EDITING SÌ O EDITING NO, QUESTO È IL PROBLEMA

Nel corso degli ultimi anni abbiamo avuto a che fare con moltissimi giovani autori, nella stragrande maggioranza dei casi esordienti, e ancora più numerose sono le opere che sono passate per le nostre mani per essere recensite.

Quello che è emerso da queste frequentazioni è che molto più spesso di quanto non si pensi gli esordienti hanno una visione piuttosto idealizzata del mondo dell’editoria e pochissime reali conoscenze su quale sia il processo della filiera editoriale.

Quindi oggi siamo qui per cominciare a sfatare alcuni dei miti più “pericolosi” per un autore esordiente. Addirittura pericolosi? Sì, perché possono influire in modo molto negativo sui volumi di vendita del vostro libro e, di conseguenza, sul fatto che sia preso in considerazione dalle maggiori case editrici.

Ma partiamo dall’inizio.

Sei un autore esordiente e hai scritto un libro.

Fase 1: la prima cosa che in genere si fa in questo caso è farlo leggere a qualcuno e, di solito, la persona prescelta è un amico o un parente lettore forte, uno che legge un sacco di libri, in modo che possa darvi un suo parere.

Il prescelto vi darà quindi un suo giudizio (che nella stragrande maggioranza dei casi è positivo) magari anche indicando qualche passaggio un po’ critico o qualche errore di battitura da correggere.

Fase 2: forti del primo impatto positivo accetterete che lo legga anche qualcun altro, in modo da avere altri pareri e, anche, scovare qualche altro errore da correggere.

Fase 3: finalmente vi sentite pronti per darlo in pasto al pubblico e cominciate a valutare la scelta tra autopubblicazione e casa editrice.

Se è il vostro primissimo tentativo di scrittura destinata alla pubblicazione è probabile che vi siate convinti a tentare la strada delle case editrici e procederete quindi alla selezione di quelle che vi sembrano più promettenti, infilandoci dentro anche qualche nome importante (senza crederci troppo ma senza poter evitare di sperarci almeno un po’).

Fase 4: venite contattati da una o più case editrici di piccole-medie dimensioni che vi propongono un contratto. Ne scegliete una e dopo circa 6-12 mesi il vostro libro è pubblicato.

Un autore esordiente, nel primo anno, vende mediamente, se va bene, 200 copie del suo libro – certo, ci sono casi in cui si arriva a venderne anche 2000, ma sono davvero molto rari – e nel secondo non più di 50.
Sono numeri davvero molto molto bassi e, in genere, sono determinati dagli acquisti effettuati da amici, parenti, dallo stesso autore più una manciata di acquirenti effettivi.

Considerando che ogni anno sono migliaia i libri pubblicati da autori alle prime armi, qual è il problema? Perché va in questo modo?

Ma soprattutto: cosa potete fare per non rientrare in questa casistica?

Scrivere un libro è sicuramente come giocare alla lotteria: può andare bene o può andare male indipendentemente dal valore effettivo dell’opera. Il successo, infatti, ha una grossissima componente di fortuna: bisogna indovinare il genere giusto, presentarlo nel momento giusto ed essere letti dalle persone giuste (a cui ovviamente deve piacere). Insomma, una serie di elementi su cui un autore, nella stragrande maggioranza dei casi, ha poco o nessun controllo.

Detto questo, ci sono solo due condizioni veramente essenziali perché un libro abbia successo e che dipendono in tutto e per tutto dall’autore: che la storia sia valida e che sia scritta bene. Questi due fattori sono legati sicuramente al talento, ma ci sono altri elementi che sono altrettanto necessari.
In primo luogo che il testo esprima al massimo le proprie potenzialità.

Questo significa non solo che deve essere quanto più possibile privo di errori e refusi, ma che l’intera storia deve essere armonica, interessante e avvincente, i personaggi costruiti in modo realistico e psicologicamente coerente e, soprattutto, che il romanzo possa essere gradito a un pubblico più vasto possibile.

Tutto questo si ottiene attraverso l’editing.

Ma l’editing non lo fa la casa editrice?

Come si suol dire: se avessimo un euro per ogni volta che abbiamo sentito questa domanda…

Scherzi a parte, questo è un errore davvero molto comune tra gli autori esordienti: il fatto che le case editrici facciano comunque un editing alle opere che vogliono pubblicare, non significa che non sia necessario farlo prima di proporglielo.

Bisogna infatti sfatare il mito della casa editrice come portatrice della fiaccola della cultura, trampolino per il successo di un artista geniale e che porta l’autore in palmo di mano perché è la fonte delle sue entrate.

La casa editrice è un’impresa economica che esiste per vendere.

Si tratta di un’azienda a tutti gli effetti e come tale il suo primo pensiero è il guadagno.

Proviamo a fare un po’ di conti.

