ANALISI DI UN CASO LETTERARIO: HARRY POTTER (Parte 1)

HP Caso letterario Parte 1 - Copertina

A cura di Arianna Giancola e Stefania Sottile

Harry Potter, la saga creata dall’ormai celeberrima autrice inglese J. K. Rowling, può forse essere considerato il caso letterario per eccellenza di questo nuovo millennio.

Il primo volume della saga, Harry Potter e la Pietra Filosofale (Bloomsbury Publishing Plc), è uscito il 26 giugno del 1997 e da solo ha venduto più di 120 milioni di copie.
I numeri dell’intera saga si aggirano intorno alle 500 milioni di copie con traduzioni in circa 80 lingue.
Sia la Bloomsbury che la Salani (l’editore italiano) devono la maggior parte del loro successo proprio alla saga della Rowling.

Dai sette libri sono stati tratti otto film, opere spin-off – come Animali fantastici e dove trovarli e Le fiabe di Beda il bardo – e un business multimiliardario a livello planetario.

Probabilmente non esiste nessuno che, pur non avendo letto i libri, non sappia chi sia il piccolo mago con la cicatrice a forma di saetta.

Riuscire a comprendere come e perché un “libro per bambini” abbia potuto raggiungere una simile universale fama è un’impresa davvero titanica, perché le motivazioni che sono alla base del suo successo sono allo stesso tempo letterarie, emotive e legate ad attente strategie di marketing, ma cercheremo comunque di dare una panoramica il più possibile esaustiva di questi vari elementi, cercando di comprendere come sia nato il “mito” di Harry Potter.

Partiamo dalla storia vera e propria.
J. K. Rowling ha creato dei protagonisti e personaggi comprimari assolutamente perfetti.
Harry è un ragazzo con una famiglia difficile, orfano, incompreso. Ron è l’ultimo figlio maschio in una famiglia di sette figli, amato e coccolato, ma con un bisogno indescrivibile di emergere e affermarsi. Hermione è la classica “secchiona”, con un bisogno quasi patologico di approvazione e riconoscimento, emarginata da tutti fino a quando non stringe amicizia con Harry e Ron. Neville è un bambino grassottello, non particolarmente intelligente, timido e spaurito. Luna una ragazzina che vive in un mondo tutto suo, bullizzata e presa in giro dai compagni… potremmo andare avanti tutto il giorno esponendo e confrontando le loro peculiarità, ma quello che conta è che chiunque può riconoscersi in uno dei personaggi.

Sono archetipi letterari, personaggi per i quali non si può fare a meno di tifare, che percorrono a proprio modo il “viaggio dell’eroe” in esperienze differenti ma complementari. In ognuno è possibile riconoscere le proprie debolezze, i propri rimorsi, le proprie sofferenze, le proprie insoddisfazioni, i propri limiti; perché, seppur romanzate e chiaramente metaforizzate, ogni personaggio di Harry Potter ha una propria storia, ha un proprio vissuto costellato di scelte tra ciò che si è, tra ciò che si dovrebbe essere e ciò che gli altri vorrebbero che fossimo.

Non solo, il proprio essere si confronta con ciò che dovremmo e ciò che vorremmo fare. Chiunque nella vita reale quanto in quella di un personaggio narrato, deve compiere quotidianamente delle scelte che influenzano il proprio destino (o almeno provarci). Da questo emerge una lotta continua con se stessi, con gli altri e la società stessa. Chi non ha perduto qualcuno? Chi non ha sacrificato un sogno? Chi non ha sopportato in silenzio? Chi ha lottato per non lasciarsi sopraffare dell’emozioni? Questi sono piccoli esempi di quanto sia facile riconoscersi in loro e il motivo per il quale amiamo tanto i personaggi creati dall’autrice.

Ai molti personaggi, poi, si oppongono dei nemici altrettanto ben costruiti tra cui, primo tra tutti, Voldemort, il villain per eccellenza.
Voldemort esiste sin dalle prime pagine della storia. Quel Tu-sai-chi lo trasforma in un personaggio onnipresente e ingombrante, anche se fino al quarto libro rimane poco più di un essere incorporeo. La sua venuta è centellinata durante l’arco di 4 lunghi anni, presagita e annunciata, come una sottile lama di inquietudine.

Lo sapevo da anni, Harry. Lo sapevo che era là fuori ad aspettare l’occasione buona. Doveva succedere. Be’, adesso è successo, e dobbiamo andare avanti. Combatteremo. Forse ce la facciamo a fermarlo in tempo.

Lo dice Hagrid, ma è quello che tutti i lettori hanno pensato.

