SACRIFICIO

Racconto in concorso

SACRIFICIO

Di Francesco Lodato

Giorgio sa di dover mantenere il controllo a qualsiasi costo.

Per lui, ignorare l’impulso ad avanzare, sbriciolando ogni cosa sul proprio percorso, non è facile, ma non può rischiare di far collassare l’ingresso della caverna davanti a sé.

Se vuole raggiungere Cristina, deve restare calmo e, respirando lentamente, si sforza di dominare la propria furia, riponendo nel fodero la sua massiccia ascia bipenne.

«Possiamo saltare la parte in cui vi gonfio di botte, passando direttamente a quella in cui entro in quella dannata grotta e fermo la donna che amo prima che commetta il più grande errore della sua vita?»

«La nostra nuova signora non vuole essere disturbata, neanche da te» rispondono all’unisono le sentinelle poste a difesa dell’ingresso.

I quattro guerrieri, identici tra loro, possiedono corpi snelli quanto atletici, privi di peluria e dotati di tre occhi totalmente bianchi. Chiunque siano, sono decisi a bloccargli il passaggio e il ragazzo barbuto non può permettersi di perdere tempo.

«Forse non mi sono spiegato: levatevi di mezzo prima che vi spazzi via!» Ringhia l’umano percependo la rabbia prendere il sopravvento e la sua armatura color pietra entrare in risonanza con essa iniziando a brillare debolmente. 

Torvo e deciso, Giorgio fa un passo avanti verso i guardiani, puntando direttamente la cancellata di corallo rosso alle loro spalle: l’ingresso alla dimora del dio dei mari.

Prima che possa reagire, le sentinelle lo aggrediscono brandendo con maestria le loro lance dalla punta di corallo, attaccano ripetutamente con una serie di finte, fendenti, spazzate e affondi portati con precisione millimetrica. Colto alla sprovvista, il ragazzo para, schiva e respinge la maggior parte degli attacchi, cercando di anticipare le mosse degli avversari e, così facendo, non si accorge delle nubi temporalesche che si addensano sopra la sua testa.

Il fulmine impatta a pochi passi da lui, sollevando una nube di detriti che interrompe l’attacco delle sentinelle, incredule nello scorgere, tra la polvere, la figura di una donna in armatura.

La nuova arrivata brandisce la folgore di Zeus come fosse una crepitante lancia da battaglia e la sua presenza disorienta gli aggressori, concedendo a Giorgio un attimo di tregua.

«Va’ da lei! Qui ci penso io!» scandisce con tono grave la guerriera giunta in suo aiuto che, senza degnarlo di uno sguardo, si pone tra lui e le sentinelle. Il ragazzo sorride compiaciuto dall’arrivo dei rinforzi e, lasciando sia l’amica a bloccare i quattro guardiani, si lancia in corsa verso il cancello di corallo, frantumandolo con un singolo pugno.

Senza rallentare, il ragazzo si inoltra a passo spedito nella grotta e scendendo sempre più in profondità, d’un tratto percepisce un enorme sbalzo di pressione, che lo costringe a serrare i denti mentre l’armatura brilla adattandosi alla minaccia invisibile. Non è la prima volta che attraversa una giunzione mistica tra due luoghi, ma non ne aveva mai superata una che conducesse sul fondo dell’oceano e la sensazione non gli è affatto piaciuta.

«Benvenuto a Oz», mormora Giorgio proseguendo nella discesa senza fermarsi, percorrendo rapidamente il lungo tunnel davanti a sé ed emergendo, infine, all’interno di una piccola vallata sottomarina. L’area è sormontata da una cupola trasparente, capace di tenere all’esterno le acque dell’oceano e al tempo stesso illuminare l’ambiente, troppo lontano dalla superficie perché la luce solare possa raggiungerlo.

L’aria è respirabile, mentre il terreno è costellato da piccoli edifici in rovina, sui quali spicca una struttura a metà tra un antico tempio greco e una piramide a gradoni mesoamericana.

