ALLA RICERCA DEL BILBESIR

Racconto in concorso

ALLA RICERCA DEL BILBESIR

Di Francesco Tinelli

Forse avrei dovuto ascoltarli.

Maledetto me e le mie scelte. Sono perso. Mi appoggio al tronco ruvido, l’ho già passato questo? Quante volte ti hanno ripetuto di marcarli? Beh, almeno ho la vescica vuota.

“Crisa!”

Il mio urlo si perde nel fitto della foresta.

Niente. Poi finalmente, li sento.

“Ah, eccovi. Visto che non mi sono perso?” Spero di evitare la ramanzina. Non arriva, ma al suo posto trovo un Giapiro!

Cazzo! Non una bella idea gridare nel bel mezzo di Molia.

Corro. Se mi prende sono finito.

Sfreccio in mezzo a spine, arbusti e rami. Sono pieno di graffi. Perdo sangue, il Giapiro riesce a seguirne l’odore con la proboscide. Non lo seminerò.

“Raaurg” il suo ringhio è vicino. Faccio un tuffo tra gli alberi più fitti per rallentarlo e invece, mi scontro con qualcosa.

“Geo! Ecco dove eri finito… ma che?!” È Ludo, sorpreso quanto me.

“Scappa, è un Giapiro!”

Non se lo fa ripetere, più avanti intravedo Crisa e Fenero.

I polmoni mi esplodono. “Non…ce la…faccio più!”

“Ti avevo detto di non allontanarti!” Eccola! Crisa riesce a farmi la predica.

Inizia subito a dare ordini. “Laggiù, c’è una radura! Apriamoci in formazione e aspettiamo che ci sia addosso.”

“Ottimo piano. Attaccare un Giapiro, perché no?” Ludo estrae la spada imitato da Fenero.

Ci posizioniamo: Crisa in fondo, i due piccioncini a lato e io a beccarmi il Giapiro in faccia, bene!

Concentro tutte le energie e mi giro per affrontarlo. Poco avanti a me, dalla terra umida, spuntano le mie liane.

Lo vedo. “Eccolo!”

La proboscide zannuta del mostro è protesa, rivoli di sudore mi bagnano il viso. Le liane lo sfiorano appena, alcuni si arrampicano sulle sue zampe, non terranno!

Disturbato nel suo impeto il Giapiro inciampa, una freccia sibila nell’aria, la proboscide mi sfiora e… l’intera bestia mi finisce addosso, tutta l’aria mi esce dai polmoni. Rotolo, sbalzato via.

I ragazzi corrono a spade alzate, Crisa grida il mio nome, mi pare. Mi sento svenire.

“Spero tu sia soddisfatto.”

“Che bello svegliarsi col suono della tua voce, Cri’”. Sento odore di fumo, forse siamo nel campo. È notte.

“Cri’ un corno, ringrazia di esserti svegliato”. Alza il mento e indica qualcosa. “A lui è andata peggio.”

Il corpo del Giapiro penzola da un ramo, è stato già scuoiato, la pelliccia ad asciugare, la proboscide tranciata di netto.

“Non prima di avermi ferito.” Fenero mi colpisce con la punta dello stivaletto. Da qui giù sembra ancora più alto.

Mi metto a sedere, sento dolori dappertutto. Noto la fascia che avvolge il braccio del mio amico.

“A te è andata bene come al solito, invece.” Mi dice Ludo, rincara la dose e mi strappa via qualcosa dai capelli. “Ahia!”

“Di che ti lamenti?” mostra una foglia, “ti do una ripulita”.

Sento gli occhi preoccupati di Crisa su di me. Solo lei conosce gli effetti collaterali dell’abuso del mio potere. Sfuggo al suo sguardo. “Spero non sia grave Fé. Ti do la mia parte sulla vendita della pelle, che ne dici?”

Mi osserva divertito. “In realtà credo che ne farò un mantello invece, l’inverno si avvicina. Mi donerebbe”.

“Ma smettila, barbaro!” Ludo lo spintona.

“In ogni caso varrà un bel po’, non ne ho mai visto uno tanto maculato.” Crisa pare già contare le monete. L’obbiettivo principale è trovare il Bilbesir e le sue squame miracolose, ma c’è molto altro con cui arricchirsi qui.

