IL DOMINIO DEL LUPO

Racconto in concorso

IL DOMINIO DEL LUPO

Di Fabio Guerrini

Il grosso cancello era aperto, l’arco di pietra grezza invaso dal muschio e dall’edera ricordava l’ingresso di una grotta, ma dietro di esso non vi era oscurità, bensì un giardino rigoglioso.
Il giovane mosse passi incerti, il ghiaino grigio scricchiolò sotto le suole degli stivali di pelle. Aveva gambe tremanti, né la daga in cintura né il salvacondotto che teneva nella blusa gli avrebbero garantito protezione oltre quella soglia. Sperava ch’egli riconoscesse il giglio sulla tunica e che avesse conservato un barlume di lucidità.
Quel piccolo paradiso riluceva di colori brillanti, la vegetazione curata non sembrava troppo addomesticata. Peri e meli, un grosso ciliegio e un filare di pruni. Sulla sinistra lavanda, rosmarino e un immenso nocciolo. L’aria profumava di rugiada, di frutti maturi e di terra dissodata di fresco. Le api ronzavano sotto l’ampio pergolato da cui pendevano grossi grappoli d’uva dorata. Quando infine lo vide un brivido freddo gli corse lungo la schiena. Deglutì e si costrinse ad avanzare ancora.
Radius affondò la zappa e la trattenne. La schiena nuda e muscolosa sembrava il tronco di un grosso faggio percorso da lunghe nervature. Quando si torse, i muscoli guizzarono sotto la pelle scura ed egli puntò lo sguardo feroce in direzione dell’intruso. Edward vacillò di fronte all’assassino di re che rimase a fissarlo immobile per un lunghissimo istante. Il petto e il ventre erano coperti da una folta peluria, grigia come la barba incolta che gli riempiva le guance.
“Ser, vengo in pace” balbettò il ragazzo “ho un messaggio per lei da parte del duca.”
Radius scosse le mani, poi le passò sulle brache. Uscì dall’orto in silenzio camminando su una passerella di legno che gemette e scricchiolò. Proteso in avanti, sembrava un predatore pronto a balzare sulla sua preda.
“Skarn mi ha chiesto di implorare il vecchio amico” tentennò il messaggero “desidera avervi di nuovo al suo fianco.”
Un urlo feroce lo interruppe di colpo, il ragazzo fece un balzo all’indietro e cominciò a tremare, Radius fermò il passo e continuò a fissarlo.
“Se posso…”
“No, non puoi” rispose una voce aspra come roccia spaccata. “Chiesi soltanto una cosa a Skarn, sai quale?”
Edward scosse la testa, a quel tempo era un bambino, conosceva solo l’eco distorta della leggenda.
“Essere dimenticato! Ora vattene senza voltarti e non tornare.”
Da qualche parte dentro al petto del ragazzo sbocciò il seme di un coraggio folle. Forse fu il senso del dovere nei confronti del duca, forse la gravità della situazione che il popolo stava affrontando, tant’è che decise di non obbedire. Raddrizzò la schiena, alzò fiero il mento e buttò il petto in fuori.
Un secondo ruggito lo fece scomporre per un attimo, Edward ebbe la forza di controllarsi ma, quando Radius scattò, dovette serrare le palpebre per non morire di paura. Lo sentì addosso, il respiro caldo sul viso, l’odore acre del sudore e quello amaro della terra. Tratteneva a stento un ringhio sommesso, sembrava volesse sbranarlo.
“Sparisci o diverrai concime per l’orto” sussurrò piano l’assassino di re.
