IL MAGO SEI TU

Racconto in concorso

IL MAGO SEI TU

Di Assunta Totaro

“Pronto?”

“Ciao Cami! Dormivi?” disse Tatiana.

“No, Tati! Mi stavo rilassando ascoltando un po’ di musica.”

“Bene, che ne dici di rilassarci insieme questo week end, nella casetta di nonna Amalia?”

“Ottimo! Questo fine settimana sono sola, Zac deve terminare un progetto a cui sta lavorando e ha deciso di andare al lago. Mai stata più libera!” disse Camilla.

“Che succede?” chiese Tatiana.

“Tati ti racconterò a voce, magari davanti una flûte di prosecco, ne ho proprio bisogno!”.

Tatiana e Camilla erano amiche dai tempi dell’asilo, entrambe molto creative, avevano scelto di far combaciare la loro passione con il lavoro. Tatiana era una docente di arte al liceo, teneva corsi di pittura per adulti, era uno spirito libero, aveva tanti amici e nessun rapporto stabile. Camilla era una docente di musica dello stesso liceo. Condivideva, da diversi anni, un appartamento con Zaccaria, un ambizioso ortopedico. Per lui il lavoro veniva prima di tutto, a discapito di Camilla, che si sentiva trascurata e sola. La loro situazione sentimentale era altalenante ed i litigi erano all’ordine del giorno. Si trascinavano, giorno dopo giorno, come una vecchia coppia, come a voler rimandare una decisione, che forse era già nei loro animi da tempo, ma che nessuno dei due voleva prendere.

Tatiana passò a prendere Camilla con la sua utilitaria e si avviarono alla volta di Perugia.

La casa di nonna Amalia era un piccolo appartamento situato nel cuore di Perugia, Tatiana l’aveva ricevuto in eredità dalla bisnonna materna. Era un gioiellino curato in ogni piccolo particolare. Il fiore all’occhiello della casa, però, era il balconcino, sebbene fosse minuscolo, vi prendevano posto un tavolino, due sedie in ferro battuto e qualche piantina. Il panorama di cui si poter fruire era speciale: Camilla e Tatiana lo adoravano! Era il luogo dove tutto diventava più semplice: le confidenze, le risate, i pianti, era il loro angolino del cuore.  

Sistemarono le valigie e scesero nel negozietto sotto casa per fare la spesa.

Nessuna delle due aveva accennato a Zac, avrebbero affrontato il discorso più tardi, sedute nel loro balconcino.

Mentre erano sulla via del ritorno, incontrarono Luca, un nuovo vicino di casa.

Luca non era bello, ma aveva negli occhi qualcosa di affascinante e Camilla notò quel qualcosa. Dopo le prestazioni e i convenevoli di rito, si salutarono con la promessa di beccarsi dopo cena per fare due passi ed ascoltare e un po’ di buona musica, dopotutto erano a Perugia per l’Umbria Jazz!

Dopo cena, sedute fuori nel balconcino, sorseggiando prosecco, Tatiana e Camilla parlarono di Zac, della noia presente nel rapporto, della freddezza e della voglia di Camilla di dare una svolta alla sua vita. Tutto questo tra vino, lacrime e risate.

Per Camilla era sempre terapeutico confidarsi con Tatiana.

Con Luca si erano dati appuntamento nella via che collega Piazza IV Novembre a Piazza della Repubblica. In occasione del festival, Corso Vannucci o meglio l’intero centro storico diventava un palcoscenico che ospitava leggendari jazzisti, orchestre, pop star che si esibivano negli angoli delle strade, nei pub a qualsiasi ora del giorno e della notte. La città, infatti, era piena di gente, differente per nazionalità, età, etnia … un magnifico melting pot!

Erano le 22,00, quando si trovarono davanti al Caffè del Banco. Gli Huntertones si stavano esibendo nell’adiacente piazza IV Novembre e la loro musica era davvero strepitosa. Ordinarono da bere e cominciarono a conversare. Luca si rivelò un’ottima compagnia per entrambe, essendo un assicuratore, era abituato ad affascinare i suoi interlocutori con le parole, era un vero affabulatore!

L’uomo era un vero conoscitore della storia, degli aneddoti, dei luoghi da visitare e delle cose da non perdere a Perugia, pareva una guida turistica, raccontava quasi recitando.

Decisero di fare due passi e, quasi per caso, si trovarono in un vicoletto buio, Via delle Streghe, una piccola traversa di Corso Vannucci.

Camilla rimase affascinata dal racconto di Luca, quest’ultimo narrò che in Umbria fu processata e messa al rogo la prima strega, una certa Mateuccia Di Francesco, una quarantenne che in realtà si dilettava a fare infusi medicinali con le erbe, curava le persone e non era assolutamente una fattucchiera, bensì un’erborista! Purtroppo, tra i suoi clienti vi era un potente signore, quest’ultimo aveva degli avversari politici che usarono la donna per creargli difficoltà ed imbarazzo.

Al pensiero di quella povera anima e a quanti errori furono fatti in passato, in nome della religione, un velo di tristezza apparve sul viso di Camilla.

Dopo aver girato ancora un po’ per le vie in festa, aver ascoltato jazz dagli artisti posti negli angolini delle strade, aver bevuto un ultimo mojito, tornarono a casa. Erano tutti e tre allegri, forse per l’aria che si respirava o forse per via dell’alcool, a cui nessuno di loro era abituato.