Mi tiro su per vederlo da vicino, ne approfitto per guardarmi le mani. Sinistra niente… a destra due unghie si sono legnificate. Chiudo le dita per nasconderle. Chissà quanto ci metteranno a cadere stavolta.

Un gran bell’esemplare. Il fuoco l’illumina, mi mostra il marrone chiaro, con strie e rosette biancastre. L’accarezzo, il pelo è liscio e morbido. “Bistecca di Giapiro?”

Faccio fatica a masticare la carne, troppo muscolosa. Sa di gatto. Ludo sostiene sappia di rinoceronte nano, ma l’ha assaggiato solo lui e pochi altri coraggiosi al mondo.

“Se la ferita di Fenero non peggiora, seguiamo le tracce per qualche altro giorno. Se non lo troviamo, torniamo indietro. Abbiamo già un bel bottino. “Il tono deciso di Crisa sembra essere rivolto a me più che agli altri.

“Sempre che siano tracce di Bilbesir e sempre che esista” Ludo l’ottimista, se fosse lui il ferito ora staremmo già tornando, trascinati dai suoi lamenti.

Fenero alza le spalle. “Non essere petulante. D’accordo capo.”

“D’accordo capo”, faccio eco strizzando l’occhio a Crisa. Mi guarda con i suoi, blu, penetranti, che tanto risaltano con i capelli neri dalle punte tendenti al rosso.

Non trattiene un sorriso: “Sembri abbastanza riposato, fai anche il mio turno di guardia. E se devi pisciare, stavolta non ti allontanare troppo”.

Un rumore mi sveglia. Crisa e Fenero sono già in piedi. La pelliccia è conservata nella borsa di Ludo, che si rigira nel sonno disturbato dalle prime luci dell’alba.

“Sveglia tesoro”. Gli stampo un bacio sul viso paffuto.

Ludo si sveglia ancora confuso, strabuzza gli occhi: “Cretino, lasciami dormire”.

“Se fossi il tuo Fe-Fe’ non diresti così” Metto le labbra a culo di Bradnik, per ingrossarle e farle assomigliare a quelle di Fenero.

Da lì a poco siamo di nuovo sulle tracce del Bilbesir. Lunghi solchi, intervallati a impronte a lunga distanza l’una dalle altre. Non sembrano tracce fresche, ma sono pur sempre le uniche che abbiamo mai trovato in anni di spedizioni in questa foresta.

Ludo chiude la fila, “Faccio fatica a infilarmi qui in mez-zo”.

“Hai mangiato troppo, mi sa” lo punzecchio soddisfatto.

“Me lo posso permettere, vero Fe’?”

“Shhh!” Crisa non dà a Fenero il tempo di rispondere. Buon per lui!

“Guardate qui!” Crisa accelera per seguire qualcosa.

“Sono tracce fresche”, la guardo emozionato.

La luce del sole, ormai alto, penetra a malapena tra le fronde. L’odore del muschio coperto da un odore che ricorda il miele. Guardo attorno, ci mancano solo le Vespocertole. Non sembrano esserci alveari.

“Guardate!” Ci avviciniamo di corsa a Ludo, “credete sia la sua tana?”

Una galleria si apre dal suolo e sembra continuare per diversi metri.

Non sto più nella pelle. “Entriamo”. Ho già un piede nell’apertura.

“Calma. Se è dentro ce lo troveremo dritto di fronte.” Crisa cerca di tenermi a bada.

“Entro solo un attimo, se annuso pericolo volo via”. Insisto, anche lei è eccitata, conosco quell’espressione.

“…Va bene Geo, ma vengo con te. Voi due tenete d’occhio l’ingresso.”

Annuiscono.

Le pareti della galleria sono levigate dall’uso, quasi il corpo del suo abitante ci entrasse di misura. La parte inferiore più liscia, sia nel fondo che nei lati. Si allarga a mano a mano che proseguiamo.

La mano destra mi prude, non riesco a tener salda la torcia.

“Guarda,” Crisa è vicina, sento il profumo del suo alito, deve aver masticato del Mentospino, “è una squama quella?”

