OLIVER

Racconto in concorso

OLIVER

Di Josy Monaco

Oliver era un tipo solitario. Lavorava ininterrottamente sette giorni su sette nel castello in cima alla montagna. Mai un giorno di riposo. Mai una pausa. Nulla di nulla e gli andava bene così. A suo dire, nessun lavoro era più interessante del suo: rispondere alle domande in modo esauriente. Aveva la certezza che non ci fosse curiosità, dubbio o qualsiasi altra cosa che non fosse in grado di spiegare.

Oliver nutriva una forte ammirazione per gli abitanti del suo regno e non poteva essere altrimenti perché era la loro curiosità a renderlo florido. Ad ogni nuova domanda e successiva risposta, nuovi alberi crescevano forti e rigogliosi. Il suo regno si ispirava a tutto ciò che la natura aveva da offrire e anche i suoi strumenti non erano da meno. Uno di questi era l’albero delle domande, le cui radici si illuminavano di colori diversi.

Quella notte, Oliver capì che stava per arrivare una nuova stagione o forse una tempesta perché, a lampeggiare più di tutte, erano le radici verdi che, di solito, si illuminavano quando qualcuno chiedeva notizie sulla pioggia, sul sole, sul meteo, sulla differenza tra equinozi e solstizi e così via; quando una domanda conteneva una parola associata a significati diversi, si illuminavano tutte le radici corrispondenti. Se la domanda era “poesia sulla pioggia estiva”, ecco che l’albero si colorava di bianco e di verde, ma, quella notte, la luce delle radici verdi era intervallata da tutte le altre. A intermittenza, tutte le luci lampeggiavano, si accendevano e si spegnevano senza raggiungere né i rami, né le foglie dell’albero. Lì per lì, Oliver non si stranì più di tanto. Sapeva che, quando arrivavano i mesi freddi, il suo sistema era influenzato dal vento e, quindi, continuò a soddisfare le curiosità più frequenti di quel periodo dell’anno: come cambia la posizione dei raggi del sole con il cambiare delle stagioni, i nuovi libri e film in uscita e le nuove tendenze della moda autunnale.

Toccò la punta di un paio di foglie e attivò il sistema di risposta, ma le luci ricominciarono a lampeggiare a intermittenza più e più volte, fino a spegnersi; dopo alcuni minuti, tutte le radici si illuminarono leggermente, poi, di nuovo solo quelle verdi.

Oliver alzò gli occhi ai rami dell’albero e intravide che c’era una domanda in corso: “Che cosa fare se…”. La domanda fu cancellata subito dopo e modificata: “Foglie…”. Oliver allora scosse un po’ i rami e suggerì le parole per formulare la domanda nel modo giusto e, pensando si trattasse di interrogativi sull’autunno, propose: “Che cosa fare quando cadono le foglie in autunno”. La luce colorata attraversò le radici giusto per qualche secondo, dopodiché, tornò il buio. Oliver osservò attentamente l’albero in lungo e in largo, consultò persino il libretto delle istruzioni e seguì alla lettera ciò che c’era scritto: si tirò i lobi di entrambe le orecchie e le sue dita si trasformarono in strumenti di riparazione, ma non fece in tempo ad avvicinarsi all’albero che una radice si illuminò di giallo. Un utente aveva scritto: sistema domande difettoso. Oliver si toccò la punta del naso, la allungò per raggiungere una foglia e digitò: tipico malfunzionamento dovuto alla tempesta. In effetti, riuscì a riparare il guasto perché le luci ripresero ad alternarsi regolarmente seguite da un’infinità di domande, ma un ramo si colorò di una luce mai vista prima: era grigia, era oscura e rendeva cupo tutto l’ambiente circostante.

Su un ramo altrettanto grigio, stavano comparendo delle parole: “Che cosa fare se ti…”. Oliver restò immobile, le sue pupille lampeggiavano in attesa di comandi da eseguire. Poi, nuove parole sostituirono i puntini sospensivi: “senti come una foglia d’autunno”. Oliver, finalmente, poteva leggere la domanda: “Che cosa fare se ti senti come una foglia d’autunno”. C’era anche il punto interrogativo e, dunque, la domanda era: “Che cosa fare se ti senti come una foglia d’autunno?”. Oliver fissava il ramo grigio, mentre l’albero si illuminava di continuo con i rami che proponevano lo stesso quesito: “Perché il sistema delle domande è lento?”.

