CONSIGLI DI LETTURA: GUIDO CONTI, IMPARARE A SCRIVERE CON I GRANDI

Imparare a scrivere con i grandi

“Come si scrive un incipit d’impatto? Ce lo insegna Anton Čechov. In che modo si può tenere alta la tensione narrativa? Basta chiederlo a Jack London. Come si costruisce un colpo di scena perfetto? La risposta la dà Aleksandr Puškin”.

Dopo il manuale che non insegnava a scrivere di Vanni Santoni, questa volta vi presentiamo un libro che invece affronta la questione da un punto di vista più tradizionale e, quindi, necessariamente più tecnico.
Guido Conti è uno scrittore, critico e giornalista titolare di corsi di scrittura creativa, nonché autore di diversi romanzi e raccolte di racconti per cui ha ricevuto diversi premi.
Nel suo libro Imparare a scrivere con i grandi, BUR, 2016, ci accompagna in una carrellata di grandi autori che prende ad esempio, ciascuno per il proprio punto forte, per analizzare la struttura di un libro in ogni sua parte: dall’incipit, alla trama, al punto di vista, ecc…
Circa la condicio sine qua non per iniziare a scrivere, Guido Conti concorda con il suo collega scrittore Vanni Santoni. Infatti, l’introduzione del libro si intitola Imparare a leggere per imparare a scrivere. Arrivati alla seconda recensione di manuali di scrittura, che abbiano essi un approccio più sperimentale o più tradizionale, ormai avrete capito che da una cosa non si scappa: per pensare di diventare scrittori, occorre innanzitutto essere dei grandi lettori. E non dei lettori qualunque, ma dei lettori attivi, che sappiano scomporre una storia nelle sue macro-parti e analizzarla attentamente. Per questo l’autore parla di imparare a leggere, perché per diventare scrittori bisogna considerare la lettura come un esercizio, un lavoro. Ci sono sicuramente alcune capacità che apprendiamo in maniera passiva, le assorbiamo per il semplice fatto di leggere molto e tra queste rientrano la ricchezza lessicale, la fluidità nell’articolazione sintattica di una frase, la competenza ortografica e grammaticale. Ma la costruzione di un buon incipit, il saper padroneggiare bene il cambio di punto di vista, il saper dare un buon ritmo alla narrazione e molte altre tecniche necessarie per la riuscita di un buon libro vanno studiate.

Secondo Conti, però, questo studio non deve essere teorico, quindi, come dicevamo, via i manuali e sotto con la lettura:

Come si legge per imparare a scrivere? Ebbene, ho tentato di rispondere proprio con questa antologia, diversa dalle solite raccolte, convinto che i veri manuali di scrittura, siano le opere dei maestri. I loro racconti, se letti nel modo giusto, insegnano molto più di un semplice elenco di regole preconfezionate. Gli scrittori sono i primi a far saltare i precetti e i dogmi delle scuole di scrittura, per questo sono convinto che la miglior palestra per un aspirante, sia il confronto con i capolavori imperituri della letteratura universale, dai quali attingere e imparare”.


Con meno sicumera rispetto a Santoni, Conti avverte che le sue scelte circa i protagonisti della sua antologia di punti di riferimento letterari è assolutamente discutibile, personale e criticabile, ma confida quantomeno di aver indicato una strada al lettore (del suo libro) e aspirante scrittore; starà poi a lui trovare spunti per proseguire il proprio cammino.

Ma entriamo nel vivo del libro e andiamo ad analizzarlo in maniera più approfondita: si compone di due parti, nella prima viene analizzata la struttura di un racconto e nella seconda vengono invece scandagliati i vari generi letterari.
Il primo problema che si pone quando ci mettiamo a scrivere un libro è quello di trovare una buona storia. Secondo l’autore, che associa un grande scrittore a ogni fase della stesura di un libro, chi ci può venire in aiuto in questo caso è Bulgakov. Ebbene sì, il famoso scrittore russo infatti, ci riferisce Conti, trovava le idee per i propri racconti nelle notizie pubblicate dal suo giornale o da altri quotidiani e settimanali. E non è un caso isolato, anche Guy de Maupassant, per fare subito un secondo esempio, attingeva continuamente dalla cronaca per creare le proprie storie. Ogni giorno il quotidiano è un’enciclopedia possibile, dice Conti.
Bisogna quindi imparare a scegliere una notizia su cui lavorare e lui fa l’esempio della storia di un paziente operato al rene sbagliato, che si ritrova così in dialisi. È un fatto tragico che però si può raccontare in maniera comico-grottesca.
Il grottesco, del resto, è un modo per ridere di un fatto tragico e svelare ciò che la cronaca non racconta e che può diventare facilmente uno spunto per la nostra storia: i medici stanno operando, chiacchierano del più e del meno (di cosa stanno parlando? Qualcuno di loro è turbato da qualche pensiero?), ridono, scherzano, finché non si accorgono di aver tolto il rene sano. Come reagiscono? Quali sono le conseguenze di questo fatto? Chi era il paziente? Come vedete stiamo già imbastendo una storia.
Alla fine del capitolo, di questo, come di tutti quelli dedicati alle tecniche, l’autore propone degli esercizi legati al tema appena esposto.