Erano sul portone di casa, si stavano salutando, quando Luca guardando negli occhi Camilla le chiese:

“Ti faresti leggere i Tarocchi da me? Sento che ne hai bisogno!”.

Camilla rimase di stucco, ma allo stesso tempo sentiva la curiosità crescere, così accettò.

Luca andò nel suo appartamento a prendere il mazzo di carte.

Tatiana liberò il tavolo della cucina di nonna Amalia, accese una sigaretta e chiese a Camilla:

“Ma tu ci credi alla divinazione?”

“Boh! Qualche volta mi hanno letto le carte, ma non ho mai dato peso a quello che mi veniva detto…” rispose Camilla.

“Per me sono tutte fesserie, è solo suggestione!” concluse Tatiana.

Sentirono bussare alla porta. Luca aveva portato il suo mazzo di Rider Waite Smith e un bastoncino d’incenso. Camilla chiese a Tatiana di restare al suo fianco durante il consulto, così si sedettero tutti e tre al tavolo.

Luca si fece dare un accendino dalla padrona di casa e accese l’incenso, cominciò a mescolare le carte e suggerì a Camilla di rilassarsi e pensare alla domanda da fare. Aggiunse che i Tarocchi rispondono solo alle domande fatte con precisione.

“Camilla, sei pronta?”.

“Pensa alla domanda a cui vuoi dare una risposta. Ascolta il tuo cuore. I Tarocchi ti aiuteranno a far luce e a trovare la giusta direzione da prendere. Dimmi, cosa chiediamo?” decretò Luca.

“Come si evolverà la mia relazione con Zaccaria?” chiese tutto d’un fiato Camilla, quasi a volersi togliere un peso dallo stomaco.

Luca fece smezzare le carte e le dispose. Utilizzò la stesura detta a croce celtica, cominciò a girare le dieci carte, una ad una, studiandole. Camilla ammirava i colori e i simboli delle lamine, sospendendo il pensiero su ciò che sarebbe stato di lì a poco il responso.

L’Appeso, uhm… mi dice che state vivendo una situazione di stasi, c’è un blocco. Questo arcano appare per ricordarti di fermarti e prestare attenzione a ciò che è proprio davanti ai tuoi occhi” spiegò Luca. “Poi abbiamo l’Eremita, rappresenta la solitudine, la mancanza di comunicazione … ma è anche quel luogo dove andiamo di volta in volta per analizzare noi stessi, per allontanarci dai rumori e cercare il silenzio interiore, il sussurro divino.

Il Mago, invece, ti dice di prendere in mano la tua vita, hai le potenzialità per fare tutto ciò che vuoi, per portare a termine tutti i tuoi progetti. Dipende da te, il Mago sei tu, sei tu l’artigiano, sei tu che devi forgiare la tua vita sentimentale, sei l’artefice del tuo destino. Hai l’intelligenza, la competenza, la volontà per poterlo fare, per poterci riuscire…”.

A quel punto Camilla smise di ascoltare. Mille pensieri si presentarono nella sua mente, su Zac, su quanto fossero felici un tempo, su quanto fosse bello quando le sue labbra sorridevano… mentre adesso erano continue discussioni e musi lunghi.  Quale sarebbe stato il loro futuro?

Chiuse gli occhi e si sforzò di mandar via tutto quel groviglio di pensieri. Iniziò a respirare consapevolmente, come aveva appreso al corso di yoga e in pochi minuti fu come resettare la mente.

Riaprì gli occhi nello stesso istante in cui Luca aveva terminato di parlare.

“Allora, contenta del responso? Tutto ok?” domandò Luca.

Camilla cercò gli occhi di Tatiana. Questa, la stava guardando perplessa, come a dire sono tutte stronzate!

“Sì, sì” rispose Camilla, pur essendo conscia di non aver prestato attenzione per almeno metà della lettura dei Tarocchi e aggiunse: “Come posso sdebitarmi?”.

“Potresti ricompensarmi con un po’ di musica. Che ne dici di suonare qualcosa per noi?” rispose Luca.

“Bene, dai! Facci ascoltare l’ultimo pezzo che hai composto, mi piace un sacco, è così graffiante e allo stesso morbido e caldo!” propose Tatiana.

Camilla prese il sax e si avviò verso il balconcino, la portafinestra era aperta, le stelle brillavano nel cielo di luglio. Iniziò a suonare, le sue mani si muovevano dolcemente e le note presero a liberarsi nell’aria. Lei non suonava il sax, lei lo viveva. Era come se il suo cuore e quello strumento di metallo si fondessero, divenissero un tutt’uno. Quando suonava non pensava più a nulla, c’erano solo lei e la musica, non importava dove fosse o con chi fosse, si sentiva in un’altra dimensione, era leggera, libera, felice…

Quella notte Camilla faticò ad addormentarsi, continuava a pensare a Zac, al responso dei Tarocchi, o almeno a quel poco che aveva ascoltato, a Luca.

Prese sonno molte volte e molte volte si svegliò sempre madida di sudore. Forse, la causa era il troppo caldo o forse era per quanto aveva bevuto o forse ancora per l’adrenalina di trovarsi all’Umbria Jazz.

Si svegliò.

I suoi occhi, aperti, videro una donna chinata su di lei che le accarezzava i capelli e contemporaneamente le sussurrava: “…Stai tranquilla piccola mia, non aver timore, ricorda che sei l’artefice del tuo domani… Il Mago sei tu. Pensa bene a ciò che il tuo cuore desidera e mi raccomando, usa l’iperico, ti aiuterà a dissipare tutti i tuoi dubbi!…”.

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