Rifiuto, abbandono, inquietudine, solitudine, rassegnazione, frustrazione, negazione, ma anche rinascita, crescita personale, confronto, esperienze condivise. Sono solo alcune delle tematiche che arricchiscono questa saga. Vengono affrontate tante tematiche psico-sociali che è impossibile non riconoscerne il potenziale. Una narrazione che permette ai lettori attraverso l’immedesimazione, un confronto ma soprattutto una crescita personale.

Poi c’è l’ambientazione.
Una delle più grandi intuizioni della Rowling è stata quella di creare un mondo, quello magico, che è allo stesso tempo incredibilmente vicino e assurdamente lontano da quello reale.

La Rowling ha definito un nuovo paradigma della magia – che tra l’altro richiede anche di apprendere un nuovo vocabolario – che perderebbe di fascino e coerenza se fosse ambientato in un contesto fantastico nel senso più classico del termine.

La scuola di Hogwarts è qualcosa che tutti noi possiamo comprendere, qualcosa che abbiamo sperimentato e, di fatto, in qualche modo sognato.
Una generazione intera di bambini (e di adulti!) ha in cuor suo sperato di ricevere il famoso gufo con la lettera di ammissione, con il sogno di essere smistato in una delle quattro Case.

Le Case di Hogwarts sono poi state un importantissimo elemento della traduzione italiana. Sì, perché la Salani, nella prima edizione, nonostante la difficoltà di tradurre qualcosa di cui ancora non poteva conoscere l’importanza, è riuscita a riprendere nomi che suonano tanto cari alla nostra tradizione, che ci fanno sentire “a casa”, proprio come Harry all’inizio di ogni nuovo anno

La storia, neanche a dirlo, è molto di più di un racconto. È l’archetipo stesso della fiaba, un insieme di riti di passaggio, di prove da superare che rimandano alla nascita stessa del genere.
Le origini della fiaba vanno infatti cercate nei riti di passaggio all’età adulta da parte dei giovani delle tribù e dei villaggi, dove la collaborazione, l’esperienza e, neanche a dirlo, la magia, erano gli elementi essenziali nella vita di ogni giovane.

E da questo è possibile comprendere il perché la storia di Harry Potter abbia avuto tanto successo in ogni fascia d’età: accompagna i bambini nella crescita, mostrando loro come anche con l’onnipresenza dell’ingiustizia, sia possibile creare un mondo migliore. Allo stesso tempo permette agli adulti di tornare indietro. Rivivere la propria infanzia e adolescenza (i cui elementi salienti l’autrice è stata così brava a tratteggiare), tingendole con un velo di magia e fantasia che sono proprie dei ricordi, pur senza distaccarsi completamente dalla realtà.
Ha portato generazioni così lontane tra loro in uno stesso luogo e in uno stesso momento, creando un ponte di collegamento come nessuno era mai stato in grado di fare.

Insomma, a livello letterario questa saga è e sarà sempre un successo perché la Rowling è stata in grado di fondere ed esaltare in modo egregio, seppure in chiave fantastica, tre aspetti fondamentali della vita di ognuno di noi: la morale, l’etica e la psiche.

Prima di addentrarci in quelle che sono le strategie di marketing che hanno accompagnato tutta la saga, è necessario fermarci su un elemento che è una via di mezzo tra strategia di vendita ed effetto della pubblicazione: il lato emozionale e il coinvolgimento sentimentale del brand.

La storia di J. K. Rowling ha ormai fatto il giro del mondo.
Dopo la separazione dal marito e il trasferimento a Edimburgo, sopravvive con la figlia piccola grazie agli assegni statali e soffre di una profondissima depressione.
Harry è stato la sua cura.
Un romanzo scritto per amore e un personaggio di cui non è l’autrice, ma la mamma.
Già, perché J. K. Rowling è da sempre la mamma del maghetto con la cicatrice e così è considerata da tutti i suoi fan.

Ogni romanzo successivo è un “dono” che fa ai suoi lettori. L’impressione, ogni volta, è che stia regalando qualcosa di unico e insostituibile e il fatto che la saga l’abbia resa la donna più ricca d’Inghilterra passa in secondo piano.
È la mamma che tutti i bambini vogliono, la donna di successo che gli adulti ammirano e il sogno irraggiungibile di ogni scrittore in erba.
La storia personale e l’immagine che da sempre accompagnano la scrittrice sono state una leva davvero molto potente per il successo dell’opera e hanno fatto parte di una vincente strategia di storytelling aziendale.

To be continued…

Non perdete, domani, la seconda parte dell’articolo dedicata alle campagne di marketing e al boom del brand di Harry Potter.

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