LA VECCHIA

Racconto in concorso

LA VECCHIA

Cinzia Fabretti

Il vento soffia irregolare e il mare è mosso, ma non tanto da impedirmi di immergermi. L’inverno è imminente, devo accantonare altro denaro se non voglio elemosinare. Certo, fino a poco tempo fa avevo la ricca paga da Guardia Civica e rinunciarci per tornare a pescare ostriche, come quando ancora ragazzina guadagnavo i miei primi soldi, è stata una bestemmia. Ma ho visto troppo orrore durante la guerra coi seirui per rimanere un militare.

La tregua, e poi la pace, sono state necessarie, hanno evitato che le nostre genti si distruggessero a vicenda. Il prezzo, però, è stato concedere agli invasori il diritto di rimanere sull’isola, abitanti come noi. Se fossi rimasta in divisa avrei dovuto rispettarli e addirittura proteggerli, in caso di necessità.

Io, che all’epoca li ho visti combattere con ferocia inaudita, non ho potuto dimenticare i visi dei tanti compagni d’armi che ho perso, né la strage dei civili rimasti intrappolati tra le schiere. Meglio tornare a pescare, ho deciso, che essere al servizio di simili concittadini.

Il tempo di immergermi e noto il seirui che pinneggia agile contro gli scogli. Ha già raccolto parecchio, vedo. E vedo anche che si avvicina a quel confine invisibile che abbiamo tacitamente tracciato. Mi affianco a lui e gli faccio capire che al di qua c’è la mia zona. Davvero, persino in acqua ha un’espressione superba che mi fa montare la rabbia.

Lavoro, e risalgo. Quello che lui non ha bisogno di fare. Scendo, salgo, scendo. Non lo vedo più. Poi, il riflesso della sua pelle azzurrata lo rivela in un tratto profondo, ricco di ostriche. Il tempo di realizzare la cosa e la Vecchia ha colpito.

Provo un rigurgito di rabbia: io dico, da mutante sei tanto adattato al mare da considerarti anfibio, dovresti conoscerne ogni segreto! E se pure non avessi l’esperienza di riconoscere possibili ingressi di tane, almeno chiediti perché io, che pesco qui da quando sono nata, evito un tratto così ricco!

Sono anni che non la vedo, è diventata davvero grossa, una murena mostruosa. Al primo morso ha lacerato pelle e muscolo della coscia, al secondo ha afferrato l’avambraccio e al seirui è sfuggito il coltello. La Vecchia gli si è avvolta intorno e scuote il capo con decisione. Forse non rischia l’annegamento, l’uomo dalla pelle bluastra, ma la bestia lo sbatte contro gli scogli e l’acqua si intorbidisce di sangue.

Devo intervenire, è la legge del mare: in acqua non si abbandona mai nessuno. Il mio coltello affonda deciso nel corpo della vecchia, che furiosa ha difeso il suo territorio dall’invasore. La capisco. Impara, seirui, a lasciare in pace i luoghi altrui!

La murena, nella furia della lezione che sta impartendo all’incauto, non ha avvertito la mia presenza. Quando si rivoltata è tardi, l’ho già ferita fin troppo gravemente. Lascia la presa e mi spalanca la bocca davanti, impressionante, i denti sono zanne aguzze come pugnali.

Non si avventa, però; tormentata dalle ferite, infila la coda nella tana e si ritrae appena, difendendone l’ingresso.

Anche io arretro, brandendo il coltello nella destra e afferrando il giovane con la sinistra. Metto acqua tra noi e la murena, e infine mi concedo di risalire, sempre con lo sguardo fisso sul temibile nemico.

Non è esattamente un veleno, quello delle murene, ma comunque è una tossina che scompensa. Il seirui nuota a malapena, ha subito morsi tra i più dolorosi che si possano incassare. Inoltre, quella dentatura affondata nella coscia ha strappato brandelli di muscolo e provocato un’emorragia non indifferente.

