TRAPPOLA DI FANGO

Racconto in concorso

TRAPPOLA DI FANGO

Di Francesco Tinelli

Moldo si rialzò a fatica dalla pozza di fango.

“Ecco, è qui che devi stare, coi tuoi simili, mostro!” Le parole di Rudus gli riecheggiarono nella mente.

Era inutile scrollarsi di dosso la melma, nessuno l’avrebbe notata. A stento gli riservavano un’occhiata distratta, al massimo di disgusto. Figurarsi se avrebbero distinto la melma dal suo corpo.

Si trascinò a fatica per le strade polverose del paese. Superò due grosse case in pietra. Le osservò trattenendo la rabbia, o forse era invidia. Se le lasciò alle spalle. Aveva dolori dappertutto.

Finalmente iniziò a vedere le prime case con mattoni di argilla indurita, mista ai più preziosi blocchi in pietra. Piano, piano, nelle case che incontrò, c’era solo argilla nelle mura, fino ad arrivare alla loro catapecchia.

«Sono tornato» Moldo si affacciò nell’ingresso.

«Come mai ci hai messo tanto, hai avuto problemi, caro?»

Ovvio che avesse avuto problemi. «No, ma’. Tutto a posto. Ho trovato solo degli amici per strada.»

Come no. Amici.

Sua madre si affacciò dal sudicio tavolo su cui stava lavorando, lo stesso sul quale, dopo, avrebbero consumato un misero pasto.

Come Moldo stesso, sua madre conosceva la realtà dei fatti, ma fece finta di nulla. Negli occhi solo pietà. «Riempi la vasca e vieni ad aiutarmi con la paglia».

Uscì senza risponderle, si diresse sul retro e appoggiò le mani luride al bordo. Si sforzò, la sensazione di nausea tornò puntuale come tutte le altre volte. L’acqua sgorgò limpida, trattenne più minerali che poté. Riempì una buona metà della vasca.

La nausea era sparita. Al suo posto la fame. Si sentì più arido, la pelle secca.

Con la coda dell’occhio notò la fila dei mattoni asciutti, stesi al sole. Erano tanti, sperò bastassero.

Raggiunse sua madre e le si sedette di fronte. Ida l’accarezzo con gentilezza, le mani ruvide e pesanti. Le occhiaie profonde. «Sei tutto sporco, Mol».

«Che differenza fa. Faccio schifo comunque.»

«Non dire così. Sei solo un po’ diverso, migliore di tanti altri…»

Le parole della madre non fecero che farlo sentire peggio. «Migliore un tufo! Sono molle e sporco, non sono per niente grande e forte come gli altri. Faccio schifo. Come fa schifo questo posto!»

Il tavolo tremò sotto le mani fangose di Moldo. Ciuffi di paglia volarono via dal tavolo. Guardò sua madre, gli occhi tristi, la bocca aperta in una vuota protesta.

Si sentì ancora più sporco. «Scus…»

«Cosa succede qui?» l’enorme golem si avventò sull’ingresso. In casa loro, come fosse il padrone.

«Stiamo lavorando, Adano. Lavoriamo già per il prossimo carico.» La voce di Ida era rauca.

«Ho visto il materiale fuori, non mi sembra un granché.» Adano continuò a muoversi nella casa, come fosse sua, si avvicinò a una mensola e vi curiosò distratto.

Moldo non riuscì a trattenersi. «La qualità è sempre la stessa. La migliore che si trova qui.» Sentì gli occhi inumidirsi, «l’argilla la scelgo io stesso. L’acqua è persino filtrata!»

Il golem di pietra fece schioccare la lingua. «Ida tieni questo coso a bada, se non vuoi finisca male.»

Moldo invece si avvicinò ancora di più all’intruso. «Non è giusto. Ci paghi una miseria per i nostri mattoni». Non arrivava neanche al petto di Adano che alzò un braccio in risposta.

Il colpo fu tremendo, neanche lontanamente paragonabile a quello di Rudus.

Moldo finì rovinosamente contro una parete, Il suo corpo flaccido fece un rumore acquoso.