Immaginiamo di effettuare l’editing su un romanzo di media lunghezza, circa 300 pagine, che non richieda degli interventi di lavorazione troppo drastici (in questo caso si parla di editing leggero o medio).

L’editor effettua una prima lettura critica, per comprendere di cosa parli il romanzo, quale sia lo stile dell’autore, individuare eventuali criticità evidenti e dare una valutazione generale su potenzialità e carenze in generale (storia, ambientazione, personaggi… in sostanza si redige una scheda di valutazione).

A questo punto inizia la fase di correzione che, mediamente, richiede dalle due settimane a un mese (si parla del tempo concesso agli editor dalle C.E. Per fare un’editing con tutti i crismi possono volerci mesi).

Al termine di questo periodo il testo, con note e correzioni, torna in mano all’autore che provvede a modificare o a riscrivere alcune parti secondo le indicazioni per poi rimandarlo all’editor.

Si procede quindi a un nuovo giro di lettura-correzione per controllare che tutto sia a posto (siamo molto ottimisti dicendo questo, perché spesso e volentieri l’editing di un romanzo richiede almeno 4 o 5 revisioni. Ma come dicevamo le C.E. sono delle aziende e quindi si lavora sempre con ritmi molto serrati).

Infine si effettua una correzione di bozza per eliminare eventuali errori, refusi o imperfezioni sfuggite anche all’occhio dell’editor.

Tra l’inizio del lavoro di revisione e quello di correzione di bozza è passato almeno un mese o due. Un mese in cui il lavoro dell’editor (come poi lo sarà quello del correttore) deve essere retribuito.

Oltre ai costi dei collaboratori, un editore deve anche pagare per le pratiche burocratiche, la realizzazione delle cover, l’eventuale stampa e distribuzione, le tasse e i diritti d’autore (per titolo di ogni autore che decide di pubblicare, non dimentichiamolo).

Poiché DEVE necessariamente esserci un guadagno (si tratta di un’impresa economica, ricordate?) la casa editrice può attuare, in sostanza, solo due strategie principali:

  1. Puntare “all’eccellenza”, scegliendo autori per cui ha la sicurezza matematica di vendere un numero sufficiente di copie, sia per rientrare delle spese che per ottenere un discreto margine di guadagno. È il caso delle grandi case editrici che, in genere, quando cercano nuovi autori monitorano i dati di vendita oppure si affidano alle agenzie letterarie.
    In questo caso il processo di lavorazione del testo viene effettuato con cura, ma sono pochissimi gli eletti che possono “godere” di questo servizio.
  2. Puntare sulla legge dei grandi numeri, prendendo più o meno tutti i testi presentati e lavorandoli il minimo indispensabile per renderli accettabili.
    In questo caso, purtroppo, per contenere i costi il testo non viene effettivamente editato, ma ci si limita a una correzione di bozza più o meno accurata con qualche piccolo intervento qua e là in caso di criticità estremamente evidenti.

Certamente esistono anche realtà intermedie, che lavorano con serietà e professionalità pur senza rientrare nella categoria delle “famose”, ma sono veramente delle mosche bianche (è il caso della Salani prima di Harry Potter).

A questo punto riflettete: pensate che un editore (di qualunque genere) preferisca investire su un’opera che richiede un basso livello di intervento o su un testo, magari anche buono e interessante, ma su cui sono necessari mesi di lavoro?

Disgraziatamente sono pochi gli esordienti che riflettono su questi problemi, con il risultato che il mercato è invaso da prodotti di scarsissima qualità che danneggiano tutti (dall’autore stesso al lettore).

Per un autore emergente, quindi, il problema vero non è tanto la scelta della casa editrice (che comunque rimane una vera sfida) ma quello di comprendere se la propria opera abbia realmente delle possibilità di successo e se esprima davvero tutto il proprio potenziale.

Per poterlo capire la strada è una sola: rivolgersi a un professionista.

Far effettuare una valutazione e un editing sul vostro romanzo prima ancora di inviarlo a una casa editrice, non solo vi permetterà di migliorarlo esponenzialmente e di risolvere i problemi che potrebbero inficiarne il successo presso il pubblico, ma aumenterà anche la possibilità di essere contattati da realtà serie, che potranno aiutarvi a crescere.

Noi di NovaEditoria sappiamo perfettamente quanto possa essere oneroso, a livello economico, seguire questo consiglio e proprio per questo abbiamo messo a punto delle proposte che possano venire incontro alle esigenze e alle possibilità di tutti.

Vogliamo essere il sostegno che porterà la vostra fantasia ad assumere una forma concreta.

Se avete richieste, dubbi o anche solo curiosità, non esitate a scriverci usando il nostro form di contatto.

E voi siete d’accordo con questa nostra valutazione? Qual è stata la vostra esperienza? Lasciateci un commento per farcelo sapere!

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