Lo tiro fino a riva, slaccio la cintura con cui tengo in vita le reticelle del pescato e la uso per bloccare la perdita copiosa della gamba ferita. Anche l’avambraccio gronda sangue, il seirui si mette in piedi ma si regge a stento. Allora, senza alcun pudore, mi passa un braccio attorno alle spalle e cerca appoggio, indicando la città bassa. E non è un fuscello, per tutti i venti! Ho voglia di mollarlo qui, solo che a guardarlo ha impressa in faccia una smorfia di dolore che mi blocca. Maledetta coscienza, mi obbliga a sorreggerlo. Di passo in passo ci inoltriamo per strade ancora poco affollate; è mattina, ancora il mercato non è attivo, si attendono le verdure dai campi e il pesce dalle barche.

Senza fiatare, mi indica il percorso. Si appoggia a me ogni passo di più, perdendo forze. Il posto dove il ferito è diretto è una sorta di erboristeria, entriamo e ci accoglie una donna seirui che, pronta, ci guida subito nella stanza sul retro. Lo fa sdraiare, è pratica di medicina e parla molto bene la mia lingua.

«Grazie per averlo aiutato» mi dice infatti per prima cosa mentre con le mani agili già sta ripulendo la ferita alla coscia. «Che animale ha fatto questo?» chiede, mentre una ruga di concentrata preoccupazione le segna la fronte.

«La Vecchia» le rispondo. «Una murena molto grossa», specifico meglio.

«Una murena!»

Si volta e armeggia con delle boccette, alla ricerca di qualcosa di preciso. Sembra andare davvero di fretta, tanta è la furia con cui spinge qua e là i piccoli contenitori, senza preoccuparsi di cosa rovescia. Ficca in gola al giovane qualche sorso di un liquido rosato, senza aver neppure più degnato di attenzione lo squarcio che intanto sanguina ancora.

Ha piantato una mano sul collo del ferito a controllarne i battiti e così resta, immobile, a guardarlo respirare.

Non fa un bell’effetto, devo dire, il respiro del tipo. Fischiante, affannoso, non mi ero accorta di quanto fosse forzato. Si regolarizza in fretta, però. A questo punto mi muovo per andarmene. Il pescatore è accudito, ormai. Ma la donna mi richiama:

«Potresti fermarti ancora? Ti prego, ho bisogno di una mano per ricucire queste ferite».

Ed è certo tempo di farlo, perché lui, di sangue, ne sta perdendo a litri! Non so come mi trovo a tenerle una lampada per darle la miglior luce possibile e un vassoio di strumenti da sutura. Non è un bel vedere, ma è veloce e sicura.

Mi chiedo se il giovane sia pallido. Cioè, se come noi loro cambino colore quando l’afflusso di sangue si riduce sotto la pelle. Le sue sfumature azzurrine sembrano sbiadite, ma potrebbe essere l’effetto della luce della lampada, che si aggiunge a quella naturale dalla finestra.

Di certo è cosciente, sta lottando per non gridare di dolore. Pensavo gli avesse dato una droga, invece è del tutto sensibile, pare, da come stritola i bordi del tavolo e da come si tendono i legacci con cui lo abbiamo bloccato.

«Perché non stordirlo?» chiedo infine quando la donna, ultimata la seconda sutura, sta fasciando l’avambraccio.

«Avrebbe rischiato di avere un collasso, avevo già dovuto dargli l’antidoto per il veleno».

«Il morso della murena non è mica così pericoloso» osservo.

«Non per un umano, forse. Per noi seirui lo è eccome. Direi che è arrivato da me giusto in tempo. Questione di minuti».

Così, gli ho proprio salvato la vita. Grandioso. La straniera, intanto, ha finito anche la medicazione.

«Non ti ho mai visto, dove abiti?»

Una beffa, queste parole. Dovrei essere io a dire: “non ti ho mai visto”.

