»

D’altronde, chi ci crede a quella stupida polla?

Nic era l’unica persona che avevo voluto vedere dopo che lei se n’era andata per sempre. Cosa bizzarra, non sapevo spiegarmelo, ma anche tra noi due c’era un tacito accordo. Lui alzò lo sguardo e i nostri occhi si incontrarono, come se potesse leggere nei miei pensieri e avesse sempre saputo.

Mi diede una pacca sulla spalla. «Andiamo a berci qualcosa», e indicò il locale con la terrazza che dava sul mare.

«Magari anche lì servono cioccolata calda col rum.»

L’ultimo sole si specchiava sull’acqua insieme al riflesso delle nostre figure. D’istinto gettai uno sguardo, chissà cosa pensavo di vedere.

– FINE –

42 risposte

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  2. Lorenzo Sartori ha detto:

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  3. Anna ha detto:

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  4. Maria Carla ha detto:

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  5. Caterina ha detto:

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  6. Alessandra ha detto:

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  8. Gaia ha detto:

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    (bel lavoro, davvero bel lavoro)

  9. Asyalilly ha detto:

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  10. Andrea Montalbo’ ha detto:

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  11. Manuela ha detto:

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  12. Valentina capaldi ha detto:

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  24. Claudio Mattia Serafin ha detto:

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