“Consegnerò il messaggio o morirò nel tentativo” rispose Edward riaprendo le palpebre. Radius aveva occhi iniettati di sangue e vene gonfie come corde che risalivano il collo.
D’un tratto il cavaliere si ritrasse. Si voltò di spalle allontanandosi di alcuni passi e si poggiò a una delle aste che reggevano il pergolato.
“Ti concedo un minuto. Consegna il messaggio, poi torna da Skarn e riferisci che non accetto.”
“Non avete ancora sentito nulla…”
“Il tempo sta già scadendo.”
Edward capì che doveva condensare il discorso in poche frasi.
“Ser, il duca chiede il vostro aiuto, la situazione è terribile. Nelle città si muore di stenti, dopo il morbo e la siccità, ora carestia e guerra flagellano le nostre genti. Egli invoca aiuto, ti vuole al suo fianco. Come un tempo, per ricostruire insieme il sogno di un regno giusto.”
“Sparisci” rispose Radius lapidario.
Edward deglutì ma non si mosse.
“Avete udito la mia voce, il vostro signore chiama, vi chiede di onorare il giuramento”
Radius si voltò e incrociò le possenti braccia sul petto.
“Come ti chiami?” gli chiese.
“Edward, figlio di Arthur.”
“Quanti anni hai?”
“Quasi diciassette.”
“Ho combattuto per Skarn un tempo maggiore di quello che tu hai trascorso al mondo. Sai cos’ho imparato Edward, figlio di Arthur?”
Per la terza volta il giovane deglutì, aveva la gola riarsa, gli faceva male. Radius dovette accorgersi, staccò un grappolo d’uva e glielo porse. Il ragazzo l’afferrò con mani incerte e si cacciò subito due acini in bocca. Erano succosi e dolci come miele.
“Non esistono regni giusti” sentenziò senza attendere risposta. Abbozzò un saluto con la mano, quindi lo congedò con un gesto.
Edward fece per andarsene, ma si fermò subito.
“Tornerò dal mio signore, volete che gli riporti un messaggio?”
“No.”
“Resterete in disparte a guardarci morire?”
Radius tornò all’orto.
“La guerra potrebbe raggiungervi” insistette il giovane alzando il tono della voce.
Il cavaliere gettò lo sguardo all’indietro ma non si fermò. Su quel volto ferale balenò un ghigno.
“Finirete per rimanere solo al mondo” lo provocò Edward per l’ultima volta.
Radius estrasse la zappa dalla terra e riprese a dissodare il terreno. I movimenti erano lenti e misurati, le zolle si staccavano e venivano rigirate in un solo movimento, tra di esse comparivano grassi lombrichi.
“Perché fuggite la civiltà e vi nascondete in questo buco?” azzardò ancora il ragazzo.
La zappa si fermò, le spalle ampie rimasero curve.
“Ho combattuto molte battaglie, inseguito ideali e sogni grandiosi. Versato il mio sangue e quello di molti altri, lottato fino allo stremo delle forze, accettato compromessi che tu, ragazzino, non puoi nemmeno immaginare. Sai cosa ho ottenuto in cambio?”
“No” rispose Edward con voce squillante.
“L’ho già detto, non ascolti. Il mio dannato diritto all’oblio.”
La zappa riprese a mordere il terreno, più vorace e svelta di prima. Edward mangiò altri due acini, quindi gettò il grappolo e si diresse verso l’arco. Notò che le pietre all’interno recavano un’iscrizione. Dovette scrostare il muschio e muovere l’edera con le dita per poter scorrere tutte le lettere, il senso della frase si compose nella mente poco alla volta:

Qui termina il regno del Cavaliere e inizia il dominio del Lupo.

“Ragazzo, non smettere di inseguire i sogni” disse Radius che si era fermato a guardarlo “forse tu riuscirai dove io ho sbagliato.”
“Venite con me, mostratemi la via.”
“La strada che conosco conduce al fallimento, non vi è nulla che io possa insegnarti.”
I colpi secchi ripresero, l’assassino di re tornò a dissodare l’orto.
“Ricorda quell’iscrizione, non scordarla mai” gli disse quando Edward infine passò oltre.
Edward discese svelto il ripido sentiero balzando leggero tra i sassi e le radici. Quando la pendenza diminuì cercò la radura e raggiunse l’albero dove aveva legato il cavallo. Lo attendeva un viaggio di cinque giorni per arrivare alla città più vicina. Un branco di lupi ululò lontano verso oriente, provò a rassicurare il suo castrone dandogli dei colpetti sul collo, ma questi sembrava molto preoccupato.
Il pensiero della frase letta poco prima fece sorridere il ragazzo, possibile che il significato in realtà fosse tanto banale? Edward avrebbe finito per dimenticare l’iscrizione, col tempo perfino il terrificante ricordo degli occhi ferali dell’assassino di re sarebbe sbiadito.

Radius interruppe il lavoro quasi subito. Raggiunse il capanno degli attrezzi e ripose la zappa. Percorse il cortile fino in fondo, svoltò l’angolo della casa di pietra e raggiunse il grande salice. Scostò le fronde che scendevano fino a terra e si inginocchiò d’innanzi a una ghirlanda di margherite e lillà.
Poggiò il palmo destro al centro della ghirlanda con le dita ben stese e chinò il capo; gli occhi si fecero umidi e il viso si indurì.
“Vorrei fossi qui.”
Le foglie sottili del salice presero a frusciare e le fronde a oscillare sospinte da un vento leggero.
“Avevi ragione, non sono trascorse nemmeno due stagioni. Non cambieranno, c’è qualcosa di sbagliato negli esseri umani. Ancora guerra e morte, altre sciagure per i miserabili. Il vincitore prometterà pace e prosperità, ma distribuirà soltanto illusioni. Eppure continueranno a seguirlo, a rincorrere l’ossessione. Infine lo accuseranno e abbatteranno il tiranno sostituendolo con un altro fantoccio. Così il ciclo sarà completo e tutto potrà ripetersi ancora una volta.”
Un chiavistello scattò e una porta gracchiò sui cardini.
“Papà, dove sei?” chiese una voce curiosa.
“Dalla mamma, venite” rispose Radius.
Piccoli piedi presero a correre sul ghiaino.
“Avrò cura di loro, te lo prometto.”
Si voltò, giusto in tempo per ricevere l’abbraccio dei figli che gli saltarono in grembo.
“Perché eri qui?” chiese il maggiore.
“Volevo parlare un po’ con lei.”
“Prima però hai urlato” ribatté il più piccolo arricciando il naso.
“Vi ho svegliato io?” chiese Radius con un sorriso.
Le testoline bionde annuirono insieme.
“Mi spiace, ho dovuto scacciare un lupo. Salutate la mamma, mandatele un bacio e torniamo in casa, è ora di fare colazione.”
I bambini obbedirono, poi scostarono le fronde e si allontanarono. Radius li raggiunse e li prese entrambi in braccio.
“Possiamo andare a cercare le uova?” chiese il più piccolo.
“Certo, andate pure” rispose il padre.
Due splendidi sorrisi illuminarono i visi, in quei lineamenti egli rivedeva il volto di Vera.
Balzarono giù e saltellarono via, rincorrendosi per arrivare prima ai nascondigli preferiti dalle oche che si affrettarono a scappare starnazzando.
Non sarebbe durata in eterno, lo sapeva. Presto o tardi sarebbero dovuti tornare alla civiltà e questo lo terrorizzava. Nel dominio del Lupo avrebbero dovuto imparare a ringhiare e ad azzannare. Radius cacciò quel pensiero e tornò a guardarli rincorrersi tra l’erba alta del cortile, liberi e inconsapevoli come gli spiriti dell’antica foresta.

17 risposte

  1. Leandro ha detto:

    Voto questo racconto, Leandro

  2. Ciro Tonetto ha detto:

    Voto questo racconto

  3. Gioia Giommoni ha detto:

    Voto questo racconto

  4. Sara ha detto:

    Voto questo racconto

  5. Tiziano Travain ha detto:

    Voto questo racconto

  6. Lavinia ha detto:

    Voto questo racconto. 🙂

  7. Cinzia Fabretti ha detto:

    Voto questo racconto, per il contrasto che sa creare tra l’apparente ferocia e insensibilità del guerriero e il suo vero sentire, i suoi ideali che gli uomini hanno tradito e la protezione che sente di dovere in primo luogo a dei bambini di cui è l’unico custode.

  8. Giulia ha detto:

    Voto questo racconto, Giulia

  9. Roberto ha detto:

    Voto questo racconto, Roberto

  10. Graziella ha detto:

    Voto questo racconto, Graziella

  11. Valentina ha detto:

    Voto questo racconto. Le descrizioni ed il contrasto creato sono davvero magiche.
    Valentina.

  12. Alessandro Mazelli ha detto:

    Voto questo racconto!

  13. Antonino Blesi ha detto:

    Voto questo racconto, Antonino

  14. Luciano ha detto:

    Voto questo racconto perché possiede tutti i canoni di un fantasy cupo ben amalgamati.

  15. Alessandra ha detto:

    Voto questo racconto.
    In poche, pochissime righe l’autore riesce a creare una sintonia con il lettore.
    Il romanzo è scritto bene, con i particolari messi al punto giusto.
    La trama è credibile e ben strutturata.

  16. Valeria ha detto:

    Voto questo racconto, Valeria

  17. paolagiaco ha detto:

    Voto questo racconto. Sempre fantastico ed entusiasmante, nonostante sia un breve racconto ti coinvolge e ti porta in quei luoghi insieme ai protagonisti!!!

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