Bene, abbiamo trovato la storia che vogliamo raccontare, ora dobbiamo pensare a come vogliamo aprire il nostro racconto. L’autore ci spiega che in realtà non è immediatamente necessario scrivere l’incipit, anzi, si può anche provare a scrivere a ruota libera e pensare a un bell’attacco in un secondo momento, ma in ogni caso prima o poi toccherà occuparsene e chi meglio di Anton Čechov può venirci in soccorso?
Conti considera Čechov un vero e proprio produttore di incipit in quanto nei suoi racconti ci mostra una serie di possibili strade per cominciare un pezzo in modo efficace, sempre tenendo conto che il massimo dell’efficacia narrativa è dato da una ricercata semplicità, come la definisce Conti, ossia la capacità di arrivare a tutto il pubblico, senza risultare incomprensibili, ma nemmeno banali. Infatti la semplicità non va confusa con la banalità: la semplicità è l’essenzialità, ossia la capacità di portare immediatamente il lettore nella storia attraverso una chiarezza espositiva che quasi permette di visualizzare nella propria mente la scena.
Ecco alcuni esempi di tecniche per creare un buon incipit:

Un’indicazione temporale molto precisa, quasi una didascalia, seguita da una breve descrizione:

Crepuscolo serale. A grosse falde la neve bagnata turbina pigramente intorno ai lampioni appena accesi e si depone in lieve, morbido strato sui tetti, i dorsi dei cavalli, le spalle, i berretti. Il vetturino Iona Potapov è tutto bianco come un fantasma.

(incipit di Angoscia)

Attaccare definendo immediatamente il luogo in cui si svolgerà l’azione:

Nel cortile dell’ospedale sorge un piccolo padiglione, circondato da tutto un bosco di lappole, ortiche e canapa selvatica.

(incipit di Il reparto n°6)

Mettere subito in scena il protagonista:

Il tornitore Grigorij Petròv, da gran tempo noto come magnifico artigiano e, al tempo stesso, come il contadino più sregolato di tutto il comune di Gàl’cino, porta la sua vecchia, inferma, all’ospedale provinciale.

(incipit di Crucci)

Iniziare con una battuta di dialogo:

«Signori, si è alzato il vento e già comincia a imbrunire. Non è il caso di andarcene finché siamo in tempo?».

(incipit di Al cimitero)

Sono tutti incipit, sottolinea Conti, che già mettono in moto il racconto e suscitano la nostra curiosità. Dove sta andando il vetturino Potapov? Chi incontreremo nel cortile dell’ospedale? Quale malattia avrà la vecchia mamma del tornitore Petròv? Da dove se ne devono andare i signori che il protagonista apostrofa preoccupato? Suscitare curiosità attraverso il non detto è esattamente una delle peculiarità principali di un buon incipit che fa sorgere l’interesse di andare avanti nella lettura. Scrive Conti:

Scrivere opere narrative vuol dire, prima di tutto, togliere, tagliare, lavorare per sottrazione, sfruttare l’essenzialità e una strumentazione priva di fronzoli inutili per portare il lettore direttamente nel cuore della nostra storia e creare così una grande attesa.

Anche alla fine di questo capitolo l’autore propone un esercizio, così come in quello successivo, che tratta del punto di vista, dove viene chiesto di riscrivere uno stesso racconto, dal punto di vista di ciascuno dei personaggi; ma non voglio raccontarvi tutto il libro anche perché, come ho imparato leggendo questo testo, è importante lasciare un po’ di curiosità.

Speriamo di avervi dato uno spunto di lettura utile e interessante che possa aiutare sia chi sta partendo da zero e ha davanti il terribile foglio bianco (nel quel caso vi indirizzo volentieri verso questo metodo interessantissimo per rompere il ghiaccio in un progetto creativo) sia chi invece è già dentro l’opera e abbisogna di qualche consiglio per districarsi nel proprio lavoro.

Conoscevate questo libro? Lo avete letto? Lo leggerete? Fateci sapere tutto con un commento sulla nostra pagina Facebook o con un messaggio tramite il nostro Form di Contatto!

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