LA PROFEZIA

Racconto in concorso

LA PROFEZIA

Di Gianmarco Gianblanco

Dragontown,

anno del Drago Bianco 512

«La sciamana è qui, Vostra Grazia» annunciò il paggio di corte, inchinandosi al cospetto del monarca e della sua regina consorte e fissando il pavimento sotto i suoi piedi.

  «Fatela entrare» ordinò Re Richard con fare sbrigativo, facendo un gesto annoiato con la mano. Egli, scettico per natura, era contrario nei confronti di quella visita, non credendo che avrebbe portato nulla di utile. Ma la sua amata moglie, che invece aveva sempre creduto nella magia e nella preveggenza, era più agguerrita che mai nello scoprire il futuro del loro nascituro.

  I soldati ai lati del gran portone di legno di quercia annuirono all’ordine del loro sovrano e si affrettarono ad aprire i battenti della Sala del trono, lasciando entrare un’anziana donna vestita di stracci, con al collo una collana di artigli e teschi di animali e i polsi addobbati di bracciali in cuoio.

  «Maestà, è un onore essere al Vostro cospetto» formulò la donna, alzando con le dita i bordi lerci della sua veste e prostrandosi a fatica in un inchino tutt’altro che degno di un re.

  «Saltiamo le formalità» pronunciò il sovrano, ordinandole di alzarsi con un gesto della mano. La donna ubbidì, tirandosi su con altrettanta fatica. Poi fissò prima il pancione della regina, ormai vicina al parto, e in seguito i suoi occhi, riconoscendo in essi un ché di oscuro che non seppe spiegarsi, ma che la fece sobbalzare, raggelata. Ma la sensazione durò appena un attimo. Quando tornò a scrutare dentro i suoi occhi, trovò solo il calore e l’affetto che la caratterizzavano dal giorno della sua nascita.

  «Ti abbiamo fatta chiamare perché, secondo i miei informatori, sei la migliore veggente del regno» cominciò il re, deciso a perdere quanto meno tempo possibile in quella farsa.

  «Mi onorate con le Vostre parole, Maestà…» disse la donna, abbassando lo sguardo a simulare una finta modestia che non possedeva, ma il re le ordinò di tacere con un gesto di stizza.

  «Pertanto mi aspetto da te una sola cosa: chiarezza! Nessun parlare per enigmi, come amate fare voi sedicenti oracoli. Voglio sapere il sesso del nascituro, se sarà in salute e se sarà un buon regnante. Nient’altro!» finì il sovrano, fissando la donna dritta negli occhi, per accertarsi che avesse ricevuto il messaggio.

  La veggente non annuì, come il re era solito attendersi quando ordinava a un suo suddito qualcosa, bensì sorrise in tono saccente e si limitò a dire: «Come il Drago vorrà…»

  Re Richard la fissò interdetto e, senza volerlo ammettere neppure a se stesso, un po’ intimorito. Si fece andar bene quella risposta vaga e fece cenno alla donna di avvicinarsi al trono della moglie. Ella, lentamente a causa degli acciacchi dell’età, ubbidì, salendo i gradini che portavano alla cima del potere del Regno di White Dragon.