A sconvolgere Giorgio, però, non sono le costruzioni fatiscenti o le mura divorate dagli onnipresenti muschi e licheni, quanto invece il cimitero di navi e aerei che la luminescenza della barriera permette di scorgere subito all’esterno di essa. Una montagna di vascelli e velivoli, commerciali o militari, alcuni dei quali talmente grandi da perdersi nell’oscurità.

Addentrandosi tra le rovine, Giorgio incappa in una variegata collezione di fusti metallici e recipienti ossidati, ammassati a centinaia tra le colonne di un piccolo tempio greco in rovina. Contrassegnati dai simboli di pericolo chimico, radioattivo e biologico, i contenitori rappresentano una vasta collezione delle sostanze più pericolose create dall’uomo e per questo, il ragazzo li oltrepassa con estrema circospezione.

Entrando in ciò che resta della struttura principale, deglutisce incredulo, soverchiato e al tempo stesso nauseato dal fetore della massa di rifiuti plastici che invadono alcune sale del tempio, piene di spazzatura che trabocca spargendosi sul pavimento.

Reti per la pesca a strascico, cataste di copertoni e molti altri oggetti soffocano l’ambiente, creando corridoi che conducono direttamente verso la sala del trono, dove lei lo attende.

In piedi accanto al vetusto trono atlantideo, con indosso la sua armatura blu oltremare, Cristina gli regala un sorriso carico di amarezza sfilandosi l’elmo.

«Non lo immaginavo così il palazzo di Poseidone.»

«Per un certo periodo credo abbia cercato di raccogliere qui, fuori dal tempo e dallo spazio, ciò che gli uomini scaricavano negli oceani… ma era un compito impossibile anche per un dio», risponde lei, indicandogli la carcassa mummificata di un uomo dall’età indefinibile.

Racchiusa all’interno di un’antica armatura, la cui superficie dorata appare bruciata da una potente fonte di calore, la figura dell’antico dio dei mari giace lontana dal proprio scranno, seduta con le spalle appoggiate contro mezza dozzina di ordigni nucleari inesplosi.

«Questo è ciò che resta di lui?»

«Sì. Ha prosciugato il potere concessogli dalla Terra cercando di porre un freno alla progressiva morte degli oceani, ma ha fallito.»

«Ecco spiegato perché non lo abbiamo mai incontrato: si era nascosto qui», il commento di Giorgio spegne il sorriso di Cristina, che sospira delusa.

 «Voleva proteggere il pianeta dagli esseri umani invece di provare schiavizzarli come i suoi simili», taglia corto lei, accovacciandosi per sistemare il proprio elmo ai piedi del trono.

Dopo interminabili attimi di silenzio, nei quali Cristina si rialza e torna a voltarsi per fissarlo negli occhi, Giorgio fa un passo verso di lei parlando con tono sommesso: «Sei veramente convinta di volerlo fare? Di potere riuscire dove anche un dio ha fallito?» una domanda cui il silenzio risponde in maniera eloquente.

«Avremmo dovuto parlarne; non puoi prendere una simile deci—»

«Invece sì! Posso e l’ho fatto.»

«E io sono venuto fin qui per salvarti.»

«Da cosa? Da una mia scelta? Credi sia una stupida?»

«Sei la donna che amo e non voglio perderti», risponde lui a bruciapelo, esternando le sue emozioni mentre cerca di controllare il tumulto che gli si agita nel petto.

«Quello che io e te vogliamo non ha alcun peso. Se questo trono dovesse rimanere ancora privo di una guida, sarebbe una catastrofe per il nostro mondo…»

«Al diavolo l’intero pianeta! Che siano altri a trovare una soluzione! Non puoi immolarti per un mondo che non vuole essere salvato. Che prendano tutti un razzo e si trasferiscano su Marte!» grida il ragazzo sbriciolando un capitello dorico con un calcio, nel tentativo di buttare fuori una parte della rabbia che si porta dentro.

«Molto maturo, davvero», sorride lei mostrandosi serena della propria scelta.

«Non dobbiamo essere noi a occuparci di questo».