Mi sporgo per guardare, ma noto un movimento con la coda dell’occhio, per la sorpresa mi sfugge la torcia con le Luccicone. Si liberano dalla prigionia e volano via illuminando la zona in ombra.

“Non è un Bilbesir! Via!”

L’enorme serpente attirato dal rumore sibila sorpreso. Corriamo sbattendo alle pareti. La torcia è rimasta a terra, il rettile si ferma a divorarla assieme agli insetti rimasti.

Vedo l’uscita.

“Che succede?” È Ludo. Fenero già stringe la spada, con entrambe le mani.

“Arriva un Mangiavespe gigante!” Li avvisa Crisa e subito prepara l’arco lanciando ordini. “In formazione, voi due ai lati, pronti a tagliargli la testa appena esce”.

Non perdo altro tempo. Provo a chiudere l’entrata con le mie liane, devo fare piano o stavolta la perdo la mano. Ma non c’è tempo, il serpente sfonda facilmente la barriera.

La freccia mi fischia di fianco e va a finire proprio nell’occhio del mostro.

Le lame invece non sortiscono un grande effetto, specialmente quella di Fenero a causa della sua ferita e la pelle coriacea del rettile.

Ci riprovano, il serpente furioso si protende e col muso fa volare via Ludo, metri più avanti. Fenero attacca prima di fare la stessa fine. Frecce volano fulminee, ma nemmeno scalfiscono le piastre giallastre.

Indietreggio. Il Mangiavespe mostra i denti, una zaffata dolciastra penetra il naso. Mi fissa dritto negli occhi. Il suo è giallo e vitreo, occupato per intero da una pupilla verticale.

Lo guardo, immobile.

“Che fai, scappa!” Crisa prova a smuovermi.

La serpe saetta verso di me.

Crisa mi spinge, ma colpisce entrambi.

Fenero le salta addosso e la spinge a terra. Lottano per interminabili secondi. Ludo ne approfitta e riesce finalmente a infilzare il rettile alla base del cranio. Il mostro non si arrende e si dimena in spasmi violentissimi.

Provo ad alzarmi, Crisa è ancora su di me. “Muoviti”. La esorto. Non risponde, deve essere svenuta per il colpo.

Ormai il serpente è su di noi. A pochi centimetri e…stramazza al suolo. Morto.

“Fiuuu”, stavo trattenendo il fiato.

“Hei, è finita.” Sposto dolcemente Crisa, mi ha salvato. Un liquido giallastro e venefico sgorga da una ferita sul braccio. “NO! CRISA!”

“Come sta?” Gli altri ci raggiungono.

“È il veleno del Mangiavespe, è mortale… è tutta colpa mia”. Non so che fare.

“Crisa, mi senti?”

Un gemito, gli occhi si aprono appena e si richiudono subito.

Pensa, pensa.

“Fe’, stringile il braccio. Qui, all’altezza della spalla”, ubbidisce e mi guarda confuso.

Sono concentrato sulla ferita. Di più.

Crisa si dimena appena. Dalla ferita iniziano a nascere le mie liane. Le foglie gialle anziché del solito verde germoglio. Crescono appena e muoiono subito dopo.

Di più.

“Ti spuntano delle foglie in testa!” Ludo è alle mie spalle, non mi lascio distrarre.

Altre liane, nascono, crescono un po’ e muoiono. Di nuovo. Gialle. Di nuovo.

Non sento più la mano. Anche l’altra. Il braccio.

Questa volta è Fenero a parlare: “Geo, le tue braccia sono… è legno?”

Riesco appena a sorridere, mi sento rigido. Crisa si muove, apre gli occhi. Le mie liane sono verdi.

Vorrei ringraziarla, salutare i miei amici. La vista si offusca.

“Stupido”…

…“Scaglia”

 “Bilbesir”…

La scaglia nella grotta, è una panacea!

Avrei dovuto pensarci.

“Stupido”…

Piove?

…non sento più nulla.

Non si sta poi così male… ho sonno.

2 risposte

  1. Roberto Venezia ha detto:

    Bellissimo! Questo autore è molto talentuoso, non vedo l’ora di leggere il seguito!

  2. Giusy ha detto:

    Racconto avvincente ma delicato .
    L’autore rivela una sensibilità nuova .

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