IL NIPOTE

Racconto in concorso

IL NIPOTE

Di Alessandro Ricci

Il bosco non è un bel posto, soprattutto se vivi nelle favole.  

Poiché quella che state leggendo è senza dubbio una favola, immaginerete che Ben non fosse entusiasta di essersi smarrito in uno di essi.   

Nelle fiabe non esiste nemmeno un luogo che non sia circondato da un bosco tetro e tentacolare. Dalla casetta isolata fino al castello più imponente, ogni luogo che si deve raggiungere è costruito nel bel mezzo di un bosco pericoloso.  

Vi siete mai chiesti come facciano a ricevere approvvigionamenti in mezzo a ettari di flora intricata? Siete così ingenui da pensare che se ne occupino i fanciulli inviati da mamme premurose? Madri snaturate da inviare la loro prole in un posto così pericoloso con la sola raccomandazione di stare attenti? Se da voi funziona in questo modo, vi consiglio di chiamare i servizi sociali. 

Vi dico io come stanno le cose qui da noi, sono quelli come Ben a occuparsene. Lui e i suoi confratelli: i Nipoti.   

Questo antico ordine guerriero si fa carico, da tempi immemori, del compito di mantenere i contatti e i rifornimenti tra villaggi e regni, sfidando con coraggio adamantino i boschi fatati e i loro pericoli: streghe, folletti e orchi così crudeli da inghiottirti senza nemmeno masticarti. Nessuno mastica nessuno nei boschi fatati, è la regola. 

Ben, nato senza genitori, era stato abbandonato in fasce davanti all’Accademia dei Nipoti. La confraternita lo aveva accolto e salvato, ma aveva chiesto indietro un prezzo alto: la sua fanciullezza, ogni suo singolo sogno e speranza di bambino.  

Così era cresciuto il nostro eroe, senza nessun pensiero se non per la confraternita e i suoi doveri. A dieci anni, nella sua prima missione, aveva scuoiato un lupo famelico.  Quello che per gli invincibili vichinghi è un’ordalia, per i Nipoti è una semplice giornata di lavoro.  

Un predestinato per i suoi mentori, un esempio per ogni compagno, una maledizione per ogni nemico dell’ordine; Ben aveva portato con onore la Cappa Cremisi, unico tra i suoi confratelli a non aver mai sperimentato l’onta di una mancata consegna. Nessuna povera nonna era rimasta senza i biscotti, non quando c’era Ben a reggere quel maledetto manico.   

Tutto questo prima di qualche ora fa, perché il quattro volte vincitore del premio Nipote dell’anno si era appena perso.  

Ben non riusciva a spiegarsi come era potuto succedere. Stava per portate a termine l’ennesima missione, quando un’ombra grigia lo aveva assalito. L’aggressore l’aveva ferito alla spalla prima di fuggire.  

Il guerriero aveva riconosciuto il nemico: era il Lupo Cattivo. Creatura infingarda, gli aveva giurato vendetta dopo che Ben aveva fatto di suo fratello un comodo scendiletto. Il Lupo sapeva benissimo di non poter sconfiggere Ben in un confronto diretto, così si accontentava di tormentarlo con attacchi improvvisi e vigliacchi.  

Quel giorno la Cappa Cremisi era poco incline a lasciar correre, così aveva deciso di risolvere la situazione una volta per tutte, ma il Lupo era veloce e la corsa di Ben resa goffa dalla ferita e dal cestino. Quando Ben si rese conto che non avrebbe raggiunto la preda, si era già spinto in una zona sconosciuta. In quel momento ricordò il monito severo del suo primo istruttore: non perdere mai di vista il Sentiero.  

Smarrirsi nel bosco era la peggior sciagura che potesse capitare a un Nipote, ma Ben non si perse d’animo, si affidò all’innato senso dell’orientamento e iniziò la ricerca di un passaggio che lo riportasse sul Sentiero.  Vagò per mezz’ora prima di scorgere qualcosa che non avesse solo fronde e foglie.  Era una casetta, il che era una buona notizia, il problema era che l’edificio non aveva niente di rassicurante: pareti di un terribile colore rosa confetto, tetto bianco di panna montata e inquietanti finestre di biscotto. 

«Cosa fare tu qua?» gridarono due voci assieme, una terrificante e una terrificante ma al femminile.  

Ben si voltò sapendo già cosa avrebbe trovato: Hansel e Gretel.

Tre quintali di gagliardo adipe teutonico, divisi equamente su due folli gemelli schiavi dei picchi glicemici.  