«Moldo!» Sua madre lo raggiunse. Gli girava la testa.

Lo aiutò a sedersi. «Resta qui Figliolo» sussurrò. Poi si avvicinò allo stronzo che l’aveva colpito.

«Ti avevo avvisato…» disse Adano.

«È solo un ragazzo, usciamo.» Ida gli prese il braccio. La mano cozzò sulla sua pelle. Pietra su pietra.

«Non è più un ragazzo. Poi è un bastardo. Selvaggio, quasi quanto doveva esserlo suo padre. Maledetto lui e la sua razza.» Adano sputò per terra, un grumo di sabbia si sparse sul pavimento.

I golem d’acqua erano temuti e odiati in egual misura. Moldo si guardò le mani, fango, melma. Frutto di un violento stupro. Un rarissimo caso di incrocio tra le due razze. Una maledizione.

Ascoltò sua madre e Adano contrattare sul prezzo dei mattoni, prodotto della loro incessante fatica e lavoro. L’infimo golem stava usando l’affronto di Moldo come leva.

«Dovresti lasciare andare quell’essere» Adano scosse il capo «hai già fatto più che abbastanza mettendolo al mondo e tenendolo in vita».

Ida gli fece cenno di abbassare la voce. Moldo non udì molto del seguito tranne le ultime parole del golem: «Mandalo via per stasera. Resto io a farti compagnia e discutiamo meglio della merce».

Appena vide sua madre tornare in casa per parlargli, scappò dal retro.

Corse a perdifiato. Pianse lacrime amare e urlò nella notte. Iniziò a piovere, dopo un po’ di tempo si accorse di avere molta fame. L’acqua piovana doveva depositarsi per un po’ prima di contenere nutrimento. Cercò una pozza. L’unico vantaggio che quel corpo maledetto aveva era di poter assorbire i minerali anche dall’acqua anziché masticare i preziosi blocchi minerali di cui si cibavano gli altri. Ripensò a quando aveva assaggiato un pezzo di ferro… era arrugginito, ma delizioso. Sua madre gliel’aveva regalato per il suo quindicesimo compleanno. Chissà quanto era costato.

Erano passate alcune ore da quando era andato via, ma aveva paura di tornare. Non voleva affrontare sua madre.

Trovò una pozzanghera.

«Finalmente!» Ecco aveva preso a parlare da solo. Ormai stava impazzendo. Mise le mani a fondo nella cavità e iniziò ad assorbirne il contenuto. Il corpo melmoso si fece via, via più umido, a mano a mano che prendeva acqua. Si sentì rinvigorito. Notò qualcosa in mezzo alla terra bagnata: una lucertola. La raccolse delicatamente, era affogata e piena di fango.

Gli vennero in mente i racconti delle guerre con la tribù dei golem d’acqua, molti finivano annegati. Ripensò alle storie sulla violenza e le barbarie di quella razza spietata. Poi ripenso a Rudus, Adano e gli altri golem di pietra che lo torturavano. Non erano poi così diversi…Chissà se non avessero meritato una fine diversa da quella lucertola. Si accorse che la stava stringendo.

Si ritrovò la mano piena di fango e budella.

Si esercitò a lungo. Faceva un pieno carico d’acqua e andava in un posto lontano da tutti per provare e riprovare. Ormai riusciva a creare pozze molto grandi, gli bastava trovare della terra un po’ più morbida, poggiarci entrambi le mani, concentrarsi e la terra si trasformava in fanghiglia, in fango e melma, fino a diventare una trappola mortale. Aveva fatto esperimenti, con piccoli animali, pietre e infine grossi massi. Tutto spariva sotto…e ci rimaneva.

Quando si sentì pronto, decise di provare con lui. Andò a cercarlo, senza successo. Stava per tornare a casa deluso quando, «Ehilà mostro!» Eccolo qui, finalmente.

«Lasciami in pace, Rudus. Non ho tempo per te.» Lanciò la sua esca.

