IL PATTO CON IL DIAVOLO

Racconto in concorso

IL PATTO CON IL DIAVOLO

Di Maurizio Faretta

Matt Drewsome si alzò fischiettando, aveva un appuntamento con un vecchio amico.

John Watson era l’anima più inquieta della classe, estremamente intelligente e versatile.

Avrebbe potuto affrontare al meglio ogni tipo di carriera, sarebbe potuto diventare un apprezzato avvocato, oppure un medico, invece prese i voti.

Lo aspettava nella sua canonica, il locale era buio, si sentiva un odore di stantio.

Una vecchia signora lo fece accomodare su una poltrona di pelle.

Attese cinque minuti prima di entrare in una piccola stanza, dove trovò John, o meglio “padre John”.

Ricordarono i vecchi amici, cosa faceva Sue e quanti figli aveva avuto Peggie, oppure quanto male era finito Tom, diventando un alcolizzato.

“Sei felice Matt?” La sua domanda lo sorprese profondamente.

“Lo sai che mio padre è morto durante la guerra del Golfo e mia madre si è spenta lentamente dopo una lunga malattia. Ho cercato di vivere come un buon cristiano, mi sono innamorato, ma quella stronza, mentre mi giurava che ero l’uomo della sua vita, frequentava un altro. Amava la mia mente e il mio carattere, però si faceva sbattere da tutti i ragazzetti che incontrava nel campus dell’università”.

John  sorrise e disse: “Non conosci ancora il disegno che Dio ha tracciato per te”.

La faccia di Matt, si fece seria e rispose: “Sai John sono arrivato alla conclusione che Dio sia troppo occupato nei suoi affari, per ricordarsi di un povero stupido come me.

L’ho pregato, ma lui è sordo a qualsiasi mia preghiera.

Sono arrivato alla conclusione che forse sarebbe meglio rivolgersi alla sua concorrenza.

Lui sicuramente mi ascolterà e la mia vita avrà una svolta più interessante e positiva”.

Il sacerdote impallidì, fissò l’amico e rispose: “Matt ti prego non scherzare, il Maligno cerca proprio le persone come te. La sua vittoria più importante è portare via le anime belle come la tua dalla grazia di Dio”.

“Non so cosa dire John, ma sono stufo di pazientare”.

Il prete aprì un cassetto della sua scrivania e prese un rosario, che consegnò all’amico. “Ti prego, quando verrai toccato dalla tentazione prendilo e prega”.

Mattew lo prese con indifferenza.

“Addio caro John, prega per la mia anima. Spero che almeno tu lo farai”.

Passarono le settimane e Matt Drewsome nella ricerca di se stesso, decise di regalarsi un viaggio, che sarebbe stato figlio della casualità.

Apri l’atlante, puntò il dito e la destinazione fu decisa: Caraibi, l’isola di Haiti.

Arrivò così a destinazione, l’isola era un ex colonia francese.

Port-au-Prince, la sua capitale sembra una piccola New Orleans, ma a differenza della città americana ha una connotazione più africana.

Drewsome alloggiava in piccolo hotel in stile coloniale nel quartiere di Bois Verna.

L’americano attraversò le “Champs de Mars”, si incamminò attraverso una stretta via, oltrepassata una casa abbandonata venne chiamato da un haitiano: “Mr. Drewsome, la stavo aspettando. Mi chiamo Philip e la devo condurre da Jean le bokor”.

I bokor sono i sacerdoti del “vudù” capaci di evocare i potenti “loa”.

I loa vengono pure chiamati dagli adepti: “gli angeli senz’ali”, queste divinità sono un gradino sotto il Dio del voodoo, chiamato Bondieu.Quest’ultimo è una divinità disinteressata alle faccende umane che sono lasciate ai loa, gli intermediari tra il mondo divino e quello terrestre. Secondo le credenze popolari haitiane, alcuni sacerdoti sarebbero in grado di catturare una parte dell’anima e detenerla in una piccola fiasca. Il rito produrrebbe nella vittima uno stato di letargia simile alla morte. I bokor sarebbero in grado di resuscitare il non morto, anche dopo diversi anni dalla sepoltura. Veniva restituita solo una piccola parte dell’anima sottratta, tanto per rendere la vittima uno schiavo abulico: lo zombie. La vittima era costretta ad assumere un estratto da una pianta che poteva causare gravi allucinazioni e un’intolleranza alla luce.

Attraversarono le vie di Port-au-Prince, fino ad arrivare alla periferia dove c’era un piccolo cimitero, li attendeva paziente Jean.