«Conosci qualcuno più qualificato di una cacciatrice di dei che attinge il proprio potere dalla stessa fonte della mummia nucleare seduta laggiù?»

«Come fai a scherzarci sopra?»

«Che altro dovrei fare? Non sto morendo dalla voglia di sedermi su questo trono, ma è l’unica opzione attualmente disponibile.»

Giorgio vorrebbe gridarle che si sbaglia, ma non può: Cristina ha ragione e questo lo porta ad abbassare lo sguardo deglutendo imbarazzato.

«Resta con me…»

«Non posso.»

Lui rialza il capo cercando di non piangere e lei fa altrettanto.

«Mi fido di te: so che troverai un modo per tirarmi fuori da qui.»

«Ci vorrà tempo.»

«Io resisterò: noi staremo ancora insieme, di questo ne sono sicura.»

Guardandosi negli occhi scoppiano entrambi a ridere e per pochi istanti, il peso che grava sui loro animi sembra svanire.

«Tu hai sempre odiato le storie in cui le principesse vengono salvate dal principe di turno.» «Tu non sei decisamente un principe e, nella fattispecie, sono io quella che sta salvando il mondo. Tu devi solo darmi una mano a non morire nel mentre», scherza lei, cercando di nascondere la paura.

Giorgio si avvicina, le prende delicatamente il volto tra le mani e la bacia con dolcezza, lasciando poi che le loro fronti si tocchino per pochi attimi.

«Ti amo» mormorano all’unisono, prima che lei faccia qualche passo all’indietro, fermandosi a ridosso dello scranno.

Lui rimane immobile, osservando con sgomento e paura Cristina sedersi sul trono, appartenuto al signore dei mari, che prende vita non appena le sue mani si poggiano sui braccioli.

L’antica magia, o forse la tecnologia, della perduta Atlantide si attiva di colpo e una bolla di energia avvolge il corpo della ragazza.

La sua forza di volontà, unita al potere dell’armatura che indossa, permette alla mortale di collegarsi con il sistema di controllo prendendo il posto di Poseidone, connettendosi con le creature del mare e le correnti stesse degli oceani.

Forse non potrà arrestare il cambiamento del clima, ma può intervenire sulle terribili tempeste che flagellano il mondo riducendone l’intensità o deviando di poco le loro rotte.

La sofferenza dipinta sul volto della persona che ama spinge Giorgio a gonfiare il petto e a serrare i pugni; potrebbe fare a pezzi quella macchina infernale, ma è consapevole che costerebbe migliaia di vite innocenti, le stesse che Cristina sta cercando di proteggere.

«Non metterti comoda: tornerò presto per tirarti fuori da qui.»

21 risposte

  1. Vanessa ha detto:

    Adoro!!!!

  2. Carmen ha detto:

    Voto questo racconto!

  3. Silvio ha detto:

    Voto questo concorso

  4. Denise ha detto:

    Voto questo racconto

  5. Ivana ha detto:

    Voto questo racconto 🌟

  6. Viviana ha detto:

    La sua narrazione è davvero coinvolgente. Voto questo racconto!

  7. Mario Romano ha detto:

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  8. Claudia ha detto:

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  9. Teresa ha detto:

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  10. Isabella ha detto:

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  11. Antonio Barna ha detto:

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  12. Roberto Pizzo ha detto:

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  13. Gabriele ha detto:

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  14. Salvo ha detto:

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  15. Riccardo ha detto:

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  16. Simona ha detto:

    Voto questo raccontoo, molto ben dettagliato ✨

  17. Daniele Di Franco ha detto:

    voto questo racconto

  18. Valentina ha detto:

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  19. Mars ha detto:

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  20. Cristina ha detto:

    Voto questo Racconto!

    Dolce e malinconico allo stesso tempo il mondo in cui si pone l’accento su uno dei grossi problemi che attanaglia la nostra epoca.

  21. Claudio ha detto:

    Voto questo racconto.
    Immersivo, onirico e sognante, alla fine della lettura, rimbomba nella testa solamente una parola : ancora…ancora…ancora

I commenti sono chiusi.

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