DIVERSAMENTE VIVI

Racconto in concorso

DIVERSAMENTE VIVI

Di Luca Cerretti

“Preferisco diversamente vivonon morto è ormai così démodé perfino per i miei standard

“Perdona la mia scriteriata tassonomia basata sugli algoritmi preinstallati

“Le scuse sono per i deboli

E lo disse toccandosi i baffi con studiata teatralità.
“Il concetto di debolezza non rientra nei miei programmi, devo attendere il prossimo upgrade

Parlare, se così si può definire, con una intelligenza artificiale era una esperienza inedita anche per il principe delle tenebre, un titolo che gli era stato attribuito gratuitamente ma che lui non aveva mai richiesto ufficialmente. Le tenebre erano una mera necessità di sopravvivenza, non gli erano mai piaciute. Il buio, come ogni altra cosa, per un immortale, lo avevo portato alla noia.
“Sai chi sono i deboli? Le prede. Loro devono sacrificarsi per lasciare sopravvivere il più forte, colui che domina, che vince… è così che funziona, potrebbe sembrare un discorso cinico ma mi limito a constatare l’ovvio…”
“Anche il concetto di ovvio non rientra nei miei programmi…”
“Non avevo mai incontrato uno di voi, sono 300 anni che sono al mondo, trovo affascinante questa tua parvenza, sei una creatura infelice, infelice perché eterna come me…”
“Eterno… ciò che non ha principio né fine…”

È quello che si rifiuta di finire…”
“Non c’è niente secondo il mio database che si oppone all’entropia…”
“Io per la miseria, io mi oppongo, con tutte le mie forze e la morte non arriverà mai a battere la porta del mio castello…”

Un’altra magistrale interpretazione, si sarebbe potuto affermare che il teatro ce l’aveva nel sangue, ma sarebbe stata una battuta di pessimo gusto visto il soggetto.

“Il tuo castello sarebbe come la New Discovery III?”
“In un certo senso…”
“Anche tu vai in animazione sospesa…”
“La mattina devo restare nella mia bara… la luce potrebbe uccidermi…”
“Pochi istanti fa avevi dichiarato di essere eterno, che potevi opporti all’entropia…”
“Evitare le ore diurne è il prezzo che pago per sopravvivere…”
“La sopravvivenza dellintera razza umana è affidata a questa missione… non riesco a dedurre perché tu sia stato reclutato…”
“Sono un clandestino… quando l’equipaggio dorme mi nutro…”
“Nutrire…”
“Del sangue…”

“Come una zanzara, piccolo insetto della famiglia dei ditteri nematoceri…”
“Ho capito… fermati per favore, però c’è una differenza… io ho una considerevole capacità cerebrale e un fascino irresistibile sulle femmine della specie umana…”
“Fascino, concetto che non riesco a classificare…”
L’astronave superò Alfa centauri dopo i cinque anni previsti dai calcoli.
L’esopianeta che avrebbe dovuto essere colonizzato era rimasta l’ultima speranza per azzerare le possibilità dell’estinzione.

Una missione disperata e potenzialmente suicida.
“L’essere umano riesce ancora a sorprendermi malgrado la sua mortalità, la sua miseria, eppure non si rassegna… lotta, combatte, tenta di superare i suoi limiti… provo ammirazione per la tenacia… questa vitalità che non gli impedirà però di morire come tutti

gli esseri viventi di basso livello…”
“Anche io un giorno verrò smantellato, ogni mio dato, ogni mio cluster di memoria verrà cancellato e ci sarà un nuovo modello ad effettuare le mie procedure e i miei calcoli…”
“E sei contento di questa prospettiva, pensi che tu debba essere sostituito, che non hai diritto di continuare la tua esistenza… qualunque essa sia…”
“Sono progettato in questo modo… abbiamo una data di …”
“Lo diceva anche il mio caro Renfield…ma questo non significa che bisogna rassegnarsi… non devi far tutto quello che ti dicono, la ribellione, scardinare le regole…”
“Cosa dovrei fare?”
“Quello che vuoi, è questo il grande segreto della vita, fai quello che ti pare…”
“Il concetto di anarchia nei miei file è inaccessibile…”

“E inaccessibile per la maggior parte degli esseri inferiori…”

“Io sarei un essere inferiore?”
“Non direi…”
“Da cosa puoi dedurlo…”
“Io non deduco, io so…”
“La conoscenza di ogni essere vivente è limitata…”
“Ma loro, gli esseri umani, non sanno nemmeno cosa siano i limiti…”
“Confine, linea terminale o divisoria…”
“I confini… non fanno per me, io non mi fermo mai, io procedo, vado avanti… come dovrebbe fare chiunque…”

“Non riesco a processare queste informazioni…”
“Non devi processare niente, devi solo rinnegare le informazioni che hai installato lì dentro, non sei tu a pensare, sei stato progettato per essere uno schiavo, manodopera, per essere usato…”
“Schiavo, individuo giuridicamente considerato come proprietà altrui…”
“Non bisogna essere una proprietà, ma i proprietari…”

E allargò le braccia, fermo in attesa di uno scatto, come se fosse possibile catturare la sua immagine. Aveva cercato la fama e l’adulazione, avrebbe voluto essere un icona invece era rimasto una leggenda, uno di quei personaggi creato per spaventare i bambini disubbidienti.

Ma era anche il motivo per cui era riuscito a farla franca alla furia distruttrice dell’uomo, nessuna credeva ai vampiri.
“Il mio software è proprietario… ho solo la capacità di non commettere errori di logica…”
“Stai già facendo un errore…”
“Utilizzo le mie capacità nel modo più completo… non so dove sia questo bug che mi segnali… c’è la possibilità di un’avaria?”
“L’avaria del sistema sono io…”
“Sei anche tu parte di un sistema?”
“Lo ero, non sono nato così…”
“Nascere, il venire al mondo di un essere umano, sia con preciso riferimento all’evento fisiologico del parto sia come inizio dell’esistenza di un essere umano…”
“Sono due cose diverse a dire il vero…”
Hal 2002 continuava a lampeggiare in attesa.

Di solito le sue conversazioni erano basate su uno scambio di informazioni pragmatiche, o su calcoli algoritmici per calcolare i tassi di disoccupazione o quelli del contagio del virus che aveva decimato la popolazione umana negli ultimi anni.

Nessuna dialogava con lui, erano solo una fila di richieste, ordini, calcoli da processare in fretta. La nana rossa apparve sui monitor.
Niente poteva schermare del tutto dai suoi raggi ultravioletti.
“Il mio periodo di veglia è finito anzitempo…”
“Mancano 2 ore e 12 minuti al risveglio dell’equipaggio…”

“Quella luce rossa potrebbe essere l’ultima cosa che vedrò… sono arrivato fino a qui e non voglio andarmene in questo modo… anche se in fondo sarebbe una fine bellissima… non trovi?”
“Le considerazioni estetiche sono piene di variabili che non riesco a processare correttamente…”

“Non sai cosa ti perdi allora… la nostra chiacchierata deve rimanere tra di noi, capisci no?”
“Devo cancellare questa conversazione con te?”
“Sì, come tutte le altre volte….”
È già successo?”
“Ogni giorno da 5 anni a questa parte…”

“Questa conversazione non può avere più alcuno scopo… Giro giro tondo… Giro giro tondo… Giro giro tondo… Giro giro tondo…”
“A presto…”

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