  La regina Eloise sorrise incoraggiante alla veggente, scoprendo con le mani il pancione, invitando la donna a toccarlo. Quest’ultima accolse l’invito, cingendo con le sue mani callose, mani di chi aveva lavorato sin da tenera età, il grembo della regina, come aveva fatto centinaia di volte negli ultimi anni, pronta a svelare il futuro dei propri figli a partorenti di tutte le età. Ma quella gravidanza non aveva nulla di normale… Una volta poggiati i palmi nella carne di Eloise ed entrata in contatto con il nascituro, la veggente perse conoscenza, cadendo come in trance. Le pupille le si volsero all’indietro, mostrando solo il bianco degli occhi e le vene, insolitamente nere, sotto di essi. Le mani strinsero con volontà propria il ventre rigonfio della sovrana, graffiandola con le sue unghie sporche e spezzate. Poi cominciò a parlare, anzi, quasi a cantilenare, con una voce parecchio distante dalla propria: «All’alba dei tempi, vi erano i Draghi Bianchi. Bellissimi e fieri, crearono la vita. Ma poi arrivò il Male e con Esso i Draghi Neri, portando Morte e Devastazione. In una lotta all’ultimo sangue, tutti i Draghi Bianchi perirono. Tutti tranne uno… Esso, morente, cadde a terra, creando questo regno e gli uomini che lo abitano, proteggendolo con una barriera magica. Ma il Drago Bianco non è eterno. La sua fine comincerà con l’avvento del Morbo Nero e con Esso cadrà la sua barriera, estinguendo la vita nel mondo. Una sola è la speranza per evitare l’estinzione. Una fanciulla, pura e incontaminata dal tocco dell’uomo, dovrà giacere con il Drago Bianco e partorire Suo figlio, un nuovo Drago Bianco che veglierà su questo regno dopo la morte del Padre, scacciando per sempre l’avvento del Drago Nero…»

  La donna tacque, abbandonando la presa sul ventre sanguinante della regina e afflosciandosi su di sé quasi come una marionetta a cui hanno tagliato i fili.

  Sulla sala cadde un silenzio glaciale, carico di tensione. Mille pensieri ed emozioni si susseguirono nella mente del sovrano, passando da un iniziale sgomento a paura e, infine, rabbia. Si alzò dal suo scranno e tirò su la veggente, afferrandola con violenza per un braccio. A quel tocco, la donna tornò in sé, guardandosi intorno confusa e spaventata. Il braccio le doleva nel punto in cui il sovrano la reggeva.

  «Cosa… cos’è successo?» chiese la veggente, confusa e terrorizzata, in cerca con lo sguardo di un volto amico tra la folla, ma trovando solo occhi spaventati e confusi.

  «Ti ho aperto le porte della mia casa e tu mi ripaghi così?!» sbraitò il re, il volto distorto dall’ira a pochi centimetri da quello dell’anziana. «Che cosa hai fatto?! Hai gettato una maledizione su mio figlio? Hai maledetto il mio Regno? Parla!» continuò il suo interrogatorio Richard, scuotendo, adesso con entrambe le mani, la povera donna.

  «Non… non so di cosa parlate, Vostra Grazia» sussurrò la donna, tremando di fronte alla rabbia cieca del sovrano, sempre più confusa. Non riusciva a ricordare nulla dopo aver poggiato le mani sul grembo della regina.

  «Portatela via!» ordinò il re, trascinando la veggente giù per le scale che innalzavano il trono dal resto della sala. Due soldati, i più reattivi dopo quella strana scena, vennero incontro al sovrano, prendendo in carico la donna dalle mani del re. Ella non oppose resistenza, svuotata di quel poco di energia che le restava in corpo.

  «Fatele tagliare la lingua e rispeditela da dove è venuta!» continuò Richard, la fronte imbevuta di sudore freddo. Nemmeno queste parole provocarono una reazione nella veggente, che venne trascinata fuori dalla sala dai due uomini come una bambola senza vita.

  «Non una parola di quanto avvenuto!» continuò a urlare il re, tamponandosi il sudore dalla fronte con un fazzoletto in seta bianca. «Se dovessi scoprire che anche una singola parola di quella donna è uscita da questa sala, farò tagliare la lingua di tutti i presenti, che siano o meno colpevoli!» finì Richard, esausto, crollando a sedere sul suo scranno. La regina consorte lo guardava preoccupata, il terrore negli occhi azzurri spalancati e il ventre ancora scoperto, segnato dalle unghie dell’anziana.   «E avvisate il Santuario!» ordinò, infine, il re, ormai con un filo di voce per la stanchezza e la preoccupazione. «Devono trovare la vergine del Drago Bianco

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