Il Nipote sapeva che non c’erano margini di trattativa contro quei tossici del saccarosio, appoggiò il cestino e partì all’attacco, senza rispondere.  I due fratelli urlarono di rabbia, correndogli incontro come rinoceronti alla carica. La loro mole era impressionante, ma Ben aveva dalla sua anni di addestramento. Evitò il manrovescio di Hansel, scivolando sotto le sue gambe larghe come tronchi e recidendogli in profondità il polpaccio. Il colosso biondo gridò di dolore. 

Non ci fu tempo per gioire.

Gretel gli fu subito addosso.

Ben aveva sottovalutato la velocità della ragazza che, prima che potesse allontanarsi, calò sulla sua schiena entrambe le mani strette in un unico pugno. Tutta l’aria aveva nei polmoni gli sfuggì con un verso soffocato. La Cappa Cremisi ancora boccheggiava quando Gretel lo sollevò da terra, portandoselo all’altezza del viso. Ebbe appena il tempo di vedere il suo sorriso disgustoso e crudele, pieno di denti neri e divorati dalle carie, prima che la pantagruelica signorina schiantasse l’enorme testa trecciuta sul suo naso. Poi lo scagliò, sanguinante, nella polvere a parecchi metri di distanza. Con una facilità imbarazzante.

«Va bene gemellini, volete il gioco duro?» grugnò Ben, spuntando sangue e saliva. «Vediamo se vi piace questo.»  

Aprì il mantello, lo stretto corpetto di cuoio era attraversato orizzontalmente da un cinturone da cui pendevano numerose granate. Ne scelse una dalla forma ovale, sulla superficie aveva una decorazione a rombi che la faceva somigliare a un…  

«Ananas» la paura riecheggiò nella voce dei gemelli.  

«Esatto!» Ben sorrise, assaporando il panico nelle facce rubizze. «Lo sapete cosa fa l’ananas? Brucia i grassi.»  

«Non è vero» piagnucolò Gretel.

Hansel fece un passo avanti cercando di dimostrarsi coraggioso, ma la sua voce tremava. «Sono solo dicerie, non ci sono prove a supporto!» 

Ben lo ignorò, sfilò la spoletta con i denti e lanciò. I due gemelli provarono a fuggire ma già lingue di fiamma giallo-accesso aggredivano i loro vestiti, le lunghe trecce di Gretel si trasformarono in due serpenti infuocati.

Le urla e l’odore di caramello non si erano ancora spenti, quando Ben raccolse il cestino e riprese il cammino.  

La ferita alla spalla sanguinava arrossando il manto d’identico colore, il dolore fianco che lo pungeva a ogni respiro, sembrava proprio la conseguenza di un paio di costole incrinate.

Il veterano stinse i denti, non sarebbe bastato quello a impedirgli di portare a termine il lavoro.

Una volta trovato il sentiero, avrebbe fatto la consegna, come faceva da sempre. Prima di tornare all’Accademia però si sarebbe messo a caccia. La sua camera aveva urgente bisogno di un nuovo scendiletto. 

Il limitare della radura era vicino, la luce del sole filtrava tra le fronde davanti a lui, una promessa luminosa. La speranza di libertà svanì subito, oscurata da una sagoma marrone e pelosa.  

La prima cosa a cui pensò Ben fu a un orso, ma, purtroppo per lui, la fortuna quel giorno gli aveva voltato le spalle.  

Aveva però in parte indovinato, perché la pelliccia era di sicuro appartenuta a un orso prima di diventare un copricapo da cui sbucavano lunghi boccoli biondi.  

«Riccioli d’oro» sussurrò Ben a denti stretti.  

Della sanità mentale della dolce bambina curiosa, e con una concezione della proprietà privata un po’ troppo creativa, non era rimasto molto.  La piccola bocca era deformata in un ringhiò, i denti bianchi affilati come zanne di ghiottone, il visetto paffuto attraversato da inquietanti pitture violacee.  

Agile come un furetto, Riccioli d’oro balzò in avanti, la Cappa Cremisi appoggiò il cestino di nuovo e si mise in guardia, aspettando l’impatto. Gli anni da bambina smarrita avevano reso la fanciulla crudele e letale, Ben sapeva di avere poche possibilità di batterla nelle condizioni in cui era, bloccò col pugnale la prima zampata e arretrò per evitare la seconda. Scartò a sinistra cercando un punto cieco, ma il demonietto biondo fu più veloce e lo attaccò alle gambe.   

Gli artigli affilati della piccola assassina, strappati al povero orso che l’aveva ospitata, si conficcarono nella coscia del Nipote, strappandogli un urlo. Il colpo successivo gli squarciò il corpetto di cuoio, incidendogli la carne.