“Buonasera Matt, ti aspettavo. I potenti loa mi hanno avvisato che ti avrebbero condotto ad Haiti”

Matt Drewsome era appassionato di antichi culti e in particolare quelli che riguardavano l’animismo africano. Un suo amico medico di New Orleans si guadagnò la fiducia di alcuni bokor partecipando a diverse cerimonie e riuscì in tal modo a comprare alcuni campioni. II medico poi li analizzò e scoprì che contenevano frammenti tritati di rospi, ossa umane, lucertole, ortiche, ma soprattutto l’estratto di un particolare pesce che vive nelle acque di Haiti. La sua pelle e il fegato contengono livelli di tetrodotossina sufficienti a produrre la paralisi del diaframma e la morte a causa dell’insufficienza respiratoria.                                                                  

Una piccola folla attendeva gli ordini di Jean per iniziare il rituale. Due uomini color ebano iniziarono a percuotere i tamburi, mentre una giovane donna iniziò a cantare una melodia antichissima, capace di evocare i più potenti loa.                                                                                                                       

Due uomini presero Matt, che venne condotto in mezzo alla folla. Il ritmo dei tamburi era sempre più incalzante e i canti erano accompagnati da danze.                                        

Un senso di paura primordiale si impossessò dell’americano. Sapeva che certi rituali dei bakor, erano veramente capaci di rendere un uomo uno schiavo al loro servizio. 

Matt scacciò quel ricordo, i tamburi avevano smesso di battere. Tutto sembrava sospeso in un silenzio agghiacciante, poi entrò Jean e il sacerdote, mentre sorrideva, decapitò un gallo. I tamburi iniziarono a battere in maniera ancora più incalzante, alcune donne caddero in trance e i posseduti avevano gli occhi rovesciati all’indietro fino a mostrare il bianco. Il bokor si avvicinò all’americano e gli disse: “Tutto questo è per te. Hai promesso di vendere la tua anima al mio signore. Il Loa più potente: Baron Samedi”.                                                     

Forti braccia afferrarono Matt che venne fatto distendere su una tomba di pietra. Il bakor urlò alla folla: “Potente Loa vieni tra noi, i tuoi fedeli ti evocano”.                                                                    

Baron Samedi, il traghettatore dei morti. Egli custodisce i cimiteri e controlla i crocevia tra la terra e l’aldilà.                                                                                                               

Una  giovane donna  vestita di bianco afferrò una capretta nera e la portò al bokor. Un coltello lungo e affilato le incise la gola. L’animale sentì la sua vita scorrere via. Prese due ciotole di legno e lì versò il dono della vita, il sangue dell’animale che era caldo e denso. Lanciò poi il cadavere della capra nella sabbia. La folla iniziò a salmodiare una litania in una lingua incomprensibile, erano ebbri per la gioia che accompagnava il sacrificio. La donna si contorse e cadde in trance. Aveva gli occhi capovolti e iniziò ad urlare: “Vieni signore, vieni grande Baron Samedi. Accogli il nostro piccolo sacrifico. Grande Loa noi ti offriamo sigari e rum. Dona al tuo popolo la tua protezione, elimina le maledizioni sulle nostre teste”.

Una densa nuvola di fumo aleggiò tra la folla, aveva un vago gusto di tabacco e di rhum. Una figura alta due metri si fermò a bere il bicchiere di liquore. Aveva un cilindro bianco, indossava un vestito nero, elegante ma lacero. Portava un paio dii occhiali scuri.

“Grande Loa sei pronto a ricevere un sacrificio ancora più grande. Ecco l’anima di questo straniero: Matt Drewsome”.                                                                                                    

Il bakor si avvicinò alla tomba brandendo il coltello. Matt si sentii gelare il sangue, voleva gridare, ma non riusciva a emettere nessun suono e non riusciva neppure a muoversi. Stava vivendo la sua morte e la sua prossima sepoltura in modo cosciente.

L’americano vide l’arma avvicinarsi al suo petto, sentiva che iniziava a lacerargli le carni e poi udì quella risata oscena e triviale.

Baron Samedi gli aveva rubato l’anima. Un urlo orribile ruppe la tranquillità di quella domenica mattina. Matt Drewsome afferrò il rosario che gli aveva regalato padre John. Invocò la Madonna e cominciò a pregare. Pregò fino a rimanere senza fiato. Aveva la gola secca, aveva sete e si portò in cucina. Aprì il frigo e prese una bottiglia d’acqua. Iniziò a bere avidamente. Pensò che, fortunatamente, era stato solo un brutto sogno, ma in casa si sentiva un pungente odore di sigaro e l’uomo non notò che sul tavolo si trovavano una bottiglia di rhum haitiano e un bicchiere colmo di liquore.

Matt Drewsome era astemio e la porta di casa era rimasta chiusa tutta la notte.