I DODICI FRATELLI

Racconto in concorso

I DODICI FRATELLI

Di Sanja Rotim

C’era una volta una bella coppia, marito e moglie che si volevano molto bene, ma che, sfortunatamente, non avevano avuto dei figli. Gli anni passavano e siccome i figli non arrivavano, la signora Anna diventava sempre più triste. Il marito Mauro cercava di consolarla ma purtroppo con poco successo. La sua tristezza sembrava aumentare ogni giorno.

Si diceva che tanti anni prima sulla collina che circondava la cittadina in cui abitava questa coppia fosse apparsa la Madonna. Non si sa se si trattasse di una leggenda oppure ci fosse qualcosa di vero, ma comunque qualcuno su quella collina aveva eretto una statua che raffigurava la Madonna. Così la signora Anna, stanca di aspettare l’arrivo dei figli, decise di tentare di implorare la Madonna per un aiuto. Decise di andare su quella collina non dicendo niente persino al marito perché sapeva che avrebbe provato a dissuaderla. Il signor Mauro era stato sempre piuttosto scettico sulla vicenda.

“Cara Madonna, desidero un figlio più di qualsiasi cosa al mondo. Tu sei una madre, mi capisci, vero?” disse un po’ singhiozzando.

Ma la statua rimase una statua, non si mosse né disse niente. La signora Anna con la testa bassa tornò a casa.

“Cosa mi era venuto in mente. Come se una statua potesse sentirmi ed esaudire i miei desideri”, continuava a pensare tristemente. 

Ma i giorni seguenti iniziò ad avere le nausee mattutine.

“Avrò mangiato qualcosa che mi ha fatto male”, cercava di capire. Ma quando iniziò a sentire qualcosa muoversi nella sua pancia, allora capì che era successo il miracolo. Era incinta. Se ne accorsero tutti perché la pancia le cresceva a vista d’occhio. Ogni giorno diventava più grande. Ma i coniugi non si preoccuparono, talmente erano felici dell’accaduto. La signora Anna andava in paese a fare le commissioni e la gente commentava che di sicuro sarebbe stata una gravidanza plurigemellare.

La voce si sparse in fretta e raggiunse anche la signora Fiona, una perfida donna che non aveva né marito, né figli e neanche amici. Era stata sempre scontrosa con tutti e si sa che si raccoglie quel che si semina. Quando Fiona sentì la notizia di una probabile gravidanza plurigemellare, iniziò ad elaborare il suo piano. Anche lei avrebbe voluto un figlio! Così andava in paese a cercare di capire dove abitasse questa famiglia. Non fu difficile scoprirlo in quanto il paese era abbastanza piccolo.

Intanto la pancia della signora cresceva e cresceva. Non si era mai vista una pancia così grossa.

“Ma quanti gemelli nasceranno?” si chiedeva la gente.

“Tutti quelli che ci arrivano sono benvenuti e ben voluti”, rispondevano contenti il marito e la moglie.

Il marito aveva iniziato a preparare la stanza per i bambini. Si fece costruire un letto enorme in quanto avevano intenzione di mettere i bambini in una stanza tutti insieme e lui e la moglie avrebbero dormito nella stanza adiacente.

“Speriamo solo che il parto avvenga senza difficoltà”, diceva il marito all’ostetrica, ma senza farsi sentire dalla moglie. E questo giorno finalmente arrivò. Nacquero dodici bellissimi bambini. Il parto era stato molto difficile e alla fine sia la moglie che il marito e l’ostetrica erano al limite delle loro forze. Ma sapevano benissimo che con un po’ di riposo tutti si sarebbero ripresi. Quel che contava era che i bambini erano nati tutti sani.

Ma durante la notte la cattiva signora Fiona che aveva seguito di nascosto tutto, mise in atto il suo piano e rubò uno dei dodici figli. Dopo aver preso un bambino a caso, il primo che era vicino alla porta, scappò.

Il giorno seguente, dopo una bella dormita, la signora Anna fu svegliata dal pianto dei bambini.

“Poveri piccini, hanno fame. Mauro, portameli uno ad uno, così li allatto tutti.”

“Certo, cara.”

Il marito portò anche l’ultimo bambino alla madre.

“Ma Mauro, non mi hai portato l’ultimo”, gli disse.

“Sì che te li ho portati tutti.”

“Ma non erano dodici ieri sera? Me ne hai portati undici.”

Il marito si mise a contare.

“Hai ragione, cara, sono undici. Si vede che ieri eravamo talmente stravolti e ci siamo sbagliati a contare.

“Già”, concluse la moglie.

Così il dodicesimo figlio fu condannato ad una vita lontana dalla sua vera famiglia. La perfida Fiona gli diede il nome Jacopo. Gli anni passavano e tutti i dodici ragazzi crescevano, di cui undici felici. La vita di Jacopo era stata sempre difficile. Fiona lo trattava sempre male, urlava spesso e addirittura lo picchiava specialmente quando era piccolo. A volte gli diceva anche frasi cattive: “Perché mi devo preoccupare per te?  Non mi interessa niente di te, non sei neanche mio figlio”. Così a Jacopo crescendo era venuto il dubbio che quella donna non fosse sua madre. Si era anche accorto che c’era qualcosa nei racconti della presunta madre che non tornava. Gli diceva che suo padre era morto, ma non aveva neanche una sua fotografia, né una tomba su cui piangere. All’età di diciott’anni, Jacopo decise di andare a vivere da solo, anche perché lavorava di già e poteva mantenersi da solo.

“Vai e non mettere più piede qui, cosa mi importa di te”, gli disse Fiona.

Così Jacopo iniziò una nuova vita. Non cercava le sue origini, anche perché non sapeva a chi chiedere. Fiona non aveva contatti con nessuno.

Un bel giorno Jacopo fece una gita con la parrocchia e conobbe undici fratelli, che potevano avere la sua stessa età. Da allora iniziarono a frequentarsi e Jacopo conobbe anche i loro genitori, la signora Anna e il signor Mauro.

“Se avessi avuto anch’io dei genitori così”, pensava tristemente.

I ragazzi avevano capito che Jacopo parlava mal volentieri della sua famiglia e rispettavano la sua scelta. Così non gli facevano domande. Il fatto era che stavano proprio bene con lui e lui con loro. Anche i genitori degli undici ragazzi si erano affezionati molto a Jacopo. Lo invitavano spesso a mangiare a casa loro. Iniziava a far parte della loro famiglia.

Un giorno alla signora Anna, che da quando aveva avuto i figli era sempre felice e contenta, venne in mente che doveva ringraziare la Madonna per quello che le aveva dato.

“Vado sulla collina a ringraziarla per il bene che mi ha fatto”, si disse.

Così, mentre gli altri erano a casa, compreso Jacopo, lei si diresse verso la statua.

“Madonna, io ti devo la mia felicità. Da quando mi hai regalato i miei undici figli sono la donna più felice del mondo.” La signora Anna stava per andarsene, ma con grande stupore udì la voce della Madonna: “Io ti ho dato dodici figli, non undici e li vedo tutti a casa tua”, le disse.

La signora Anna rimase a bocca aperta.

“Jacopo”, improvvisamente si ricordò il primo giorno che aveva allattato i bambini e che le era sembrato ne mancasse uno. Tornò a casa ancora più felice di prima.

Anche il signor Mauro capì l’errore che avevano commesso e fu felicissimo di riavere con loro il dodicesimo figlio.

Da allora la loro famiglia fu più unita che mai e Jacopo non tornò più dalla perfida Fiona.

Una risposta.

  1. Giorgio lorusso ha detto:

    Voto questo racconto

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