Il dolore gli svuotò la mente. Allora rimase solo l’istinto.

Con un calcio ben piazzato nello stomaco riuscì a ristabilire una distanza di sicurezza, mentre Riccioli d’oro boccheggiava per riprendere fiato, Ben strisciò fino al cestino. Guardò la traccia di sangue a terra con curiosità, come se non fosse appena uscita dal suo stesso corpo.  

Ricacciò la paura in fondo alla mente. Riccioli d’oro si era ripresa ed era pronta per un nuovo attacco. Quando la selvaggia lo aggredì, decise di tentare il tutto per tutto.  
Con un gesto da prestigiatore si chiuse attorno al suo prezioso carico avvolgendosi nel mantello.  Pochi attimi dopo stava correndo fuori dal bosco, col cestello stretto al petto dilaniato, mentre la bestia si arrotolava, ringhiando alla Cappa Cremisi, che era stato il suo orgoglio.  

La radura si aprì sotto ai suoi piedi, e finalmente la vide.

La casa.  

Aumentò l’andatura, i polmoni bruciavano, aveva perso molto sangue. In nessuna missione, prima di allora, aveva subito così tante ferite. Ma alla fine aveva vinto.  

Mancavano pochi metri quando le gambe lo abbandonarono, inciampò sul terreno cadendo in avanti, provò un dolore che pensava non potesse esistere, tantomeno sopportato.

Riuscì a proteggere il cestello.  L’ardore della battaglia lo aveva abbandonato, ma la volontà era intatta.  

Cominciò a strisciare con le ultime energie rimaste, spezzandosi le unghie sulla terra viva.  

Era vicino.

Ancora un piccolo sforzo e poi avrebbe potuto riposarsi.  
La porticina di legno azzurro era aperta, scivolò dentro con un grugnito, alzandosi a fatica, aiutandosi col lettone che occupava l’unica stanza.  

«Nonna» disse terrorizzato, alla fine aveva capito. «Che bocca grande che hai.»

16 risposte

  1. Stefania ha detto:

    Voto questo racconto!

    Complimenti all’autore

  2. Il Mondo di SimiS ha detto:

    Voto questo racconto.

  3. Giovanna ha detto:

    Voto questo racconto!

  4. Francesca ha detto:

    L’ho letto tutto d’un fiato….. com
    plimenti

    Voto questo racconto

  5. Sara ha detto:

    Molto bello!
    Voto questo racconto

  6. Silvia ha detto:

    Voto questo racconto! Complimenti!!!

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  8. Riccardo ha detto:

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  9. Silvia ha detto:

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  10. Roberta ha detto:

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  11. Simona Alaska ha detto:

    Meraviglioso

  12. Vesna ha detto:

    Voto questo racconto. È stupendo!

  13. Samanta ha detto:

    Voto questo racconto. È bellissimo!

  14. Arianna Giancola ha detto:

    ATTENZIONE: Vi ricordiamo che ogni singolo voto viene monitorato dallo staff di due redazioni. Eventuali irregolarità ripetute porteranno all’esclusione dalla competizione del racconto. Questo significa che non solo l’autore non potrà vincere il premio “Scelto dal Pubblico”, ma che non potrà neppure essere selezionato dalla giuria per l’inserimento nella raccolta né, tantomeno, vincere uno dei premi aggiuntivi destinati ai primi tre classificati. Ogni racconto può essere votato UNA SOLA VOLTA da uno stesso utente, a prescindere da quale mail utilizzi. Ad esempio, sarà ritenuto irregolare il voto di un utente espresso prima con una mail e poi con un’altra. Vi invitiamo alla sportività per non danneggiare gli autori che avete invece intenzione di sostenere. Grazie.

    • Alessandro Ricci ha detto:

      Ciao Arianna,
      ho condiviso il racconto sui miei profili e chiesto di votare ai miei contatti. Credo che nessuno mi abbia votato più di una volta, ma nel caso verificherò e mi assicurerò che la cos sia chiara.
      Avete per caso riscontrato irregolarità nei voti?

      • Arianna Giancola ha detto:

        Purtroppo sì. E non si parla di qualcuno che non ha visto caricato il suo commento e che quindi ha replicato. Quando segnaliamo in questo modo è perché qualcuno ha votato più volte, in genere cambiando mail. Sappiamo che non dipende dagli autori e che spesso è il “troppo entusiasmo” dei lettori, ma per regolamento e per rispetto nei confronti degli altri partecipanti, dobbiamo segnalarlo.

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