ANALISI DI UN CASO LETTERARIO: IL CODICE DA VINCI

Codice Da Vinci - Copertina

Pubblicato per la prima volta nel 2003, si tratta del quarto romanzo scritto dall’autore statunitense Dan Brown e il secondo romanzo della serie dedicata al protagonista Robert Langdon (il primo è Angeli e Demoni, del 2000, pubblicato in Italia solo nel 2004).

Il Codice Da Vinci è l’opera che ha portato Dan Brown alla ribalta, con circa 80 milioni di copie vendute e traduzioni in più di 40 lingue.

Nel 2006 è stato realizzato un film basato sul romanzo, diretto da Ron Howard e con Tom Hanks nella parte di Robert Langdon, che ha incassato circa 800 milioni di dollari al botteghino.

Robert Langdon, studioso di simbologia, è sospettato dell’efferato omicidio di Jacques Saunière, curatore del museo del Louvre di Parigi.
Viene aiutato a fuggire da Sophie Neveu, esperta crittografa della suretè e nipote dello stesso Saunière. Insieme tenteranno di decifrare il codice lasciato dal curatore che li metterà sulle tracce del Santo Graal e del Priorato di Sion, un’antica società segreta in possesso di qualcosa che potrebbe distruggere le fondamenta stessa della Chiesa.

Il Codice Da Vinci è stato un vero e proprio successo letterario-lampo, data la diffusione e la risonanza che l’opera ha avuto in pochissimo tempo.
Come abbiamo detto si tratta del quarto romanzo scritto da quest’autore, quindi cosa è stato a fare la differenza? Qual è stato l’elemento determinante che ha portato un autore “qualunque”, per quanto bravo, a diventare uno dei nomi più venduti della letteratura contemporanea?

Come per tutte le opere, il primo motivo del successo va ricercato nel romanzo stesso.
Per quanta pubblicità si possa fare, infatti, se un libro non è bello, se non è valido, non potrà mai vendere più di tanto.
E per quanto si possa dire, Dan Brown ha uno stile che vende.

Tutte le opere di questo autore hanno una struttura molto simile e ben definita: ci sono un lui e una lei protagonisti (intercambiabili), c’è un mistero da risolvere o una catastrofe da evitare, una serie di eventi rocamboleschi e pieni di colpi di scena e un lieto fine con, possibilmente, la speranza di un amore nascente.

Lo stile di scrittura è molto rapido, diretto, semplice, ben dosato nella risoluzione successiva di problemi ed enigmi e con capitoli brevi, di poche pagine, che terminano sempre con un colpo di scena o un sospeso, che ti fanno necessariamente venire voglia di andare avanti.

Certo, alla lunga, dopo quattro o cinque libri costruiti in modo esattamente identico con poche variazioni sul tema (in genere l’ambientazione), la cosa si fa ripetitiva e annoia.
Ma nel 2003 si era al primo libro e l’insieme funzionava alla grande.

Poi c’è la storia.
L’idea che sta alla base di Il Codice Da Vinci è quella che il termine Santo Graal sia una derivazione dell’originale Sang Real, sangue reale, ossia di Gesù, che avrebbe generato una figlia con Maria Maddalena, sua moglie. L’immagine della coppa sarebbe dunque un’allegoria per rappresentare la Maddalena stessa e quindi la ricerca del Graal sarebbe, in realtà, la ricerca del sepolcro della donna.

L’idea, di per sé, non è originale. L’ipotesi che esistesse un rapporto profondo tra Gesù e la Maddalena è sostenuta da diversi studiosi e storici e ci sono molti saggi e romanzi che ne parlano.
Ma Dan Brown ha scelto bene l’argomento. A questo, poi, vanno ad aggiungersi la storia del Priorato di Sion e il suo scontro millenario con la Chiesa, la celebrazione del Femminino Sacro e una serie di riferimenti a documenti e opere d’arte realmente esistenti che hanno scatenato la fantasia di tutti i lettori.
Insomma, un pot-pourri di elementi che, infilati insieme nel calderone, hanno creato una vera pozione magica.

Poco importa che, nella realtà, i documenti siano falsi, che sia stato ufficialmente dimostrato che il Priorato di Sion non è mai esistito (almeno non nella forma prospettata dal romanzo) o che le informazioni sulla storia della Chiesa e del Paganesimo siano sostanzialmente errate: se anche solo una parte delle informazioni inserite nel romanzo risulta vera, come non credere, nonostante tutto, anche alle altre?

E, a questo proposito, lo scrittore ha avuto il colpo di genio di inserire, proprio all’inizio del romanzo, una nota che avverte il lettore che la storia è sì inventata, ma anche che tutti i riferimenti alle opere d’arte, al Priorato di Sion e ai Dossiers Secrets sono assolutamente reali.
Nelle edizioni successive, a causa di una serie di critiche, l’autore ha poi deciso di rimuovere questa nota, ma ormai il successo dell’opera era stato decretato.

Dan Brown è riuscito a catturare la fantasia dei lettori in un modo che sa davvero di gioco di prestigio. All’improvviso i termini più cercati in rete erano “Priorato di Sion”, “Dossiers Secrets”, “Maria Maddalena”, “La Vergine delle Rocce” e “L’ultima Cena”. Il passaparola ha dato via a un tam-tam mediatico che ha scatenato orde di complottisti e creato una passione improvvisa per la simbologia. Neanche le smentite degli studiosi di arte, storia e simbologia hanno potuto smontare questa febbre che alla fine, dopo un anno circa, si è esaurita da sola per mancanza di combustibile ma che ha comunque lasciato Dan Brown con una notorietà e una fama tali da continuare ancora oggi ad alimentare la vendita dei suoi libri.

Insomma, per riassumere, Il Codice Da Vinci deve il suo successo in primo luogo al passaparola e alla risonanza mediatica generata dagli argomenti trattati nel romanzo, al fatto che per molto tempo ci si è domandati se quello che c’era scritto fosse vero e, per finire, allo stile dell’autore, in grado di avvincere anche i lettori meno appassionati e saltuari.

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