IN PUNTA DI PENNA – ESPERIENZE DI VITA DEGLI AUTORI

In punta di penna - Rubrica - Copertina

Tempo fa, quando era ancora possibile organizzare degli eventi pubblici, durante una fiera abbiamo fatto la conoscenza di una ragazza molto simpatica.
L’abbiamo incrociata per caso e, vista la quantità davvero spropositata di libri che aveva acquistato, abbiamo attaccato bottone con lei e siamo rimasti in contatto fino a oggi.

Lavora anche lei nel campo dell’editoria, molto spesso con autori emergenti, e quando ha saputo della ripresa della nostra agenzia letteraria ci ha chiesto se potessimo concederle un po’ di spazio per inviare un messaggio ai giovani scrittori o aspiranti tali.
Potevamo forse rifiutare? Lasciamo quindi la parola a Maria: fantastica editor, autrice sfortunata.

Ciao a tutti, sono Maria.

Lavoro da anni come editor e nella maggior parte dei casi con autori alla loro prima (o quasi) esperienza letteraria.
Nel corso del tempo ho conosciuto moltissimi giovani autori con il sogno di diventare grandi scrittori, ma con delle idee davvero molto romantiche e assolutamente poco realistiche sul mondo dell’editoria moderna.

La cosa che più mi dispiace è che molti di loro hanno anche dei testi validi da proporre, ma vuoi per ingenuità, vuoi per mancanza di conoscenze o per la loro errata visione del mondo letterario, la maggior parte di quelle opere finiscono nel dimenticatoio.

Sono quindi qui, oggi, per raccontarvi in breve la mia storia, perché anche io ho commesso i loro stessi errori e spero quindi che il mio esempio possa essere d’aiuto alle nuove generazioni di autori.

Nel 2012 ho finito di scrivere il mio primo romanzo.

Mi era costato davvero molto impegno e fatica, fra notti di scrittura rubate al sonno e interi fine settimana di ricerche. Ero arrivata al punto che i miei personaggi mi seguivano ovunque andassi: mentre lavoravo erano lì, mentre mangiavo erano lì, mentre guidavo erano lì e, quando finalmente andavo a dormire, continuavano a sussurrare anche nei miei sogni.
Potete quindi immaginare quanto fossi felice, soddisfatta e commossa quando sono riuscita a scrivere la parola “fine”.

La mia sicurezza e il mio orgoglio hanno continuato a crescere ogni volta che chiedevo a qualche parente o amico di leggere quel romanzo che ormai era diventato come un figlio per me. In fin dei conti se i pareri che mi arrivavano erano così entusiasti, doveva pur significare che era valido, giusto?

Stavo davvero iniziando a pensare di pubblicarlo quando è arrivata la spinta decisiva: mia sorella, attraverso una serie di contatti, era riuscita a far leggere la mia storia al direttore editoriale di una famosa casa editrice.
La sua valutazione (di cui riporto un piccolo stralcio) mi ha mandata in brodo di giuggiole:

Lo stile di scrittura, seppur acerbo, è senz’altro di livello superiore e con qualche piccolo aggiustamento di editing potrebbe essere […] un bel romanzo mass market.

Si diceva dispiaciuto del fatto che non avessero una linea editoriale adatta al mio romanzo e suggeriva, dopo un certo “lavoro di cesello”, di presentarlo ad alcune specifiche case editrici.

Visto che mi suggeriva un lavoro di editing (che al tempo non sapevo davvero come funzionasse) ho chiesto a una mia amica giornalista di dare un’occhiata al testo e, dopo aver corretto qualche refuso segnalato da lei, ho cominciato a cercare una casa editrice.

“Dove sta l’errore?” direte voi.

Sta nel fatto che non ho riflettuto davvero su cosa mi avessero consigliato: “qualche piccolo aggiustamento di editing” e “lavoro di cesello” PRIMA di inviarlo alle case editrici.
L’editing, per me, era qualcosa di cui si sarebbe dovuta occupare la casa editrice. D’altra parte, se fanno questo lavoro è perché sono in grado di valutare un testo nella sua complessità e indicare all’autore quali siano le parti che vanno sistemate, no?
Ovviamente ho scritto anche alle CE che mi erano state segnalate, oltre a tutta una serie di altre minori trovate con una ricerca online.
Una di queste mi ha risposto piuttosto in fretta, con termini estremamente lusinghieri, e con la proposta di un contratto.

Squilli di trombe e gioia-gaudio!

In meno di quattro mesi mi è arrivato il file editato dalla casa editrice per l’approvazione.
Ovviamente l’ho riletto, cercando le modifiche, le correzioni, i cambiamenti… rendendomi conto che quello che avevano fatto era stato correggere qualche refuso superstite e impaginare.
Se avessi compreso a fondo i consigli che mi erano stati dati, mi sarebbe venuto il dubbio che quello che avevano fatto sul mio testo non poteva in nessun modo chiamarsi editing, ma ero inesperta e ingenua e il mio (orgoglioso) pensiero è stato: “Si vede che è perfetto così com’è”.

Ma andiamo a concludere.

Le difficoltà e le spese sono state tante.
La mia casa editrice non aveva una grande distribuzione, quindi era difficile reperire (o anche solo ordinare) il romanzo in libreria e, al tempo, gli eBook non avevano la diffusione di oggi.
Per avere delle copie almeno nelle librerie della mia zona ho dovuto acquistare delle copie (a prezzo scontato) da dare in conto vendita. Le presentazioni erano a mio carico (e in una grande città non sono facili da organizzare), così come le trasferte per partecipare alle fiere.
Il mio romanzo era presente nel loro catalogo, sul loro sito e sugli store online, ma la pubblicità doveva partire da me in ogni sua forma…
Intendiamoci, la casa editrice si è comportata correttamente, ma nonostante questo l’aver scelto loro mi ha penalizzata sotto molti punti di vista.

E del mio grande sogno di gloria sono rimaste circa 250 copie vendute.

Qual è il punto della questione? Non affidarsi alle piccole CE?
No, assolutamente. Il punto è essere pratici.
Se avessi ascolta i consigli che mi sono stati dati (da un professionista, una persona esperta e competente) avrei realmente avuto la possibilità di puntare più in alto.
Se avessi conosciuto il mondo dell’editoria come lo conosco oggi, non mi sarei fermata alla prima proposta che mi era stata fatta ma, a costo di tenermi quel romanzo nel cassetto per qualche anno ancora, avrei potuto portarlo su un percorso più consapevole e con più possibilità.
Magari non sarei comunque mai diventata la J. K. Rowling italiana ma, forse, il mio romanzo non sarebbe finito nel dimenticatoio tanto in fretta.

Quindi il mio consiglio ai giovani autori è questo: non fatevi prendere dalla fretta, affidatevi agli esperti. Non dite “tanto l’editing lo fa la casa editrice” ma puntate a poter inviare un testo che esprima davvero tutte le sue potenzialità.
E, soprattutto, se non trovate una casa editrice disposta a pubblicarvi non dite “me lo pubblico da solo” ma chiedetevi quali siano davvero i motivi per cui nessuno lo ha ritenuto adatto alla pubblicazione. Insomma: abbiate cura delle vostre creazioni per non buttarle nel cestino con le vostre mani!

Con affetto,
Maria

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