Questa era la mia città e mi avete costretto a lasciarla, seirui!

Hanno potuto sistemarsi senza difficoltà, loro, ricostruendo le case semi distrutte dalla guerra. Case vuote, perché i loro proprietari sono morti per mano degli stessi che ora sono i nuovi abitanti.

Ho dovuto costruirmi una baracca nelle campagne, per non subire la vostra costante presenza. Una misera baracca che mi somiglia, gelida come mi avete costretto a diventare.

Rifletto se risponderle questo, ma no, non avrebbe senso. Gli urlerei il mio risentimento, mentre qui pare che tutti vogliano solo dimenticare. Lascio la casa senza fiatare, ma così in fretta che chiunque direbbe che sto fuggendo. L’ora avanzata, intanto, ha affollato le strade e ora rischio di incontrare a ogni passo volti conosciuti, brandelli di passato che vorrebbero fermarmi, salutarmi, parlarmi.

Corro via veloce, sono vicina alle mura e c’è un camminamento che le percorre a strapiombo sul mare, un salto di venti metri su una fossa marina profonda, in cui ruggiscono le onde. Mi affaccio, da questo punto mi sono già tuffata altre volte. Lasciare via mare la città mi eviterebbe di attraversarla per raggiungere le porte aperte sulla campagna.

Nulla è più sbagliato della guerra.

Una parte di me lo sa, eppure non riesco ad accettare la nuova pace, non riesco a dimenticare.

In un anno non ci sono stati incidenti, anche i seirui erano assetati di quiete.

Quiete! Che hanno rubato a noi, a me.

Anche tanto sangue seirui è stato versato.

Come sia stata una nostra colpa, difenderci con le armi!

Litigo coi miei stessi pensieri, e l’impatto con le onde è più violento del dovuto. Mi sono buttata senza concentrazione sufficiente e il mare mi ruggisce contro. Sei senza rispetto, mi rimprovera irato, non si affronta il mare senza rispetto!

Ingoio il dolore e mi muovo a fatica. Il progetto era aggirare il molo del porto per raggiungere la spiaggia e tornare alla mia baracca. Ma sono entrata malissimo in acqua, come una principiante, e un violento dolore si ripercuote a ogni bracciata lungo la schiena.

Devo rinunciare.

Dovrò issarmi sul molo e attraversare zoppa la città. Orribile.

Ma davvero, rifletto, ormai odio camminare tra le case di Asunar?

Io che amavo tanto la mia città!

Ho perso tutto. Ho perso soprattutto me stessa. Oggi ho salvato una vita e la sola cosa che riesco a sentire è rabbia. Affronta la realtà, Miwaka: così non sei più tu, non sei più umana, non sei più niente!

Cosa mi resta da fare, allora, visto che non riesco né a perdonare né a dimenticare, ma che la vendetta mi ripugna?

Lascerò che scelga il mare. Vita o morte? Che decida, mi dia un segno. E punto al largo, accecata di dolore, stanca di tutto.

Da una barca lontana un vecchio seirui osserva e scuote la testa.

Ma dove va?

Mette mano ai remi.

Tutta la vita davanti, e la butta via così. Non ha insegnato nulla a nessuno, la guerra? Tanto sangue per un lembo di terra in cui vivere, e poi chi è vivo le volta le spalle?

Il mare afferra la barca e la spinge. Spero solo di essere abbastanza vicino.

94 risposte

  1. Cinzia Fabretti ha detto:

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  2. Giovanni ha detto:

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  3. Giuseppe ha detto:

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  4. Elena ha detto:

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  5. Alessandra ha detto:

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  6. Dario Zizzo ha detto:

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  7. Giovanni ha detto:

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  8. Giuseppe ha detto:

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  9. Annamaria ha detto:

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  10. Angelo Aronica ha detto:

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  11. Maria Concetta Distefano ha detto:

    Voto questo racconto perché mi piace ed è ben scritto.
    Mi ricorda a tratti “La sentinella”.
    Bello.