«Come sarebbe a dire? Certo che ce l’hai il tempo. Se torni a casa così presto, troverai tua madre a scoparsi mezzo paese» Il bastardo sapeva dove colpire. Moldo finse di ignorarlo e prese a camminare più velocemente, in una direzione insolita.

«Vieni qui» anche Rudus accelerò. «Sai, credo che presto andrò da lei a spassarmela anche io.»

Moldo strinse i pugni e si guardò attorno, non c’era molta gente e non badava a loro. Iniziò a correre. Sentì Rudus che lo seguiva, le sue minacce e insulti.

Arrivò ansimante nel luogo prestabilito. La terra era già bagnata dall’ultimo allenamento. Attraversò il fango sperando che Rudus facesse lo stesso.

«Vieni qui, tanto lo sai che alla fine ti prendo sempre, sei lento, mostro!» Rudus finì proprio dove aveva previsto. «Che schifo! Questo posto è proprio adatto a te». I piedi affondarono appena, continuò a seguirlo scrollandosi il fango di dosso.

«Hai ragione» Moldo si girò per affrontarlo «è proprio un posto adatto a me!» Si inginocchiò e appoggiò le mani per terra.

«Che cazzo fai? Sei impazzito o ti sei arreso?» Rudus lo schernì e tese le braccia davanti a sé. Tutto intorno, si involarono delle pietre che, come dardi, rapide, iniziarono a colpire Moldo.

Lui strinse i denti e resisté al dolore. L’umidità iniziò ad abbandonarlo, al suo posto la familiare nausea.

«Cosa?» Il suolo iniziò a modificarsi. Il pesante corpo di Rudus iniziò ad affondare nel fango.

«Finalmente hai quello che ti meriti» Moldo si sforzò di più, sempre più acqua abbandonava il suo corpo.

«Che stai facendo? Fermati» Rudus riuscì a tirare via un piede dalla melma, ma subito dopo inciampò, finendo in ginocchio. Provò a richiamare tutte le forze, ma non riuscì ad alzarsi, passò allora al contrattacco. Lanciò pietre più grosse e pesanti.

Uno dei massi colpì alle spalle il golem di fango, che tentennò per il dolore. Avrebbe dovuto spostare le pietre, era stato un errore. Subito Rudus sembrò riprendere terreno. Moldo ignorò gli altri colpi e urlando per lo sforzo, usò tutta l’acqua rimasta.

«Basta! Ho capito, ti lascerò in pace.» Rudus continuò ad affondare. «Scusa, ti prego.» Il fango ormai era sopra la cintola, le sue pietre iniziarono a mancare il bersaglio e a cadere lontano.

Moldo era sordo alle implorazioni del nemico. Gli occhi sbarrati e fissi su di lui. Ormai solo la testa sporgeva dalla trappola mortale.

«Ti preg…» Rudus non completò l’ultima supplica. Una grossa bolla d’aria scoppiò sulla superfice melmosa al suo posto. Moldo rimase lì, tolse le mani dal terreno, tremavano. Se le guardò, erano secche, scaglie di terra si staccavano tra le dita e dalle braccia.

Era arido, ma soddisfatto, anzi… felice.

Guardò a lungo la pozza, nulla si mosse. Si era fatto buio.

Tornò a casa con un nuovo obiettivo: Adano.

32 risposte

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  3. Roberto Venezia ha detto:

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  4. Matteo ha detto:

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  8. Danilo ha detto:

    Racconto avvincente e carico di sentimento. Molto ben fatto, complimenti!

  9. Danilo ha detto:

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  10. Marco ha detto:

    Racconto godibile e avvincente, tratta un tema attuale in chiave fantastica e si fa leggere con grande facilità. Cattura il lettore sin dalle prime righe

  11. Alessandro Ettorre ha detto:

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  12. Stefano ha detto:

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  16. Giusy Impellizzieri ha detto:

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  17. Angela ha detto:

    Davvero interessante e per niente scontato

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  25. Enza ha detto:

    Bravo interessante

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  28. Giuseppe ha detto:

    Profondo.

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