IN PUNTA DI PENNA – ESPERIENZE DI VITA DEGLI AUTORI – ELENA

In punta di penna - Rubrica - Copertina

Ciao a tutti, torniamo con la rubrica In punta di penna, spazio dedicato al racconto delle esperienze degli autori.
Oggi lasciamo la parola a Elena, giovane ***antenne con un grande sogno d’infanzia: pubblicare un libro.

Mi chiamo Elena.
Sin da piccola ho sempre amato la lettura. Divoravo letteralmente ogni pagina che mi capitasse davanti agli occhi con una passione tale da perdermi completamente nelle storie.
In particolar modo apprezzavo (e li apprezzo tuttora) i gialli di Agatha Christie, con una spiccata preferenza per le storie in cui compariva Hercule Poirot, lo straordinario ometto dalla testa a forma di uovo e dalle impareggiabili celluline grige. Restavo affascinata dal modo in cui riusciva a risolvere anche i casi più intricati e ogni racconto mi lasciava con la sensazione che, se mi fossi applicata maggiormente, grazie al ragionamento sarei stata anche io in grado di scovare il colpevole.

Ad un certo punto, frequentavo la quarta elementare, decisi che anche io avrei scritto un libro giallo e sarei diventata famosa come la Christie.
Vi tralascio i primi disastrosi (ed esilaranti) tentativi.
Provai a scriverne ben dieci, senza riuscire a completarne neppure uno.

Arrivata in terza media, finalmente, completai il mio primo romanzo.
Era una sciocchezza, il racconto di un furto di gioielli “liberamente ispirato” sia ai libri della Christie che ai colpi di Lupin III… ma era il mio primo tentativo riuscito.
In un impeto di orgoglio chiesi alla mia professoressa di lettere di leggerlo.
Non so perché feci questa follia. Non ero certo una cima, a scuola, e nei temi riuscivo a stento a strappare la sufficienza. Ma credo che, con quel gesto, stessi tentando di riscattarmi agli occhi di quella che era l’unica “professionista della letteratura” di mia conoscenza.
Fu un disastro.
Me lo restituì dopo una settimana pieno di sottolineature e annotazioni (per non parlare delle correzioni) tra cui le più gentili erano “banale”, “scontato” e “copiato”.
La batosta fu talmente forte che abbandonai ogni tentativo, mettendo da parte i miei sogni di gloria.

Finite le superiori, decisi che avrei smesso di studiare e cominciai a lavorare. Entrai nel campo del commercio e, alla fine, aprii un mio negozio.
La lettura rimase sempre il mio passatempo preferito e, anche se avevo rinunciato a quel sogno infantile, ogni volta che leggevo qualcosa di appassionante tornava quella vocina nella mia testa: “voglio farlo anche io”.

Ma, in fondo, perché no? Perché non riprovarci? Erano passati tanti anni dalla mia personale Hiroshima e, alla fine, cosa avevo da perdere? Magari non sarei mai stata pubblicata, non sarei mai stata famosa… ma volevo ancora, tantissimo, scrivere il mio libro.

Mi rimisi al lavoro con nuove, vaghe, speranze. Ci misi quasi due anni, tra ricerche, revisioni e cambiamenti. Ci furono anche lunghi periodi in cui ero talmente indaffarata, tra lavoro e famiglia, che non riuscivo a buttare giù neppure una riga… ma non ho mollato.
Tra l’altro lavoravo in gran segreto, perché ero consapevole che una qualunque critica, anche fatta a fin di bene, mi avrebbe dato il colpo di grazia e avrei abbandonato per sempre l’idea di scrivere.

Insomma, per farla breve, alla fine ho finito di scrivere il mio romanzo.
Non volevo mandarlo a una casa editrice… non mi sentivo abbastanza sicura da poter accettare un rifiuto (sì, ancora credevo che le case editrici mandassero cordiali lettere di rifiuto come in Piccole Donne…). Ma allora come fare per avere un parere serio?
Alla fine, grazie a un’amica con cui mi ero confidata, recuperai l’indirizzo di una piccola agenzia letteraria; sbrigammo tutte le formalità e gli inviai il mio romanzo da valutare.

Ci vollero ben tre settimane, tre settimane in cui rimasi tutto il tempo sulle spine, con una strana sensazione nello stomaco, come quando aspetti un referto medico.
Ma, alla fine, la tanto sospirata mail arrivò. Nonostante avessi sperato ogni minuto delle tre settimane precedenti che si sbrigassero, quando mi ritrovai quel “nuovo messaggio” nella casella di posta ero letteralmente terrorizzata.
Aspettai fino a sera, quando tutta la famiglia era andata a dormire, prima di aprirla.

“[…] anche se ci sono degli elementi che vanno sicuramente rivisti, la storia e la struttura narrativa sono valide, con idee originali e interessanti.”

Penso di non essere mai stata felice come in quel momento.
Alla fine, con l’editor dell’agenzia abbiamo lavorato sul testo per quasi sei mesi (e non ho neppure idea di quante volte quel poveraccio l’abbia dovuto rileggere da cima a fondo). È stato un lavoro faticosissimo, ma alla fine ne sono stata soddisfatta.
La cosa che mi è piaciuta di più è che abbiamo lavorato insieme, trovando le soluzioni migliori e, soprattutto, che lui abbia trattato il mio romanzo con lo stesso mio amore e rispetto.

Alla fine, quindi, ho realizzato il mio sogno e ho pubblicato il mio libro.
No, non sono diventata famosa e, di certo, la Christie resterà sempre il mio mito irraggiungibile. Ma ho realizzato il mio sogno, quello che mi portavo dentro fin da bambina.
E auguro, a ognuno di voi, di poter realizzare il proprio.

Se volete raccontare anche voi la vostra storia, lasciateci un commento o contattateci con un messaggio! Potreste essere i prossimi protagonisti di “In punta di penna”

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