  12. Maria grazia ha detto:

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  13. Marisa ha detto:

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  14. angelopozzessere64@gmail.com ha detto:

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  15. Mirco ha detto:

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  16. Fernando ha detto:

    Avvolgente

  17. Francesco ha detto:

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  18. Piero Lacaita ha detto:

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  19. Fernando ha detto:

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  20. Giovanna ha detto:

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  21. Rossella Pozzessere ha detto:

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  22. Cosima Perrone ha detto:

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  23. Domenico Caliandro ha detto:

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  24. Franco ha detto:

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  25. Antonio ha detto:

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  26. Karla Haidegger ha detto:

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  27. Lorena ha detto:

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  28. Valerystorms@gmail.com ha detto:

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  29. Gabriella ha detto:

    Complimenti!!

  30. Palma ha detto:

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  31. Vita Maria Greco ha detto:

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  32. Cosimo Agnusdei ha detto:

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  33. Francesco ha detto:

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  34. Chiara Bruna Palmisano ha detto:

    In bocca al lupo

  35. Chiara Bruna Palmisano ha detto:

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  36. Cesare Papa ha detto:

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  37. Antonio Clemente Cavallo ha detto:

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  38. Salvatore ha detto:

    Bello e coinvolgente

  39. Gabriele ha detto:

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  40. Salvatore ha detto:

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  41. Giovanna ha detto:

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  42. Giovanna ha detto:

    Molto interessante Chiaro e preciso

  43. Alastor Maverick ha detto:

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  44. Marianna ha detto:

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  45. Francesco ha detto:

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  46. Anna ha detto:

    Originale

  47. Anna ha detto:

    Originale. Piacevole da leggere.

  48. Anna ha detto:

    Originale e avvincente.

  49. Nunzio ha detto:

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  50. Arianna Giancola ha detto:

    ATTENZIONE: Vi ricordiamo che ogni utente può votare UNA SOLA VOLTA per ogni racconto. Ogni singolo voto viene monitorato dallo staff di due redazioni. Eventuali irregolarità ripetute (come uno stesso utente che vota più volte con mail differenti) porteranno all’esclusione dalla competizione del racconto. Questo significa che non solo l’autore non potrà vincere il premio “Scelto dal Pubblico”, ma che non potrà neppure essere selezionato dalla giuria per l’inserimento nella raccolta né, tantomeno, vincere uno dei premi aggiuntivi destinati ai primi tre classificati. Vi invitiamo alla sportività per non danneggiare gli autori che avete invece intenzione di sostenere. Grazie.

  51. Anna ha detto:

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  52. Andrea ha detto:

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  53. silvana.guzzardi@gmail.com ha detto:

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  54. Chiara ha detto:

    Voto per “La vecchia” di Cinzia Fabretti.
    Un racconto bello e emozionante.

  55. Lorenzo ha detto:

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  56. Angela ha detto:

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  57. Morena ha detto:

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  58. Marta ha detto:

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  59. Andrea ha detto:

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  60. Salvatore Giannone ha detto:

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  61. Cristiano ha detto:

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  62. Arianna Giancola ha detto:

    ATTENZIONE: SECONDO E ULTIMO AVVISO. Ricordiamo che per ogni racconto è possibile votare UNA SOLA VOLTA. Se non vedete comparire subito il vostro commento è perché ogni inserimento viene controllato manualmente e, in caso, approvato dai membri dello staff. Per questa operazione, dato il gran numero di voti in arrivo, possono volerci fino a 24 ore. Vi preghiamo quindi di fare particolare attenzione, perché rischiate di danneggiare l’autore che invece state cercando di sostenere. Purtroppo, in caso di irregolarità saremo costretti a eliminare il racconto dal concorso. Vi invitiamo quindi alla sportività e alla pazienza. Grazie.

  63. Claudia ha detto:

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