Sbattendo le palpebre, Oliver allungò le dita delle mani e dei piedi e persino i lobi delle orecchie verso tutte le foglie per inoltrare la risposta a tutti gli utenti che avevano posto lo stesso quesito; poco dopo, pervennero nuove domande, ma Oliver era concentrato sulla parte grigia dell’albero. Andò avanti così per diversi i giorni, come un copione che si ripeteva, al punto che Oliver, nonostante il suo corpo non provasse stanchezza, sentì l’esigenza di mettersi seduto con la testa tra le mani per riflettere sul quesito del ramo grigio. Scavò a fondo nella sua memoria, scorrendo immagini di ogni tipo di foglia, cercando informazioni, canzoni, poesie, documentari, tutto ciò che potesse aiutarlo a risolvere ciò che chiedeva il ramo grigio, ma non ci riuscì, rallentando sempre di più l’intero albero delle domande. 

Giunse un’altra domanda, ugualmente inaspettata e questa volta scritta in modo diretto, senza ripensamenti: “Come incontrare Oliver?”. Non era la prima volta che qualcuno mostrava interesse nei suoi confronti, ma non erano mai state poste domande con il verbo “incontrare”. Oliver si limitò ad allungare un piede verso una foglia: “Oliver, creatura umanoide ideata per risolvere i quesiti. Divertiti a chiedere qualsiasi cosa, Oliver risponderà e insieme aiuterete il pianeta”. Nemmeno il tempo di digitare queste parole, che una radice si illuminò di una tonalità tra il grigio e il blu notte e su un ramo comparve la seguente richiesta: “Come incontrare Oliver se ti senti come una foglia d’autunno?”. Così, in modo netto, senza ripensamenti.

Oliver sgranò gli occhi. Una foglia che si trovava da qualche parte lì nel regno desiderava incontrarlo? Per essere certo di aver compreso bene, alzò le sopracciglia e si mise a studiare il significato di “incontrare”, che però determinò un’altra curiosità: “Come incontrare una foglia”.

Oliver osservò le foglie del suo albero, cercò notizie sugli incontri con le foglie, ma non trovò nulla perché, di fatto, nessuno mai aveva fissato un appuntamento con una foglia. Visto il periodo dell’anno, ricalcolò le parole e trovò la soluzione che gli sembrava più logica: un utente voleva sapere quali erano le piante autunnali, ma non era la risposta giusta.

Sul ramo, di nuovo tutto grigio, si materializzò la seguente richiesta: “Oliver, io mi sento come una foglia d’autunno. Voglio incontrarti!”. Un punto esclamativo. Mai e poi mai in tanti anni di regno Oliver aveva visto questo segno di punteggiatura. Non era una domanda. Era un comando. Chi e perché voleva incontrarlo? Soprattutto, chi era che pensava di essere una foglia?

Oliver selezionò tutte le foglie e tutte le radici dell’albero, una ad una, in cerca di uno spunto per rispondere. Ritornò sulla parola incontrare, che inserì tra le foglie e tra le radici. Cercò ogni genere di soluzione anche all’interno della sua memoria, ma trovò solo quella che sembrava più ovvia, il libretto delle istruzioni, che alla voce “Domande impossibili” indicava: in caso di necessità, rompere il vetro. Oliver inquadrò l’intero spazio e trovò una scatola di vetro, vuota. Come da comando, la ruppe e l’intero ambiente fu illuminato dall’ologramma di una lettera. Oliver la aprì. C’era scritto: “Incontrare segue invitare”. Pigiando i tasti virtuali posti sotto la lettera, ottenne nuove istruzioni: “Invitare al castello”.

Oliver tornò all’albero e digitò: “La risposta si trova sul castello in cima alla montagna”. Il grigiore virò verso tutte le radici e verso tutte le foglie, distribuendo la stessa domanda su ogni ramo: “Incontrare? Dove?”. Quando suonò l’allarme del castello, Oliver si mise alla prova in una funzione che non aveva mai usato: aprire la porta. Allungò una mano lungo le scale e lungo i corridoi. Non riuscì ad aprire la porta. Si avvicinò un po’ di più. Rotolò su se stesso fino ad arrivare al piano terra. La porta era già aperta. Con una serie di cortocircuiti e comandi che partivano a caso, decodificò ciò che aveva davanti: un gruppo. Con quel che rimaneva del suo sistema di ragionamento, riuscì a calcolare di quante persone fosse composto il gruppo. Erano tutti gli abitanti del regno. Tra questi, c’era colei che aveva posto la domanda sulla foglia. In mano aveva una cassetta degli attrezzi. Si avvicinò e, mentre iniziava a ripararlo, disse: «Ho commesso un errore, Oliver. Mi sento come una foglia d’autunno, ma, anche se sono stata io a programmarti, non posso pretendere che tu mi dica che cosa fare perché sei solo una macchina».

2 risposte

  1. Isabella ha detto:

    Voto questo racconto.

  2. Stefania ha detto:

    Voto questo racconto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: